Estratto del documento

Capitolo 1: La merce

Tutto ciò che si produce nella moderna società lo si produce per il mercato. Tanto i prodotti dell'industria quanto quelli dell'agricoltura sono destinati dai loro produttori al mercato. Anche in passato i prodotti del lavoro sono stati destinati, entro certi limiti, al mercato. Ma è soltanto con il capitalismo che tale risultato diventa generale dove tutti i prodotti assumono la forma di merce.

L'analisi del modo capitalistico di produzione non può partire dunque che dall'esame di quest'unità economica elementare che è la merce.

La ricchezza delle società in cui predomina la produzione capitalistica consiste in merci: la merce è qualsiasi cosa esterna prodotta dal lavoro, utile a soddisfare dati bisogni. Essa possiede due caratteristiche e proprietà:

  • Quella di appagare dati bisogni umani (il pane per esempio nutre);
  • Quella di scambiarsi con altre merci secondo una certa proporzione (un chilo di pane si scambia per esempio con un litro di vino secondo un rapporto quantitativo).

Nella prima accezione la merce è un valore d'uso, mentre nella seconda è un valore di scambio, o più semplicemente un valore: come valori d'uso le merci differiscono l'una dall'altra secondo le differenti qualità fisiche; come valori esse differiscono invece soltanto per la quantità; possono cioè avere più o meno valore.

Il valore di scambio presuppone un terzo elemento del confronto al quale venir commisurato: il lavoro (la comune sostanza sociale dei valori di scambio, cioè il tempo di lavoro socialmente necessario in esso oggettivato).

Infatti, la qualità essenziale delle merci, che le rende uguali l’una all’altra, è di essere un prodotto di lavoro: un prodotto di lavoro in generale, non individuale ma sociale. L'oggetto d'uso acquista valore soltanto se è filtrato dal lavoro, se incorpora lavoro umano. Tuttavia una cosa può essere valore d'uso senza possedere valore: ciò avviene quando la sua utilità non è ottenuta mediante lavoro (es.: la luce del sole, l'aria, la terra vergine, ecc.).

Duplice natura della merce

La merce ha duplice natura (valore d'uso e valore di scambio) e pure il lavoro in essa contenuto è doppiamente determinato: da un lato come lavoro utile, cioè attività produttiva determinata (lavoro da tessitore, da sarto etc.); dall'altro come lavoro astratto, cioè mero dispendio di forza-lavoro umana.

Il primo produce valore d'uso; il secondo valore di scambio, il solo comparabile quantitativamente.

Così sostanza del valore di scambio è il lavoro astratto: la grandezza del valore di scambio è la misura del tempo del lavoro astratto. Resta ancora da scoprire la forma del valore di scambio:

  • 1) La forma di valore più semplice è il rapporto di valore di una merce con un’unica merce di genere differente «x merce A = y merce B»: il valore di una merce espresso nel valore d'uso di un'altra è il suo valore relativo.

L'espressione dell'equivalenza di due merci è la forma semplice del valore relativo. Nell'equazione precedente “y merce B” è l'equivalente. In esso “x merce A” riceve la propria forma di valore contrapposta alla sua forma naturale; invece “y merce B” riceve la proprietà di immediata scambiabilità proprio nella sua forma naturale. Alla merce il valore di scambio è impresso sul suo valore d'uso da determinate condizioni storiche. Quindi la merce non può esprimere il suo valore di scambio nel suo valore d'uso, ma solo nel valore d'uso di un'altra merce. Solo nel confronto di due concreti prodotti di lavoro la proprietà del lavoro concreto contenuto in entrambi appare come lavoro umano astratto: cioè una merce può riferirsi al lavoro concreto contenuto in un altro tipo di merce (non al lavoro contenuto in sé stessa), come a semplice forma di realizzazione di lavoro astratto.

È vero che il valore di una merce A viene espresso solo in una merce di altro genere, ma è cosa del tutto indifferente di quale genere sia questa seconda merce. Dunque, a seconda che quella merce A entra in un rapporto di valore con questo o quell’altro genere di merci, nascono differenti espressioni semplici di valore di quell’unica e medesima merce. Il numero di queste sue possibili espressioni di valore è limitato soltanto dal numero dei generi di merci da essa differenti. L'equazione «x merce A = y merce B» implica sempre che “x merce A” sia esprimibile in altre merci, quindi la sua espressione isolata di valore si trasforma nella serie sempre prolungabile delle sue differenti espressioni semplici di valore;

