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A DIAGNOSI PSICOANALITICA
Parte 1 - questioni concettuali
Capitolo 1: Perché la diagnosi?
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Definizione di Diagnosi
DIAGNOSI= mappatura del funzionamento psichico, chelo descrive in modo sistematico e risponde ai
requisiti di specificità e generalizzabilità. Possiamo distinguere diversiapprocci:
1)Nomotetico
: lo scopo è di identificare le caratteristichegenerali che accomunano il comportamento di più
individui affetti dallo stesso disturbo (=generalizzabilità
).
E’ un approccio ateorico e descrittivo che si avvale di: criteri diagnostici (inseriti nel DSM o ICD), prototipi e
dimensioni.
- DSM e ICD: sistemi diagnostici nosografici.
2)Idiografico
: lo scopo è identificare le caratteristichespecifiche che distinguono il comportamento di un
soggetto da quello di altri soggetti con lo stesso disturbo (=specificitàdella diagnosi).
E’ un approccio basato su modelli teorici (es psicodinamico) e costrutti esplicativi (es meccanismi di difesa) ed
è utile alla formulazione del caso.
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I Vantaggi Principali della Diagnosi
Una diagnosi fatta con sensibilità ed un adeguato addestramento offre almeno 5 vantaggi:
- Comprendere meglio che tipo di personalità ha un individuo per attivare un piano di trattamento (diagnosi dal
punto di vista funzionale)
- Fornisce un'informazione implicita sulla prognosi (raccogliere aspetti soggettivi/oggettivi)
- Contribuisce a proteggere gli utenti dai servizi di salute mentale
- Aiuta a comunicare con empatia
- Contribuisce a ridurre la probabilità che il trattamento venga abbandonato da coloro che si spaventano
facilmente
- E’ importante fare diagnosi anche per creare alleanza terapeutica, così che il paziente si senta libero di poter
raccontare il proprio male interiore
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Vantaggi Secondari e Limiti
Il processo diagnostico ha anche vantaggi secondari: rassicura il paziente vedere che il terapeuta è a suo agio
e non ansioso, e questo contribuisce a creare una solida alleanza di lavoro. Inoltre, la fase diagnostica iniziale,
più strutturata, permette di raccogliere informazioni che potrebbero essere più difficili da ottenere in seguito,
quando il transfert rende il paziente più inibito. Per il terapeuta, una buona formulazione diagnostica aiuta a
mantenere l'autostima e a gestire le aspettative, prevenendo il burnout di fronte a pazienti difficili.
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Limiti della diagnosi
:
Tuttavia, la diagnosi ha dei limiti:
- Uso ideologico: permanenza di problemi di affidabilità e validità perché classificare non significa
comprendere il paziente e la sua malattia
- Stigma psichiatrico: rischio di patologizzazione della realtà
- Effetti negativi dell’etichettamento: i pazienti potrebbero sentirsi esclusivamente etichettati o utilizzare quelle
parole come difesa rispetto al tentativo di approfondire la propria esperienza di sé. Queste etichette possono
portare i clinici a vedere ciò che si aspettano di vedere o avere particolari reazioni emotive con pazienti a cui
sono stati diagnosticati determinati disturbi (profezia che si autoavvera)
- Influenza storico-culturale
- Mancanza di utilità
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Vantaggi del DSM
:
E' innanzitutto uno strumento di classificazione che consente una diagnosi nosografica-descritta e possiede:
- Migliore affidabilità e arbitrarietà diagnostica: aumenta la coerenza e fornisce criteri e definizioni condivise
-
Linguaggio comune che aiuta i clinici a comunicare aumentando la loro consapevolezza dell'importanza della
diagnosi. E’ infatti un’importantetecnica di categorizzazione
,cui assenza non potrebbe di comprendere i
processi generali tipici di certi pazienti
- E’ essenziale nel caso di disturbi per i quali le decisioni in merito al trattamento dipendono da una
formulazione diagnostica accurata
- Utilità clinica: aiuta nella pianificazione ed attuazione del trattamento
- Supporto alla ricerca scientifica
- Standardizzazione internazionale
- Aggiornamento periodico
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Svantaggi del DSM
:
McWilliams muove diverse critiche al DSM:
- Manca in particolar modo di un’esplicita definizione di salute mentale e di benessere emotivo: l'esperienza
clinica psicoanalitica suggerisce che il terapeuta non dovrebbe soltanto aiutare a modificare i comportamenti o
stati mentali problematici, ma anche ad accettare i propri limiti, a migliorare complessivamente le capacità, ad
incrementare la possibilità di tollerare un ampio spettro di pensieri e stati affettivi, a rendere più stabile il loro
senso del sé, a sviluppare la loro autostima ecc.
