La civiltà teatrale greca
Il teatro greco e il teatro romano rappresentano un modello di riferimento per la cultura teatrale occidentale. L'esempio degli antichi ha suscitato un senso di imitazione dei canoni classici, considerati paradigmi di assoluta perfezione espressiva. Un edificio importante della Grecia era l’edificio ateniese dedicato a Dionisio, il quale era la sede di rappresentazioni di molti testi di autori tragici. Esso ha subito innumerevoli ristrutturazioni, infatti è stato cancellato quasi del tutto il tracciato originario. Stessa cosa per il teatro di Siracusa.
Gli scavi archeologici e il confronto tra le fonti ha consentito agli studiosi di avanzare ipotesi sull’aspetto primitivo degli edifici, ma senza raggiungere grandi conclusioni. La stessa cosa accade riguardo lo stato delle conoscenze sull’origine della tragedia e il legame che essa ha con il Dio Dioniso (una delle fonti più citate è la Poetica di Aristotele).
La nascita della tragedia e le feste dionisiache ad Atene
Una delle ipotesi più famose è quella che riguarda il rituale di antiche feste in onore di Dioniso celebrate con un coro, che muovendosi a passi di danza cantava inni dedicati al dio della fertilità e alla liberazione dagli affanni. Aristotele all’interno de La Poetica afferma che la tragedia sia nata dai corifei del ditirambo (canto corale in onore di Dioniso). Ad un certo punto, però, il repertorio che prima era incentrato solo sulle gesta di Dioniso cambia le sue tematiche, iniziando ad includere altri dei ed eroi.
Aristotele indica un’ulteriore fonte della tragedia il satyrikòn (una forma di spettacolo tra serio e comico interpretato da coreuti mascherati che danzavano e cantavano). Atene e gli attori veneravano il dio con varie feste che si susseguivano a distanza ravvicinata tra inverno e primavera:
- Le Dionisie rurali
- Le Lenee
- Le Antesterie
Le grandi Dionisie occupavano 5 giornate e aveva luogo la competizione dei cori. C’era un giorno dedicato alla rappresentazione di 5 commedie, altri giorni dedicati alla tragedia. Nell’arco di una giornata si rappresentava una tetralogia (3 tragedie e 1 dramma satiresco). Il magistrato che curava l’organizzazione era l’arconte eponimo sceglieva 3 autori e a ciascuno assegnava un coro, finanziato da un corego, cittadino da lui designato.
Il primo luogo dedicato alle esibizioni teatrali greche fu l’agorà, successivamente avviene il passaggio al teatro di Dionisio. Nel V secolo a.C. il pubblico all’aperto sedeva su una gradinata scavata nel declivio della collina, su gradoni in terra battuta rafforzati da tavole di legno, posti di fronte all’orchestra, dove agivano anche il coro e gli attori. L’orchestra secondo gli studi aveva una forma rettangolare (o trapezoidale) invece, le tribune avevano una forma quadrangolare. Ai due lati dell’orchestra c’erano i Parodoi ovvero gli accessi attraverso i quali, il coro e gli attori entravano e uscivano dalla scena.
Di fronte al pubblico (dove stavano si chiamava theatron) al di là dell’orchestra c’era una parete in legno skenè davanti alla quale recitavano gli attori per ridurre la dispersione della voce. Questa parete serviva come sfondo dell’ambientazione e come da retroscena in cui ambientavano gli spazi della messinscena. Era presente una solita gru (mechanè) per permettere i voli in scena delle divinità. Ai lati della skenè c’erano altri due edifici che servivano a delimitare gli spazi degli attori.
La tragediografia ateniese
Il primo autore di tragedie fu Tespi, un autore-attore che si spostava su un carro insieme ai coreuti per recitare in varie città. A lui si deve l’introduzione delle maschere e dell’attore nella rappresentazione teatrale. La tragedia era composta da episodi fissi in cui prevaleva il coro e l’attore prologo, parodo, episodi, stasimi e esodo. Le parti testuali prevedevano l’alternanza tra il recitato, il canto, il recitativo a solo o a due attori e la danza. Altri autori furono Eschilo, Sofocle e Plauto.
La maggior parte dei testi sono andati perduti ad Eschilo si attestano 80 opere ma a noi ne sono rimaste soltanto 7.
