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Introduzione alla storiografia greca

Storici antichi e moderni: una breve introduzione

La nascita dello storico

La storiografia greca nasce all’incirca 2500 anni fa e si sviluppa all’interno della polis. I greci, tuttavia, non furono i primi ad occuparsi della storia: alla fine del III millennio, in Mesopotamia, alcune autorità statali cercarono di mettere ordine nelle principali vicende politico-militari. Lo storico François Hartog sottolineò che furono proprio i greci ad aver creato la figura dello storico, il quale decide in proprio di compiere ricerche sul passato.

Differenze

Un’opera storica antica è molto diversa rispetto ad una contemporanea anche nella forma:

  • Mancanza di riferimenti alle fonti
  • Omogeneità stilistica, che imponeva di limitare le citazioni di documenti mentre favoriva la presenza di discorsi diretti (molto spesso rielaborati)

Per gran parte dell’antichità un testo storico veniva recitato in pubblico, non era destinato alla lettura privata. Nel mondo antico è anche difficile classificare le opere, non erano presenti delle categorie. Dunque è complicato distinguere la storia dalla geografia o opere prettamente storiche da quelle di genere biografico. La profonda differenza tra gli storici antichi e moderni si coglie nella ricerca delle informazioni: spesso erano basate su documenti scritti, ma quest’ultimi spesso non esistevano o non erano disponibili; inoltre prevaleva una cultura orale. Mancavano anche gli strumenti metodologici per analizzare le fonti, ad esempio archeologiche. In assenza di autopsia, ovvero della visione diretta degli avvenimenti da parte dello storico, molte opere si basavano su testimonianze, ma altre come quelle di Erodoto, Tucidide, e Senofonte si basano su avvenimenti a loro contemporanei.

Storia immediata e storia orale

La storia greca può essere suddivisa in:

  • Storia immediata (instant history) ovvero della storia del “qui ed ora” che risente al giorno d'oggi di un'accezione negativa in quanto l'attualità non può divenire storia prima del passare di almeno cinquant'anni che permettano un ampio accumulo di documenti e una mente capace di analizzarli a posteriori.
  • Storia orale (oral history) basata quasi esclusivamente su interviste a testimoni, essa è fondamentale per esplorare tematiche relative a gruppi marginali (come le donne), che spesso risultano trascurati dai documenti ufficiali.

Tucidide è un collega? Il debito verso gli storici antichi

Gli storici moderni sono eredi di una tradizione basata sull’istituzione universitaria che si sviluppa nel XVIII secolo. È dal superamento di un pregiudizio di inferiorità nei confronti dei grandi storici dell’antichità che nasce la storiografia moderna sul mondo antico. Molti dei temi ancora attuali oggi sono un’eredità della storiografia greca:

  • La scoperta del passato come un campo su cui esercitare le proprie abilità critiche.
  • La considerazione del passato come qualcosa di legato al presente.
  • L’acquisizione di una progressiva familiarità con concetti storiografici, come quello della causa, che mette in relazione avvenimenti lontani nel tempo e nello spazio.
  • La consapevolezza della storia come racconto di fatti reali e perciò dipendenti da un qualsiasi repertorio di fonti.

Le origini

Tra epica e storiografia

In Grecia durante l’età arcaica dominava l’epos (canto epico) all’età degli eroi. Il cantore doveva dare un’apparenza di realtà a ciò che egli narrava. Odissea, VIII (cantore Demodoco lodato da Odisseo):

"ti ha davvero istruito la Musa figlia di Zeus o Apollo, perché secondo l’ordine esatto tu canti la sorte degli Achei, quanto essi fecero e subirono e tutto quello che soffrirono, come se tu stesso fossi stato presente o l’avessi sentito da un altro."

Da questo passo possiamo notare che alcuni criteri metodologici, i quali saranno propri della storiografia sono già presenti in età arcaica (autopsia, interrogazione di testimoni). I poemi epici iniziano con un’invocazione alla Musa (ispiratrice), mentre gli storici del V secolo iniziano la loro opera scrivendo il proprio nome storia come narrazione soggettiva.

Ecateo di Mileto

Il primo storico greco, vissuto intorno alla metà del VI secolo (non lo sappiamo con certezza).

Genealogie, Proemio:

"Ecateo di Mileto così racconta: scrivo queste cose come a me sembrano vere. Infatti i racconti dei Greci, come mi si presentano, sono molteplici e ridicoli."