- Il tentativo di ridefinire la psicopatologia, in forme che facilitano la ricerca, ha prodotto descrizione di sindromi
cliniche che risultano categoriali in modo artificioso e non riescono a cogliere le esperienze complesse dei
pazienti.
- Questa critica si applica al modo in cui affronta esperienze come l'ansia e la depressione, la cui diagnosi
comprende fenomeni osservabili dall'esterno (battito accelerato, modifiche del sonno), ma esclude aspetti
critici per la comprensione clinica per il trattamento, come la differenza tra l'ansia da separazione e di
annichilimento.
C
ome altro punto si può dire che il sistema del DSM sia spesso definitomodello medico della psicologia,ma in
medicina nessun medico riterrebbe equivalenti la remissione dei sintomi e la cura della malattia.
Un altro aspetto riguarda l’arbitrarietà di molte decisioni prese, influenzate dai legami come le case
farmaceutiche che hanno interesse nell’incremento dei disturbi nella lista. Si è passati da “Sindromi da conflitti
inconsci del DSM I e Il” a “Sindromi da sintomi osservabili del DSM III, IV, IV-TR.”, con gli obiettivi di
implementare l'affidabilità e rendere il manuale ateorico.
- La questione non è abbandonare la diagnosi, ma riformulare il processo diagnostico per renderlo il più
clinicamente utile e comprensivo possibile, così da accrescere la comprensione del paziente anziché
nascondere la sua reale complessità
C
apitolo 2: La diagnosi psicoanalitica del carattere
I Modelli Teorici di Base
Premessa ed evoluzione della concettualizzazione della struttura del carattere
Ladiagnosi psicoanalitica del caratteresi è evolutasensibilmente nel corso della storia del pensiero
psicodinamico. Originariamente, la teoria psicoanalitica ha cercato di comprendere la personalità attraverso
due modelli principali di lettura, che non si escludono a vicenda ma si integrano:
1. Il primo modello, derivato dalla formulazione freudiana originaria, è di tipopulsionale o linearee
concepisce la personalità in termini di fissazione a una determinata fase dello sviluppo psicosessuale.
2. Il secondo modello, nato con lo sviluppo dellapsicologiadel Sée dellateoria delle relazioni
oggettuali
, mappa la personalità in termini di configurazionirelazionali stabili e di rappresentazioni
interiorizzate di sé e degli altri.
M
cWilliams sottolinea che la struttura del carattere (opersonalità
) deve essere intesa come un insiemedi
modelli stabili di percepire, pensare, provare emozioni e relazionarsi con l'esterno. La diagnosi del carattere
richiede al clinico di valutare contemporaneamente due dimensioni ortogonali: illivello di sviluppo
dell'organizzazione di personalità(ovvero il gradodi sanità o gravità della struttura: nevrotico, borderline,
psicotico) e lostile difensivo o tipo di carattere(ovvero le specifiche configurazioni sintomatiche e
relazionali: paranoide, schizoide, depressivo, antisociale, ecc.).
