CAPITOLO 1
SISTEMA DI PIANIFICAZIONE, PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO
La pianificazione, la programmazione e il controllo costituiscono un ambito disciplinare specialistico dell'economia
aziendale, tradizionalmente collegato nella rilevazione. La rilevazione alla quale si fa riferimento in questa sede si
concentra su fatti interni di gestione che sono di interesse del management e di altri operatori aziendali. La pianificazione,
la programmazione e il controllo sono osservati in un'ottica sistemica e per questo concepiti come un insieme coordinato
di elementi. Il sistema risponde alla finalità di coadiuvare la direzione aziendale attraverso la raccolta, la rielaborazione e
la rappresentazione di informazioni utili per assumere decisioni, serve cioè per condurre l'impresa in maniera razionale e
consapevole. Il sistema è anche qualificato come meccanismo operativo nel senso di dispositivo che serve a creare un
coordinamento fra gli organi aziendali inducendo adeguati stimoli di comportamento. Il sistema può essere descritto
avendo riguardo delle sue componenti statiche e delle sue componenti che lo descrivono in un’ottica dinamica.
Le componenti statiche sono la struttura organizzativa ovvero l'insieme delle sub-unità rispetto alle quali è distribuito il
potere decisionale; e la struttura informativa cioè l'insieme di strumenti di misurazione e di supporti tecnici e informatici
attraverso i quali i dati sono resi disponibili secondo tempi e modi ritenuti consoni a tale scopo.
In un'ottica dinamica, il sistema di pianificazione, programmazione e controllo funziona come un processo, un insieme di
attività manageriali che partendo da certi input idealmente si susseguono per ottenere determinati output, o in generale,
la creazione di valore. L'azienda svolge la funzione di creazione di valore se opera in condizioni di equilibrio economico
cioè se le coordinazioni produttive sono allestite in modo tale che il valore della produzione sia superiore al valore delle
risorse utilizzate per ottenerla. Sarà necessario verificare che i fattori produttivi siano impiegati in modo da massimizzare
l'output ottenibile (efficienza operativa) secondo modalità idonee a raggiungere risultati soddisfacenti per i soggetti cui
sono destinati (efficacia strategica).
I sistemi di pianificazione, programmazione e controllo spesso sono tarati sulla singola impresa.
Vi sono però molteplici fattori abilitanti in grado di rendere il sistema di pianificazione programmazione e controllo
maggiormente funzionale. Certamente lo stile di leadership influenza, se non determina, le generali condizioni di contesto
aziendale, o ancora la dimensione aziendale che gioca un ruolo importante poiché nelle grandi aziende di solito c'è
maggior disponibilità di risorse; o ancora il cambiamento che è un argomento importante negli studi che si occupano di
pianificazione, programmazione e controllo; perché genera nel management ulteriori fabbisogni informativi che devono
essere soddisfatti.
LA STRATEGIA E LA PIANIFICAZIONE STRATEGICA
Occorre chiarire i rapporti tra strategia e pianificazione strategica perché non c'è unanimità di vedute e non è sempre
possibile tracciare una linea di demarcazione fra il momento di creazione della strategia e quelli che sono i contenuti
propri della pianificazione strategica. In linea di principio la strategia è una forma di risposta agli impulsi che giungono
dall’ambiente esterno, con la quale si conferisce all'azienda una precisa e stabile collocazione nel mercato di riferimento.
Tale forma di risposta può concretizzarsi in un disegno che definisce il sistema delle attività aziendali da svolgere e delle
risorse da impiegare, orientandolo verso obiettivi comuni. Secondo un'accezione ampia di strategia essa non solo
contempla la strategia come insieme di scelte da compiere per il raggiungimento degli obiettivi (accezione ristretta), ma
anche gli obiettivi da raggiungere con tali scelte.
Le strategie a livello aziendale si riferiscono alle imprese nella sua complessità, mirando in sostanza a stabilire il settore
o i settori nei quali operare, mentre le strategie a livello di business definiscono le modalità con cui competere in uno
specifico settore. Nelle imprese mono business questi livelli non sono distinti e la strategia può essere intesa come il
disegno che orienta le scelte di posizionamento nell'ambito di un settore e definisce il sistema di attività e risorse ad esso
collegato. Nelle imprese multi-business che operano in diversi settori si pone anche un’esigenza di coordinamento fra le
strategie dei singoli business.