Possiamo notare che lo storico esordisce con il proprio nome, accompagnato dalla provenienza geografica così facendo si vuole rivolgere ad un pubblico panellenico. Lo stile richiama:

  • Iscrizioni dei sovrani persiani re di Persia Dario I, monumento rupestre di Behistun: si raccontano le imprese del sovrano e ogni sequenza narrativa è introdotta con “Parla Dario il re”.
  • La comunicazione epistolare greca è difficile sapere quanto le iscrizioni orientali fossero alla portata di Ecateo, perciò è più probabile che egli si rifacesse alle epistole greche.

Ecateo segnala la propria distanza dal pubblico e dalla cultura della sua epoca e nello stesso tempo l’intenzione di superarla: gli storici del V secolo fanno fatica ad integrarsi, in quanto prevale la corrente epica. In sintesi, Ecateo vuole comunicare separatezza e volontà di comunicare.

La novità delle Genealogie è data dalla critica al sapere storico tradizionale, legato all’età eroica (piena di contraddizioni). Alcune modalità espositive della Teogonia di Esiodo e l’organizzazione della materia si ritrovano nell’opera di Ecateo che cerca di dare un ordine sistematico al sapere dei Greci per quanto riguarda l’età mitica (struttura dei rapporti familiari e genealogici). Ecateo ha un atteggiamento abbastanza chiuso per quanto riguarda il soprannaturale; per questo motivo possiamo parlare di razionalismo ecataico (riferimento al cane dell’Ade Esiodo, cerbero, Eracle, serpente velenoso).

Un ruolo chiave nello svilupparsi dello spirito critico di Ecateo per le tradizioni greche si può identificare nel cosiddetto trauma egizio (Erodoto, II): Ecateo andò in viaggio in Egitto, si recò nel tempio di Karnak e si vantò di discendere da una stirpe molto antica che poteva annoverare ben sedici generazioni e in cima a queste era presente una divinità, ma i sacerdoti in risposta gli mostrarono nel tempio stesso tantissime statue rappresentanti antenati dei sacerdoti in quel momento in carica e risalenti in un'epoca molto anteriore di Ecateo e tuttavia il capostipite di quei sacerdoti era ancora un uomo e non un Dio.

Ellanico, Carone, Damaste

Un interesse particolare, da parte di alcuni autori greci, è dato dalla descrizione di alcuni popoli non greci (genere etnografico). Tra questi abbiamo Ellanico di Lesbo e Carone di Lampsaco. Ellanico scrisse sulla Persia, Egitto e Scizia. Egli scrisse anche opere genealogiche (Phoronis principali stirpi peloponnesiache) e di storia locale (Atthis prima storia locale di Atene). Tuttavia i lavori più importanti di Ellanico sono quelli cronografici Sacerdotesse di Era ad Argo (lista delle sacerdotesse con il periodo di tempo in cui ciascuna era rimasta in carica), così da datare anno per anno eventi che non si limitavano esclusivamente all’ambito argivo. Carone scrisse sulle parti meridionali e orientali e sull’Africa settentrionale (Libyka). Una cronaca universale (Pritani dei Lacedemoni).

Le prime storie in Grecia furono a livello locale o generale? Secondo Dionigi di Alicarnasso (I secolo), le prime storie in Grecia sarebbero state locali e solo successivamente con Erodoto e poi Tucidide si può parlare di una narrazione generale riguardante la Grecia. Tuttavia, la tesi di Dionigi non regge in quanto ad esempio cita delle figure che non trattano la storia locale, ma secondo lui sì (Ecateo). Dobbiamo fare riferimento alla tesi di Felix Jacoby, il quale sostiene che la storia locale sarebbe nata dopo l’opera erodotea (460), perché è probabile che quest’ultimo non disponesse di cronache locali.

Erodoto

La vita

Vissuto intorno alla metà del V secolo, sono attribuite tre città all’interno della sua biografia:

  • Alicarnasso, colonia greca sulle coste dell’Asia Minore, dove lo storico nacque. Essa dopo le guerre persiane entrò a far parte dell’impero ateniese.
  • Turi, colonia panellenica sorta nel 444/443 nell’Italia meridionale. Erodoto partecipò alla sua fondazione e ne divenne cittadino.
  • Atene, per la sua amicizia con Sofocle, per la sua appartenenza al clan pericleo.

Non abbiamo fonti certe sulla sua nascita/morte, sappiamo che proviene da una famiglia aristocratica e che fu costretto a lasciare la sua patria, in quanto la sua famiglia si oppose a Ligdami, tiranno di Alicarnasso.

