Scienza politica
Consiglia di leggere manuale sul sistema politico italiano.
Servono manuali: non studiare sulle slide.
Elementi di scienza politica 2021 Capano Piattoni Raniolo Verzichelli.
Esame scritto in 3 parti: scelta multipla, domande semi aperte, definizioni ed esempi, risposta aperta.
Introduzione alla scienza politica
- La parola “Politica” deriva da polis, che in greco significa città e contestualizzata proprio nell’antica Grecia, questa parola denota proprio il luogo in cui qualsiasi buon cittadino non poteva esimersi dalla politica. Il cittadino virtuoso partecipa attivamente alla politica, tanto che essa era in mano agli uomini liberi ateniesi. La democrazia ateniese rimane modello per secoli, ovviamente subendo grandi cambiamenti durante il corso dei secoli. La qualità della democrazia dipende dall’impegno civico: per esempio in alcuni paesi il voto è obbligatorio per incentivare la partecipazione, diritto e responsabilità. Le decisioni prese dai singoli attraverso il voto impattano sulla società, da qua deriva il grande senso di responsabilità che pesa sulle spalle dei cittadini. L’Antica Grecia è inoltre un esempio di democrazia diretta, non rappresentativa. Oltre a ciò, ogni cittadino poteva essere chiamato al governo ed avere un ruolo in politica, anzi, durante la vita degli individui era quasi una garanzia.
- Ulteriore passaggio: città stato medievali. Con Machiavelli la concezione della politica si trasforma: la partecipazione attiva assume ancora più importanza insieme al ricoprire ruoli governativi. Le città stato erano spesso in guerra le une con le altre: ci si trova, pertanto, in un contesto interstatuale molto teso in cui la preservazione della città stessa diventa fondamentale: l’obiettivo delle città-stato è preservare confini e l’integrità politica, no domini esterni; Ora viene attivato un peculiare controllo su chi si specializza nelle funzioni di governo: le cariche governative tendono a ricadere in chi si specializza alla gestione del potere e il ruolo dei cittadini diviene quello di controllare che chi prende ruoli governativi sappia effettivamente governare e non pensi solo al potere in sé.
- Max Weber: gestione della cosa pubblica. La democrazia rappresentativa si va ad affermare sia per il corpo politico che per l’economia. Con Max Weber si analizza la politica in un contesto ottocentesco durante il quale sta nascendo il capitalismo: ora, il ruolo politico viene delegato a chi ha la vocazione per la politica, no per un tornaconto personale, ma per il bene della collettività, l’obiettivo è la preservazione e la prosperità della comunità politica. Per Weber chi fa politica aspira al potere o ad esercitare una certa influenza sulla distribuzione del potere. Oltre alla politica come vocazione esiste la politica come professione. Aumenta la preoccupazione per cui chi assume ruoli politici non li molli, mettendo al primo posto la brama di potere. È necessario, quindi, controbilanciare il potere di chi governa. Inizia ad assumere importanza il programma politico. Weber segna l’inizio della storia contemporanea della politica e la sua analisi, focalizzandosi proprio sul potere, la politica può essere da ora studiata come scienza autonoma, svincolata da etica e morale, come avveniva con i filosofi greci, uno su tutti Aristotele.
- David Easton: teorico inglese, la politica serve a distribuire in modo imperativo, quindi con autorità dello stato, i valori. La politica è ovunque perché in molte sedi si agisce per influenzare chi ha la responsabilità ultima delle decisioni. Nasce anche una diversa concezione della politica tra paesi anglosassoni e paesi continentali europei: Inghilterra è un’isola, minore preoccupazione di difesa dei confini, quindi si possono concentrare su come allocare imperativamente i valori, ossia l’altro aspetto della politica.
- Sartori: la sfera delle decisioni collettivizzate, sovrane, coercitivamente sanzionabili e senza uscita. Sartori enfatizza la dimensione verticale della politica definendola sulla base di una specifica sede in cui si manifesta.
- Hugh Heclo: la politica trova le sue risorse non solo nel potere ma anche nell’incertezza quando le collettività si chiedono che fare. I governi non solo esercitano il potere ma cercano anche di risolvere puzzle collettivi. Il policy making è una forma di soluzione di puzzle collettivi per conto della società: la politica, in questo senso, dovrebbe servire a risolvere problemi della collettività. Si analizza quindi la sua doppia natura: lotta per il potere e policy making. La ricerca e la lotta per il potere deve dare risposte ai problemi collettivi.
