Storia della radio
La radio in Italia
Capitolo 1. Storia della radio in Italia
La radio così come la conosciamo è nata nel XX secolo negli USA. David Sarnoff, manager dell’American Marconi, nel 1916, si spinge a immaginare un uso commerciale della radio immaginandola nelle case dei cittadini. La GB invece è stato il primo paese ad autorizzare ed emettere trasmissioni radiofoniche regolari dalla stazione Marconi in Cornovaglia nel 1920. Hanno disciplinato anche l’uso del mezzo all’interno di un monopolio secondo il principio che riconosce l’etere come bene pubblico e sancisce la necessità di un controllo statale su di esso. In GB quindi si stava costituendo un sistema pubblico, mentre negli USA stava nascendo quello privato, diametralmente opposto.
In Italia l’avvento della radio coincide con quello del fascismo. Il progetto c’era già ma lo sforzo bellico dovuto alla guerra non aveva permesso allo stato di finanziarlo. Infatti, lo stato aveva autorizzato concessioni per la radiotelegrafia a società create con l’intervento di capitali stranieri come Francia e Germania. Ci vollero anni di trattative tra Mussolini e i gruppi industriali che lo appoggiavano per fare in modo che la radio diventasse di stato. Fondamentale fu il ruolo della società di Marconi (SISERT) nel sottolineare al regime l’importanza di accordare le autorizzazioni a un soggetto italiano. Il Regio Decreto emanato da Mussolini nel ’23 riservava allo stato l’esclusiva sull’impianto e la gestione delle reti di trasmissione radiofonica, con la possibilità di concedere a terzi l’esercizio.
Nel '24 venne istituito il ministero della comunicazione presieduto da Costanzo Ciano, in cui nacque l’URI Unione radiofonica italiana (nata dalla fusione di capitale tra radiofono, società di Marconi, e la SIRAC, società italiana radio audizioni circolari). Alla presidenza dell’URI arriva Enrico Marchesi, espressione della piccola partecipazione azionaria della FIAT. Con la convenzione tra URI e ministero delle Comunicazioni nasce la prima concessione per l’esercizio delle radioaudizioni circolari in regime di monopolio. Attività finanziata dall’abbonamento al servizio, dall’imposta sul possesso del mezzo (canone) e dalla pubblicità. L’offerta era costituita da musica, intrattenimento culturale, bollettini, (solo autorizzati dalla Stefani) programmi per casalinghe e agricoltori.
Lo stato inizialmente non si cura molto della radio né dal punto di vista tecnico né da quello editoriale. La pubblicità era gestita dalla SIPRA (società italiana pubblicitaria radiofonica anonima) attiva fin dal ’26.
L’EIAR che si forma nel ’27 dalle ceneri dell’URI, sembra rispondere alle richieste di un incentivo maggiore da parte dello stato nella radio. Nel ’33 verrà emanato uno statuto nel quale si dice chi deve comporre il consiglio di amministrazione dell’ente, segnale di un crescente interesse verso la radio. La radio costava (apparecchi, abbonamenti..) perciò inizialmente era un bene di lusso.
Da un certo periodo in poi, il regime definì meglio il suo ruolo nella società concessionaria accorgendosi del potere propagandistico del mezzo; dall’altra parte le industrie produttrici di apparecchi iniziarono a produrre in serie; infine l’offerta di contenuti si arricchì con l’opera e i concerti dal vivo.
Nel ’33 viene istituito l’Ente radio rurale: progetto culturale di indottrinamento nelle scuole di campagna. Progetto compiuto solo in parte.
Gli abbonamenti crescono molto lentamente, un primo timido momento di incremento è l’immissione sul mercato di Radiobalilla. La radio si ascoltava soprattutto in contesti pubblici: scuole, uffici, fabbriche, bar, nei ritrovi del dopolavoro, ecc...
Quante voci in una scatola
Al pubblico delle prime radio era dedicata una programmazione leggera fatta di musica e intrattenimento, informazione. La musica era fondamentale, passavano artisti come Rabagliati, Trio Lescano. La musica era il metodo più facile per accaparrarsi ascoltatori, c’erano generi che andavano dalla canzonetta alla canzone popolare, poi c’era la cronaca o rubriche di interesse all’ascoltatore che potevano essere ginnastica da camera, lingua italiana per stranieri, lista delle vivande ecc..