1
.La Teoria Pulsionale Classica di Freud:
La prima concettualizzazione psicoanalitica del carattere si basava sullateoria pulsionale di Freud
, un
modello biologico che metteva in primo piano l'energia mentale e la sua canalizzazione. Secondo questo
approccio originario, la struttura della personalità viene determinata dal superamento o dall'arresto del
soggetto nelle diverse tappe dellosviluppo psicosessuale
.Se un bambino subisce una stimolazione
eccessiva (gratificazione esagerata) o, al contrario, una grave frustrazione in una specifica fase, subisce una
fissazioneenergetica che influenzerà il suo carattereda adulto:
- Lafase orale
: incentrata sulla bocca come zona erogenaprincipale e sull'incorporazione. Una
fissazione a questo livello produce uncarattere orale
,contraddistinto da tematiche di dipendenza,
depressione, esiggenza di accudimento e, nei casi più gravi, tendenze alla voracità o al cannibalismo
psichico.
- Lafase anale
: legata al controllo degli sfinterie allo scontro tra la volontà del bambino e le richieste
genitoriali. La fissazione genera il classicocarattereanale
, caratterizzato dalla triade di tratti:
ostinazione, parsimonia e pulizia(personalità ossessivo-compulsiva),dove i temi centrali sono il
controllo, l'ordine e il potere.
- Ilcarattere fallico-edipico
: si struttura attornoai 3-4 anni con la scoperta delle differenze sessuali e il
complesso di Edipo. Le fissazioni in questa fase producono personalità dominate dall'ansia di
castrazione, dalla competizione, dalla colpa e da dinamiche isteriche, dove l'esibizionismo e la
seduzione diventano difese contro la paura dell'intimità.
Sebbene la psicologia contemporanea consideri questo riduzionismo lineare insufficiente a spiegare l'intera
complessità umana, McWilliams difende la perdurante utilità clinica di questi concetti. Molti pazienti esprimono
effettivamente la propria sofferenza attraversometaforee comportamenti legati a queste zone corporee(si
pensi ai disturbi alimentari o alle ossessioni per l'igiene), dimostrando che il corpo rimane il veicolo primario di
espressione psichica dei conflitti interni.
2
.La psicologia dell’Io e l’introduzione dei meccanismidi difesa:
Con la pubblicazione diL'Io e l'Es(1923) e la nascitadellapsicologia dell'Io
, il focus della psicoanalisisi
sposta dall'analisi delle pulsioni inconsce all'esame delle funzioni di mediazione della mente. Freud introduce il
modello strutturale della psiche
, diviso in tre istanze:
- L'
Es
: la sede delle pulsioni biologiche primitive,dell'energia vitale, dei desideri inconsci e
dell'irrazionalità, governato unicamente dal principio di piacere.
- L'
Io
: l'istanza di mediazione e adattamento, che operasecondo il principio di realtà e gestisce il
rapporto tra i desideri interni e i vincoli del mondo esterno.
- IlSuper-Io
: la sede della moralità, dei valori ideali,delle regole sociali e della coscienza critica,
strutturatasi attraverso l'interiorizzazione dei divieti genitoriali.
I
n questo quadro teorico, sviluppato magistralmente da Anna Freud nel testo fondamentaleL'Io e i
meccanismi di difesa(1936), il carattere viene ridefinitocome ilcomplesso dei modi abituali in cui l'Io
gestisce l'angosciae difende la mente dai conflittiinterni tra le pulsioni dell'Es e i divieti del Super-Io. La
salute mentale e la stabilità della personalità dipendono dallaflessibilità delle difese dell'Io
. Una personalità
patologica o rigida si riconosce quando l'Io ricorre in modo automatico e stereotipato a un ristretto numero di
meccanismi di difesa
, a scapito dell'adattamento creativoalla realtà. La terapia psicodinamica smette di
essere solo uno scavo dell'inconscio e diventa un lavoro rivolto a comprendere e rafforzare le funzioni dell'Io.
3
.La Tradizione delle Relazioni Oggettuali + studiodelle rappresentazioni interne:
A metà del Novecento, grazie ai contributi di autori della scuola britannica come W.R.D. Fairbairn, D.W.
