Scienza politica
La politica è qualcosa che esiste dappertutto. La dimensione politica travalica la sfera politica del sistema. La politica è influenza, cercare di far fare a qualcuno qualcosa che voi volete fargli fare. È una definizione sostanziale. La politica è l’allocazione imperativa di valori in una società. Definizione generale: è una definizione formalista. Mette in rilievo la natura imperativa della politica, diventa un comando. Allocare potere a dei gruppi che rendono legge il proprio programma. Per questo, l’allocazione imperativa politica deve andare di pari passo con libertà (→ mantenere il diritto alla minoranza) e pluralismo (→ diversi pensieri, non solo quello che ha vinto). Ogni provvedimento è un’allocazione di costi e benefici a diversi individui.
Policy, polity, politics
Tre accezioni di politica:
- Policy: politiche pubbliche, pacchetti di provvedimenti normativi volti a disciplinare determinati comportamenti.
- Polity: architettura istituzionale di un sistema politico, complesso di istituzioni che regolano il sistema politico.
- Politics: insieme delle relazioni cooperative/competitive tra attori politici.
Esempio: un assalto in Brasile è politics e può diventare polity; l'incremento dei costi dei carburanti è policy.
Il diritto è un approccio normativo giuridico che guarda alle regole per come sono definite dal processo, mentre la scienza politica guarda ai comportamenti concreti che possono essere prodotti dalle regole istituzionali.
Storico
Lo storico ragiona tendenzialmente per individualità storiche: la forma della spiegazione è ideografica, lo storico cerca di spiegare il caso determinandone le condizioni di originarietà, cosa rende quel caso unico rispetto agli altri. Tendenza descrittiva che ricerca l’originarietà.
Politologo
Il politologo invece ricerca delle generalizzazioni, è un approccio normologico deduttivo. È la ricerca di leggi generali, della regolarità e replicabilità di meccanismi anche in contesti diversi.
Filosofia politica
La filosofia politica ha un impianto/approccio normativo. Cerca di fornire argomenti a giustificazione di come un processo politico deve essere. Il politologo ha un approccio positivo. Non cerca di comprendere come il fenomeno politico dovrebbe essere ma com’è.
Lo stato
Il primo oggetto di studio della scienza politica è lo stato, che è il punto di origine della riflessione politica. Nasce nell’Europa occidentale dopo il Medioevo tra il XIII e il XV secolo, quando si formano i grandi stati nazionali: Francia, Prussia, Inghilterra. La prima forma di stato era quella assolutista, lo stato del monarca. Poi inizia a diffondersi uno stato che richiede la rappresentanza: avviene in Inghilterra, il Parlamento non ha una funzione puramente ratificatoria. Non è ancora lo stato democratico, è uno stato monarchico dove il re non è più legibus solutus, "king in the parliament".
Lo stato ha alcuni elementi/caratteristiche fondamentali:
- Monopolio della violenza legittima: collegato all’allocazione imperativa di valori nella società, è solo lo Stato a detenere il diritto esclusivo al controllo della violenza organizzata. È una caratteristica decisiva per individuare uno Stato. Esempio: quando VE III nel 1922 non firmò lo stato di emergenza. Aveva l’impressione che l’esercito, monopolio della violenza legittima, non fosse disposto a seguire la direttiva. Mafia come controllo alternativo della violenza, è un altro potere che utilizza la violenza oltre allo stato, sgretola lo Stato. Se viene fatto dal detentore della violenza legittima (militari) salta lo Stato.
- Territorialità: uno stato per essere tale deve essere in grado di mantenere l’ordine su un territorio. Serve un territorio su cui esercitare un controllo politico. Lo Stato deve saper difendere il territorio da attacchi interni e esterni. Il territorio rappresenta la manifestazione fisica dell’identità stessa dello stato.
- Sovranità: lo Stato non riconosce nessun potere superiore a sé stesso e non accetta interferenze esterne nei suoi affari domestici. Lo Stato è il solo giudice dei propri interessi.