Tra i contenuti più rappresentativi degli anni ’30 c’è il varietà I quattro Moschettieri di Angelo Nizza e Riccardo Morbelli, musicato da Storaci. Fu il primo grande successo dell’EIAR e il primo fenomeno mediatico generato dalla radio in grado di contribuire all’incremento degli abbonamenti. Andava in onda la domenica prima delle partite di calcio. Fu apprezzato e costellato di iniziative editoriali come addirittura l’album di figurine.
Negli anni ’30 si sviluppa anche il radiodramma, il primo dei quali fu L’anello di Teodosio di Luigi Chiarelli, preceduto solo da Venerdì 13 di Gigi Michelotti. Mentre la radio dava spazio ai radiodrammi cresceva il dibattito sul genere e sul linguaggio. Alcuni mettono in dubbio la validità del termine radioteatro, altri sostengono che sia un errore guardare al teatro per scrivere radiodrammi, mentre Guido Piovene afferma di non credere affatto alla radio come arte. Gli esiti del dibattito teorico furono scarsi. La produzione di suonometraggi, commedie, drammi e opere, nonostante gli investimenti dell’EIAR, non fu sufficiente a coltivare un terreno di avanguardia e innovazione che invece sarebbe stato necessario allo sviluppo del genere.
Nel ’36 l’EIAR iniziò il ciclo di Grandi Concerti Martini & Rossi dando vita a una stagione di concerti trasmessi in radio il lunedì. Altro ingrediente importante furono le radiocronache, prima forma non scritta di giornalismo. A partire dal ’29 i bollettini della Stefani furono sostituiti da veri e propri giornali radio.
Regime senza fili
La propaganda fascista capisce tardi il potere propagandistico della radio. Accanto ai giornali radio affianca le cronache di regime a cura di Davanzati. Erano un vero e proprio editoriale quotidiano capace di mobilitare l’opinione pubblica. Il MINCULPOP chiese alle radio di creare il filo diretto tra duce e masse.
In occasione della guerra in Etiopia l’Italia sperimentò il segnale a onde corte realizzando programmi che contrastassero la propaganda estera antifascista e appoggiassero la politica del regime. La radio a onde corte è ormai una realtà, lo dimostra radio vaticana di Papa Pio XI nel 1931. Arrivano così anche voci dall’estero che portano nelle case degli italiani voci differenti rispetto a quelle dell’EIAR.
Un esempio è Radio Milano, emittente clandestina che trasmetteva dalla Spagna, dove antifascisti italiani erano accorsi a sostenere la guerra civile. La radio inviava messaggi alla nazione con l’intento di smascherare le menzogne del potere fascista. Il MINCULPOP non riuscì a contrastare le voci dall’estero che dagli anni ’30 diventarono sempre più e contribuirono alla presa di coscienza politica del paese.
La guerra e le radio libere
Dallo scoppio della guerra alla caduta del fascismo l’EIAR si trasformò da radio che mandava in onda un palinsesto di regime, ma credibile e con offerte culturali, a luogo in cui si arricchiva al massimo l’informazione che però era manipolata e totalmente sotto il controllo del regime. Inizialmente le cronache quotidiane celebravano lo sforzo bellico dell’Italia e demolivano le immagini dei nemici. Ma presto le cronache dovettero fare i conti con il racconto delle sconfitte. Uno dei commentatori più apprezzati ma anche odiati era Mario Appelius, le sue cronache erano così deformate o addirittura inventate e le sue iperboli sul regime così accentuate che rischiava di instillare il dubbio negli ascoltatori tanto che Pavolini (ministro del MINCULPOP) lo esonerò. Gli ascoltatori infatti ormai potevano confrontare i dati anche con quelli di altre radio come Radio Londra, la contropropaganda della BBC in lingua italiana.
Anche l’Italia, a fronte delle comunicazioni che arrivavano dall’estero, aveva potenziato la sua attività realizzando programmi in russo e in arabo ma non riuscì mai a ottenere l’efficacia della propaganda tedesca. Dalla Russia intanto era cominciata l’attività di Radio Milano Liberata che lanciava messaggi per agitare l’opinione antifascista, e Radio Mosca che svolgeva servizi in italiano animati dai discorsi di Mario Correnti alias Palmiro Togliatti. La radio era stato un potente acceleratore del declino fascista agli occhi dell’opinione pubblica.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre ’43, si assiste alla disgregazione dell’EIAR i cui impianti finiscono sotto il controllo degli alleati al sud e della RSI al nord. Nonostante la situazione critica i programmi non facevano riferimento alle condizioni terribili di grandi città come Roma e Napoli dopo la liberazione. Contemporaneamente nascevano programmi di informazione a sostegno della popolazione da parte delle forze americane, intente a fare un uso massiccio della radio attraverso il PWB Psychological Warfare Branch, incaricato della gestione della propaganda. Il PWB però parlava ai patrioti, non ai partigiani. A Firenze, antifascista, la produzione radiofonica era fervida grazie anche alla presenza del comitato toscano di liberazione nazionale, e si distingueva per programmazione culturale e intrattenimento.