Winnicott, Michael Balint e Melanie Klein, si consolida lateoria delle relazioni oggettuali
. Questo paradigma
sposta radicalmente l'asse teorico: la motivazione umana fondamentale non è più la scarica pulsionale o la
ricerca del piacere (riduzione della tensione), ma laricerca della relazione con l'altro(l'oggetto).
Il carattere, in questa prospettiva, viene visto come la sedimentazione e la strutturazione dimodelliinterni di
relazione
. Il bambino non interiorizza una personareale nella sua interezza, ma l'
immagine relazionaleche
ha vissuto, la quale include:
- Una specifica rappresentazione delSé(es. il Sé comeun bambino vulnerabile e rifiutato);
- Una correlata rappresentazione dell'
Oggetto(es. lamadre come una figura fredda, punitiva o
svalutante);
- Un'intensatonalità affettivache unisce queste duerappresentazioni (es. rabbia impotente, terrore,
colpa).
Questi schemi relazionali interiorizzati diventano copioni inconsci stabili che l'individuoproiettae ricrea
continuamente nelle sue relazioni adulte
, inclusoil rapporto con il terapeuta attraverso il fenomeno del
transfert
. La diagnosi psicodinamica deve quindi mapparequali "oggetti interni" popolano la mente del
paziente, identificando come l'individuo gestisca la dialettica tra separazione e individuazione, e come tolleri
l'ambivalenza emotiva (la capacità di percepire la stessa persona come simultaneamente buona e cattiva,
senza scinderla).
4
.La psicologia del Sé di Kohut + il tema dell’autostima:
Negli anni '70, Heinz Kohut introduce lapsicologiadel Sé
, offrendo una svolta clinica decisiva per
comprendere quei pazienti che non soffrivano di conflitti tra istanze interne (modello della psicologia dell'Io) né
di relazioni oggettuali persecutorie, bensì di un profondo senso divuoto interiore, fragilità strutturalee
instabilità dell'autostima
.
Kohut introduce il concetto cardine diOggetto-Sé(Selfobject)
: persone esterne che vengono vissutenon
come entità separate, ma come funzioni necessarie a sostenere, confermare e dare coesione al senso del Sé
del soggetto. Durante l'infanzia, il bambino ha bisogno che i genitori fungano da Oggetti-Sé sintonizzati
attraverso:
- Ilrispecchiamento
: la conferma empatica del valoree della grandiosità del bambino;
- L'
idealizzazione
: la possibilità per il bambino difondersi con una figura genitoriale vissuta come forte,
calma e onnipotente per trarne sicurezza.
Se queste risposte empatiche falliscono in modo traumatico e cronico, lo sviluppo del Sé si arresta, generando
una profondavulnerabilità narcisistica
. Il caratteredi questi pazienti si organizza attorno al disperato
tentativo di evitare laframmentazione del Sée dipuntellare un'autostima costantemente in pericolo.
McWilliams sottolinea che l'avvento della psicologia del Sé ha arricchito la diagnostica clinica, costringendo i
terapeuti a chiedersi non solo "Quali sono le difese del paziente?" o "Quali sono i suoi oggetti interni?", ma
anche"Come viene difesa l'autostima di questa persona?"e "Cosa protegge questo individuo dal panico
del vuoto e della disintegrazione?".
5
.La teoria dell’attaccamento e delle neuroscienzecognitive e affettive:
McWilliams integra i modelli psicoanalitici classici con i più recenti sviluppi dellateoria dell'attaccamento
(fondata da John Bowlby e sviluppata da Mary Ainsworth e Mary Main) e delleneuroscienze cognitive e
affettive(con autori come Jaak Panksepp e Allan Schore).
La ricerca sull'attaccamento ha dimostrato empiricamente che le risposte della figura di accudimento
(
caregiver
) formano nel bambino i cosiddettiModelliOperativi Interni (MOI)
, schemi cognitivo-affettivistabili
c
he guidano le aspettative relazionali per tutta la vita. I diversi stili di attaccamento dell'adulto correlano
strettamente con specifiche organizzazioni caratteriali:
- Pattern A: attaccamento insicuro-evitante
: caratteriz
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