Teatro greco
Il cortile di Palazzo Pitti a Firenze (Ammannati) venne allestito per il teatro; Acquaforte nel 1592 lo allagò per farci combattere le navi (spettatori su palchetti). Si parte da un testo adatto allo spettacolo per poi adattarlo a testo letterario e pubblicato. Il copione non viene mai pubblicato, serve per preparare lo spettacolo. In tutte le epoche i testi vengono scritti, adattati alle esigenze del momento e di quelle della compagnia che le mette in atto. Shakespeare venne pubblicato nel 1734 un testo a cui veniva modernizzato il lessico da parte di un curatore che cancellava brani, alleggeriva l'intervento sui testi e a volte aggiunge o sostituisce i brani interi. Quasi mai questi adattamenti vengono pubblicati.
Dramma
Il termine si riferisce alle caratteristiche strutturali che rendono un testo adatto alla sua rappresentazione. Una produzione drammatica è ciò che è scritto per il teatro. "Dramma" deriva dal greco DRA-O e significa "agisco", e dunque è un termine che rimanda all'attività comunicativa in cui una storia viene raccontata o rappresentata in un luogo convenuto.
Il termine Lenee deriva dal greco "Lenaia" e indica probabilmente le Menadi, le adoratrici del Dio Dioniso Leneo. Le Dionise Rurali possono essere chiamate anche Piccole Dionise. Il primo agone ebbe luogo ad Atene nel 534 a.C. con spettacoli tragici che attingevano alla storia. La collettività e il pubblico si confrontavano con il proprio passato e ricostruivano la propria identità. Le feste avevano una funzione sociale.
Secondo Aristotele la tragedia doveva suscitare emozioni di paura e compassione, le quali si concludevano alla fine della tragedia. I sentimenti che venivano suscitati erano già presenti all'interno dello spettatore e la tragedia li riporta alla luce. La Chiesa infatti dirà che il teatro induce passioni che l'uomo per sua natura non possiede.
L’Arconte era una sorta di sindaco della città.
Nel dramma satiresco si mostra una sorta di altra faccia della medaglia rispetto alle tragedie, una sorta di parodia dove vediamo proprio il grottesco che si contrappone alla serietà della tragedia.
Ditirambo è una forma di poesia corale legata al culto di Dioniso. La tragedia ripete la sua origine dai cantori del ditirambo. Questo nel tempo si è ridotto a un canto ripetuto di un ritornello da parte del coro, mentre al corifeo (exarchon) è dato il compito di riempire gli spazi vuoti che venivano creandosi nell’improvvisazione.
Exarchontes potrebbe avere successivamente assunto il compito di coro monodico, mentre il coro ha preso la funzione di ritornello. Un altro pensiero per quanto riguarda questi era che essi potessero essere stati semplicemente i coreuti che cantavano tutto il ditirambo oppure, infine, dell'autore del ditirambo che aveva nel coro anche funzione di direttore di solista. Una persona che si stacca dal coro acquisisce una propria autonomia e alterna il proprio canto con il canto del coro. Passa dalla terza alla prima, dando luogo a una vera forma drammatica, poiché il coro diventa l’interlocutore.
Con Sofocle si hanno 3 attori: protagonista (interpreta un solo ruolo), deuteragonista (interpreta più parti) e tritagonista (interpreta ancora più parti). Un'altra ipotesi ancora è che il primo attore non si sarebbe staccato dal coro, ma vi si sarebbe aggiunto, se ciò fosse successo, sarebbe accaduto in Tespi e sarebbe su questa prospettiva lui l'inventore della tragedia. Tespi avrebbe anche aggiunto alla tragedia un attore che interpretava più personaggi. A Tespi sarebbe stata concessa l'Orchestra di Dioniso per le sue rappresentazioni, la quale era l'unica area adatta allo scopo, e per tale motivo pratico sarebbe iniziata la connessione tra le Grandi Dionise la tragedia.