1946-75: la rinascita. Il neorealismo radiofonico. Nuovi generi, arrivo delle radio libere e la riforma RAI
EIAR diventa RAI (Radio Audizioni Italia) nel 1944 nel provvedimento di riorganizzazione del servizio radiofonico. Con la liberazione la RAI aveva dato avvio a un nuovo modello editoriale provvedendo da un lato al ripristino della rete a onde medie dall’altro organizzando due reti: la rete rossa e la rete azzurra. Nel ’48 la direzione di accentra sulla capitale (prima divisa tra Torino e Roma). Nel ’50 nasce il terzo programma a carattere culturale mentre i primi due erano rispettivamente incentrati sull’informazione e all’intrattenimento. Di fatto l’informazione era controllata dal governo, la DC. Piccone Sella (che era già in radio durante il fascismo e poi la liberazione) fu incaricato di scrivere un vademecum per i giornalisti, un manuale di regole e stile valido ancora oggi, che però non è sufficiente a imporre disciplina e equilibrio. In realtà l’uso del propagandismo da parte della DC fu più evidente in tv. Dal ’54 in poi la tv perse le voci più famose (Mike Bongiorno, Corrado Mantoni ad esempio) e fece propri i generi più seguiti alla radio, come i quiz. Per contro la programmazione della radio rispondeva a un disegno pedagogico senza rinunciare all’intrattenimento puntava su generi che non erano stati saccheggiati dalla tv.
1948 la RAI istituisce il Prix Italia, premio radiofonico prima e televisivo poi per stimolare la produzione di contenuti di qualità. Il premio oltre al denaro garantiva la trasmissione su tutte le radio-tv aderenti all’iniziativa e negli anni diede spazio a personaggi del calibro di Beckett e Calvino. Particolare attenzione fu riservata al documentario. Genere al quale assegnava un premio la federazione nazionale della stampa italiana. In Italia gran parte dell’esperienza del documentario è legata a Aldo Salvo. Come dice lo stesso Salvo erano servizi giornalistici di grande respiro dove ognuno portava la sua esperienza e personalità. Uno dei suoi documentari più famosi è La luna nel pozzo, documentario sugli ospedali psichiatrici. In realismo crudo che esprimono i lavori di questi pionieri denota la loro capacità di cogliere il suono dei luoghi. Alcuni tra gli interpreti come Zavoli, Salvo, Monteleone si riferivano ai documentari di quegli anni parlando di neorealismo radiofonico sostenendo punti di collegamento con il cinema. Non si raggiungeranno mai alla radio gli effetti di denuncia sociale raggiunti dal cinema.
Istantanee radiofoniche
Ci sono programmi che tentano di coinvolgere il pubblico come Il microfono è vostro, Radiosquare o Botta e risposta. Inoltre dalle inchieste del documentario nasceranno radiocronisti che si sarebbero poi distinti in futuro per cronache sportive o politiche. Il dialogo col pubblico prosegue nelle pagine del Radiocorriere organo ufficiale della RAI dove si dava molto spazio alle opinioni degli ascoltatori.
All’inizio degli anni ’50 le ricerche della RAI sottolineavano che il pubblico desiderava principalmente ascoltare informazione, teatro e musica leggera (messa inizialmente da parte a favore della lirica). Nonostante i desideri del pubblico l’offerta era pienamente generalista per rispondere alle istanze del modello di riferimento: educazione, informazione e intrattenimento della BBC. Siamo di fronte a una radio matura e economicamente solida pronta a sperimentare:
- Programmi educativi e alfabetizzazione di base (la radio per le scuole)
- Informazione culturale (il governo dei cinque)
- Divulgativo (l’accademia della radio)
- Riviste e scenette (vi parla Alberto Sordi)
- Quiz (botta e risposta)
- Varietà e giochi musicali (rosso e nero)
- Gare tra dilettanti (il microfono è vostro)
- Radiocronache e programmi sportivi (processo alla tappa)
- Informazione e teatro
Gadda, scrupoloso redattore del terzo programma, scrisse norme per la redazione di un testo radiofonico: scrittura semplice, senza incisi, parole desuete, allitterazioni e rime involontarie, facendo attenzione però ai passaggi di tono e di pensiero. Al via della tv secondo Menduni la radio non fece nulla per salvaguardare i suoi prodotti.