Scienza politica come scienza empiricamente orientata
La scienza politica è una scienza empiricamente orientata. Si ricerca la regolarità di quello che succede, partendo dal dato empirico; Da qui la vicinanza con sociologia: viene osservato empiricamente ciò che succede. La scienza politica come la sociologia si offre di comprendere i meccanismi di funzionamento dei fenomeni e delle azioni politiche, deve dare dimostrazione attraverso le tecniche del metodo scientifico della regolarità e degli effetti dei fenomeni. Essa non può esistere in un regime non democratico, proprio perché è necessario raccogliere dati in modo indipendente. È anche per questo che la scienza politica ha avuto origini diverse in Europa rispetto agli USA ad esempio, proprio per questioni legate allo sviluppo del sistema politico. Negli States la politica è vista come una lotta tra i gruppi di interesse che influenzano le decisioni politiche, si basa su concetti comportamentisti, comportamentismo: prospettiva di analisi che focalizza l’attenzione della ricerca sui comportamenti e sui processi reali piuttosto che su quelli formali, e trova terreno fertile per una veloce istituzionalizzazione. In Europa all’inizio del novecento la maggior parte dei paesi è retta da monarchie costituzionali, trasformati poi in regimi autoritari tra le due guerre mondiali. L’evoluzione della scienza politica in Europa si cristallizza per tutta la prima metà del novecento, quando anche il processo di democratizzazione entra in crisi. Solo alla fine della seconda guerra inizia il processo di istituzionalizzazione della scienza politica anche in Europa, e, tale processo, viene favorito e influenzato dagli Stati Uniti e dal comportamentismo.
La società si costruisce politicamente. La politica è autopoietica: crea se stessa e crea il mondo. Esistono anche ibridazioni tra politica e le altre discipline, economia e sociologia. Come scienza ha avuto bisogno di delimitare con chiarezza i propri confini. Essa non è sempre esistita, benché sia sempre esistita la politica e un discorso su di essa. Le discipline con le quali si sono venuti a creare degli ibridi sono quattro:
- Scienza politica e filosofia politica: per distinguerle si pensa che la filosofia si basa su idee e concetti e la politica si occupa di fatti. La prima assume una prospettiva normativa; la seconda spiega il perché un ordine sociale prevale in un determinato contesto. Le due discipline restano però legate, in quanto, termini fondamentali della scienza politica e teorie anche empiricamente articolate si basano o provengono dalla tradizione filosofica.
- Scienza politica ed economia: spesso l’oggetto della politica e quello dell’economia si sovrappongono, ex.: quando si parla di interventi, politiche economiche; inoltre, la cosiddetta Rational Choice, l’individuo pondera le proprie scelte in base ad un computo autonomo tra costi e profitti delle conseguenze di tale scelta, si fonda sull’assunto dell’azione microeconomica. Gli obiettivi delle due discipline rimangono comunque differenti e ben distinti: la prima si propone di spiegare come si struttura l’ordine politico di un determinato sistema; la seconda invece vuole spiegare come, con quale efficacia ed efficienza un sistema riesce a raggiungere e mantenere un equilibrio economico.
- Scienza politica e scienza giuridica: storicamente il linguaggio giuridico ha rappresentato il passaggio dallo stato assoluto a quello costituzionale, regolando e depoliticizzando i rapporti tra governanti e governati. Il diritto si è imposto come linguaggio dello stato e anche della politica e in questo modo, dovendo occuparsi della legalità e della legittimità dei comportamenti politici consente ai cultori del diritto di sconfinare nell’ambito disciplinare della scienza politica. Anche in questo caso si distinguono gli obiettivi delle due scienze: se la prima studia la concretezza dei fenomeni politici, la seconda analizza i comportamenti politici per valutarne coerenza, legalità e legittimità.
- Scienza politica e sociologia: la differenza intercorre nel modo di organizzare il rapporto tra cause ed effetti. Per la sociologia ogni fenomeno è riconducibile al sistema o alla struttura sociale; mentre per la politica la struttura sociale è il prodotto del comportamento degli attori e delle istituzioni.