Erodoto parla di cori tragici legati al culto di Dioniso. Il coro del Dio poteva essere composto da satiri (uomini capri) e meno frequentemente da sileni (uomini cavalli). Erodoto dice che Clistene, essendo in guerra con Argo, tolse all'eroe Adrasto il culto che gli veniva dedicato, assegnando i sacrifici a Menalippo e di cori tragici a Dioniso. Quindi Erodoto ripercorre da un lato l'origine dionisiaca della tragedia e dall'altro il significato stesso della parola. Tragedia infatti vuol dire "capro", cioè canto. Il canto dei capri sarebbe, secondo gli studi, quel secondo coro aggiuntosi a quello ufficiale del ditirambo. Secondo invece un diverso studio il capro sarebbe il premio assegnato a miglior coro ditirambico. I satiri sono personaggi che portano scompiglio e disordine. Una loro caratteristica è il fallo eretto, sempre presente nelle rappresentazioni.
Spettacolo delle supplici di Eschilo: nel V secolo i temi più frequenti oltre essere quelli mitologici sono anche quelli dei temi universali. Le supplici sono delle richiedenti asilo, delle donne che scapparono dall'Egitto per sottrarsi a un matrimonio combinato con i loro cugini. Esse fuggono per mare e approdano ad Argo, chiedendo asilo. I cittadini di Argo non le accolgono e loro impiegano circa 30 versi solo per convincerli a prendere in considerazione l'idea di accoglierle. Non vogliono perché sono diverse, scure di pelle e straniere. Alla fine sono costretti ad accoglierle per il rischio che arrivino gli egiziani e per il rischio di offendere le divinità. Le donne vengono accolte ma finisce male perché arriva la notizia che gli egiziani stanno arrivando. Questa è la prima tetralogia, nella seconda sono costrette a sposarsi e nella terza molte donne uccidono i mariti la prima notte di nozze.
Vaso di Pronomos: era colui che aveva commissionato il vaso. Si trova in basso al centro della lato principale del vaso, seduto su una sedia che suona due Aulos. Era un famoso musicista, proprio per questo è probabile che abbia commissionato il vaso per un uso celebrativo o decorativo. È ancora più probabile che abbia voluto ritrarsi con l'intero cast dello spettacolo. Sul lato superiore infatti possiamo individuare tre attori, ciascuno di essi con una maschera in mano. Abbiamo poi il coro dei satiri: il secondo satiro da destra, che guarda la propria maschera, quella tipica del satiro, ma indossa un vestito diverso rispetto a tutti gli altri, probabilmente deve ancora prepararsi allo spettacolo, alla sinistra di Pronomos individuiamo un altro satiro in una posa particolare, riconosciamo in esso i passi della danza dei satiri, e infine il satiro anziano, porta una maschera di un satiro vecchio con la barba bianca, riconosciuto anche come il corifeo (capo del coro).
Le etere erano delle donne che quasi con assoluta certezza potevano andare a teatro. Etera significa "compagna" e assume successivamente il significato di "cortigiana", una sorta di prostituta di alto borgo da un punto di vista culturale (erano degli schiavi). Godevano di una libertà e di un diritto che le mogli invece non avevano.
Coturni: calzatura rialzata
Onkos: parrucca rialzata
(Elementi del costume di un attore satiro)
Nel teatro di Eretria possiamo notare che la skené costituiva il palco, ma anche l'edificio dietro, dove probabilmente gli attori entravano ed uscivano per cambiarsi d'abito o cambiare personaggio. Nel tempo la skené è diventa sempre più complessa ed articolata. I paraskenia sono quelli che lateralmente racchiudono lo spazio. L'orchestra era lo spazio in cui si danzava. Gli attori hanno uno spazio esclusivo, infatti non possono occupare lo spazio dell'orchestra riservata al coro. Non tutti i teatri avevano questa visione: quello di Dioniso era molto più semplificato mentre altri facevano uso dei dislivelli del terreno per costruire le gradinate.