La musica cambia
Negli anni dello sviluppo della Tv, invenzione del transistor della Bell Phone e la sua applicazione alla tecnologia della radio a opera di giapponesi consentirono la progressiva miniaturizzazione degli apparecchi radiofonici, creando le basi per una diversa articolazione all’uso del mezzo radio: non più collettivo, non più domestico, non più legato ad un luogo. L’immissione sul mercato delle radioline a transistor, piccole scatoline con l’antenna fu la chiave di volta della nuova vita del mezzo. Erano superate le ingombranti radio a valvole che ormai erano state surclassate dalla tv. Negli anni fluenti della tv la radio ha la necessità di tornare all’appassionante diretta dal vivo. Lo studio di fonologia della radio a Milano fu un luogo in cui si sperimentarono nuove sonorità come l’elettronica.
Mentre negli USA nasceva il rock ‘n roll in Italia si sviluppava la canzonetta con il Festival di Sanremo e allo stesso tempo la musica concreta con lo Studio di fonologia. Alan Freed conduceva The Moondog Rock & Roll House Party, in cui trasmetteva le nuove uscite e i successi dell’r&b nero. La RAI dell’epoca non si sarebbe mai sognata di mandare in onda canzoni che parlassero di sesso o ingenerassero ballo scatenato. L’eco internazionale del rock ingenerò in Italia timide risposte solo alla fine degli anni ’50, con Renato Carosone con Tu vuo’ fa l’americano (’56), che anche se prendeva in giro chi seguiva quello stile metteva insieme lo slang americano e la canzone napoletana, ritmo, novità, nostalgia e tradizione. Tre anni dopo, nel ’59, Adriano Celentano raggiunse il successo con “Il tuo bacio è come un rock”.
La radiofonia pubblica però pose dei limiti. La canzone melodica napoletana e la lingua rappresentavano i maggiori ostacoli per l’ingresso delle canzoni americane in Italia. La situazione fu diversa in Inghilterra. La BBC non poteva permettersi di essere surclassata da Radio Luxemburg che trasmetteva dal ’33 nel cuore dell’Europa un programma ispirato al modello americano; né poteva tollerare le agguerrite e numerose radio pirata come Radio Veronica o Radio Caroline. Gli altri stati si aprirono faticosamente alla musica giovane ritardando anche la rottura dei monopoli e la liberazione dell’etere. Ma la musica e il movimentismo politico, sull’onda del ’68 e del suo clima di contestazione, furono più forti di qualsiasi costrizione e negli anni ’70 in Italia nacquero una miriade di emittenti private locali.
Concorrenza radiofonica
In RAI le prime timide reazioni alla British Invasion si manifestarono alla metà degli anni ’70 e riscossero i favori del pubblico: dalla classifica dei dischi più venduti con Luttazzi, a Bandiera Gialla con Arbore e Boncompagni, fino a Per voi giovani che introdusse il dibattito con ospiti del mondo della musica. Anche se le innovazioni musicali arrivarono tardi la RAI fu avanti nel rapporto radio-pubblico. Chiamate Roma 3131 condotto da Franco Moccagatta, Luca Liguori, Paolo Cavallina e altri. Il vantaggio della telefonata in radio era la possibilità di dare vita a una conversazione privata in pubblico, di mettere in scena una vera e propria confessione. Chi chiamava era protetto dall’anonimato, chi ascoltava aveva la sensazione di origliare. Altro tradimento sarà un modello per tutta la radio successiva, pubblica e privata. Nata dalla creatività di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni la trasmissione reinventò il varietà leggero, proponendo situazioni comiche e personaggi no sense che hanno fatto parlare di avanguardia. Il successo è il frutto della ripetizione quasi ossessiva ma efficace di formule e personaggi.
Nonostante lo sforzo e la qualità dei programmi RAI il pubblico cominciava ad avere delle alternative: dal principato di Monaco cominciava a trasmettere Radio Monte Carlo che iniziò le trasmissioni in italiano trasmettendo nel nord-ovest italiano proponendo canzoni francesi dai testi lascivi e l’atmosfera della costa azzurra; dalla Jugoslavia giungeva il segnale bilingue da Capodistria, altra testimonianza della possibilità di aggirare il monopolio. A partire dal 1975 sfruttando la banda FM cominciarono a diffondersi le emittenti private che marcavano la liberazione dell’etere e dall’altra parte si discostavano dalla RAI legata al potere politico. Il primo segnale di questa svolta fu la breve vita di Radio S.
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