Le scienze sociali si collocano tra due estremi: il primo estremo è detto ideografico, scienze che tentano di riprodurre la realtà, dare un quadro dettagliato degli avvenimenti; l’altro estremo è detto nomotetico, che pone una legge. Entrambi gli estremi sono difficili da raggiungere: nel primo caso perché sono fondamentali anche le teorie, nel secondo perché non esistono regole assolute, ma sono necessarie delle proposizioni generalizzate. La realtà si affronta con i pregiudizi dai quali poi si arriva ai dati empirici. Analizzando la sua evoluzione vengono introdotti degli approcci teorici con cui si tenta di comprendere e spiegare il dato politico. A seconda dell’approccio lo scienziato politico si orienta verso un certo tipo di fenomeno e di misurazione. Essi sono legati ai metodi e alle tecniche di ricerca scientifica.
Approcci teorici
- Strutturalista: le condizioni strutturali nelle quali avvengono i fenomeni politici influenzano la realtà, ex distanza da un centro geografico sviluppato, influenza dato politico; condizioni di contesto determinano e influenzano comportamento politico. Marx può essere considerato strutturalista: la classe sociale porta a votare uno specifico partito.
- Culturalismo: vivere in un certo tipo di contesto culturale induce a un certo tipo di rapporti. Per l’approccio culturale valori idee credenze determinano comportamenti politici, ex. Max Weber, l’etica protestante e l’effetto del capitalismo: per Weber essere protestanti influenza l’aspetto economico. I protestanti, dal momento in cui non sanno se verranno salvati, guardano al successo economico. Questo tipo di successo sarebbe un segno della salvazione e allo stesso tempo influenza sia il comportamento economico che quello politico. È stato, inoltre, teorizzato che gli abitanti di una stessa nazione si distinguano per un certo specifico carattere, ex. Francesi anarchici, studi sulla personalità tipica di alcuni popoli.
- Pluralismo: inizia fra le guerre e in particolare negli Stati Uniti, in quanto la scienza politica può svilupparsi solo laddove c’è democrazia. Per il pluralismo sono gli individui che nascono con le loro volontà/pulsioni e seguono altre persone che perseguono gli stessi interessi. Si aggregano per somiglianza di interessi formando gruppi, movimenti, partiti, e fanno pressione su chi è al governo affinché risponda alle sue esigenze. Il pluralismo concepisce una società fluida: non ci sono ostacoli alla mobilità dei cittadini, condizioni culturali non rappresentano un limite e non impediscono l’aggregazione. I gruppi possono anche sciogliersi quando coloro che si uniscono smettono di sostenere la medesima idea. In ogni caso, tutti i cittadini possono mobilitarsi ed è plurale perché i gruppi si intersecano, in quanto uno stesso individuo può appartenere a diversi gruppi. Le posizioni di potere sono dinamiche. Una delle correnti ideologiche relative al pluralismo è il behaviorismo di Dahl. Dal suo studio sul potere emerge come il potere non sia piramidalmente distribuito come si andava pensando, ma esso è disperso e centrale è la figura politica cui spettava scegliere a quale pressione societaria dare ascolto.
- Neo-istituzionalismo: le istituzioni attribuiscono dei ruoli, ai quali vengono associati dei comportamenti. I ruoli danno una regolarità e permettono di anticipare ciò che succederà, ex. Regole della strada istituzionalizzano un certo tipo di comportamento. Il vecchio istituzionalismo era molto più formale e limitato in quanto si basava su regole unicamente scritte. L’approccio neo-istituzionalista focalizza l’attenzione sul ruolo che le istituzioni, giocano nel determinare i processi politici. Esso si suddivide in rational choice, storica e sociologica. Nel primo caso, istituzionalismo razionale, istituzionalizza le scelte. Viene enfatizzata l’importanza degli interessi individuali come motore primario dell’azione politica. Talvolta però non sa dare una spiegazione. Benché per la Rational Choice contesto sociale, storia valori non contano, l’azione individuale si manifesta in un contesto vincolato da assetti istituzionali che predeterminano l’azione individuale costringendone la razionalità, ex non bere e guidare per non prendere una multa; l’istituzionalismo storico cerca di trovare quali momenti hanno portato all’istituzionalizzazione di alcune regole, torna agli snodi decisionali per comprendere quali decisioni sono state prese per arrivare ad una precisa condizione, path dependency; Infine, con il neo istituzionalismo di tipo sociologico le istituzioni diventano regole radicate negli individui, sottolineando come il comportamento politico sia influenzato da come le istituzioni formano le preferenze degli individui.