LE FASI DELLA PIANIFICAZIONE STRATEGICA
La pianificazione strategica è un sistema direzionale con il quale codificare le strategie, dettagliarne i contenuti e compiere
le scelte di implementazione. Alla pianificazione strategica non spetta il compito di generare la strategia, che è anche
frutto di intuizione e astrazione, bensì di esplicitare e attuare la strategia. Con riferimento alle fasi ovviamente ci si rivolge
alla dimensione di processo della pianificazione strategica intesa come attività direzionale che si svolge continuamente
nel tempo. Importante è la funzione che la pianificazione strategica svolge nei confronti della direzione per supportarla
nella valutazione della strategia cioè nella formulazione di un giudizio sulla validità del disegno delle attività da svolgere e
di risorse da impiegare. L'articolazione non è unica e neppure sussiste una rigida sequenzialità; nella realtà è verosimile
che si ritorni sulla stessa fase anche più volte sulla scorta degli impulsi ricevuti, ad esempio in una fase più avanzata.
a) Definizione degli obiettivi di fondo della gestione: le linee strategiche vengono codificate e tradotte attraverso un
opportuno linguaggio, in obiettivi da raggiungere ben definiti. Nel fissare gli obiettivi occorre tener conto delle attese dei
portatori di capitale proprio i quali aspirano ad ottenere una remunerazione delle risorse conferite. È naturale stabilire
obiettivi di profitto atteso e la scelta di quali parametri economico finanziari impiegare non è scontata. È possibile anche
prediligere indicatori contabili espressivi della redditività del capitale oppure indicatori di valore economico creato da una
strategia, esprimibile attraverso l'attualizzazione dei flussi finanziari o economici futuri.
b) Definizione delle regole generali di comportamento dell'azienda: in questa fase si fissano le politiche aziendali volte a
regolare i rapporti con i vari portatori di interesse che interagiscono con l'impresa; si tracciano le linee generali di condotta
nei confronti di vari soggetti per risolvere importanti questioni (assetto azionario, politica dei dividendi, posizioni da
assumere verso i dipendenti ecc.)
c) Analisi del profilo competitivo di ogni business in cui l'azienda opera: si tratta di un passaggio rilevante nelle imprese
multi-business dove la responsabilità sui risultati sussiste oltre che a livello corporate anche nelle sub-unità che
raggruppano e controllano attività omogenee dal punto di vista strategico. Si è detto che ciascun business si caratterizza
per la tipologia di prodotto o servizio realizzato per soddisfare determinati bisogni, per i mercati di sbocco oppure per la
tecnologia impiegata nella produzione. L'analisi del profilo competitivo di ogni business deve tener conto dell'attrattività
del settore di riferimento e il posizionamento dell'azienda rispetto ai concorrenti. Questo dipenderà dalla capacità di
competere dell'impresa che molto spesso si riconduce al vantaggio competitivo cioè alla possibilità di realizzare i propri
processi produttivi a costi più bassi rispetto ai concorrenti oppure alla capacità di offrire un prodotto o servizio unico,
imponendo prezzi più alti.
d) Definizione delle alternative strategiche di ogni business e formulazione delle scelte: si individuano le possibili
modalità con le quali perseguire gli obiettivi di ogni business dell'impresa; anzitutto è oggetto di attenzione il perimetro
del business ovvero lo spazio in cui l'azienda intende operare in termini di prodotti, tecnologie, clienti. Inoltre, si osserva
il tipo di vantaggio competitivo del business per stabilire se puntare su un vantaggio di costo o di differenziazione, si
tracciano così i percorsi strategici da seguire, posta l'attuale posizione e tenuto in debita considerazione la fase del ciclo
di vita che il business sta attraversando.
e) Formulazione della strategia di portafoglio: occorre scegliere il mix che massimizza il valore creato da ciascun business
rispetto alle risorse impiegate. I diversi business sono ordinati in base al grado di remunerazione del capitale impiegato e
sono posti in evidenza quelli che garantiscono rendimenti superiori rispetto ai concorrenti. Il portafoglio deve essere
costruito in modo da garantire un equilibrio economico e finanziario.
f) Formulazione del piano strategico: Esso è un apposito documento riassuntivo della pianificazione strategica, è il vero
output della pianificazione strategica e assolve la funzione di sviluppare le azioni strategiche finalizzate al raggiungimento
degli obiettivi. Tale fase segna il passaggio dalla pianificazione strategica alla pianificazione operativa anche se nella realtà
il processo prosegue senza alcuna interruzione e alcune fasi si svolgono in modo contestuale.
