Italia e Balcani, storia di una prossimità
Introduzione
La premessa, fatta da Egidio Ivetic, professore di Storia Moderna e Storia del Mediterraneo presso l’università di Padova, riguarda una semplice affermazione: Italia e i Balcani sono due regioni storiche d’Europa. I Balcani, che comprendono una regione geografica corrispondente alla penisola balcanica, sono un concetto ombrello, un contesto di raccordo tra l’Europa e le storie nazionali dei paesi situati nei Balcani. L’Italia è una regione storica nota in tutta Europa e facilmente riconoscibile a differenza dei Balcani. L’Italia, dice Giuseppe Galasso, è una e molteplice, eppure sembra meno chiaro rispetto a Scandinavia, Russia e Balcani quale posto ricopra nella geografia e storia d’Europa. In questo saggio si parte dal concetto che la storia d’Europa poggia sulla storia delle regioni storiche. Ci deve essere un’organizzazione concettuale della territorialità d’Europa. Una modalità d’approccio alla storia d’Europa, più accettata su un piano internazionale, prevede l’esistenza di un’Europa centrale, settentrionale, orientale, occidentale e meridionale. Quest’ultima è declinata nelle tre penisole: iberica, italiana e balcanica.
Il saggio parte da due presupposti, il primo: Italia e Balcani sono due regioni storiche europee. I Balcani nella loro storia non hanno espresso quasi mai un soggetto statale di grande importanza nella regione, diventando, dal tardo medioevo ad oggi, una periferia per le potenze collocate fuori dall’area. L’Italia non ha mai vissuto una frammentarietà di contrapposizioni come nei Balcani ma di localismi. Basti pensare che l’Italia fuori dall’Europa è vista come il luogo di passaggi storici importantissimi ma non si parla di essa come regione storica d’Europa perché legata alla concezione non tanto legata alla sua geografia quanto all’essere espressione di arte e cultura. Il secondo presupposto è che esiste una prossimità infra-europea, nel senso di dimensione della vicinanza tra regioni storiche d’Europa.
Questo saggio riflette sulla prossimità tra Italia e Balcani, divise dal mar Adriatico. L’Italia è il centro del Mediterraneo, mentre i Balcani sono stati a lungo l’Oriente più vicino. I Balcani comprendono dieci stati, con una miriade di minoranze religiose al suo interno. In Italia, diversamente, regione storica e stato corrispondono, tuttavia non si riesce bene a delineare geograficamente il confine orientale con i Balcani. A tal proposito è necessario aggiungere che con la situazione politica corrente Slovenia e Croazia rifiutano l’appartenenza ai Balcani dichiarandosi appartenenti all’Europa Centrale, motivo per il quale in sostanza l’Italia confina con l’Europa Centrale e non con i Balcani. Dunque la prossimità tra Italia e Balcani è data dal mare. I rapporti tra queste due regioni storiche sono iniziati spesso grazie al contesto italiano verso quello balcanico, quasi mai capita il contrario.
Regioni storiche d’Europa
Il problema politico e culturale dell’Est Europa nasce negli anni che seguirono la prima guerra mondiale, dove le nazioni di recente formazione invocarono il diritto di costituirsi in stati. Lo stato nazione era un modello a cui ambire nel 900. Sorse un’Europa di mezzo, con questi piccoli nuovi stati. All’epoca parliamo di stati dell’est Europa, che avevano tentato nel primo dopoguerra di realizzare la democrazia liberale per poi scivolare verso dittature. L’Est si rapportava prima con Parigi (che si avvaleva di loro nella sfera d’influenza del dopoguerra), e poi con Berlino (rinascita tedesca) e la Mitteleuropa, ovvero regione centrale del continente e area dell’egemonia culturale tedesca.