- Ideazionismo: è come un neo istituzionalismo sociologico potenziato, in quanto si ritiene che la realtà sia costituita dal dialogo e dalle idee condivise dalla collettività.
A cosa serve la scienza politica
Serve ad educare decisori e cittadini ai fenomeni politici e alla loro regolarità, comprendere cause ed effetti. Lo scienziato della politica si basa su studi che guardano a dati e analisi. La scienza politica educa alla democrazia. Essa è molto complessa, ma allo stesso tempo fragile quindi questa disciplina serve a migliorarla e a proteggerla. La democrazia si basa su equilibri.
La scienza politica si propone 5 obiettivi:
- Descrivere accuratamente un fenomeno politico, raccogliendo dati.
- Spiegare un fenomeno.
- Prevedere un evento o un risultato.
- Prescrivere, consigliare comportamenti.
- Interpretare avvenimenti e comportamenti sociali.
La scienza politica serve dunque a offrire ai cittadini una visione dei fenomeni politici, con cause ed effetti connessi; fornisce una preparazione su come funzionano i processi legati ai problemi e come risolverli; disciplina ed educa alla democrazia.
L’evoluzione della comunità politica
Il sistema politico
Con il concetto di sistema, si pone l’attenzione sulle relazioni tra elementi politici e il loro ambiente, quindi come comportamento delle parti e del tutto si influenzano reciprocamente. Per il teorico inglese Easton, il sistema politico è costituito dall’insieme di entità coinvolte nell’attività di distribuzione dei valori in una data società. Le tre componenti di un sistema politico, sempre secondo Easton, sono:
- Le autorità: la classe politica a cui compete la responsabilità di governo, personale politico, membri di partito, classe eletta, a cui spetta l’allocazione imperativa dei valori e la produzione delle decisioni.
- La comunità politica: costituita dai cittadini, sentirsi parte della comunità. Si distinguono due accezione di comunità: di cittadinanza e di sentimento, in questa accezione rientra anche il concetto di nazione, ossia una comunità immaginaria di persone che pensano di avere una storia e un destino comune, comunità di sentimento.
- Il regime politico: insieme di norme e regole volte a definire l’accesso alle cariche pubbliche e ai valori condivisi. Riguarda il modo in cui il potere è distribuito.
Il sistema politico di Easton si può sintetizzare attraverso un modello: tra il sistema e il suo ambiente esiste un regolare scambio. Il sistema politico viene rappresentato come una scatola nera, black box, la quale riceve pressioni e richieste, input, ai quali cerca di dare risposta, producendo decisioni e azioni, output. Gli input si distinguono in:
- Domande.
- Sostegni: azioni e orientamenti da parte della comunità politica volti a promuovere la conversione delle richieste di assegnazione imperative di valori in risposte. A loro volta i sostegni, che possono essere materiali o associati all’obbedienza, possono essere di due tipi:
- Specifici: frutto dei benefici e delle convenienze che ci si aspetta di ricavare dalle politiche pubbliche.
- Diffusi: sostegno è garantito da un’accumulazione di credito, ex attraverso tasse.
Non tutte le domande riescono ad arrivare al sistema perché vengono filtrate dai gatekeepers, i quali manipolano le domande, bloccando quelle pericolose o troppo innovative, riducendo il rischio di sovraccarico.
La relazione tra domanda-conversione-risposta porta inevitabilmente a dei feedback, per cui le risposte incidono sulle condizioni che hanno portato alle domande. Ciò pone anche il problema di cosa accade nella black box. Almond e Powell complicano il modello di Easton di sistema politico, dando una risposta a questo problema: all’interno della black box aggiungono quattro attività svolte dagli attori nel sistema politico che mirano a trasformare gli input in output:
- Articolazione degli interessi: all’interno del sistema politico ci sono dei filtri che possono ostacolare l’entrata di alcuni gruppi di i
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