- Pluralità: significa che l’ambiente politico moderno è caratterizzato da una pluralità di stati, sono più di uno, eguali fra loro. È necessario costituire una governance fra stati. Non è possibile che gli Stati interferiscano il monopolio della violenza legittima degli altri stati. Sarebbe un’interferenza esterna, un atto soverchiante. Per questo, ad esempio, non si può interferire su Teheran, sono i cittadini stessi a dover agire, non un esterno.
- Popolo: gli stati governano sopra una popolazione, impartiscono comandi e si aspettano obbedienza. Essa è il corrispettivo della comunità politica dato il territorio. Lo stato implica una forma di ineguaglianza tra la minoranza che governa e la maggioranza che è governata. I governanti e i governati costituiscono la comunità politica, e sono due parti complementari. La popolazione intrattiene una relazione costitutiva con lo stato stesso.
Il ruolo della legge
Il ruolo della legge vincolante per cittadini e stato è un tema caratteristico a partire dallo stato liberale (Locke, secondo discorso sul Governo). Il sovrano ha un potere limitato, anche lui risponde alla legge nel rispetto dell’integrità degli individui.
- La legge reprime comportamenti antisociali
- Alloca fra gruppi o individui l’accesso o l’utilizzo di risorse
- Tutte le leggi sono tali se prodotte dallo stato
- Lo stato è vincolato alle sue stesse leggi
Questo genere di prescrizioni fu a lungo concepito come un modo per esprimere usi derivanti dalla religione. Si diceva che i giudici non producessero la legge, ma che la trovassero. Successivamente questo assetto cambiò, la legge era diventata l’ambito esclusivo dello stato, e allo stesso tempo lo stato si dichiarava vincolato dalle sue stesse leggi. Gli strumenti dell’ordinamento giuridico non si trovano sullo stesso piano, ma creano una gerarchia.
Distinzione tra stato e società civile
Lo stato nasce quando il re esercita il suo potere in modo non assoluto, negli interessi degli individui che governa. Il re risponde al Parlamento. Il Governo inoltre si distingue funzionalmente dal sovrano. Lo stato è un insieme di assetti e pratiche istituzionali che riguardano gli aspetti politici della gestione di una società delimitata territorialmente. La società comprende una varietà di attività sociali che non sono considerate politiche in natura e che gli organi dello stato non promuovono e controllano espressamente.
Per prima cosa, lo stato divenne sempre più secolare. Una delle cause fondamentali di questo sviluppo fu il collasso dell’unità religiosa dell’Occidente causato dalla Riforma Protestante. In secondo luogo, lo stato affida progressivamente alle due istituzioni centrali del diritto privato, proprietà e contratto, la disciplina legale delle attività che riguardano la produzione e la distribuzione di ricchezza. È prerogativa dello stato finanziare le proprie attività estraendo risorse dall’economia sotto forma di denaro regolarmente riscosso da depositi e flussi di ricchezza privata.
Dietro a questi processi sta in una certa misura un ulteriore fenomeno: la formazione della sfera pubblica come una sorta di perno fra stato e società, come a bilanciare e integrare il modo in cui lo stato monitora e assiste i processi della società civile. La sfera pubblica comprende istituzioni come la libertà di parola, di stampa, di assemblea, di associazione e soprattutto le istituzioni del Governo rappresentativo.
La selezione di quelle piccole minoranze che manovrano direttamente e continuamente qualche organo statale dipende dalle preferenze espresse dall’elettorato. All’inizio solo una ristretta minoranza della popolazione poteva esprimere queste preferenze, questo numero è poi cresciuto con il progresso del liberalismo, e successivamente della democrazia.
I nuovi membri della comunità politica sono mobilitati da organizzazioni espressamente formate, i partiti politici, che competono per determinare direttamente chi in un dato momento abbia l’ultima parola negli organi legislativi. Gli schieramenti politici spesso derivano i loro orientamenti da profonde fratture sociali all’interno della popolazione, si possono creare quindi aspri e disgreganti contrasti.