  • 2) Forma di valore totale o dispiegata «x merce A = y merce B = z merce C = v merce D = u merce E...»:

Anziché ad una, “x merce A” si riferisce a tutte le merci in quanto semplici forme fenomeniche del lavoro in essa stessa incorporato (il lavoro che costituisce la merce A equivale ad ogni altro lavoro umano, qualunque forma naturale possa avere). Il valore della merce A rimane della stessa grandezza, che si presenti in innumerevoli merci differenti appartenenti ai più differenti proprietari, e cade il rapporto causale di 2 proprietari individuali di merci: non è lo scambio a regolare la grandezza di valore della merce, ma, al contrario, è la grandezza di valore della merce a regolare i rapporti di scambio di quest’ultima.

Ma, quando un uomo scambia la sua merce A con molte altre merci, e quindi ne esprime il valore in una serie di altre merci, anche gli altri possessori di merci devono necessariamente scambiare le loro merci con la merce A, e quindi devono esprimere i valori delle loro differenti merci nella stessa merce A.

Dunque, con una semplice inversione si ha la seconda forma inversa del valore relativo:

  • 3) Forma generale di valore:

y merce B =

z merce C = x merce A

v merce D =

u merce E =

Le merci presentano ora i loro valori in forma semplice, perché in una merce unica, e unitariamente, perché nella medesima merce, e la loro forma di valore è semplice e comune, quindi generale.

Le prime 2 forme pervenivano, l’una e l’altra, solo ad esprimere il valore di una merce come qualche cosa di distinto dal loro proprio valore d’uso o dal loro corpo di merce. La prima forma si presenta soltanto ai primi inizi, nei quali prodotti di lavoro vengono trasformati in merci mediante scambio causale e occasionale.

La seconda forma distingue il valore di una merce dal suo valore d’uso in maniera più completa dalla prima e si ha di fatto la prima volta quando un prodotto di lavoro, per esempio del bestiame, viene scambiato con differenti altre merci non più in via eccezionale, ma già abitualmente.

La nuova forma ottenuta esprime i valori del mondo delle merci in un unico e medesimo genere di merci e così rappresenta i valori di tutte le merci mediante la loro eguaglianza con la merce A: quindi solo questa forma mette realmente le merci in rapporto reciproco come valori, ossia fa che esse si presentino reciprocamente l’una all’altra come valori di scambio.

“x merce A” è la forma generica dell'equivalente per tutte le altre merci, è il loro equivalente generale, il lavoro in essa materializzato vale certamente come la realizzazione del lavoro astratto, come lavoro generale. Però ora ogni merce della serie può fungere da equivalente generale, ma al contempo solo una di esse può assumere tale funzione, poiché se tutte le merci fossero equivalenti generali, ognuna ne escluderebbe nuovamente le altre;

  • 4) Insomma una determinata merce deve assumer tale funzione (saltuariamente poiché sostituibile) e solo così la merce diviene merce affatto.

Questa merce particolare (alla cui forma naturale si lega strettamente la forma generale di equivalente) è il denaro. Il passaggio dalla forma generale del valore, in cui qualsiasi merce può fungere da equivalente, alla forma di denaro del valore, non è che immediato. La merce che a mano a mano è venuta ad assumere socialmente la forma di equivalente, è diventata merce denaro, moneta. Prima che la merce oro acquistasse questo posto di privilegio, altre merci (bestiame, sale, metalli, ecc.) hanno ricoperto tale ruolo.

Rapporto fra persone e cose

Il problema è capire che la merce (come tutte le categorie del modo di produzione capitalistico) indica un rapporto fra persone sotto l'apparenza di un rapporto fra cose. I produttori mettono in relazione fra loro i loro diversi lavori come lavoro umano generale, mettendo i loro prodotti in relazione come merci: senza tale mediazione della cosa loro non porrebbero la relazione. Il rapporto fra persone appare così come un rapporto fra cose.

La merce, considerata quale oggetto d'uso, è una cosa molto semplice che non dà luogo a nessun problema particolare. È un prodotto del lavoro umano, un risultato dell'opera dell'uomo rivolta ad adattare la natura a sé; e tale resta.

Tutt'altra cosa diventa invece quando la si considera come valore di scambio, ossia come valore. In quest'ultimo aspetto, la merce diventa una cosa imbrogliatissima e misteriosa. Da che cosa dipende questo carattere misterioso del prodotto del lavoro appena assume la forma di merce? Dipende esattamente da tale forma; dalla forma di merce. La forma valore, come si è potuto constatare, dà una falsa idea dei rapporti che intercorrono tra i produttori. Il valore di scambio, che non è altro che un modo di misurare il tempo impiegato nel produrre una merce, si trova così profondamente compenetrato nella merce che sembra una proprietà naturale degli stessi prodotti del lavoro.

