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Capitolo 1 – Storici antichi e moderni: una breve introduzione

La nascita dello storico pòlis. La storiografia greca nasce circa 2500 anni fa e si sviluppa nella Grecia. Già precedentemente, però, i greci non sono stati i primi a relazionarsi con la storia; infatti, alla fine del III millennio, in Mesopotamia, c’era già stato un iniziale tentativo da parte di autorità statali nel riordinare gli avvenimenti del passato, fornendo ai sovrani le vicende politico-militari più importanti da ricordare. Ma, come sottolinea Hartog, furono proprio i greci a inventare la figura dello storico come “soggetto scrivente”, ovvero quella figura che autonomamente sceglie di compiere ricerche sul passato. Anche se queste figure nel passato non raggiunsero mai posizioni sociali elevate, non dobbiamo affatto sottovalutare la loro importanza.

Differenze

Ricordare che gli storici antichi vivevano in un mondo diverso dal nostro e avevano a disposizione strumenti molto più limitati dei nostri è importante. Possiamo notare infatti alcune differenze:

  • C’era una forte carenza per ciò che riguarda le fonti, le note e le citazioni nei documenti.
  • Al contrario, invece, essi favorivano i discorsi diretti, che potevano essere anche inventati o comunque rielaborati.
  • Poiché questi testi dovevano essere recitati in pubblico e non erano destinati alla lettura privata, la trasmissione orale era fondamentale.
  • Essi non classificavano le opere in categorie e perciò, ad esempio, le opere di fantasia potevano tranquillamente essere intese come storiche.

Inoltre, gli antichi storici greci non potevano basare le opere di storia su documenti (perché non esistevano o perché non disponibili scritti); ciò va ad unirsi con l’assenza di strumenti metodologici per analizzare le fonti di altra natura. Proprio per questo, l’autopsia (dal greco, vedere direttamente con i propri occhi), da parte dello storico, era il modo più importante per registrare gli eventi e, in assenza di ciò, essi si basavano sulle testimonianze.

Detto ciò, possiamo attestare che gli storici del mondo greco furono testimoni diretti o quasi, poiché descrissero eventi a loro storicamente contemporanei o comunque “quasi” vicini.

Storia immediata e storia orale

Parlando dell’aspetto cronologico, questa forma di storia, oggi, la potremmo chiamare storia immediata, una modalità che attualmente non gode di buone recensioni, questo perché secondo molti devono passare diversi anni (all’incirca 50 anni) prima che l’attualità diventi storia. Mettendo, invece, l’accento sulle fonti usate, parleremmo di storia orale, una modalità che ha avuto negli ultimi anni un notevole sviluppo.

Il debito verso gli storici antichi

Se dovessimo solo considerare ciò, avremmo una visione totalmente negativa nei confronti degli storici dell’antichità greca. Si deve, però, aver presente che figure come Erodoto e Tucidide sono stati a lungo considerati “la storia”; infatti, solo grazie al superamento di questo pregiudizio di inferiorità che abbiamo verso gli storici dell’antichità può nascere la storiografia moderna sul mondo antico. Questo perché senza gli storici antichi non ci sarebbero neppure gli storici di oggi.

Come nella storiografia greca, infatti, anche attualmente ci coinvolgono tematiche come:

  • Il passato come terreno da esplorare.
  • Conoscere il passato per capire il presente.
  • Comprendere il concetto di causa.
  • La consapevolezza che lo storico ha a che fare con dei fatti realmente accaduti.

Capitolo 2 – Le origini

Tra epica e storiografia

Parlando di storia del mondo antico facciamo riferimento all’età arcaica dei greci, ovvero l’epos, la narrazione in versi di fatti appartenenti all’età degli eroi che i greci non categorizzavano come miti, ma li riconducevano al passato. Proprio per questo motivo, la bravura del cantore consisteva nel far apparire reale ciò che egli narrava.

Ad esempio, all’interno dell’Odissea, l’aedo (il cantore) Demodoco viene lodato da Odisseo che mette già in luce principi storici come autopsia e l’interrogazione dei testimoni. Se da un lato, però, gli aedi affermavano che il loro canto epico era ispirato dagli dèi ed essi invocavano le Muse, al contrario, gli storici affermano la loro responsabilità individuale, ad esempio, scrivendo il loro nome sulle opere.

