M
ODULO 3 - TRAUMA E PSICOPATOLOGIA
La disregolazione affettiva e la dissociazione nell’esperienza traumatica - cap 1
Le esperienze traumatiche riguardano vissuti emotivi particolarmente dolorosi e quindi non mentalizzabili che
possono avere esiti psicopatologici sullo sviluppo della personalità del soggetto. Daltrauma psicologico
derivano una disorganizzazione e una disregolazione del sistema psicobiologico della persona. La consistenza
e il grado di questa esperienza dipendono dalla vulnerabilità e dalla resilienza individuale e quindi la reazione
ai traumi è soggettiva.
Il trauma psicologico è una reazione psichica causata da un fattore traumatico (
stressor
), che comporta
primariamente l’essere sopraffatti da emozioni angoscianti e intollerabili, e tutto il coinvolgimento della persona
per poterle gestire.
Le manifestazioni psicopatologiche di un’esperienza traumatica derivano da:
- un evento stressante e di natura violenta (morte, lesioni, minacce integrità fisica/psicologica);
- una serie di microtraumi relazionali che si sono ripetuti nel tempo, avvenuti nelle prime fasi dello
sviluppo emotivo (separazioni precoci, maltrattamento).
Iltraumavisto da 2 punti diversi:
- l’aspetto oggettivo
: valutiamo la drammaticità dell’evento.Esistono eventi che sono esperienze
dolorose per tutti, quindi oggettivamente traumatiche;
- l’aspetto soggettivo
: il modo di individuare e elaborarel’evento è importante e decisivo.
Queste condizioni delle risposte al trauma dipendono dal modo in cui il soggetto mentalizza le emozioni
dell’evento traumatico, dal modo in cui le elabora e vi reagisce.
V
ivere in ambienti relazionali sicuri per i bambini rappresenta la base su cui si organizzeranno schemi
affettivo-ideativi che guidano il soggetto verso la gestione relazionale dei vissuti emotivi. Non accogliere le
richieste emotive del bambino produce nel tempo una dissociazione primaria patologica che ostacola il
bambino nei processi di regolazione cognitiva delle emozioni nel corso della vita.
Se in condizioni di relazioni primarie adeguate gli schemi affettivi, cognitivi e comportamentali si
disorganizzano temporaneamente in seguito a eventi stressanti si assiste ad un fallimento nei processi di
integrazione dei modelli di relazione interiorizzati. Questo avviene perché non è stato possibile costruire
strategie organizzate rispetto alle relazioni di attaccamento. In queste condizioni di vulnerabilità l’individuo può
essere a rischio di sviluppare particolari quadri psicopatologici di tipo dissociativo.
_ _ _ _
Le origini traumatiche della dissociazione patologica
Per teorie e per struttura di dissociazione Guarda cap su trauma e stress (personalità).
+
Brombergerdescrive il funzionamento dissociativopatologico: sostiene anche che la dissociazione è un
organizzatore fondamentale della personalità normale e patologica. In ogni tipologia di disturbo alcuni stati del
sé contengono le esperienze traumatiche, altri contengono quelle risorse dell’io che si sono dimostrate efficaci
nel venire a patti con il trauma e nel far sì che il dolore non si ripetesse più. La dissociazione ha quindi una
funzione adattiva l’importante è che se ne faccia un uso temporaneo, poiché in caso contrario determina un
impoverimento del sé che si accompagna a sentimenti di vuoto.
Brenner
: anche se la dissociazione rappresenta unmeccanismo adattivo in un soggetto con un sano sviluppo
mentale può assumere, in risposta a gravi esperienze traumatiche, forme di carattere di diverso livello:
carattere dissociativo di alto livello (stati alterati di coscienza) e carattere dissociativo di basso livello (disturbo
dissociativo dell’identità – DID).
Meares
: la dissociazione è la manifestazione di unadisorganizzazione del funzionamento cerebrale e non una
difesa, quindi chi l’ha sperimentato una volta può essere in grado di riprodurre quella esperienza a scopo
protettivo. La dissociazione somatoforme rappresenta una particolare forma dissociativa che consiste nella
perdita della normale integrazione delle componenti somatoformi dell’esperienza e che si esprime attraverso
fenomeni quali l’anestesia.
