La disciplina "politica": un termine in cerca di significati
Il concetto di politica ha trovato nel corso della storia una moltitudine di significati, si dovrà attendere le riflessioni di Machiavelli, del 1500, affinché tale concetto venga privato da quelli che erano gli elementi prescrittivi, normativi e religiosi che avevano per secoli caratterizzato il discorso politico.
Il concetto di "politica" per gli antichi: Aristotele
Così come è possibile assistere al mutamento di significato di molti termini a seconda del contesto storico in cui si vanno ad inserire, anche il significato attribuito al concetto di "politica" ha subito numerose mutazioni nel corso della storia. La definizione di politica riguardante l’epoca dei greci ha poco a che fare con la definizione odierna e poggia le proprie fondamenta sulla concezione in merito alla politica di Aristotele.
Il termine politica deriva dalla parola greca “città” e da ciò si evince la mancanza di distinzione presente tra la sfera politica e la sfera sociale; la politica era, infatti, la dimensione collettiva interno cui si muoveva l’essere umano (ciò che distingueva l’uomo da tutti gli altri animali), la politica era, quindi, la dimensione totalizzante del cittadino greco, pienamente umano in quanto, appunto, politico. La politica quindi non può non avere altre finalità se non il bene collettivo.
Si tratta di una concezione di politica che tiene poco conto della verticalità intrinseca in quest’ultima ma che si rifà solo ad un'ipotesi di orizzontalità. La concezione aristotelica trova poi una grande applicazione nel medioevo, dove viene ripresa in un'ottica cristiana; tutte le altre tematiche concerni la dimensione politica come potere ecc., venivano definite con un altro nome.
La politica per la scienza politica
Machiavelli viene considerato il primo pensatore che attribuisce una definizione autonoma e realista al concetto di politica, slegandola da disposizioni morali e religiose e anticipando quel processo che porterà il suo allontanamento dalle altre scienze sociali. Con Machiavelli assistiamo ad un concetto di politica che inizia a comprendere la concezione di potere, potere legato al Principe e allo Stato.
Il percorso iniziato con Machiavelli trova in Weber una sua conclusione, attraverso anche il recupero del concetto di “polis”. Weber individua l’azione politica non come un mero “potere per il potere” ma bensì come una lotta per il potere al fine di “servire una causa” basata su scelte soggettive, si ha quindi l’inizio della storia contemporanea della politica e della sua analisi.
Man mano che si amplia il dibattito sulla politica, si cominciano anche a farsi strada diverse teorie nel corso del XX sec. Tuttavia anche conferendo centralità alla sfera del potere nella definizione di politica non si risolve un problema intrinseco presente in questa: la possibilità di individuare un elemento costitutivo nel comportamento politico (esistono diverse forme di potere che devono essere collocate in un determinato contesto, bisogna tenere anche conto del “consenso”. Delle modalità con cui il potere viene ottenuto dai vari attori).
Sartori fa emergere il concetto di verticalità in ambito politico (le decisioni sono collettivizzate, sovrane e sanzionare), nel dare definizione alla politica riprende l’idea di Easton per cui la politica sia allocazione imperativa di valori (beni materiali e non).
Questo permette di circoscrivere due aspetti della politica: il fatto che le decisioni vengano prese in determinate sedi e che questa abbia una dimensione processuale. Tutto ciò però fa sì che enfatizzando la dimensione verticale ed imperativa si tenda a tralasciare il fatto che la politica si fonda di fatto sull’incertezza (che si riesca a garantire l’ordine sociale).
La politica deve quindi imporre valori cercando di ridurre il tasso di incertezza in merito all’esito delle proprie azioni. Heclo sosteneva che la politica non fosse solo lotta per il potere ma è anche uno strumento mediante cui si cerca di affrontare la complessità/contraddittorietà dell’ordine sociale trovando risposte affidabili per la collettività che mantengano l’ordine sociale.
La politica ha quindi due dimensioni portanti: quella del potere e quella di soluzione di problemi collettivi; tenendo conto che i problemi riguardano appunto la sfera collettiva si riprende in parte l’ideologia di Aristotele di politica finalizzata all’utile e quindi ad un bene comune.
