Romeo e Giulietta – William Shakespeare (1597 – Prima esecuzione)
Il teatro elisabettiano in generale
Il teatro elisabettiano è sicuramente uno dei grandi periodi storici della storia del teatro occidentale che non si può non conoscere. Il teatro elisabettiano si chiama così perché il fenomeno teatrale si sviluppa dalla seconda metà del ‘500 e l'inizio del ‘600, durante il periodo del lungo regno di Elisabetta I, figura che ha sicuramente influenzato l’Inghilterra in tutti i sensi. Il grande periodo d’oro viene continuato dal successore di Elisabetta, Giacomo I.
In questo grande periodo assistiamo ad una rifinitura delle arti e in particolare del teatro che diventa il genere prevalente nell’età elisabettiana, non solo come bene di consumo ma anche come genere letterario (Shakespeare è infatti sia poeta che drammaturgo).
Canali di sviluppo del teatro elisabettiano
Il teatro elisabettiano si sviluppa seguendo due canali:
- Teatro di corte, canale istituzionale - le compagnie di professionisti sono protette dal re o dai nobili, e la loro protezione permette agli attori di avere fondi di finanziamento garantiti e consente loro di poter recitare portando in scena testi.
- Teatro che si sviluppa al di fuori dalla giurisdizione di Londra (sulla riva meridionale del Tamigi)
Lo spazio scenico
Una peculiarità del teatro inglese è l’utilizzo dello spazio scenico che differenzia il teatro elisabettiano da quello italiano. ITALIA - da una parte si ha in mente la latinità, il teatro greco e romano della quale si riprendono elementi principali, dall’altra parte si gioca molto sull’aspetto centrale della scenografia; INGHILTERRA - il teatro sviluppa una struttura autonoma e diversa, quella definita da una forma circolare, con palcoscenico in mezzo ad un'arena. Il pubblico siede intorno al palcoscenico e questa struttura si definisce poi come praticabile (attori e pubblico si mescolano tra di loro). Il teatro elisabettiano nasce con un proscenio che non ha scenografia.
La forma di questo teatro è di origine popolare, che nasce al di fuori dalle osterie - i pub migliori erano fuori dalla giurisdizione di Londra (sponda sud del Tamigi) al di fuori di questi pub si riunivano intrattenitori, giullari e cantori che iniziavano a recitare tra la gente: cominciano a salire su delle botti e la gente si metterà intorno - la forma architettonica del teatro elisabettiano riprende questo elemento in cui il palco è circondato dal pubblico.
Il prologo dell’Enrico V
Questa forma circolare ad O, viene descritta direttamente da Shakespeare nel prologo di Enrico V, un prologo molto importante in cui egli ci dice che le scene epiche di battaglia dell’Enrico V devono essere immaginate, le masse di persone devono essere immaginate dal pubblico. Egli dice chiaramente agli spettatori di immaginare una grande massa di gente in uno spazio piccolo - di conseguenza egli descrive proprio la forma del teatro inglese.
"Ma perdonate, pubblico cortese, la scarsa, incerta ispirazione di chi ebbe l'ardire, su questa indegna impalcatura, di portare in scena sì epica vicenda. Può questa misera arena contenere i vasti Campi di Francia? E possiamo, questa O di legno, inzepparla pur dei soli cimieri che atterrivano l'aria ad Agincourt?"
William Shakespeare, Henry V, 1598-99 (Atto I, Coro, vv. 11-14).
Questi teatri costruiti all’apogeo dell’età elisabettiana, ad un certo punto della storia con il puritanesimo inglese, chiuderanno e l’attività teatrale si fermerà per quasi un secolo, sia a causa della distruzione delle strutture teatrali (costruire in legno, si perdono per incendi o per deperimento), sia per la censura imposta dalla religione.
Alcune fonti del teatro inglese
Abbiamo veramente poche immagini del teatro, teatri che essendo popolari non venivano dipinti poiché non frequentati da pittori o intellettuali – per questo abbiamo poche testimonianze del teatro con forma a O e le fonti iconografiche sono scarse.
Tuttavia, è stato ritrovato un diario di un viaggiatore olandese che dipinge e descrive quello che vede: ciò che abbiamo è una descrizione dello Swan Theatre concorrente del Globe Theatre di Shakespeare, ed è una testimonianza iconografica importante del 1596 circa, gli anni in cui è stato scritto Romeo e Giulietta.