Eschilo
Una delle tragedie principali di questo autore è stata I Persiani, concepita per due attori. Ha come tema un tratto dell’attualità dello scrittore, ovvero la vittoria dei Greci sui Persiani. Egli sceglie di raccontare questa storia dal punto di vista dei vinti (fanno ricadere la colpa della sconfitta sul re Serse punendo la sua superbia e la sua presunzione di invincibilità). La colpa del delitto di solito si ripercuote su chi l’ha commesso e sulla sua discendenza. Le tragedie di Eschilo esaltano il valore della giustizia. Eschilo fu contemporaneamente autore, attore, istruttore del coro, coreografo e autore delle musiche.
Sofocle
Con Sofocle entra in gioco il terzo attore. La trilogia di tragedie è costituita da 3 tragedie che possiedono argomenti diversi e non legati tra loro. L’interesse di Sofocle si concentra sulla costruzione di personalità grandiose, messe alla prova dalle avversità, affinché possano esprimere le loro qualità morali. Eroi che lottano fino all’ultimo per i loro principi. Si sofferma sulla solitudine dell’individuo. Egli scrive Edipo re.
Euripide
È accusato di ateismo, misoginia e incoerenza. I temi della sua opera diedero spunto alla commedia nuova. Egli cerca di smascherare l’immoralità. Era appassionato di retorica e il suo linguaggio sembra tratto dalla quotidianità, verso un maggiore realismo. L’autore si interessa della ricerca interiore degli stati d’animo. Egli spezza lo schema in due parti dominate da un personaggio. Sperimenta sviluppi avventurosi e il lieto fine. Attribuisce una nuova funzione al prologo, ovvero quella di raccontare l’antefatto della storia.
Il dramma satiresco
Era una breve composizione comica collocata alla fine della trilogia di tragedie e di solito era scritta dallo stesso autore e riprendeva in chiave comico-burlesca gli stessi temi della trilogia. Serviva per risollevare gli animi del pubblico. Veniva chiamato “satiresco” perché era molto importante la presenza del coro, composto da satiri, creature mitologiche metà umane, metà capre (primitivi e irrilevanti). I personaggi erano gli eroi o delle divinità, i quali creavano inganni e trappole ai mostri o ai nemici, ma queste trame sono messe a repentaglio dai satiri e dalla loro invadenza. Temi come la sconfitta di mostri e giganti, il salvataggio finale dell’eroe, la sua astuzia... Questi testi sono stati quasi tutti perduti.
Le tre età della commedia
Aristotele afferma che la commedia sia nata dalle falloforie ovvero processioni propiziatorie agresti. Il termine commedia indicava la gioia, un’altra etimologia era quella che vedeva la komodìa (kome - villaggio) alludendo al passaggio degli attori da un villaggio ad un altro. La nascente forma comica era formata da brevi scene e i costumi deformavano la figura degli interpreti. I teatri delle farse erano pedane rialzate sulle quali recitavano gli attori e dietro di essi c’era un telo o una parete dipinta con delle aperture per l’entrata e l’uscita degli attori.
La commedia antica
L’autore più importante di questo tipo di commedia fu Aristofane. La sua commedia seguiva uno schema drammaturgico: prologo, parodo, la scena di contrasto tra i personaggi, la sfilata dei coreuti senza la maschera e una parte conclusiva con delle scene comiche. Gli argomenti principali erano quelli di interesse generale dei cittadini.
La commedia di mezzo
Dura fino alla morte di Alessandro Magno. In questa fase si accentua l’attenzione alla rappresentazione della vita quotidiana.
La commedia nuova
Scompare la satira legata all’attualità e il coro perde parte della sua importanza. La commedia nuova racconta di intrecci amorosi, romanzeschi e avventurosi sciolti da un lieto fine (o nuziale o con la rivelazione dell’identità di un personaggio). L’autore principale fu Menandro, conosciuto per la sua maestria nella definizione del comportamento e dei pensieri dei personaggi, descritti con verosimiglianza.
La teoresi sul teatro
Importante è il contributo di Platone sullo sviluppo del pensiero estetico occidentale. Egli afferma che l’imitazione sia il fondamento costitutivo di tutte le arti. Essa è da intendersi come riproduzione dell’apparenza delle cose e per Platone la realtà deriva dal divino. Però come attraverso uno specchio, l’arte imitativa produce immagini non vere e quindi nella città di Platone non c’è spazio per le opere artistiche imitative, in quanto esse scatenano le passioni del piacere e del dolore. Per Aristotele l’imitazione aveva un ruolo positivo nel processo della conoscenza. Aristotele afferma che la tragedia è una forma drammatica e si differenzia dalla commedia perché imita un’azione seria e presenta contenuti di una maggiore dignità e con uno stile più alto. La tragedia scatena le passioni del terrore e della pietà e induce un meccanismo di superamento della crisi emotiva con un'acquisizione di una conoscenza maggiore della condizione umana la quale guarisce le emozioni negative catarsi.