Le domande proposte da Lasswell
- Chi fa politica? Potenzialmente miliardi di attori sociali (individuali e collettivi).
- Che cosa si ottiene con la politica? Teoricamente parlando il fine dovrebbe essere il perseguimento di un ordine sociale collettivo ma bisogna anche tener conto che nell’aggregato delle azioni politiche vanno a trovarsi anche i moventi dei singoli e che per l’ottenimento di qualcosa vi è sempre un intrinseco conflitto di interessi. I processi politici possono essere a somma positiva, negativa o zero.
- Come si perseguono i fini in politica? Il “come” in politica è dato dalla somma dei singoli interessi e di idee divergenti (attori politici) e dalle caratteristiche sistemiche (regime olistico) e processuali (L’azione politica può eseguire i propri fini attraverso specifiche modalità relazionali tra gli attori).
- Dove si perseguono i propri fini in politica? Luoghi di una collettività che siano o no istituzionalizzati dove vi sia un organo deputato a prendere decisioni collettive e dove vi sia il monopolio della forza.
La nascita e l'istituzionalizzazione della scienza politica
La scienza politica è una disciplina che studia i fenomeni politici al fine di comprenderne la natura e spiegarli mediante l’uso di metodologie empiriche. Il dibattito concerne la sfera politica trova da sempre un posto nel contesto sociale, questo tuttavia non implica l’esistenza di una vera e propria scienza politica, di fatto perché una disciplina si affermi c’è necessità che questa si emancipi dalle diverse discipline che la circondano, trattanti argomenti similari ed è anche necessario individuare un oggetto di analisi di questa.
Benchè i grandi e pensatori della scuola elitista europea vengano considerati come i padri della scienza politica, tale materia trova sviluppo ed istituzionalizzazione principalmente nel Nord America (la scienza politica per le sue caratteristiche non può non svilupparsi in un contesto democratico).
- Negli Stati Uniti troviamo una grande influenza da parte della storia politica, nel 1908 viene pubblicato il libro di Beatles “The process of Government” in cui emerge un'idea di politica vista come interazione tra attori le cui decisioni influenzano le decisioni politiche. Durante il periodo tra le due guerre negli USA si sviluppa l’attenzione ad una scienza empiricamente orientata (nascita della Scuola di Chicago e studio tradizionale della politica: diritto e storia, compreso anche di psicologia, antropologia e sociologia). Alla fine della seconda guerra si è già pronti in America alla rivoluzione comportamentista (attenzione sui comportamenti nei processi reali e non formali).
- In Europa inizialmente la teoria predominante è quella elitista (forte influenza di marxismo ed Hegel) con una visione teorica e pratica fortemente gerarchizzata della società, questo impedisce inizialmente la nascita di una vera e propria scienza politica (crisi del processo di democratizzazione), in Europa la scienza giuridica è quella incaricata di incanalare la politica dentro l’ordinamento giuridico. Nel periodo post II guerra, si assiste alla fine della crisi del processo di democratizzazione, con conseguente possibilità di sviluppo ed istituzionalizzazione della scienza politica, grazie anche all’influenza degli Stati Uniti.
Una lenta crescita della politica in Italia
Difficoltosa la nascita della scienza politica in Italia, realizzata con il lavoro di diversi studiosi vede il suo fiorire negli anni sessanta.
I confini della scienza politica
Il consolidamento della disciplina
La scienza politica è ormai una disciplina istituzionalizzata a livello mondiale anche se ha trovato maggiore terreno di sviluppo in Occidente, prevalentemente in luoghi che presentano una democrazia consolidata. Il consolidamento della disciplina ha portato ad una definizione dei confini di questa, rispetto alle discipline che come lei trattano determinati fenomeni/comportamenti politici, l’individuazione di un oggetto di studio e di metodologie/linee teoriche da osservare.