Gli oggetti d'uso diventano merci in quanto sono prodotti di lavori privati, eseguiti l'uno indipendentemente dall'altro. L'insieme di questi lavori privati costituisce il lavoro sociale complessivo. I produttori di queste merci entrano in rapporti reciproci mediante lo scambio di esse. È nello scambio che i lavori privati rivelano la loro natura sociale, la qualità di essere articolazioni del lavoro sociale complessivo. Senonché rivelano tale qualità non direttamente sotto forma di relazioni tra i produttori, bensì come rapporti tra cose. I rapporti reciproci fra i produttori si presentano sotto forma di un rapporto tra cose.

L'aspetto misterioso della merce sta nel fatto che la forma di merce del prodotto del lavoro fa apparire il carattere sociale dei lavori privati come proprietà naturali delle cose stesse, ed il rapporto sociale fra i produttori e il lavoro complessivo, come rapporto sociale degli oggetti. Ai produttori le relazioni fra di loro intercorrenti, appaiono come rapporti materiali; mentre le relazioni tra le merci appaiono rapporti sociali fra le cose.

Qualche cosa di analogo avviene nella religione: qui le immagini create dagli uomini vivono autonomamente tra di loro e in posizione di superiorità rispetto ai creatori delle immagini stesse. Appena dunque i prodotti del lavoro acquistano la forma di merce, essi assumono una vita autonoma, separata dal produttore.

Per una società in cui predomina la produzione di merci, il cristianesimo (specie il protestantesimo) è la religione adatta.

Capitolo 2: Il processo di scambio

Le merci non possono andarsene da sole al mercato e non possono scambiarsi da sole. Dobbiamo dunque cercare i loro tutori, i possessori di merci. Le merci sono cose, quindi non possono resistere all’uomo: se esse non sono ben disposte, egli può usare la forza e può prenderle.

Nello scambio la merce prova d'esser merce, mentre i possessori di due merci devono volere scambiarsi le rispettive merci e così riconoscersi reciprocamente come proprietari privati. Tale rapporto giuridico, la cui forma è il contratto, è solo il rapporto di volontà in cui è riflesso il rapporto economico. Il suo contenuto è dato dal rapporto economico stesso.

La merce è sempre pronta a fare scambio con qualunque altra merce: è valore d'uso per il suo non-possessore, ma non è valore d'uso pel suo possessore. Di cui il bisogno di scambio: per il possessore la sua merce non ha nessun valore d’uso immediato, altrimenti non la porterebbe sul mercato, e ha valore d’uso per altri. Per lui, immediatamente, essa ha soltanto il valore d’uso d’essere depositaria di valore di scambio, e così d’essere mezzo di scambio: perciò egli la vuole alienare per merci il cui valore d’uso gli procuri soddisfazione.

Il cambiamento di mano delle merci costituisce il loro scambio, e il loro scambio le riferisce l’una all’altra come valori e le realizza come valori: dunque, le merci devono realizzarsi come valori, prima di potersi realizzare come valori d’uso. D’altra parte, le merci devono dar prova di sé come valori d’uso, prima di potersi realizzare come valori poiché il lavoro umano speso in esse conta soltanto in quanto è speso in forma utile per altri: ma solo il suo scambio può dimostrare se esso è utile ad altri e quindi se il suo prodotto soddisfa bisogni di altre persone.

Ogni possessore di merce vuole acquistare specifici valori d'uso a lui necessari. Fin qui lo scambio è un processo individuale. D'altra parte vuole realizzare la sua merce come valore, ossia in una merce altra, a prescindere che la sua merce sia per il possessore dell'altra merce valore d'uso. Fin qui lo scambio è per lui un processo generalmente sociale. Ma lo stesso processo non può essere al contempo e per tutti i possessori di merce individuale e generalmente sociale. Ogni proprietario di merce pone la sua merce come un equivalente generale di ogni altra merce e tutte le altre merci come equivalenti particolari di essa. Dato che tutti i possessori di merce fanno la stessa cosa, allora nessuna merce è un equivalente generale, cioè nessuna merce ha una forma relativa generale di valore, in cui si equiparino come valore e si rapportino come grandezze di valore. Così le merci non si trovano l’una di fronte all’altra come merci, bensì solo come prodotti, ossia come valori d’uso.