LA PIANIFICAZIONE OPERATIVA E LA PROGRAMMAZIONE, ASPETTI GENERALI
La pianificazione operativa attua una scomposizione degli obiettivi di medio-lungo periodo in obiettivi che si riferiscono
ad intervalli temporali di minore estensione. Mentre a livello strategico si formano previsioni che riguardano l'azienda nel
suo complesso, su un piano operativo si considerano le singole aree aziendali decidendo così concretamente le iniziative
che in ciascuna di esse dovranno essere realizzate per raggiungere gli obiettivi strategici globali. La Pianificazione operativa
richiede una serie di analisi e decisioni analitiche per riflettere intorno alla fattibilità delle linee strategiche tracciate.
Un primo importante risultato della pianificazione operativa è la formulazione di programmi cioè insieme di iniziative che
dovranno essere funzionali al disegno strategico. I programmi vanno idealmente concepiti all'interno di uno schema
complessivo e integrato, e anche se non esistono dei programmi definiti e generali per ogni impresa, in letteratura
esistono delle categorie concettuali ampiamente riconosciute: programmi inerenti ad attività esistenti (che magari
richiedono adeguate iniziative di marketing o interventi di miglioramento della qualità), programmi inerenti a nuove
iniziative (sviluppo di prodotti aggiuntivi in una specifica ASA), programmi di miglioramento dell'efficienza (riduzione degli
sprechi o miglioramento in generale) e programmi di supporto (potenziamento di attività amministrative e informatiche).
I programmi vengono tradotti in termini quantitativi e solitamente espressi in misure economiche finanziarie. Ciò avviene
attraverso la redazione di piani operativi che costituiscono un secondo importante output poiché si riferiscono ad un
orizzonte temporale medio (es. un triennio) e proiettano la situazione economico finanziaria dell'azienda per come
dovrebbe modificarsi in seguito alle scelte strategiche operate. La pianificazione operativa e i correlati documenti di sintesi
non sono sufficientemente particolareggiati per indirizzare le operazioni di gestione da compiersi nell’immediato futuro.
È pertanto necessario procedere con un più elevato grado di analiticità e limitando l’orizzonte temporale di riferimento.
Un simile compito è assolto dalla cosiddetta programmazione di esercizio, attività previsionale che ha appunto lo scopo
di dettagliare con maggiore precisione quali attività le singole sub-unità aziendali dovranno concretamente realizzare
nell'esercizio immediatamente successivo (max 12 mesi). La programmazione di esercizio si sostanzia nella scomposizione
degli obiettivi globali in obiettivi parziali e la realizzazione di questi ultimi viene attribuita a specifici soggetti responsabili.
ROI E ROE - VALUTAZIONE DELLE STRATEGIE
C'è l'esigenza di supportare le decisioni del management con opportune misurazioni economico finanziarie utili per
giudicare la convenienza di un’iniziativa rispetto ad un'altra e dunque la coerenza con gli obiettivi di fondo della gestione.
I modelli di valutazione economico finanziaria delle strategie sono principalmente due: il modello contabile e il modello
della creazione del valore.
Il modello contabile, reputato come tradizionale, mira ad analizzare la strategia esaminata in funzione del suo impatto
sulla dinamica reddituale espresso sulla base di parametri, contabili riconducibili principalmente alla dimensione della
redditività del capitale.
Tra le tecniche per interpretare la logica del modello contabile si ricorda l'analisi per indici ossia indicatori costruiti sulla
scorta dei dati che confluiscono nei piani, e il ragionamento è declinabile prima a livello di business e poi a livello di
azienda. Si consideri anzitutto l'analisi da compiere a livello di business solitamente è impiegato il ROI (return on
investment) che è dato dal rapporto fra il risultato operativo RO e il capitale complessivamente investito CI, riferiti al
periodo considerato. L'indice può essere costruito per ciascuna strategia e sarà possibile formulare un ordine di preferenza
accordando priorità alle iniziative in grado di garantire un ROI più elevato. Si tratta di un indicatore sintetico di veloce
determinazione ma per una verifica più analitica è opportuno scomporlo nelle sue determinanti, vale a dire l'indice di
redditività delle vendite ROS e l’indice di rotazione del capitale Capital Turnover.