Secondo Aristotele la tragedia è composta da sei elementi in cerchio:
- Racconto (ne fanno parte il rovesciamento e il riconoscimento)
- Caratteri
- Linguaggio
- Pensiero
- Vista (spettacolo scenico)
- Musica
Lo spettacolo in età classica
Il coro all’inizio era formato da 12 elementi, poi viene aumentato a 15 con Sofocle. I suoi interventi lirici erano fondamentali per la mediazione con il pubblico commentano i momenti di svolta dell’azione tragica. La sua importanza si ridusse, diventando più marginale e mettendo in luce invece l’attore. Il coro era diventato quasi un elemento di intrattenimento con canti lirici lontani dal racconto principale. La rappresentazione greca non consentiva la presenza di più di 3 attori per dramma denominati protagonista, deuteragonista e tritagonista. Ogni attore interpretava più di un personaggio e la scena era interdetta alle attrici donne.
La musica aveva un ruolo fondamentale (per Sofocle la musica era condizionata dalla parola, per Euripide la melodia era privilegiata). Lo strumento più usato fu l’aulos, uno strumento a fiato che impostava il canto degli attori. Altri strumenti più rari erano la cetra e la lira. Gli attori indossavano le maschere per favorire l'identificazione del personaggio. Essa era realizzata in legno, lino o sughero dipinta di bianco se il ruolo fosse femminile, bianca-grigia se il ruolo fosse maschile (nessuna maschera ci è pervenuta). Il volto della maschera aveva due fori per gli occhi e uno più largo in corrispondenza della bocca, inoltre indossavano anche le parrucche per completare il travestimento.
Le vesti degli eroi nelle tragedie erano simili a quelle degli spettatori. Ai personaggi tragici di alto rango spettava una lunga tunica (chitone). Le dee portavano il pharos in lino, invece i personaggi femminili un peplo di lana. Il re vestiva di color porpora, i poveri di colori scuri, invece i vinti con indumenti stracciati.
Il teatro di Epidauro
La forma circolare dell’orchestra e della granita apparvero ad Atene durante il dominio di Licurgo. Il legno utilizzato precedentemente venne sostituito con il marmo e la pietra. La skenè era su due piani con decorazioni e colonne, aveva un tetto su cui c’erano gli dei e 3 grandi portali al centro per il protagonista, sulla destra per il deuteragonista, a sinistra per il tritagonista. Per gli ingressi in scena si usava la destra per i personaggi che provenivano dalla città o dal porto, la sinistra per quelli che venivano da terre straniere. Dietro ai portali c’erano teli o pannelli dipinti che servivano a figurare i paesaggi evocati dai testi. Si diffuse anche la skenographia pittura della skene. La forma a conchiglia delle gradinate permetteva di accogliere gli spettatori in forma avvolgente attorno all’orchestra. Si calcola che il teatro potesse accogliere circa tra i 14 mila e i 17 mila spettatori. Le gradinate erano tagliate in orizzontale e in verticale per agevolare la distribuzione della gente.
Teatro e spettacolo a Roma
Per i cittadini romani, le feste cittadine erano un’occasione per onorare le divinità, ma anche per divertirsi. De Architectura di Marco Vitruvio Pollione un punto di riferimento per l’elaborazione rinascimentale italiana ed europea della scena e del teatro. Lo spazio e le forme dello spettacolo a Roma sono anche frutto delle novità straniere. Il tratto più originale del teatro romano è la predominanza della musica, del canto e della danza. Si diffusero nuove tipologie di rappresentazione basate sull’equilibrio tra gesto, parola e canto.
Il teatro era diviso in:
- Ludi scaenici ovvero spettacoli teatrali
- Ludi circenses ovvero le gare equestri e i giochi gladiatori
- Evergetismo messa in scena di uno speciale legame tra l’autorità e il popolo
I magistrati edili della repubblica romana iniziarono ad usare il proprio patrimonio personale per finanziare gli spettacoli, creandone di splendidi. L’evergetismo divenne così uno sforzo necessario per l’avanzamento della carriera politica. Il teatro a Roma era compatto e unitario inserito nella città nei luoghi di maggior rilievo della vita pubblica cittadina.