Le Storie

L’opera di Erodoto sono Le Storie, scritte in dialetto ionico con uno stile molto vario. I filologi alessandrini, in età ellenistica, divisero l’opera in nove libri.

  • Il I libro tratta la figura di Creso (ultimo re dei Mermnadi), che conquistò le città greche dell’Asia Minore. All’interno di questa parte abbiamo il famoso racconto di Gige e Candaule e il dialogo tra Solone e Creso, sul problema della felicità. Segue il discorso su Ciro il Grande (nel 546 pose fine al regno persiano) e gli eventi che portarono alla formazione del regno medo-persiano.
  • Il II libro si apre con il regno di Cambise, il quale nel 525 conquistò l’Egitto. La sua conquista diede spunto ad Erodoto per affrontare la storia e l'etnografia egiziana.
  • Il III libro si apre con la narrazione della conquista dell’Egitto da parte di Cambise, tratta il turbolento periodo dopo la morte di quest’ultimo e l’ascesa al trono di Dario. Qui si colloca il cosiddetto logos tripolitikos, una discussione per decidere quale forma di governo fosse migliore da dare ai Persiani (democrazia, oligarchia o monarchia). Il libro si conclude con gli eventi dei primi anni di regno di Dario.
  • Il IV libro tratta le due regioni che Dario voleva conquistare nella sua politica espansionistica: la Scizia e la Libia.
  • Il V libro si focalizza sulla rivolta ionica (500-494), causa delle successive guerre tra Greci e Persiani.
  • Con il VI libro entriamo nella seconda parte dell’opera, dedicata alla narrazione delle spedizioni persiane in Grecia (Dati e Artaferne 490 a.C.) Il libro si conclude con le vicende che videro coinvolto Milziade dopo il trionfo di Maratona.
  • Gli ultimi tre libri (VII-IX) sono concentrati sullo scontro tra Greci e Persiani iniziato da Serse e si concentra nel 480/479 (battaglia delle Termopili, Salamina, Platea) che vide la vittoria dei Greci sui Persiani. Tutto si chiude con la presa di Sesto, dopo la battaglia di Micale (479).

Tra oralità e scrittura

Alcuni elementi dell’opera si rifanno all’ambiente culturale dell’età arcaica:

  • La composizione anulare, il racconto segue un andamento circolare.
  • Utilizza modalità del parlato rispetto a quelle dello scritto (a proposito di questo, dirò).
  • Lo stile paratattico, povero di subordinate.

Erodoto nel redigere la sua opera utilizzò delle fonti orali e la divulgazione dell’opera fu affidata a delle recitazioni pubbliche. Erodoto sembra quasi figurare come un aedo in prosa, il quale unificò per la prima volta tutti i racconti/storie di ogni città con l’argomento delle guerre persiane, in quanto coinvolgeva e interessava l’intero mondo greco. La struttura letteraria dell’opera risulta raffinata e sapiente, abbiamo moltissimi rimandi interni nel testo.

La questione erodotea: Erodoto sapeva già all’inizio come strutturare la sua opera oppure le sue finalità maturarono nel corso degli anni con i suoi viaggi di conoscenza?

  • Secondo alcuni, Erodoto diventa consapevole del suo ruolo di storico solamente in un secondo momento, perché inizialmente lo considerano come un etnografo.
  • Altri sostengono che Erodoto fin dall’inizio aveva in mente il suo lavoro in modo non frammentario. Questa è la tesi più preferibile in quanto nonostante ripetizioni, incongruenze, l’opera mostra un'unità di fondo.

Da cosa è data questa unità? Dall'espansione persiana come il fattore unificante delle Storie: il mondo greco entra in contatto con i Persiani a causa dei loro intenti di conquista.

Erodoto al lavoro

Non potremo mai sapere come Erodoto lavorasse. Egli si può inserire all’interno di una storia quasi contemporanea. Erodoto utilizza:

  • La visione diretta (opsis), che era ritenuta il modo migliore per assumere informazioni, tuttavia era penalizzante in quanto era impossibile vedere tutto quello degno di nota.
  • La testimonianza orale (akoè), raccolta e poi trascritta. Per i Greci, testimonianza orale fonti scritte. Erodoto sa bene che non può garantire la verità assoluta di quello che trascrive. Egli non vuole solo inseguire la verità, ma far sì che nulla “cada nell’oblio”.
  • Fonti scritte, Erodoto utilizza alcune di esse che trova nel corso dei suoi viaggi.

