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Periodizzazioni dell'età contemporanea

L'età contemporanea è legata a un'articolazione di carattere cronologico. La storia contemporanea presenta diverse possibilità di stabilire un arco cronologico perché molti storici si sono interrogati su cos'è la storia contemporanea. Global history: la storia va presa in esame anche cercando di capire quali sono le interconnessioni tra i diversi continenti. La storia contemporanea è un confine mobile sull'inizio e sulla fine; questo confine può variare da caso a caso e da studioso a studioso. Per considerare degli avvenimenti come storici (che hanno assunto una loro storicizzazione) è necessario un distacco di più generazioni: non c'è storia se siamo coinvolti (si parla di attualità non di storia). Concetto di distanza storica dato anche dalla disponibilità delle fonti: lo storico ha la necessità di accedere a delle fonti.

  • Fonti primarie: dal documento che può essere una lettera, un documento ufficiale, fino ad arrivare a un artefatto, a un manoscritto... tutto ciò che dà un segnale diretto del tempo che state studiando, anche un diario, internet, film.
  • Fonti secondarie: fonti indirette perché sono ad esempio i testi indicati nei libri a scelta; uno storico ha ricostruito un avvenimento e si studia attraverso la mediazione dello storico.

La disponibilità delle fonti è fondamentale perché un avvenimento è storicamente comprensibile quando è leggibile in un quadro di riferimenti compiuti: deve essere sedimentato, devo aver stabilito una distanza storica.

L'inizio dell'età contemporanea

Problema sul decidere quando inizia la storia contemporanea, alcuni storici optano per:

  • Rivoluzione francese 1789: perché un momento di assoluto cambiamento, diffusione dei suoi principi in tutto il continente europeo grazie all'età napoleonica.
  • Congresso di Vienna 1815: c'è un tentativo di tornare ai poteri preesistenti, impossibile perché i principi della rivoluzione francese sono entrati nell'ideale comune; si ripensa all'organizzazione burocratica, finanziaria, dell'esercito, c'è un ripensamento dei modelli urbani e della vita privata (dimensione individuale sul piano religioso, letterario, della vita quotidiana).

Problema di fondo: finora si è parlato di Europa. Non è stato citato il resto del mondo: pensare all'inizio della storia contemporanea solo parlando di Europa è difficile: es. America Latina, America del Nord (inizia una lunga fase di ampliamento, di spostamento dei confini e una guerra civile).

Serie di autori fondamentali

Serie di autori fondamentali che ci propongono diverse periodizzazioni:

  • Barraclough: introduzione alla storia contemporanea 1964 = periodo di transizione da Bismarck 1890 a Kennedy 1961. Parla di fine del dominio culturale e politico europeo, crescente dimensione di massa (le masse segnano l'avvio della storia contemporanea), accelerazione del progresso tecnologico. Dalla fine degli anni '70 per Barraclough vi è l'inizio di un nuovo universo storico. Il periodo per lui arriva al 1961 perché è la sua contemporaneità visto che scrive il libro nel 1964.
  • A. Mayer scrive nel 1981 "Il potere dell'ancien régime" e il fatto che questo regime si espande fino alla prima guerra mondiale = proprietà fondiaria, stili di vita come volgarizzazione dei modelli nobiliari, cultura con riferimenti aristocratici. Mayer parla di un'evoluzione di tipo sociale perché dice che ci sono cambiamenti nei modelli di vita e c'è volontà nella società nobiliare di mantenere il potere. Per Mayer, dopo la fine della guerra mondiale, la nobiltà va scomparendo. In realtà però la nobiltà era finita molto prima perché per mantenere il proprio potere aveva cercato di adattarsi ai tempi, modificando i loro stili di vita, cercando di volgarizzare la loro cultura per essere al passo con i tempi (apertura di circoli, caffè). L'ibridazione della classe nobiliare era già avvenuta con l'avanzata del '900. Pensare che vi sia un lungo 800 che spinge l'antico regime fino alla prima guerra mondiale è un’ipotesi che possiamo mantenere: ci sono elementi che non la rendono convincente. La proposta di Mayer può quindi vedere queste critiche.
  • E. Hobsbawn dice che si può considerare la contemporaneità del '900 tra il 1914 e possiamo considerare questo secolo terminato nel 1989 con la caduta del muro di Berlino. C'è un lungo 800 che va dall'impero napoleonico alla fine della prima guerra mondiale. La rivoluzione sovietica è l'inizio dell'età contemporanea che finisce con la caduta del muro di Berlino (breve '900 fino al 1989) perché è la traduzione delle teorie marxiste. Nel '900 è l'avvento del comunismo a cambiare drasticamente la storia. Critiche: Hobsbawn quando analizza l'evoluzione delle società negli anni '60 considera secondaria una serie di soggetti sociali come le donne, che non hanno posto nella società.