Per quanto riguarda le strategie da compiere a livello di azienda l'indicatore maggiormente usato è il ROE (return on
equity), misura della redditività globale attesa delle scelte operative, finanziarie e di altra natura. Esso è dato dal rapporto
fra il risultato netto RN e l'entità dei mezzi propri riferiti al periodo considerato MP. Il modello contabile soffre di numerose
limitazioni poiché ROI e ROE esprimono una redditività contabile che può differire dall'effettiva redditività economica di
una strategia, considerata maggiormente idonea a riflettere il contributo della stessa alla ricchezza dell'impresa. Inoltre,
l'orizzonte temporale che il modello contabile prende a riferimento è quello coperto dai piani, mentre gli effetti che la
strategia potrebbe produrre oltre il sopracitato periodo non sono presi in considerazione. Infine, non si tiene conto del
livello di rischio sotteso alle misure di redditività, e il valore finanziario del tempo è del tutto trascurato.
Il modello della creazione del valore si propone di ovviare ai limiti del modello tradizionale includendo una valutazione
strutturata del rischio. Alla base vi è il principio secondo il quale l'azienda dovrebbe essere condotta con l'obiettivo di
massimizzare il valore del capitale economico assicurando alla proprietà un adeguato flusso di ricchezza. Il valore
economico di una strategia è funzione dei flussi di ricchezza che la stessa è in grado di generare. Esistono percorsi
metodologici diversi per la determinazione del valore economico. La prassi europea predilige un’impostazione di tipo
reddituale rispetto alla quale il contributo della strategia viene espresso in termini di flusso di reddito. La prassi
anglosassone segue impostazione di tipo finanziario valorizzando essenzialmente i flussi di ricchezza generata dalla
strategia attraverso flussi di cassa. Fra i numerosi metodi ve ne sono alcuni che hanno avuto una più ampia diffusione,
come l’EVA (economic value added), utilizzato per apprezzare le performance manageriali in termini di nuovo valore
creato e nuova ricchezza prodotta. CAPITOLO 2
CONTROLLO DI GESTIONE
Il controllo di gestione può essere ritenuto l'anello di congiunzione tra la strategia e la gestione poiché trae dalla prima
per incorporare nella seconda gli indispensabili input in base ai quali indirizzare i comportamenti degli operatori. Controllo
di gestione non si concretizza solo nell’attività di valutazione ma anche in quella di indirizzo e guida cioè il controllo va
inteso in un significato più ampio di quello che viene solitamente riconosciuto al termine italiano “controllo”. Innanzitutto,
viene a definirsi la funzione di monitoraggio che esso si trova a esplicare in modo pressoché naturale. Si innestano poi
ulteriori compiti collegati all' indirizzo guida e alla valutazione, il controllo di gestione riesce a rinforzare e completare tra
i soggetti che operano in azienda gli indirizzi già forniti dalla strategia. Giova puntualizzare un ulteriore aspetto pure
richiamato nella definizione di controllo prima enunciata che attiene ai concetti di efficienza ed efficacia i quali così come
sono stati intesi assurgono a condizioni che i manager devono accertare nello svolgimento della gestione e dalla cui
sussistenza dedurre la realizzazione dei superiori obiettivi strategici. I concetti di efficienza ed efficacia sono associati a
precisi fenomeni di carattere monetario, spesso l'efficienza è collegata agli input mentre l'efficacia agli obiettivi, più nello
specifico agli output materiali o immateriali che si possono ottenere da quelle risorse. L'efficienza è dunque agganciata al
consumo delle risorse, mentre l'efficacia al raggiungimento dell’obiettivo.
LE COMPONENTI DEL CONTROLLO DI GESTIONE
Il controllo di gestione possiede due principali componenti: la componente statica si identifica con la struttura del controllo
mentre quella dinamica con il processo di controllo. La componente statica a sua volta riunisce le variabili della struttura
organizzativa e della struttura tecnico contabile. La struttura organizzativa del controllo si propone di identificare gli
oggetti sui qual
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