La domanda che ci dobbiamo porre è la seguente: Erodoto ha utilizzato opere storiografiche di altri autori precedenti? Sappiamo di certo che l’unico citato da Erodoto è Ecateo di Mileto, ma in un certo modo andando a criticarlo. Di fatto gli storici non citano mai i loro predecessori e nel caso è per criticarli delle loro mancanze.

  • Utilizzo delle fonti non storiografiche, ovvero opere poetiche che contenevano informazioni sulle guerre persiane (Simonide Platea).

La concezione erodotea del mondo

Le motivazioni dell’opera di Erodoto sono scritte nell’incipit della sua opera:

"Questa è l’esposizione delle ricerche di Erodoto di Alicarnasso (di Turi), perché gli eventi umani non svaniscano con il tempo e le imprese grandi e meravigliose, compiute sia dai greci che dai arnaro, non restino senza fama: in particolare, per quale causa essi si fecero guerra."

Abbiamo due obiettivi:

  • Lo storico accenna ad uno scopo che è difficile da realizzare, ovvero che ciò che hanno fatto gli uomini non finisca nell’oblio.
  • La ricerca delle cause, delle motivazioni che hanno portato a determinati eventi.

Erodoto mette sullo stesso piano la cultura dei greci e quella dei barbari, per lui non esiste una cultura superiore rispetto ad un'altra (relativismo culturale). Questo suo atteggiamento lo porterà ad essere considerato dai Greci philobarbaros (amico dei barbari) e per ciò nemico degli stessi Greci. Alla base della visione erodotea del mondo è presente la consapevolezza dell’impotenza dell’uomo, in balia della volontà degli dei. L’uomo secondo Erodoto deve rispettare il concetto di misura, in quanto potrebbe incorrere nell’ira degli dei.

Erodoto oggi

Erodoto fu soggetto a critiche sia nell’antichità sia oggi. Alcuni lo accusano di aver inventato le sue fonti e che più di un’opera storica si potrebbe parlare di un’opera di fantasia. Dalla parte opposta abbiamo una corrente che elogia il lavoro di Erodoto in quanto, ad esempio, ci ha permesso di avere una maggiore conoscenza del mondo orientale. Oggi gli studi su Erodoto riguardano soprattutto la sua dimensione filosofica, caratterizzata da una presa di coscienza della piccolezza e solitudine dell’uomo di fronte al cosmo e pronto ad accettare ciò che gli si presentava dall'esterno (un atteggiamento opposto all’etnocentrismo). Quest’ultimo punto è trasportabile all’attualità, in quanto caratterizzata da continui incontri e scontri tra culture diverse.

Tucidide

Se Erodoto era considerato il “padre della storia”, Tucidide ne era il legislatore (nomothètes), ovvero il legislatore in quanto egli lavora in modo molto minuzioso, alla precisione della ricostruzione dei fatti.

La vita

Tucidide ebbe la carica di stratego nel 424 in difesa della colonia di Anfipoli, ma non riuscì nel suo intento e ciò lo portò all’esilio. La sua data di nascita si collocherebbe intorno al 460, una generazione successiva ad Erodoto. Egli ha origini dalla più alta aristocrazia ateniese e anche con una dinastia in Tracia (aveva dei possedimenti). Il suo esilio è indicato nel cosiddetto “secondo proemio”, costretto a 20 anni fino al 404/403 (anno conclusivo della guerra). Luciano Canfora, smentisce la tesi dell’esilio attribuendo la redazione del secondo proemio a Senofonte (revisore ed editore delle parti incomplete del testo tucidideo).

La formazione di uno storico

Tucidide ebbe un'educazione relativamente di alto livello, egli fu un abilissimo oratore, inoltre nel corso della sua opera utilizzò un linguaggio medico (analisi sintomatologica Ippocrate). La sua metodologia affonda le radici nella vita culturale ateniese della seconda metà del V secolo ed partecipa in modo attivo alla politica della sua città andando a raccontare vicende che egli visse in prima persona. Tucidide ebbe un giudizio ambivalente per quanto riguarda la democrazia ateniese: da una parte, come storico, accetta i meriti di Pericle, dall’altra (visto le sue origini) non si oppose al piano degli oligarchici per un colpo di stato del 411. Il suo racconto è laico e razionale, non è presente l’elemento divino e non vuole trasmettere insegnamenti etico-morali nell’esposizione dei fatti.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Bianchino03 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Mattoni Alice.
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