Come risolvere il problema della periodizzazione

Cosa andiamo a indicare come età contemporanea:

Cosa non fare

  • Evitare la sovrapposizione con l'esperienza personale. È difficile rimanere oggettivamente imparziale ma quando non lo si è, è necessario cercare di incidere il meno possibile sulla lettura dei fenomeni storici con il proprio parere.
  • Le periodizzazioni non vanno ricercate, ciò significa che le periodizzazioni servono soprattutto ad aiutarci ad inquadrare i fatti, non bisogna quindi pensare che la storia si riduca tutta alla ricerca di periodizzazioni.
  • Una periodizzazione dell'età contemporanea ha senso solo se la mettiamo in rapporto a un quadro logico entro il quale vogliamo iscrivere un'epoca.

Per dare una definizione di età contemporanea dobbiamo capire quelli che sono i grandi cambiamenti introdotti dalla storia contemporanea:

  • Sviluppo dei mezzi tecnici: una nuova mobilità (aerei, navi, ferrovie e mezzi tecnici che ci portano ad ampliare la conoscenza delle notizie: telegrafo, radio).
  • Mutamento della dimensione: cambia il rapporto con lo spazio, lo spazio diventa condiviso, pubblico, nasce il concetto di massa (soggetti che si trovano a confluire all'interno di uno spazio pubblico sempre più condiviso e allargato).
  • Cambiamento del rapporto tra uomo e territorio: sviluppo del concetto di cittadinanza, ricerca di una rappresentatività.
  • Trasformazioni economiche legate alla distribuzione del capitale. Nuove forme economiche con una redistribuzione dei capitali anche legate allo sviluppo della società di massa (sviluppo di una borghesia ricca dopo la rivoluzione industriale).

Elementi cardine dell'età contemporanea

  • Nell'età contemporanea si presentano le ideologie: si cerca di trovare delle definizioni che cercano di fare capire il perché delle cose, non ci sono più la religione e la filosofia: la religione è limitata al suo valore mistico, la filosofia porta con sé uno studio dei fenomeni e un loro perfezionamento. L'ideologia è l'idea che vi siano determinati ragionamenti che hanno un senso all'interno di un ordine politico, servono quindi nella misura in cui organizzano l'agire umano all'interno di un ordine politico, non scompaiono religione e filosofia ma l'età contemporanea, intesa come età delle ideologie, è segnata dal fatto che queste ideologie servono per rispondere a quesiti e vanno ad organizzare l'agire umano all'interno di un determinato ordine politico.
  • Criterio della sovranità politica: l'età contemporanea è anche l'età in cui si introduce il concetto di rappresentanza e si lega alla sua evoluzione: uguaglianza giuridica (raggiunta tra il 1870 e la prima guerra mondiale), momento legato al costituzionalismo contemporaneo. Vi è l'introduzione di elementi legati all'uomo, che non è più solo uomo in quanto tale ma diventa cittadino (parte centrale all'interno di un'organizzazione politica e sociale) diritti dell'uomo e del cittadino, limitazione del potere attraverso organismi che si controllano, finalità del potere pubblico e i modi per delimitarne l'azione. Scontro tra democrazia formale (principi teorici della democrazia, concetto di uguaglianza, principi di tipo formale e ideale, principi che non è detto che vengano applicati) e sostanziale: nella sostanza molti elementi vanno a dimostrare come i principi cardine della democrazia possano essere applicati in maniera diversa. Es. Uguaglianza uomini e donne è formale nella costituzione ma sostanzialmente non è così.

La storia contemporanea è soggetta a diverse interpretazioni, anche nella sua definizione cronologica le interpretazioni incidono, ci sono tanti modi diversi di leggere la storia (non ci sono solo relazioni internazionali o grandi eventi politici). La storia non deve essere letta come dramma o sfilata di eventi decisivi.