Strategie per attenuare i contrasti
La prima strategia di attenuare questi contrasti consiste nell’istituzione della cittadinanza, la quale trova la sua espressione primigenia nella massima “tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge”. Il fatto che gli individui si ritrovassero sottoposti agli stessi obblighi e che godessero degli stessi diritti contribuiva a farli sentire più uguali l’uno all’altro. I partiti politici sostenuti principalmente da strati sociali economicamente svantaggiati promossero politiche pubbliche che allargavano il concetto di cittadinanza a nuovi diritti nei confronti dello stato, sono le strutture del welfare state. Di conseguenza, quelle fratture persero molto del proprio potenziale di minaccia.
La seconda strategia cerca di generare nell’intera società un senso di solidarietà condiviso, fondato sulla nazionalità. L’enfasi della nazionalità controbilancia la tendenza della sfera pubblica a proiettare nell’ambito politico divisioni che sorgono dai diversi interessi, e ha anche un’accezione che mette in relazione l’idea di nazionalità col concetto di cittadinanza.
Un’identità nazionale
Costruzione di come elemento che porta a ridurre e ricomporre le divisioni. Quando si forma la nazione italiana ci sono diversi progetti nazione, da parte di Cavour, dei democratici; il primo progetto di nazione (nation building) che accompagna lo state building si ha solo con il regime fascista. Anche l’idea della cittadinanza è strumento di integrazione della comunità politica. La cittadinanza è l’elemento che ci lega allo stato politico, porta concretamente al riconoscimento di membro di quella comunità. Questo avviene secondo una serie di fasi:
- Diritti civili: prima si affermano i diritti civili (diritto di proprietà, pensiero, parola, associazione): essi sono pretese di non interferenza, intesi quindi come diritti negativi.
- Diritti politici: non solo si ha piena titolarità sui beni ma è riconosciuto il diritto di partecipare all’attività politica (diritto di voto, di elettorato passivo).
- Diritti sociali: infine, i diritti sociali (articolo 3 della Costituzione): sono i diritti a prestazioni da parte dello Stato, non è una pretesa negativa ma positiva.
Fasi storiche della formazione dello stato moderno
Consolidamento: avviene tra il XII e il XVII secolo. Si genera il monopolio della forza organizzata, è quindi un processo di centralizzazione, con conseguente riduzione dei centri politici, che tendono anche a diventare più continui e stabili nel tempo.
- Si ha quindi l’ampliamento dell’unità territoriale.
- Il terzo processo su cui fa leva il consolidamento è il ruolo della guerra.
- L’idea di Nozick è quella dello stato minimo.
Razionalizzazione: una volta che il dominio dello stato si è consolidato emerge il problema dell’amministrazione, della formazione delle burocrazie. Rispetto agli antichi imperi è un processo che si spersonalizza, è invece razionale legale, prima erano ad esclusiva dipendenza del sovrano. La razionalizzazione influenza principalmente i modi in cui il potere è esercitato.
All’interno del processo di razionalizzazione si possono distinguere tre aspetti: centralizzazione, gerarchia e funzione.
- Centralizzazione: i governanti si avvalsero in larga misura della cooperazione di vari centri di potere subordinati ma privilegiati. Essi erano tuttavia disposti a cooperare solo nel caso in cui fossero in sintonia con lo scopo per il quale il governante intendeva impegnare le risorse da loro controllate. Tali accordi tuttavia limitavano considerevolmente la libertà d’azione dei governanti, per cui i governanti progressivamente espropriarono gli individui e gli organismi in questione delle loro facoltà e degli strumenti che essi avevano precedentemente impiegato per svolgere i loro compiti politici e amministrativi, definendo invece assetti alternativi per svolgere quei compiti: le burocrazie. I governanti arrivano effettivamente a sorvegliare e controllare la vita sociale in una maniera più intensa. Tuttavia, per essere legittimo, il Governo deve apparire orientato a perseguire interessi generali.
- Gerarchia: affinché le direttive siano efficienti le unità burocratiche devono essere strutturate gerarchicamente. Gli uffici superiori supervisionano, attivano e dirigono quelli inferiori. Gli uffici inferiori informano quelli superiori.
- Funzione: il sistema è differenziato internamente per far sì che ciascuna parte si occupi nella maniera migliore di un compito specifico.