Le merci possono riferirsi l'una all'altra come valori (cioè come merci) solo riferendole per opposizione a qualsiasi altra merce presa da equivalente generale. Ma solo l'azione sociale può fare di una determinata merce un equivalente generale: mediante il processo sociale, l’esser equivalente diventa denaro.

La contraddizione interna alla merce (unità immediata di valore d'uso e valore di scambio; prodotto di lavoro privato utile e immediata materializzazione sociale di lavoro umano astratto) non si ovvia finché essa non si configuri nello sdoppiamento della merce in merce e denaro.

Se tutte le altre merci sono solo equivalenti particolari del denaro e il denaro il loro equivalente generale, allora le merci stanno al denaro come merci particolari stanno a una merce universale. Il processo di scambio dà alla merce che esso trasforma in denaro la sua forma di valore, non il suo valore.

Feticismo: che una merce diventi denaro solo perché in essa tutte le altre merci indicano i loro valori non sembra; anzi sembra che le altre merci indichino in lei i propri valori in quanto essa è denaro.

Capitolo 3: Il denaro ossia la circolazione delle merci

Si presuppone, per semplicità, che l’oro sia la merce denaro. La prima funzione dell’oro consiste nel fornire al mondo delle merci il materiale della sua espressione di valore, ossia nel rappresentare i valori delle merci come grandezze omonime, qualitativamente identiche e quantitativamente comparabili. Così esso funziona come misura generale dei valori: e solo in funzione di questa funzione l’oro, che è la merce equivalente specifica, diventa in primo luogo denaro.

Le merci non diventano commensurabili per mezzo del denaro. Viceversa, poiché tutte le merci come valori sono lavoro umano oggettivato, quindi sono commensurabili in sé e per sé, possono misurare i loro valori in comune in una stessa merce specifica e, in tal modo, trasformare questa nella loro comune misura di valore, ossia in denaro.

Come misura di valore, il denaro è la forma fenomenica necessaria della misura immanente di valore delle merci, del tempo di lavoro. La semplice espressione relativa di valore delle merci in denaro «x merce A = y denaro» è il loro prezzo.

Il prezzo (cioè la forma di denaro delle merci) è una forma distinta dalla forma corporea e tangibile delle merci ed è espresso in denaro immaginato: quindi il denaro è misura del valore solo in quanto denaro ideale. Ogni tutore di merci sa che ci manca ancora molto dall’avere coperte d’oro le sue merci, quando dà al loro valore la forma di prezzo o la forma ideale dell’oro.

I valori delle merci sono trasformabili in quantità ideali d’oro, di differenti grandezze e quindi, malgrado i differenti corpi delle merci, in grandezze omogenee, in grandezze auree. Esse si confrontano e si misurano l’una con l’altra quali quantità d’oro differenti, e così si sviluppa tecnicamente la necessità di riferirle a una quantità d’oro fissata, come loro unità di misura.

Trasformato il valore in prezzo, tecnicamente diviene possibile sviluppare ancora la misura dei valori nella scala dei prezzi, cioè si fissa una quantità di oro, in base a cui misurare diverse quantità di oro.

Come misura dei valori e come scala dei prezzi il denaro adempie a 2 funzioni del tutto diverse. È misura dei val

Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 30
Riassunto esame Storia del pensiero economico, Prof. Zanini Adelino, libro consigliato Il Capitale (Libro 1, capitoli 1-7), Karl Marx Pag. 1 Riassunto esame Storia del pensiero economico, Prof. Zanini Adelino, libro consigliato Il Capitale (Libro 1, capitoli 1-7), Karl Marx Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia del pensiero economico, Prof. Zanini Adelino, libro consigliato Il Capitale (Libro 1, capitoli 1-7), Karl Marx Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia del pensiero economico, Prof. Zanini Adelino, libro consigliato Il Capitale (Libro 1, capitoli 1-7), Karl Marx Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia del pensiero economico, Prof. Zanini Adelino, libro consigliato Il Capitale (Libro 1, capitoli 1-7), Karl Marx Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia del pensiero economico, Prof. Zanini Adelino, libro consigliato Il Capitale (Libro 1, capitoli 1-7), Karl Marx Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia del pensiero economico, Prof. Zanini Adelino, libro consigliato Il Capitale (Libro 1, capitoli 1-7), Karl Marx Pag. 26
1 su 30
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/04 Storia del pensiero economico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Pandinho30 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero economico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Politecnica delle Marche - Ancona o del prof Zanini Adelino.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community