Quando si parla di riprese dal punto di vista degli spettacoli vuol dire che si passa da un autore che non c'è più alla sua opera che c'è perdurata, quest'ultima viene poi passata all'attore protagonista che probabilmente la modificherà leggermente.
Struttura delle tragedie: prologo (parte iniziale che informava gli spettatori riguardo cosa era successo nel passato della trama per riportare al presente l'inizio della tragedia), parodo (l'entrata del coro che entra dai corridoi laterali, i quali sono appunto dei passaggi che utilizzavano anche gli spettatori, per poi andare a collocarsi al centro dell'orchestra), episodi (alternati agli stasimi, seguono al parodo e sono quelli che noi al giorno d'oggi chiamiamo atti) ed esodo (conclusione dello spettacolo, con l’uscita di tutti gli attori e del coro dallo stesso punto in cui sono entrati).
Tre unità aristoteliche: unità di tempo (la recita di una tetralogia ad Atene doveva durare dall'alba al tramonto; l'opera non doveva durare a puntate, ma doveva avere una vicenda tale da durare un giorno), unità di luogo (la tragedia deve essere rappresentata entro i limiti della scena; la skené dava la possibilità di eseguire delle sorte di apparizioni, comprendeva degli effetti scenici che Aristotele tende a voler escludere; si cercherà di scrivere storie che impedivano lo spostamento da un luogo ad un altro) e unità di azione (l’azione deve raccontare un fatto reale, che abbia inizio e fine, un mezzo e una conclusione). La peripezie e la catastrofe sono due parti fondamentali di questa azione. La peripezie è la parte mediana, quella che si trova nel mezzo. C'è un elemento scatenante che modifica la situazione iniziale, il personaggio dovrà vivere pertanto varie peripezie fino ad arrivare ad una catastrofe. Nella tragedia, la fine è sempre catastrofica, estremamente negativa come esito di una reazione a catena che ha portato appunto alla catastrofe.
La commedia per Aristotele deriva dagli exarchontes, però non durante l'intonazione del ditirambo, ma durante l'intonazione di un komos, cioè il coro rituale dedicato a Dioniso ed era possibile che fosse rito dedicato alla fertilità. La commedia è divisa in: antica (Aristofane), di mezzo (abbiamo solo frammenti) e nuova (Menandro). La commedia ha una trama esile. La parabasi è lo spettacolo sviluppato tra coso e attori al quale si aggiungerà un agone, ovvero un dialogo tra due o più attori o tra due semi-cori di un coro diviso, al fine di ottenere un contrasto, una messa a confronto di due opinioni diverse. Piano piano la parabasi andrà scomparendo.
Gli spettacoli venivano realizzati sia da professionisti che da dilettanti; questi ultimi avevano bisogno di più tempo per prepararsi agli spettacoli che venivano trasmessi a corte, mentre i professionisti si esibivano nel teatro commerciale. Le compagnie di attori girovaghi che svolgevano la loro attività in paesaggi della Magna Grecia e nella penisola italica vengono definite liaci, cioè buoni (avevano bisogno di poche cose per preparare uno spettacolo). Troviamo azioni come furti, bastonature, parodia di eroi e divinità. Questi spettacoli sono definiti ilarotragedie, letteralmente tragedie allegre proprio perché si riconoscono dei temi che fanno riferimento a certi testi tragici, a dei miti. Il vecchio avaro è una figura molto gettonata nelle commedie. La commedia raffigura la società contemporanea, eventi di tipo quotidiano, personaggi contratti umani forse molto accentuati.
Teatro romano
A Roma l'attività spettacolare inizia sotto l'influenza della cultura etrusca. Le feste religiose etrusche, comprendevano danze, giochi e manifestazioni spettacolari. I primi Ludi romani, le feste più antiche, risalgono al VI secolo a.C. sotto il governo di Tarquinio Prisco. Secondo Livio invece i primi Ludi scenici si...
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