_ _ _ _
Il modello degli stati comportamentali separati di Frank W. Putnam
La teoria degli ‘
stati comportamentali separati
’ propostadaPUTNAMè uno dei riferimenti teorici di rilievo
per la comprensione della natura dei disturbi dissociativi. Ognuno di noi è corredato da 5 stati
comportamentali:
1. Il bambino è in una condizione di riposo, immerso in un sonno regolare.
2. Sono presenti movimenti periodici degli arti e un sonno irregolare o REM.
3. Inattività vigile.
4. Attività di veglia o pre-pianto.
5. Pianto.
I
l passaggio da uno stato all’altro avviene attraverso dei salti che influenzano il comportamento che il soggetto
metterà in atto in risposta alle sollecitazioni ambientali e molti aspetti dello sviluppo del sé dipendono dai
diversi stati mentali emersi dalle relazioni con le figure di attaccamento
- Nel periodo tra i 2 e i 4 anni, si sviluppa un “sé d’autore”, che permette al bambino di selezionare quali aspetti
di sé sono da mettere in primo piano in determinate situazioni.
Ladissociazione patologicaè il prodotto della mancataintegrazione degli stati comportamentali a causa di
gravi esperienze traumatiche. In merito alle caratteristiche della dissociazione patologica, afferma che:
- Altera le risposte biologiche e cognitive al trauma.
- Il trauma e i problemi nell’attaccamento possono produrre stati dissociativi permanenti.
- Funge da mediatore tra trauma e alcuni disturbi psichiatrici.
- Può condurre a gravi disturbi dissociativi (personalità multipla).
_ _ _ _
La dissociazione primaria normale e patologica
Con “
dissociazione primaria
” ci riferiamo a una carenzaevolutiva di natura neuropsicologica che si produce
in risposta a sollecitazioni relazionali infantili emotivamente frustranti e che impedisce la formazione di un
ponte che consente alle emozioni della relazione caregiver-infante di passare dalla memoria implicita a quella
esplicita. ‘Primaria’ fa riferimento alle prime relazioni, ad un periodo della vita del soggetto in cui non si è
formato un senso stabile della propria identità.
Nei casi di esperienze croniche di trascuratezza emotiva, che si possono o meno accompagnare a storie di
abuso fisico o sessuale, è possibile che questa dissociazione diventa patologica, che si accompagna ad un
indebolimento degli stati affettivi che emergono nelle relazioni interpersonali traumatiche.
La forma patologica della dissociazione primaria si pone alla base delle difese dissociative patologiche.
_ _ _ _
Le emozioni traumatiche
Un'
emozioneè prodotto di diversi processi neurofisiologiciorganizzati gerarchicamente e indipendentemente
gli uni dagli altri. Alcune di queste emozioni sono pre-programmate e operanti sin dai primi giorni di vita, altre
sono il prodotto dello sviluppo psicosociale dell'individuo.
L'ipotalamo è coinvolto nell'attribuzione di un significato emotivo agli stimoli sensoriali. Esistono due vie delle
informazioni sensoriali: la'via breve'che va daltalamo all'amigdala e la'via lunga'che va dal talamoalla
corteccia sensoriale e poi raggiunge l'amigdala.
A caratterizzare le emozioni traumatiche è la loro mancata lettura metacognitiva causata da una dissociazione
primaria patologica. Ad essere traumatico, più che l'evento, è l'emozione che, per effetto di una dissociazione
primaria patologica, rimane esclusa dal circuito dei processi di integrazione simbolica. In un bambino piccolo,
costantemente vittima di abusi e trascuratezza, la rete di interazioni neurali corticali che si produce durante la
maturazione biologica viene ostacolata nello sviluppo dalle modalità di accudimento primario che dovrebbero
costituire la base sicura per la proiezione del bambino nel mondo affettivo e relazionale esterno. La
disorganizzazione dell'attaccamento è l'espressione più evidente di questo processo.
P
erLiottila disorganizzazione dell'attaccamentoè l'esempio più conosciuto di dissociazione delle funzioni
mentali, le quali si riflettono sul mantenimento di rappresentazioni di sé e dell'altro molteplici. La comprensione
delle emozioni traumatiche chiama in causa la memoria implicita, all'interno della quale troviamo i modelli
relazionali appresi nell'ambito delle relazioni precoci con il caregiver, ma manca una distinzione tra
funzionamento mentale e funzionamento corporeo, cosicché le emozioni in essa ritenute vengono avvertite
come sensazioni corporee.