Altra testimonianza importante è la vista di Londra, si vede sia la parte nord, quella nobile di Londra e anche la riva sud del Tamigi, dove non vigeva la giurisdizione di Londra e dove non si sentivano le campane di Marylebone (simbolo della presenza di Dio). È proprio qua che si vedono sorgere ben due costruzioni teatrali dei quali si riconosce la forma circolare: lo Swan e il Globe.
La scenografia verbale
La forma del teatro sicuramente influenza il modo di scrivere le opere, incide sullo spettacolo per questo in Shakespeare si vede molto questo aspetto - bisognerà adattare le scene al piccolo palco a forma di O del Globe. Per fare ciò viene usata una tecnica chiamata scenografia verbale in cui sono le parole recitate che creano la scenografia, non sono le scenografie stesse che ricreano la scena (un esempio è il fatto che le opere venivano rappresentate di giorno, alla luce del giorno quindi non era riproducibile il buio della notte, le parole possono trasmettere questo messaggio, però).
ESEMPIO – Romeo e Giulietta (atto 3 scena 5) - le prime ore del giorno vengono suggerite dalle parole di Giulietta
"Te ne vuoi andare? Non è ancora giorno. Fu l’usignuolo e non l’allodola a ferire il cavo timoroso del tuo orecchio. Canta, la notte, su quell’albero di melograno. Credimi, amore, era l’usignuolo."
Drammaturghi del teatro elisabettiano
All’interno dell’ambito culturale del teatro elisabettiano abbiamo, tra i più importanti drammaturghi:
- Shakespeare
- Christopher Marlowe
- Ben Johnson
William Shakespeare (1564 – 1616) – Accenni alla biografia
Shakespeare, nato nel 1564 a Stratford-upon-Avon è il più grande genio teatrale del teatro occidentale. Shakespeare è figlio di un guantaio, tuttavia sappiamo e abbiamo notizie biografiche piuttosto oscure sulla sua vita e di alcuni periodi non sappiamo praticamente nulla – la sua biografia è lacunosa, non sappiamo perché arriva a Londra, perché scrive drammi - cominciamo a conoscerlo veramente durante il suo successo.
- 26 aprile 1564 – Nasce a Stratford-upon-Avon dove frequenterà anche la scuola locale
- 1582 – A diciotto anni sposa Anne Hathaway, forse perché in attesa della figlia Susannah
- 1583 – Nasce Susannah
- 1585 – Nascono i gemelli Hamnet e Judith
- 1585 – 1592 – Gli anni perduti, non abbiamo tante notizie – sappiamo che le sue opere hanno particolare successo
- 1592 – 1594 – Epidemia che costringe i teatri a chiudere
- 1594 – Alla riapertura dei teatri Shakespeare si unisce alla compagnia dei Chamberlain men
- 1597 – Shakespeare, arricchitosi, compra una dimora a Stratford
- 1598 – Va ad abitare a Londra
A proposito della sua attività teatrale
Shakespeare, oltre ad essere drammaturgo di compagnia, pubblica sonetti e poesie a parte. I suoi lavori fuori dal teatro vengono normalmente pubblicati, mentre i testi teatrali non vengono stampati e di conseguenza, non abbiamo una datazione precisa e certa – questo succedeva perché Shakespeare lavorava in ottica commerciale, in un mondo in cui il diritto d’autore non esisteva dunque, per non vedere le sue opere rubate da altre compagnie, Shakespeare non stampava i suoi copioni.
Il First Folio
La prima edizione ufficiale dei testi shakespeariani risale al 1623 ed è il First folio, un’edizione di pregio, postuma, che raccoglie ben 36 drammaturgie attribuite a Shakespeare (+ almeno due che non sono totalmente shakespeariane che sono The Two Noble Kinsmen e Pericles, Prince of Tyre) raccolte da John Heminges e Henry Condell, due attori della sua compagnia teatrale che radunano i vari copioni, mettendo a tacere tutte le edizioni pirata che stavano circolando sino a quel momento.
Oltre a raccoglierle in un volume unico, viene effettuato un lavoro figlio della riscoperta di Aristotele, ovvero, si organizzano e riordinano le drammaturgie secondo i canoni della Poetica: si dividono in base al genere (tragedie, commedie d’amore, opere storiche) si dividono in 5 atti e in scene ogni volta che entra/esce un personaggio…
Shakespeare scrive molti drammi di ambientazione storica romana (Antonio e Cleopatra, Giulio Cesare), ma non rientrano nella categoria dei drammi storici nel First folio essenzialmente per una motivazione tematica – i drammi storici sono le cosiddette histories ovvero drammi che fanno parte della storia inglese e che hanno un importante significato per la comunità inglese (Enrico V, Macbeth …) - le storie di ambientazione romana, quindi, sono concepite come molto lontane ed estranee alla comunità inglese e per questo sono definite come tragedie romane.