Espansione: problema dell’ordine interno, che diventa problematico anche a causa del processo di centralizzazione verso le unità territoriali. C’è poi una crescita di servizi, con aumento del prelievo fiscale verso i cittadini. Differenziazione della macchina organizzativa dello stato. Aumento del numero totale di individui al servizio dello Stato a fronte di una maggiore gamma di interessi sociali. Questo può rappresentare motivo di consenso verso lo Stato. Lo stato interviene negli affari privati, cercando di gestire le attività sociali.
Questo modifica profondamente la relazione tra stato e società. Alcuni ritengono che sia dovuto alla tendenza della macchina amministrativa dello stato a crescere e farsi carico di più compiti. Altri individuano la principale ragione nelle dinamiche della democrazia rappresentativa e della politica competitiva, altri nei fenomeni collocati sul versante sociale della dicotomia stato società. Altri ne attribuiscono la ragione ai meccanismi dell’economia di mercato.
L’espansione dello stato implica una crescita di tre aspetti interdipendenti: il prelievo fiscale, il grado di differenziazione interna della macchina organizzativa dello stato e il numero totale di individui che quelle unità impiegano.
La storia della società mostra solo rari esempi nei quali la questione di come si possa porre limiti alla violenza istituzionalizzata sia stata affrontata in maniera positiva ed effettivamente perseguibile: le poleis greche e nella Repubblica romana. Attraverso il principio della supremazia della legge e dell’eguaglianza di tutti davanti alla legge. Il modello statuale è nato in Occidente, ed è la forma dominante della comunità politica.
Democrazia
La democrazia è innanzitutto una forma ideale di organizzazione sociale in cui si persegue l’eguaglianza sociale, si custodiscono le libertà, si realizza la giustizia e le persone si rispettano reciprocamente. Un secondo significato è quello storico derivante dalla democrazia ateniese. Un terzo uso è quello di Repubblica liberale di massa: la maggior parte delle decisioni politiche sono delegate ad assemblee rappresentative e all’esecutivo, che rendono conto all’elettorato, i diritti politici sono riconosciuti a tutti i cittadini, i diritti sociali e umani sono riconosciuti anche ai non cittadini, il Governo deve rispettare questi diritti e proteggere gli individui quando i loro diritti sono minacciati da altri attori.
Le democrazie sono state le protagoniste della formazione dello stato moderno per tutta la seconda metà del XX secolo, con il trionfo dopo il muro di Berlino. Con il XXI secolo questo percorso si è interrotto, il problema delle autocrazie è complesso, ci sono alcuni regimi democratici extraoccidentali che soffrono il modello dominante di democrazia occidentale. Anche in paesi dove la democrazia è consolidata si stanno manifestando dei problemi.
Il termine democrazia è difficile da individuare, non risponde ad un unico modello. Il modo in cui si costituiscono nei vari luoghi e momenti è diverso. La teoria della democrazia contiene aspetti normativi e positivi, la realtà della democrazia per com’è (senso positivo) non può prescindere dall’idea di come dovrebbe essere (senso normativo). La democrazia è la regola della maggioranza, aspetto positivo; tuttavia, ha un aspetto anche normativo, è quel meccanismo che ci permette di codificare ogni scelta dando l’idea che le due parti possano essere scambiate. Alcune definizioni pendono da una parte, altre dall’altra.
Definizioni procedurali
Il metodo democratico è quell’assetto istituzionale per giungere a decisioni politiche nel quale gli individui acquisiscono il potere di decidere per mezzo di una battaglia competitiva per il voto popolare. Dahl: Il primo allargamento verso una definizione procedurale è quella di egli inserisce anche un complesso di diritti costituzionali e libertà civili. Bisogna riconoscere libertà di opposizione a garanzia della non prevaricazione del potere politico. Egli definisce questo sistema poliarchia.
Diritti civili e politici
Si combinano anche i diritti civili e politici; essi sono concetti indicatori del grado di democrazia:
- Libertà di organizzazione
- Di espressione
- Di voto attivo e passivo
- Diritto del leader a competere per il consenso: condizione indispensabile per alimentare il pluralismo politico.
- Fonti alternative di informazione: autonomia della struttura editoriale del paese?
- Elezioni libere (è libero l’esercizio della competizione elettorale, con libertà di idee nella fase pre-elettorale)
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