PerMeares
, lamemoria traumaticaè un insieme diricordi che riguardano eventi traumatici simili,
immagazzinati in un sistema di memoria posto al di fuori della consapevolezza cosciente, innescato da stimoli
ambientali che assomigliano al trauma originario.
- Ad agire nel ricordo di un evento traumatico è l'impatto emotivo che l'evento ha avuto sulla psiche del
soggetto, che attiva una serie di meccanismi difensivi finalizzati a ridurre la consapevolezza di un significato
emotivo impossibile da sostenere. Le esperienze depositate nella memoria implicita non sono perdute anche
se non sono ricordabili e costituiscono la struttura portante di un inconscio precoce non rimosso che
condiziona la vita emotiva, comportamentale e affettiva del soggetto.
_ _ _ _
Le memorie traumatiche
LEVIla memoria è uno strumento meraviglioso ma fallace.Si conoscono alcuni meccanismi che falsificano la
memoria in condizioni particolari: i traumi, l'interferenza da parte di altri ricordi, repressioni, rimozioni. Tuttavia
anche in condizioni normali è all'opera una lenta degradazione, un offuscamento dei contorni dei ricordi. Il
ricordo di un trauma, patito o inflitto, è traumatico perché richiamarlo duole o disturba: chi è stato ferito tende a
rimuovere il ricordo per non rinnovare il dolore, chi ha ferito ricaccia il ricordo nel profondo per liberarsene, per
alleggerire il senso di colpa.
A
d agire nel ricordo di un evento traumatico è l'impatto emotivo che l'evento ha avuto sulla psiche del
soggetto, impatto che attiva una serie di meccanismi difensivi, come la rimozione, il diniego o la dissociazione,
finalizzati a ridurre la consapevolezza di un significato emotivo impossibile da sostenere. Le esperienze
depositate nella memoria implicita non sono perdute anche se non sono ricordabili, e costituiscono la struttura
portante di un inconscio precoce non rimosso che condiziona la vita emotiva, comportamentale e affettiva del
soggetto.
P
AZZAGLIeDAZZIle modalità con cui i genitori narranole proprie esperienze infantili è altamente predittivo
dei modelli di attaccamento che i loro figli mostreranno intorno al secondo anno di età.
K
ARDINERalcuni frammenti delle memorie dissociatedei suoi pazienti spesso si riaffacciavano negli stati di
fuga dissociativa. A suscitare il ricordo, depositato nella memoria implicita, di un'esperienza traumatica, basta
uno stimolo semplice, in grado di attivare le emozioni e le sensazioni legate a quell'esperienza. Se esposti a
specifici stimoli emotivi i soggetti traumatizzati possono percepire sensazioni o intraprendere azioni come se
stessero di nuovo subendo il trauma.
_ _ _ _
La trascuratezza emotiva e i suoi effetti sullo sviluppo mentale
Pertrascuratezzasi intende un tipo occulto di abusoche spesso passa inosservato, un'assenza di cure che il
più delle volte non si manifesta attraverso segni fisici e a cui i bambini generalmente sopravvivono fino all'età
adulta, ma gli procurano delle fragilità psicologiche. Le forme di trascuratezza sono:
- Trascuratezza fisica
: rifiuto o il ritardo nel fornireal bambino cure mediche necessarie, il lasciarlo solo
o senza un'adeguata supervisione, il non rispondere alle sue necessità primarie del bambino. I bambini
possono manifestare un ritardo della crescita, problemi oculistici, una distorsione delle abitudini
alimentari.
- Trascuratezza educativa
: rifiuto da parte del bambinodi adempiere ai propri obblighi scolastici. Le
ragioni di questo rifiuto sono spesso ascrivibili al mancato coinvolgimento dei genitori nelle iniziative e
nei programmi suggeriti dagli insegnanti.
- Trascuratezza ambientale
: mancanza di sicurezza erisorse nell'ambiente quotidiano di vita
- Trascuratezza emotiva
: configurazione del campo relazionalecostituito dal bambino e dalle sue figure
di accudimento, caratterizzata da assenza di reciprocità emotiva e da processi disfunzionali. Include
una serie di fenomeni come il disinteresse o il disimpegno relazionale da parte dei genitori, il
rovesciamento di ruolo.