Romeo e Giulietta – Testi e contesti
Datazione probabile dell’opera
Anche per la composizione di Romeo e Giulietta è stato difficile fornire una datazione precisa: si è suggerito il 1591 o il 1595/1956 generalmente in base all’allusione del terremoto da parte della Balia in 1.3.24 (undici anni dal terremoto dice la Balia) e ciò potrebbe riferirsi al terremoto del 1580 o a quello del 1584/1585 – altri indizi sono stati forniti da dialoghi intertestuali con altre opere coeve.
In generale la datazione 1591-1596 è stata confermata in base alla relazione con altri testi shakespeariani: Romeo e Giulietta si pone, infatti, in mezzo a I due gentiluomini di Verona (primi anni Novanta) e al Sogno di una notte di mezza estate (1595-1596).
Si è proposto di collocare l’opera nei primi anni Novanta in base agli effetti della peste del 1592/1594 sui teatri londinesi: in questi anni si vede Shakespeare scrivere il testo per una compagnia di attori bambini che stavano avendo particolare successo all’epoca – questo spiegherebbe la stilizzazione di alcuni personaggi, l’utilizzo di determinate forme (sonetto e rima) che verranno poi modificati quando Shakespeare lavorerà con una compagnia di attori adulti.
In ogni caso, nonostante le varie ipotesi sulla datazione dell’opera, questa è giunta sino a noi attraverso due testi principali e poi attraverso l’edizione in-folio del 1623.
Edizioni dell’opera e questioni filologiche
La versione ufficiale di Romeo e Giulietta è quella del 1623 inserita nel first folio (alcuni attori radunano i copioni e riscrivono la tragedia). Tuttavia, esistono anche altre testimonianze di Romeo e Giulietta:
- 1597 - Primo in quarto
- 1599 - Secondo in quarto
- 1601 - Terzo in quarto
- 1622 - Quarto in quarto
- 1623 - Primo in-folio
Non possediamo alcun manoscritto autografato né foul papers ovvero scartafacci d’autore, ma solo edizioni a stampa con ogni probabilità prive di licenza autoriale. Vediamo quali sono i testimoni principali di Romeo e Giulietta.
Sono il primo e il secondo in quarto:
- Sono edizioni economiche in cui il formato è ricavato da fogli piegati due volte, quindi più economiche rispetto alle edizioni in folio, più grandi e più costose.
- Nessuno delle due edizioni appare nello Stationers Register, ovvero il registro che indicava il numero di copie e l’autore dell’opera che doveva essere approvata dalla censura
- Sono anonimi, dunque, si tratta di edizioni pirata
Nonostante siano entrambi delle edizioni pirata e abbiamo aspetti in comune, sono presenti numerose differenze che sono interessanti da analizzare dal punto di vista di termini utilizzati, trama e registro linguistico…
Confronto tra edizioni
1597 - Primo in quarto – bad quarto
- È più breve rispetto a quello del 1599
- Affronta i temi in modo più leggero e gioioso - un esempio è il matrimonio tra Romeo e Giulietta (II, 6) che non è cupo come nella versione originale, ma è allegro e gioioso, gioia che si perde nelle edizioni successive;
- Semplificazione lirica - in questa prima edizione il modo di parlare di Giulietta è più semplice;
- Il titolo ci dice che la tragedia è dolorosissima
- Frontespizio – Questo frontespizio gioca molto sul fatto che sia un’edizione nuova e corretta.
1599 - Secondo in quarto – good quarto
- È più lungo;
- I temi sono presentati in maniera più cupa
- Il testo è caratterizzato dal lirismo e da linguaggio più complesso - Giulietta ha 14/15 anni e si esprime con un linguaggio lirico sostenuto, ha un eloquio che non è tipico di un'adolescente veronese;
- Il titolo ci dice che questa tragedia è arguta e ingegnosa, aggettivi più adatti ad una commedia;
- Frontespizio – Dichiara che si tratta di un testo portato più volte in scena dalla compagnia di George Cary per la quale lavorava Shakespeare.
Motivi delle differenze
Ipotesi 1 – la prima versione è più semplice perché probabilmente era indirizzato ad un pubblico popolare, esistono infatti diverse versioni con diversi linguaggi in base al pubblico per il quale andava rappresentato - è un indizio che questa rappresentazione potesse essere indirizzata al popolo.