Negli anni Trenta gli storici tedeschi della Mitteleuropa determinarono i Balcani come Europa Sudorientale, noti come concetto e zona fatta di stati periferici. La denominazione Europa Sud-orientale voleva superare il passato bizantino e ottomano di quelle terre, che ora con questa nuova denominazione volevano avviare la modernizzazione di quelle terre. Anche nell’idea del Terzo Reich, i Balcani/Europa sud orientale erano intesi come retrovia ubbidiente e pacifica, indispensabile per risorse e manodopera.
Con la fine della seconda guerra mondiale però, si arrivò alla scomparsa di un concetto di civiltà europea centrale. Si passò a una concezione geografica d’Europa influenzata dal bipolarismo europeo vissuto durante la guerra fredda. Tuttavia arrivò la svolta nel 1989, con il crollo del sistema sovietico e con le guerre jugoslave degli anni 90’ si iniziò a vivere una stagione di passaggio che dura ancora oggi.
La trasformazione politica dell’Europa negli ultimi decenni e la concezione di Europa unita (UE) ha portato la necessità di guardare all’Europa come un insieme di regione storiche. Per farlo, la storia nazionale sembrava lo strumento migliore. Tuttavia ad essa andava aggiunta l’identificazione di aree sub-continentali. La questione era quindi: organizzare nel senso spaziale il passato europeo e la sua narrazione storica. Parliamo di un’Europa fatta di territori e di sviluppi storici dentro i territori, cornice per una vera storia comparativa.
Negli ultimi anni inoltre si è cominciato a parlare di storia transnazionale, in cui la regione può fornire il pretesto per sovvertire posizioni assodate. Tutto questo mentre l’UE cerca di integrare i contesti regionali del continente attraverso una politica di prossimità, attuata anche per avvicinare gli stati dell’ex Europa orientale all’UE. Osserviamo una tendenza a suddividere per raggruppamenti regionali: EuroMed 7, Trimarium, Nordic Council. Si arriva a proporre il termine di mesoregione, ovvero regione sub continentale che è sovrastatale e sovranazionale. Nella classificazione delle mesoregioni l’Italia appare come parte dell’Europa meridionale e non è a sé come Balcani o Iberia. Questo perché il concetto di Europa meridionale è recente e poco elaborato. Sull’Europa meridionale non si è sviluppata una peculiare corrente storiografica. Il Mediterraneo infatti negli ultimi anni vede crescere le divisioni al proprio interno. Difatti il mediterraneo si profila più come regione storica del mondo che d’Europa.
Tuttavia la domanda rimane la stessa: perché l’Italia non è considerata né come regione storica né come centro del Mediterraneo? C’è da dire che l’Italia suscita attenzione per tre temi: storia romana, rinascimento e fascismo. Tematiche tanto grandi da non poter inserire in una ridefinizione regionale storica d’Europa, senza far risultare invadente l’Italia. C’è da aggiungere che la storiografia italiana si è adeguata a quello che dell’Italia ha interessato e interessa su un piano di narrazione storica internazionale. L’Italia è semplicemente vista come terra di italiani, comunità etnica ben definita. Inoltre dall’Italia non sono sorte iniziative politiche che abbiano trasformato la storia d’Europa, né iniziative di conquista. La frammentazione politica interna italiana per secoli rende la storia d’Italia chiusa in sé. Nel contesto europeo, l’Italia appare come una delle tre penisole principali del mediterraneo, ma apparendo sempre come un paese sottomesso e passivo.
Tornando all’Europa mediterranea, essa è da considerare come una regione di regioni, un contesto trasversale dove avviare una storia comparativa utile. Tra i tre sud europei si può parlare di prossimità storica, ma i rapporti non sono mai stati reciproci e lineari. Manca una storia comparativa tra Italia e Balcani, regioni prossime ma del tutto diverse.
Italia e Balcani: una prossimità storica
Italia e Balcani costituiscono un confine dell’Europa. La storia dell’Italia stato, dal 1861 in poi può essere vista dal dualismo Europa-Mediterraneo, rappresentando ancor prima dell’Unità un ponte per l’Europa con l’Oriente e il resto del mediterraneo. Anche i Balcani rappresentano terre di passaggio tra l’Europa e l’Asia minore, rappresentando un contesto di transizione, travolti nei secoli da un susseguirsi di migrazioni che hanno portato i Balcani ad essere prima dominati dai bizantini e poi dagli ottomani.