Le rivoluzioni del 1848 tra costituzione, diritti e principio di nazionalità

Tra il 1848 e il 1849 l'Europa continentale fu attraversata da imponenti moti che segnarono la crisi definitiva dell'assetto politico-istituzionale definito dal Congresso di Vienna. Si stabilì infatti la volontà della borghesia di avere un ruolo politico attivo e quindi di sostituire il principio dell'origine divina dell'autorità con quello liberale del merito e della responsabilità. In altri casi, i moti del 1848 ebbero anche origine dall'affermarsi del principio di nazionalità. Questa cosiddetta "primavera dei popoli" non toccò però Gran Bretagna e Russia, la prima perché aveva già imboccato la strada del costituzionalismo, la seconda perché il regime zarista fu ben attento a non lasciare attecchire movimenti ispirati al Liberalismo. L'allargarsi dei moti venne favorito anche da una grave crisi economica iniziata nel 1846, la quale aveva causato malessere sociale.

Francia

In Francia, in seguito al divieto, posto dal governo, di tenere riunioni pubbliche, per chiedere l'ampliamento del Suffragio elettorale, i Parigini insorsero costringendo il re alla fuga. Proclamata la Repubblica fu creato un governo provvisorio nel quale entrarono rappresentanti di tutti gli schieramenti: liberali moderati, repubblicani e il socialista Louis Blanc. Importanti riforme furono varate dal nuovo esecutivo: libertà di stampa e di associazione, imposta progressiva sul reddito, riduzione della giornata lavorativa. Louis Blanc proclamò il diritto al lavoro e tentò di realizzare un programma a favore dei disoccupati. Ciò causò però un aumento del debito pubblico e quindi delle imposte, questo provvedimento non venne quindi gradito dalla parte moderata del governo, paladina del liberalismo economico che non contemplava gli interventi statali in economia. Le elezioni dell'assemblea costituente, svoltesi il 23 aprile del 1848, decretarono la vittoria dei moderati con una vittoria schiacciante, la quale portò la sinistra ad abbandonare la via legalitaria per tentare di nuovo quella insurrezionale. La Guardia Nazionale, però, repressa duramente la rivolta. In questa nuova Repubblica, la Costituzione concedeva al presidente, eletto direttamente dai cittadini, poteri molto ampi, tra cui la titolarità del governo. Il 10 dicembre 1848 fu eletto alla più alta carica dello Stato Luigi Napoleone Bonaparte.

Impero asburgico

Il 13 marzo una rivolta scoppiata a Vienna costrinse l'imperatore Federico I d'Austria a convocare un'Assemblea Costituente. Questi eventi alimentarono la convinzione tra gli altri popoli soggetti all'impero asburgico, come polacchi, italiani e ungheresi, che il momento fosse propizio per ribellarsi alla dominazione austriaca. In Ungheria i rivoluzionari affiancarono i contadini della servitù della gleba e intrapresero una guerra d'indipendenza, ma, a compromettere tale iniziativa fu il rifiuto degli ungheresi di concedere parità di diritti alle minoranze costituita da slovacchi, serbi, rumeni e croati. Ciò favorì l'Austria che, facendo leva su questi dissidi interetnici e sociali all'interno del fronte rivoluzionario, e avvalendosi dell'appoggio militare della Russia, riuscì in breve tempo a dominare i moti autonomisti e a ristabilire l'ordine in tutti i propri territori.

Confederazione germanica/Prussia

Anche il mondo Germanico fu attraversato dai venti di rivolta, i quali portarono nei territori della confederazione, all’elezione a suffragio universale maschile di un’Assemblea Costituente dove dovevano essere rappresentati tutti gli stati tedeschi. L'assemblea, insediatasi a Francoforte, vide l'affermazione di due partiti contrapposti: i grandi tedeschi e i piccoli tedeschi. I primi auspicavano l'unione di tutti i popoli di lingua tedesca sotto la guida dell'Austria, i secondi intendevano far nascere uno Stato nazionale più piccolo e compatto guidato dalla Prussia. Vinsero i piccoli tedeschi e nel 1849 Federico Guglielmo IV di Prussia venne incoronato imperatore federale tedesco. Ciò non venne però accettato dal Re, facendo perdere all'assemblea parte dei suoi eletti. I moti del 1849 indebolirono ulteriormente l'assemblea che fu sciolta lo stesso anno.