Il primo storico greco va considerato Ecateo di Mileto, autore delle “Genealogie”, dove egli, a differenza dei poeti epici, inserisce il proprio nome e il luogo di provenienza geografica: si presenta come un individuo che si rivolge a un pubblico panellenico, usando uno stile enunciativo che richiama sia le iscrizioni dei sovrani orientali, sia modelli della tipica comunicazione epistolare greca. L’uso di una formula simile ha uno scopo ben preciso: segnalare la propria distanza dal pubblico e dalla cultura dei suoi anni e allo stesso tempo l’intenzione di superarla. Egli vuole sia separarsi che comunicare con il pubblico.

All’interno delle “Genealogie”, Ecateo muove una critica nei confronti del sapere storico tradizionale (ovvero il mondo dell’epos), egli ha un interesse esclusivo verso l’età eroica (successivamente alla guerra di Troia).

Il punto di partenza è la “Teogonia” di Esiodo, canto scritto intorno al 700 a.C., che rimane il modello per tutta la letteratura genealogica greca (quel genere letterario che cerca di dare un ordine sistematico sui rapporti familiari e genealogici al sapere dei Greci sull’età mitica).

Razionalismo di Ecateo

Parlando di Ecateo, non possiamo non nominare la tematica del “razionalismo di Ecateo”, dove Ecateo non solo ha compiuto un ridimensionamento dell’impresa mitica basandosi su criteri di verosimiglianza, ma ha anche valorizzato in modo più autentico una versione locale del mito. Quest’esigenza di verità che egli sentiva può essere forse il risultato del suo confronto con i sacerdoti egiziani di Tebe (si parla del “trauma egizio”).

Uno shock culturale come questo può averlo indotto a interrogarsi sulla credibilità delle tradizioni greche: in un passo delle storie di Erodoto (facciamo riferimento al 2º libro dove egli parla di storia orientale), Ecateo di Mileto, viaggiando in Egitto, si recò al tempio di Karnak e lì, davanti ai sacerdoti, si vantò di discendere da un’antica stirpe che aveva alla base di 16 generazioni una divinità.

(Se collochiamo Ecateo nella seconda metà del VI sec a.C. e, indicativamente, se ogni generazione sono 25 anni parliamo di 400 anni prima e dunque egli affermava così di discendere da una famiglia le cui origini risalgono al 1000 circa). Erodoto in questo passo, non avendo conosciuto Ecateo perché era vissuto prima di lui, rievocava il suo viaggio in modo da sottolineare come in realtà la storia greca è tardiva rispetto alla storia di altre civiltà: qui i sacerdoti di Karnak, in risposta al suo vanto, gli dissero che nel tempio c’erano 345 statue con altrettante generazioni di sacerdoti risalenti, dunque, ad un’epoca più antica di Ecateo; alla fine sottolinearono anche che il capostipite di queste generazioni non era un dio, bensì un uomo (Erodoto parla di una società millenaria).

Precedentemente a quelli genealogici, Ecateo aveva anche degli interessi geografici ed etnografici e ciò viene testimoniato dalla “periegesi” (un “periplo” di tutto il mondo conosciuto con notazioni etnografiche sui popoli incontrati, una specie di carta geografica), che portò alla nascita della geografia; inoltre, il modo in cui Erodoto presenta i suoi primi libri ha fatto pensare che il genere etnografico fosse già costituito all’epoca di Erodoto.

Ellanico

Autore che si considera un contemporaneo più giovane di Erodoto, la cui produzione comprendeva un numero elevato sia di etnografie che di genealogie, famosa è anche la sua produzione di storia locale ovvero “le Sacerdotesse di Era ad Argo”, che ha alla base un solido ancoraggio documentario sulla lista delle sacerdotesse di Era, usate per datare annualmente eventi di grande importanza greca.

Carone di Lampsaco

Si pensa sia precedente ad Erodoto e due sono le tesi della sua maturità: nel 480 o vent’anni dopo.

Damaste di Sigeo

Fu “scolaro” di Ellanico, compose “Catalogo di popoli e città”, un’opera genealogica sui partecipanti alla spedizione troiana.