Ipotesi 2 - altro aspetto è il fatto che, in una rappresentazione a corte, la compagnia sia formata da attori-bambini - per questo motivo si pensa che egli abbia semplificato e reso più felice e gioioso questa versione perché l’opera avrebbe dovuto essere rappresentata da bambini.
Non abbiamo molte informazioni sulle prime rappresentazioni, sappiamo, però, che l’opera avrebbe dovuto essere messa in scena in un multiple stage che avrebbe consentito lo svolgimento dell’azione su più livelli.
Per quanto riguarda le altre fonti, le edizioni riprendono molti elementi dal primo e dal secondo in quarto: il testo dell’edizione in first folio del 1623 deriva dal quarto in-folio con correzioni provenienti dalle altre edizioni.
Romeo e Giulietta come intertesto
Intertestualità
1. In linguistica generale è l’insieme dei rapporti che ogni testo intrattiene con tutti gli altri testi e che permette al ricevente di collocarlo in una determinata tipologia testuale (per es indicazione stradale, messaggio pubblicitario, poesia, fiaba) - in termini di intertestualità, sappiamo che Romeo e Giulietta è una tragedia perché finisce in malo modo, ha una storia d’amore tormentata e ciò ci permette di inserire questo testo nell'intertesto tragedia (tuttavia, ci sono alcuni elementi che ci permettono di divertirci e che quindi non fanno aderire completamente il testo della tragedia).
2. In teoria della letteratura la rete di relazioni che il singolo testo intrattiene con altri testi dello stesso autore (intertestualità interna) o con modelli letterari impliciti o espliciti (intertestualità esterna) sia coevi sia di epoche precedenti (per esempio il balletto di Prokofiev si intitola Romeo e Giulietta, ha ispirazione in Shakespeare, è un tipo diverso di testo, ma è legato, nel senso di intertestualità esterna, all’opera di Shakespeare).
Palinsesto
È un supporto su cui vengono cancellati testi precedenti (con raschiatura o lavaggio) e si scrivono contenuti nuovi. Gérard Genette, nell'introduzione a "Palinsesti. La letteratura al secondo grado" utilizza il termine transtestualità e lo propone come la possibilità di trascendenza testuale del testo, "ciò che lo mette in relazione, manifesta o segreta, con altri testi". La transtestualità è lo studio di un testo mettendolo in relazione con altri testi:
- Ipertestualità - rapporto che inserisce un testo (ipotesto) in un altro (ipertesto), ma non a modo di commento, per poter essere funzionale all'ipotesto (citazioni nei saggi, ecc) - Il sogno d'una notte di mezza estate inserisce un altro testo al suo interno (Piramo e Tisbe).
- Metatestualità - rapporto critico o riflessivo che un testo ha con un altro.
- Architestualità - rapporto tra testi che possiedono caratteristiche generali comuni (generi letterari, sottogeneri, ecc).
- Paratestualità - rapporto d'un testo con altri della propria periferia testuali o grafici di contorno (titoli, opinioni di altri autori, colore della copertina, ecc).
Dal punto di vista teatrale si parla di adattamento - si prende un testo e si adatta per le esigenze del teatro quelli che vedremo sono tutti adattamenti che dal punto di vista testuale sono intertesti, ma dal punto di vista teatrali sono chiamati adattamenti.
Shakespeare e le fonti per Romeo e Giulietta
1. Ovidio, Metamorfosi, Favola di Piramo a Tisbe (I sec. d.C.) – la favola viene esplicitamente nominata da Mercuzio nei confronti dell’innamorato Romeo.
- Favola di Piramo e Tisbe - così come Romeo e Giulietta, anche Piramo e Tisbe sono due amanti, appartenenti a due famiglie rivali che possono parlare solo attraverso un muro – a differenza di Romeo e Giulietta che scappano insieme, Tisbe abbandona il proprio velo macchiato di sangue, Piramo si uccide credendola morta e Tisbe, a sua volta, si uccide per il dolore;
- Temi ripresi: amore travolgente dei giovani, sfortuna che impedisce di farli incontrare, morte apparente della giovane, suicidio dei due giovani, morte insieme…
- Le Metamorfosi sono il primo modello per Shakespeare, quelle che contengono il Liebestod (mito di amore e di morte). Shakespeare, pur non avendo una grande cultura, era un uomo di palcoscenico che sapeva dove trovare le ispirazioni.
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