Italia

A gennaio del 1848 l'insurrezione del Popolo di Palermo costrinse Ferdinando II di Borbone a concedere una Costituzione, seguito dopo pochi giorni da quasi tutti i sovrani della penisola. Subito dopo la sollevazione di Vienna, alcuni possedimenti austriaci nella penisola italiana furono teatro di violente rivolte: la prima a ribellarsi fu Venezia, che portò alla nascita della Repubblica di Venezia, seguita da Milano con le Cinque giornate, nelle quali furono innalzate le barricate e il Palazzo del governo fu assalito dai rivoltosi. Spinto dalle sollecitazioni di numerosi Patrioti Liberali, ma anche dalle aspirazioni della monarchia di allargare verso est i confini del suo regno, Carlo Alberto si decise a intervenire militarmente contro gli Asburgo, seguito poi dal Regno di Sardegna, Ferdinando II, Leopoldo II e Pio IX. Ciò non durò molto, perché già ad aprile gli alleati del Piemonte iniziarono a ritirare le truppe, inoltre la scarsa risolutezza di Carlo Alberto diede modo agli austriaci di riorganizzarsi e riprendere l'iniziativa. A fine luglio Carlo Alberto firmò l'armistizio e ritirò le sue truppe. Nel 1849 riprovò a riaprire il conflitto, ma in seguito alla sconfitta abdicò a favore del figlio Vittorio Emanuele II. In seguito gli austriaci abbatterono le ultime isole di resistenza degli insorti. Nel 1848, dopo aver manifestato la sua opposizione alla decisione di eleggere a suffragio universale maschile un'assemblea Costituente, Pio IX aveva lasciato Roma, nella quale si insediò quindi un governo provvisorio retto da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini. La repubblica romana venne però stroncata dalla Repubblica francese, abbattendo l’ultima isola di resistenza. La sola conquista delle insurrezioni furono le costituzioni che molti sovrani decisero di concedere una volta riportato l'ordine nei propri territori. In Italia, mentre tutti i monarchi non appena erano finiti i moti rivoluzionari si affrettarono a ritirare i testi costituzionali, Vittorio Emanuele di Savoia decise di mantenere in vigore lo Statuto promulgato dal padre Carlo Alberto.

Stato e società

Una delle conseguenze principali della rivoluzione industriale fu quella di rendere evidente quanto la potenza economica avrebbe determinato la gerarchia fra gli stati. L'introduzione della macchina a vapore permise un rapido sviluppo dei due settori trainanti dell'economia inglese: l'industria tessile e quella dei trasporti. Ben presto però fu chiaro che l'industrializzazione finiva per apportare benefici solo a una parte minoritaria della popolazione e proprio in questo senso la Gran Bretagna fu il primo paese a mostrare i vizi e le virtù del neonato sistema capitalistico. Gli operai infatti ricevevano una remunerazione del tutto sottostimata a quella che veniva riconosciuta agli altri fattori della produzione. Inoltre molti vennero spinti ad abbandonare le campagne per andare verso città industriali creando problemi sociali nuovi che mettevano in luce le difficili condizioni di vita della classe operaia. Fu proprio agli operai che si rivolse la Poor Law, una legge che istituiva forme di sostegno per coloro che, a causa dell'età o di malattie, non erano in grado di svolgere un'attività lavorativa, in questo provvedimento del 1834 però il sussidio veniva concesso solo in cambio di lavoro in workhouses, in modo da renderlo poco desiderabile a chi non era veramente povero. Durante la prima metà dell'800 i processi di industrializzazione e urbanizzazione si estesero a Francia, Belgio e Olanda. Nella seconda metà dell'800 Stati Uniti, Svizzera, Prussia, Italia e Giappone cominciarono a orientare verso l'industria ampie porzioni della loro economia. Nel 1846 la Gran Bretagna abolì la Corn law, ovvero i dazi doganali sull'ingresso del grano proveniente da altri paesi, in favore del pieno liberismo economico. Questa grande crescita economica si arrestò a partire dal 1873 e durò fino alla metà degli anni '90. La grande depressione, mise in luce la complessità del sistema capitalistico ed i problemi connessi ai fenomeni di sovrapproduzione.

Dal punto di vista sociale, la grande crescita economica di metà '800 ebbe come effetto sia la nascita di un nuovo gruppo sociale, sia l'urbanizzazione convulsa dovuta all'imponente flusso migratorio verso i centri urbani di coloro che erano alla ricerca di un...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilarb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Salustri Simona.
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