Capitolo 3 – Erodoto

Le città che segnano l’itinerario della biografia di Erodoto sono:

  • Alicarnasso (odierna Bodrum, Turchia): colonia greca sulle coste dell’Asia Minore, dove lo storico nacque e trascorse parte della sua gioventù. La città era una fondazione dorica, ma che ben presto si arricchì di elementi ionici. Alicarnasso fu a lungo soggetto al controllo persiano, ma dopo le guerre persiane venne inglobata da Atene, rendendo stimolante l’ambiente nel quale lo storico crebbe.
  • Turi: di Erodoto si iniziano ad avere delle prime fonti tra il 444/443, anno in cui lo stesso storico parte per una missione di colonizzazione in Magna Grecia ovvero per formare la città di Turi (attuale Sibari e colonia panellenica); si pensa dunque che egli sia nato circa 40 anni prima (si pensa nel 484 a.C.), mentre della morte non abbiamo una data certa, si ipotizza però intorno al 424 a.C.
  • Atene: città che viene associata ad Erodoto sulla base di una serie di notizie attendibili, che inseriscono lo storico nel periodo storico dell’Atene periclea.

Quella di Erodoto era una famiglia aristocratica di origine caria che, a causa dell’opposizione a Ligdami (tiranno di Alicarnasso), fu costretta a partire durante la sua giovinezza, elemento che lo accomuna alla storia di tanti storici greci, costretti alla fuga dalla propria patria.

Un punto fondamentale della sua biografia sono i suoi numerosissimi viaggi (accertati dagli storici) nel mondo greco, in Oriente, a Scizia e in Egitto.

Le Storie

Le “Storie” (viene così comunemente chiamata la sua opera, poiché i suoi testi non avevano un vero e proprio titolo) sono di straordinaria dimensione per l'epoca in cui vennero scritte (ad esempio il testo è il doppio dell’Iliade, si pensa che doveva occupare almeno 30 rotoli di papiro). Erodoto, oltre al dialetto ionico, fa uso anche di uno stile limpido e vario, che apparentemente semplice, mette in risalto le doti narrative dello scrittore.

Le Storie vennero divise dai filologi alessandrini in nove libri, ciascuno a cui venne attribuito il nome di una Musa:

  • Libro I: Dopo il Proemio, nel quale Erodoto pone le premesse metodologiche del suo lavoro e accenna al tema generale dell'opera (il conflitto tra Europa – Asia, Greci – barbari), egli si concentra su Creso, il primo tra i barbari che conquistò le città greche dell’Asia Minore. Erodoto scrive riguardo l’ultimo re dei Mermnadi e accenna alle vicende relative ai primi re della dinastia lidia con il racconto di Gige e Candaule e il dialogo tra Solone e Creso sul problema della felicità. Segue poi la storia di Ciro il Grande e le vicende di formazione del regno medo-persiano, dove fu proprio Ciro a porre fine al regno di Creso.
  • La storia di Gige e Candaule: Candaule, re dei lidi, era innamorato della moglie, donna molto bella e aveva Gige, figlio di Dascilo, come guardia più fidata. Candaule disse a Gige che a lui non sembrava che la guardia si fidasse delle parole del suo sovrano riguardo la bellezza della donna poiché egli affermava che le orecchie sono meno degne di fede degli occhi (gli occhi importanti come fonte diretta per storici greci) per questo vuole che Gige la veda nuda. Inizialmente Gige rifiuta per pudore e perché ciò era illecito (secondo i greci ognuno deve guardare le proprie cose), Candaule, però, lo tranquillizza dicendogli che non sarebbe successo nulla, egli però non si sarebbe dovuto far vedere dalla moglie. Nonostante ciò, la donna vide Gige e capì il piano del marito e, a causa del suo pudore, meditò la sua vendetta. La donna rivelò a Gige la verità e che egli ora aveva solo 2 possibilità: o uccidere Candaule ponendo fine al regno di Lidia o uccidere sé stesso. Gige scelse di uccidere il sovrano e ciò avvenne nella stessa stanza nuziale dove egli aveva visto la donna nuda; Gige dopo averlo pugnalato ebbe la donna, il regno e fu confermato come sovrano dall’oracolo di Delfi.
  • Libro II: Si apre con il regno di Cambise, successore di Ciro al trono persiano, la cui impresa più grande fu la conquista dell’Egitto. Ciò permette ad Erodoto di affrontare l’argomento più lungo dei suoi lògoi, quello relativo alla storia e all’etnografia egiziana, che non a caso occupa un intero libro. Lo storico prima descrive gli usi e i costumi degli egiziani, poi ripercorre la loro storia millenaria, concentrandosi in particolare sull’ultima dinastia (la 26esima).
  • Libro III: Si apre con la narrazione della conquista dell’Egitto di Cambise e con altre vicende relative a questo re. Successivamente si ha prima il lògos dedicato all’isola di Samo poi Erodoto ritorna alle vicende dell’impero persiano, dedicandosi al periodo che segue la morte di Cambise e la presa del potere da parte di Dario. È qui che si colloca la discussione tra i maggiorenti persiani sulla forma di governo migliore da dare ai Persiani (democrazia, oligarchia, monarchia). Il libro poi tratta le strutture amministrative dell’impero persiano e infine le vicende dei primi anni del regno di Dario.
  • Libro IV: Con questo libro, Erodoto si occupa della Scizia e della Libia (entrambe regioni che furono oggetto di mire espansionistiche di Dario) e si conclude il tema sulle vicende dei barbari.
  • Libro V: Erodoto affronta l’evento epocale nei rapporti tra Greci e Persiani, che fu la causa delle successive guerre persiane: alludiamo alla rivolta ionica del 500-494, che lo storico affronta con atteggiamento critico nei confronti dei rivoltosi. Le vicende delle ribellioni sono anche intervallate dai primi lògoi relativi a Sparta e Atene (le città più grandi della Grecia).
  • Libro VI: È dedicato alle spedizioni persiane in Grecia, culminate nella battaglia di Maratona. Il libro si conclude con il breve excursus sulle tristi vicende di Milziade successive al trionfo di Maratona.
  • Libro VII – VIII – IX: Negli ultimi tre libri Erodoto segue lo scontro tra Greci e Persiani, che ebbe inizio con i preparativi del nuovo re Serse e si concentra sui due anni di scontri che determinarono la vittoria dei Greci sui Persiani, in un’epopea che segnò profondamente le vicende successive del mondo ellenico. Le Storie si concludono con la presa di Sesto da parte delle forze coalizzate dei Greci.