Se nell’età moderna l’Italia era in parte controllata dalla Spagna e dall’altra politicamente frammentata, i Balcani, conosciuti come provincia ottomana di Rumelia, vedevano avanzare l’islam. Nel frattempo tra Italia e Spagna vediamo intere scenografie e topoi ricorrenti tali da rendere simile la loro vita culturale e civile, mentre i Balcani si profilavano distanti, un luogo oscuro e minaccioso per l’Italia.
Ad unire però Italia e Balcani, nel corso della storia, fu il mar Adriatico, uno spazio di mediazione. Un ruolo fondamentale nella definizione storica dello spazio adriatico è stato quello di Venezia, legata all’Istria e alla Dalmazia. La dimensione adriatica ha reso i Balcani occidentali al pari dell’Italia adriatica un unico contesto di interscambio. Non tutti i Balcani però hanno avuto una sorta di relazioni con l’Italia. I Balcani sono divisibili in una parte continentale e una peninsulare (Grecia). Nella parte continentale ci sono i Balcani occidentali (Croazia, Bosnia, Serbia, Montenegro e Albania) che nella loro storia hanno gravitato verso l’Adriatico mentre la Grecia verso lo Ionio. L’Adriatico orientale racchiude in sé la storia delle relazioni tra Italia e Slavia meridionale. Lo stesso si può dire per le isole Ionie, riguardo la simbiosi tra cultura veneziana e greca.
Venezia e i Balcani
Storicamente parlando, dal lato slavo l’Italia è sempre stata una costante minaccia per la Slavia meridionale e Venezia ne è stata l’incarnazione. Certo, le conquiste sono partite quasi tutte dall’Adriatico occidentale verso l’oriente e non è quasi mai successo l’opposto se non consideriamo la conquista turca di Otranto nel 1480. Tuttavia si può parlare di politica balcanica da parte di soggetti politici italiani solo dal Duecento in poi. Da allora fino a quando Venezia ci fu in quanto stato, l’Adriatico divenne Golfo di Venezia. La prossimità tra Italia e Balcani durante il medioevo e l’età moderna si realizzò grazie al nesso che Venezia stabilì con l’Adriatico e con le sponde orientali del mare. Così fino al tramonto della Serenissima nel 1797. Si chiuse così un rapporto politico, istituzionale, militare, economico e culturale. Il nesso Venezia-Adriatico orientale segna il passaggio dall’Europa occidentale a quella orientale, ai Balcani.
Durante le sue conquiste in Istria e Dalmazia, Venezia prendeva il controllo delle vie marittime, isole e porti. Il vero interesse per i veneziani erano le città. Basti pensare che lo sviluppo apportato da Venezia in quelle zone rese la Repubblica di Ragusa, libera da Venezia dal 1358, capace di svilupparsi una propria politica commerciale, puntando a diventare un punto di intermediazione tra i centri minerari di Bosnia e Serbia e il Mediterraneo, la cui ispirazione fu Venezia stessa.
La storia tra Venezia e le sponde orientali dell’Adriatico è riassumibile in quattro fasi:
- Nella prima fase si definirono le pertinenze territoriali tra Venezia, ottomani e gli Asburgo.
- Nella seconda fase ci fu un secolo di relativa stabilità nei rapporti tra la Serenissima e gli ottomani.
- Nella terza fase ci furono le guerre di Dalmazia e Grecia.
- Nella quarta fase ci fu un periodo di stabilità nell’Adriatico.
Per riassumere, il Quattrocento vide l’affermazione del dominio ottomano nei Balcani e l’adeguamento di Venezia, che riuscì a dominare i mari. Il Cinquecento testimonia una progressività...
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