I ludi in età repubblicana
Ludi Romani in onore di Giove Ottimo Massimo con cadenza annuale. Il programma prevedeva 4 giornate per i ludi scaenici, e una per i ludi circenses (alla fine aumentano le giornate di cui 9 dedicate alle ludi scaenici).
- Ludi Plebeii dedicati a Giove
- Ludi Florales per celebrare la dea Flora ed esaltavano il principio gioioso della fecondità
- Ludi Apollinares ospitavano le rappresentazioni drammatiche
- Ludi Megalenses in onore della Grande Madre
- Ludi Cereales dedicati a Cerere
In origine i combattimenti delle Ludi Circenses si tenevano nel Foro. Ma l'anfiteatro più noto fu sicuramente l’anfiteatro Flavio, detto Colosseo, voluto dall’imperatore Vespasiano e inaugurato da Tito. L’anfiteatro ha pianta centrale di forma ellissoidale. Al centro c’è lo spazio coperto di sabbia dell'arena. Attorno all'arena c’erano le gradinate con i vomitoria d’accesso e i corridoi. I gradini più bassi erano protetti da un parapetto.
Il programma celebrativo delle Ludi Romani fu arricchito da danze propiziatorie, quest’idea venne usata anche dai giovani per le feste private e nacquero così la satura: spettacolo basato sullo scambio di motteggi su gesti danzati e accordati al canto. Essa entrò a far parte del programma delle Ludi Romani e grazie ad essa nacquero attori esperti nel teatro, nella danza e nel canto.
Importante era anche il mimo. Il primo tentativo di realizzare una struttura teatrale a Roma finì male, infatti la struttura venne demolita. La ragione era per cui fu espresso il divieto di utilizzo dei sedili per gli spettatori, i quali erano costretti a stare in piedi.
Plauto
La fabula era basata su un intreccio unitario ed era un testo scritto e memorizzato dagli interpreti, che dovevano quindi essere attori esperti. Tito Maccio Plauto scrisse circa 130 commedie. Alcune fonti lo dichiararono attore ma si dedicò principalmente alla scrittura. Il teatro di Plauto ritraeva la realtà sociale romana. La commedia era fondata sul contrasto e sulla beffa, i personaggi erano fissi su una gamma abbastanza ripetitiva, ma molto funzionale. L’obiettivo primario era quello di divertire il pubblico rappresentazione ricca di doppi sensi e ricca di litigi con scambi di insulti e minacce. Il coro era assente, così gli autori avevano campo libero. La scena era frequentata da 4 personaggi (superamento della limitazione greca con 3 attori).
Terenzio
Aveva un più intenso richiamo al mondo greco. Invitava il pubblico ad una nuova riflessione infatti parlava dei rapporti umani, della compassione e dell’aiuto disinteressato.
Seneca
Fu l’autore tragico più illustre. Le sue tragedie erano ispirate a soggetti originali della drammaturgia di Euripide, ma venivano accentuate le passioni, rese violente e sanguinarie. I personaggi vivevano dolorosi contrasti interiori e la passione combatteva contro la ragione.
Professionismo attorico e nuovi generi
Si afferma una fase di grande espansione dell’arte teatrale. Durante l’età imperiale continua ad essere presente la figura del mimo. La parola tragedia (tragoedia) passò ad indicare nuove forme teatrali, come ad esempio il pantomimo, rappresentazione più breve di una tragedia tradizionale con un solo attore solista che non faceva uso della parola. La compagnia detta grex (gregge) era sotto il comando di un capocomico-impresario con un direttore delle prove e un responsabile delle scene e dei costumi. La compagnia era una comunità maschile composta almeno da 5 membri, dotata di un repertorio tragico e comico. Ogni attore interpreta uno stesso personaggio.
Orazio riconferma la presenza di 3 attori. Vitruvio scrisse De Architectura, un trattato di 10 libri. All’interno si concentra sui teatri, ponendo a confronto le caratteristiche strutturali degli edifici greci con quelli romani.
- Greci: orchestra più grande e scena meno profonda
- Romani: scena più ampia affinché tutti gli artisti vi si muovano, non è più previsto lo spazio per il coro in quanto l’orchestra romana è dimezzata.
La scena romana presenta 3 porte:
- Centrale: ingresso della reggia
- Laterali: ingresso per le stanze degli ospiti
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