Tra oralità e scrittura

Alcuni elementi dell’opera ci riportano all’ambiente culturale dell’età arcaica dove l’oralità era il mezzo di trasmissione e conservazione della memoria storica, ad esempio:

  • Anulare la composizione”, per cui il racconto degli avventi segue un moto circolare, ovvero alla fine del racconto egli riprendeva la tematica iniziale.
  • L’associazione periferica, per cui i nessi tra i vari argomenti sono simili a quelli della conversazione, contribuendo a dare l’impressione di una certa casualità nella successione dei vari temi e di una narrazione frammentaria.
  • Lo stile paratattico, per cui mancano le subordinate.

Inoltre, Erodoto, per divulgare la sua opera, fece uso di pubbliche recitazioni di passi, ben più che alla diffusione del suo testo scritto. Erodoto fu anche il primo a tradurre un vasto numero di racconti, superando la sua inevitabile frammentarietà (poiché ogni città aveva le sue storie e punti di vista) con la scelta di un argomento unificante: le guerre persiane, capaci di coinvolgere l’intero mondo greco.

Abbiamo, perciò, davanti una struttura letteraria complessa, che unisce sia gli elementi di oralità presenti nelle Storie, sia il fatto che ciò che abbiamo davanti è un testo scritto. Va ricordato che Erodoto scelse la forma orale anche per motivi di costo relativi alla sua lunghezza.

Nonostante alcune inesattezze e promesse non mantenute di trattare argomenti determinati, Erodoto realizza un testo che solo in apparenza può sembrare confuso, quando in realtà più lo si analizza, più risulta sapiente. Le domande che ci poniamo possono essere perciò diverse, ad esempio quale è il rapporto tra il “testo” narrato oralmente e quello a noi pervenuto in forma scritta, oppure se Erodoto era ben conscio sin dall’inizio della struttura e della finalità della sua opera o se egli maturò tale consapevolezza nel corso degli anni.

Questione erodotea

Il dibattito da dare a tali domande ha alimentato la “questione erodotea”, dove alcuni studiosi, fedeli alle conclusioni di Jacoby, ritengono che Erodoto abbia maturato la consapevolezza del suo ruolo di storico attraverso un lungo processo. C’è infatti un primo Erodoto viaggiatore, legato alle casualità e all’oralità come forma di comunicazione, e un secondo Erodoto, scrittore, storico e determinato a mettere per iscritto quanto aveva appreso nel corso della sua vita.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher TommasoCap di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Bencivenni Alice.
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