Il processo di consolidamento e autorizzazione della disciplina si caratterizza per due dinamiche coesistenti che possono potenzialmente entrare in contrasto l’una con l’altra: la parte identitaria (cosa differenzia questa disciplina dalle altre) e la parte di specializzazione interna (focus su determinati temi e specifiche metodologie).
La scienza politica e le altre discipline: la costruzione di una identità
- Scienza politica e filosofia politica: Si pensa solitamente che la filosofia si occupi di idee mentre la scienza politica si occupi di fatti e, proprio per ciò, si basi su prove empiriche che validino le proprie affermazioni. In realtà sia filosofia politica sia scienza politica si basano su un’unica domanda ossia su “come sia possibile l’ordine politico”. La filosofia politica assume una prospettiva normativa quindi si pone il problema di individuare il miglior ordine sociale possibile da perseguire mentre la scienza politica cerca di spiegare perché è un ordine sociale sia prevalente in un determinato momento. Per i filosofi politici la realtà viene comparata a un sistema teorico coerente mediante cui viene valutato se l’ordine sociale esistente si conformi o meno con l’ordine sociale ritenuto ideale, mentre gli scienziati politici cercano di comprendere la realtà e comprendere anche perché un fenomeno politico si manifesti in un determinato modo. Si tratta quindi di una diversità metodologica ed epistemologica che di fatto però non annulla la concezione per cui il cordone tra scienza politica e filosofia politica non sia mai stato del tutto tagliato.
- Scienza politica ed economia politica: Per quanto riguarda la scienza politica e l’economia politica per gli studiosi è risultato più semplice tracciare ed individuare i confini e rispettivi ambiti disciplinari ma di fatto non si può non tener conto che queste due discipline tendano a contaminarsi a vicenda. Innanzitutto bisogna spiegare cosa si va ad intendere con il concetto di economia: l’economia si divide in microeconomia e macroeconomia (tratta quelli che sono i sistemi). In tale ottica sembrerebbe non esserci alcun problema ad attuare una distinzione tra economia politica e scienza politica, ma la realtà non è così poiché ci sono due motivi che rendono difficoltoso tale separazione: un motivo pratico concerne il continuo sovrapporsi dell’oggetto della politica e dell’oggetto dell’economia, soprattutto ragionando a livello sistemico, e un motivo legato allo sviluppo teorico della scienza politica stessa e di alcuni filoni dell’analisi. Uno dei principali filoni teorici della scienza politica è la cosiddetta “Rational Choice”, quindi si parte dall’assunto di base per cui la complessità delle azioni degli individui siano finalizzate al massimizzare la propria utilità sulla base di un insieme di preferenze stabili di informazioni ottimali e da input che provengono da altri contesti. Nonostante tutto comunque i confini tra economia politica e scienza politica sono abbastanza netti, basti far riferimento agli obiettivi delle due discipline: la scienza politica come finalità ha quella di comprendere la struttura di un ordine sociale mentre l’economia politica vuole appunto comprendere con quale efficacia ed efficienza un sistema riesca a raggiungere e mantenere un determinato equilibrio economico inoltre entrambi prendono in oggetto delle variabili completamente differenti.
- Scienza politica e scienza giuridica: Pur apparendo nettamente diverse la scienza politica, che si occupa di analizzare e spiegare i fenomeni politici e la scienza giuridica, che si occupa di studiare la coerenza (legittimità e legalità) dei comportamenti politici, entro l’ordinamento politico esistente, queste due discipline risultano trovare alcuni elementi di contrasto. Il diritto costituzionale e pubblico ha sancito il passaggio dallo Stato Assoluto a quello Costituzionale e mediante il diritto vengono regolati e depoliticizzati i rapporti tra governanti e governati. Il diritto inoltre si impone come l’ingaggio dello stato e della politica, occupandosi però esso anche della legalità e della legittimità dei comportamenti politici essi finiscono per rientrare nei comportamenti stessi.
- La differenza tra scienza politica e storia risulta essere abbastanza palese perché di fatto la storia si occupa di ricostruire fatti accaduti durante il corso del tempo; ciò che caratterizza questa disciplina che la rende simile a quelle che sono le scienze politiche è il modo con cui si approccia quelli che sono i fatti e la ricerca, ossia con assoluta criticità.