I bambini trascurati desiderano la vicinanza alla figura di attaccamento quando sono ansiosi e spaventati, ma
al tempo stesso hanno imparato che le madri non rispondono ai loro segnali. Appaiono spesso non
collaborativi, con una bassa autostima e uno scarso controllo degli impulsi. Latrascuratezza maternaè
correlata in maniera significativa a uno stile di attaccamento insicuro nel figlio, che si accompagna ad una
bassa autostima, una percezione negativa delle proprie abilità e una tendenza all’isolamento.
- Ferenczi ha utilizzato l’espressione diwise babyper indicare un bambino cresciuto troppo in fretta, capace
di manifestare una saggezza inadeguata alla sua età, oltre che una spiccata sensibilità verso gli altri e i loro
bisogni, ma allo stesso tempo cieco verso le esigenze del proprio sé. Il legame di attaccamento con chi
spaventa genera nel bambino confusione tra dolore e amore, costringendo il bambino a ricorrere a
meccanismi di difesa estremi, quali la scissione, la dissociazione, l’identificazione con l’aggressore.
- Van der Kolk propone il costrutto didisturbo traumaticodello sviluppo
, una classe diagnostica che
partendo dall’assunto di “trauma complesso”, individua sette aree del funzionamento del bambino su cui
sembrano incidere negativamente gli eventi traumatici: l’attaccamento, la dissociazione, il livello biologico, il
senso del sé, la regolazione dell’affetto, la cognizione, il controllo del comportamento.
- Le esperienze di abuso, maltrattamento o trascuratezza emotiva vissute durante l’infanzia sono responsabili,
soprattutto in adolescenza, di undeficit alessitimico(mancanza di emozioni) che impedisce al soggetto di
riconoscere le emozioni, il che può favorire il ricorso a modalità dissociative per la regolazione di stati affettivi
intensi. I soggetti alessitimici, comunque, riescono ad esprimere verbalmente le emozioni anche se non sanno
dargli un nome.
_ _ _ _
Parole senza sentimenti
Le esperienze di abuso, maltrattamento o trascuratezza emotiva vissute durante l’infanzia sono responsabili,
soprattutto in adolescenza, di un deficit alessitimico (mancanza di emozioni) che impedisce al soggetto di
riconoscere, e quindi di dare un nome, alle emozioni, il che può favorire il ricorso a modalità dissociative per la
regolazione di stati affettivi intensi. I soggetti alessitimici, comunque, riescono ad esprimere verbalmente le
emozioni anche se non sanno dargli un nome.
N
ei casi di dipendenza patologica, la parola utilizzata per esprimere un’emozione risulta priva di una
rappresentazione diacronica e sincronica dello stato psicofisico del soggetto. A essere comunicato è un
contenuto emotivo elaborato secondo un funzionamento mentale primitivo regolato dal principio di
generalizzazione, in cui l’emozione finisce col rappresentare per intero il soggetto (più che parlare dell’ansia
provata mentre si aspettava l’esito di un esame medico, il paziente partirà dall’evento in cui ha provato
l’emozione ansia per poi dichiarare di essere un tipo ansioso). Sono tutti esempi di parole sulle emozioni ma
senza sentimenti.
D
AMASIOpropone una distinzione tra emozioni e sentimenti,le emozioni sono considerate come azioni o
movimenti in larga misura pubblici, cioè visibili ad altri nel momento in cui hanno luogo; i sentimenti sono il
prodotto della percezione di un certo stato del corpo, unita alla percezione di una modalità di pensiero.
Rispetto al sentimento di colpa, il blocco della capacità di provare piacere ha una funzione punitiva e
riparativa. La vergogna implica il fatto di
-
Riassunto esame Psicologia delle relazioni traumatiche, Prof. Ionio Chiara, libro consigliato Trauma e psicopatolog…
-
Riassunto esame Psicologia dinamica, Prof. Terrone Grazia, libro consigliato La Diagnosi psicoanalitica, McWilliams
-
Riassunto esame Psicopatologia dello Sviluppo, prof. Caretti, libro consigliato Trauma e Psicopatologia
-
riassunto esame psicopatologia del trauma, prof Andreassi, libro consigliato Trauma e psicopatologia