- Scienza politica e sociologia: i confini presenti tra la scienza politica e sociologia sono molto più labili rispetto ai confini presenti con altre discipline attigue, questo perché la sociologia risulta essere una delle sorelle maggiori della scienza politica e la scienza politica stessa trae dalla sociologia moltissimi termini e teorie, sono entrambe empiricamente orientate e utilizzano metodologie quantitative e qualitative similari se non uguali, la differenza però tra le due è evidente perché la sociologia si occupa di studiare la società mentre la scienza politica di studiare quelle che sono le differenze presenti nel modo di organizzare il rapporto tra cause ed effetti, quindi variabili indipendenti e variabili dipendenti. Il punto in cui le due discipline tendono a ibridarsi e quindi a compattarsi/omologarsi porta la nascita della disciplina che viene designata come sociologia politica.
Evoluzione e specializzazione della scienza politica
Le tappe fondamentali
La scienza politica contemporanea si consolidò a partire dal secondo dopoguerra e trasse spunto da una matrice comune: quella del comportamentismo, un movimento epistemologico in cui si pone l’attenzione sui comportamenti politici senza dare rilevanza a quelli che sono i poteri, ruoli ed istituzioni, si analizza, quindi, il comportamento politico in modo neutrale attraverso quelli che sono strumenti di tecniche di analisi fortemente innovative arrivando, così, ad una spiegazione verificabile, neutra ed attendibile.
La svolta comportamentista è molto importante perché permette alla scienza politica di orientarsi nella direzione di una disciplina empiricamente affermata ed, inoltre, grazie al comportamentismo, vengono introdotti alcuni elementi molto importanti per questa disciplina. Nel comportamentismo si vanno ad inserire anche quelle che sono le ideologie politiche di Easton che, sempre su questa scia propone un’analisi politica ed un primo abbozzo di una teoria generale della scienza basata sull’ideologia per cui lo Stato non sia situato al centro della scienza politica ma invece lo sia il cosiddetto “sistema politico”, ossia un insieme di interazioni interdipendenti tra attori politici e attività funzionali della società tramite cui vengono prodotte decisioni politiche e creati i valori presenti all’interno della società.
In seguito la teoria di Easton verrà abbandonata e questo creerà una forte frammentazione sul piano teorico all’interno della scienza politica, si andranno a creare diversi paradigmi come quello della “Rational Choice” e la “teoria della scelta pubblica”.
Successivamente, a partire dagli anni '90, ritorna l’attenzione verso quelle che sono le istituzioni sia intese come regole formali sia come schemi e modelli di comportamento condivisi, si parla anche della cosiddetta “governance”, il problema secondo per cui gli individui si trovano a prendere decisioni all’interno di contesti affollati, in contesti di attori che perseguono i propri interessi in diversi livelli istituzionali. La globalizzazione ha poi accentuato questo processo portando a fenomeni quali lo studio della politica comparata o delle relazioni internazionali.
Quindi durante il corso della storia, la scienza politica si è articolata frammentandosi al suo interno, frammentazione presente sia sul piano teorico, sia su quello metodologico e che porterà al rischio di una diaspora interna che di fatto però non andrà a realizzarsi poiché, in ogni caso, ciò che accomuna tutti coloro che si occupano di scienza politica è l’attenzione a cercare di spiegare la politica empiricamente parlando e la condivisione della comparazione come metodo ineludibile per fare una buona scienza politica.
Gli approcci della scienza politica comparata
La scienza politica si caratterizza per presentare al suo interno una grande pluralità di approcci teorici. Gli approcci teorici in ambito politico corrispondono ai paradigmi per quanto riguarda le scienze naturali, quindi, nel momento in cui mi trovo a dover studiare un fenomeno politico, prescelto un determinato approccio teorico, sulla base di questo userò determinati procedimenti metodologici.
Esistono numerosi approcci teorici all’interno delle scienze politiche quali, ad esempio, quello che viene definito il “vecchio” approccio strutturalista, una visione che guarda ai fattori strutturali...
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