PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI
APPLICAZIONE DEI PRINCIPI CONTABILI INTERNAZIONALI IN ITALIA
L’introduzione dei principi contabili internazionali è da ricondursi al fenomeno della
globalizzazione dei mercati finanziari avvenuto durante gli anni ’90: gli investitori
orientavano le proprie decisioni di investimento verso società di diversi Paesi,
affermandosi l’esigenza di rendere i bilanci delle società europee quotate più
comprensibili per gli investitori internazionali. In Europa si è cercato di armonizzare
le regole contabili dei Paesi membri, introducendo ufficialmente gli IAS/IFRS con
Regolamento 1606/2002 (principi internazionali predisposti dallo IASC
International Accounting Standards Committee e non costruiti sulle esigenze
specifiche di un singolo Paese), al fine di garantire un alto livello di trasparenza
dell’informativa e comparabilità dei bilanci.
I principi emanati dallo IASC non sono direttamente applicati dagli Stati membri,
ma sono sottoposti ad approvazione (endorsement). A tal proposito, il Regolamento
UE ha istituito due organi a supporto della Commissione Europea:
- EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group), un gruppo
consultivo che offre supporto e competenze alla Commissione per quanto
riguarda la valutazione dei principi contabili internazionali, esprimendo un
parere tecnico circa l’approvazione di un nuovo principio IAS/IFRS emanato
dallo IASB: in caso di parere favorevole, inoltra una bozza di regolamento
all’ARC.
- ARC (Accounting Regulatory Committee), un comitato di regolamentazione
contabile che decide se convalidare o meno gli IAS/IFRS in base alle
proposte della Commissione. In caso di parere positivo anche da parte
dell’ARC, la bozza è valutata dal Parlamento Europeo
Nel 2001, lo IASC è diventato IASB (International Accounting Standards Board),
che ha rivisto i principi IAS e li ha integrati con nuovi principi IFRS: i principi
contabili internazionali IAS/IFRS sono quelli attualmente in vigore. Lo IASB ha
inoltre emanato interpretazioni ufficiali per i propri principi (SIC e IFRIC).
Nell’ordinamento italiano, l’obbligo di adozione dei principi contabili internazionali
IAS/IFRS è previsto agli artt.2, 3 e 4 del D.lgs.38/2005 per:
società quotate e società con strumenti finanziari diffusi tra il pubblico in
maniera rilevante, banche ed altri intermediari finanziari: obbligo di
adozione dei principi contabili internazionali sia per il bilancio d’esercizio,
che per il bilancio consolidato
imprese di assicurazione: obbligati ad adottare i principi contabili
internazionali nel solo bilancio consolidato
imprese di assicurazione quotate: obbligo di adozione dei principi contabili
internazionali sia per il bilancio d’esercizio, che per il bilancio consolidato
imprese che possono redigere il bilancio in forma abbreviata (art. 2435 bis
cc): NON possono adottare i principi contabili internazionali neanche nel
bilancio d’esercizio (divieto)
per tutte le altre società: adozione dei principi contabili internazionali è una
facoltà per quanto riguarda bilancio d’esercizio e bilancio consolidato
(opzione non revocabile, salvo circostanze eccezionali da illustrare in Nota
integrativa. Il bilancio dell’esercizio in cui viene presa la delibera deve
essere redatto secondo i principi contabili internazionali)
Art.5, comma 1 del D.lgs. 38/2001: possibilità prevista dall’ordinamento italiano di
derogare a specifiche disposizioni previste dai principi contabili internazionali in
casi eccezionali, qualora la loro applicazione non consenta una rappresentazione
veritiera e corretta della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato
economico.
Al fine di avvicinare l’applicazione dei principi contabili internazionali alle regole
previste per l’applicazione dei principi contabili nazionali, l’UE ha emanato una
serie di direttive introducendo regole ispirate agli IAS/IFRS: tali direttive sono state
recepite dal legislatore italiano con D.lgs. 39/2015, avvicinando le regole contenute
nel Codice civile ai principi contabili internazionali.
Problemi in ordine al campo applicativo degli IAS/IFRS in Italia:
Determinazione del reddito imponibile: diversità tra reddito imponibile
determinato secondo le regole nazionali e le regole internazionali.
Distribuibilità e riserve: le regole IAS/IFRS sono meno prudenziali rispetto
alla normativa nazionale.
QUADRO GENERALE DEL BILANCIO (FRAMEWORK)
FRAMEWORK: contiene obiettivi generali per la redazione del bilancio secondo
gli IAS/IFRS. Se la disciplina contabile di una determinata operazione non è
contenuta in alcun principio IAS/IFRS, allora si ricorre alle regole generali
contenute nel Framework.
I primi due capitoli del Framework si riferiscono al financial reporting. I successivi
capitoli riguardano invece il bilancio (financial statement), inteso come tipo
particolare di financial reporting.
Il financial reporting fornisce informazioni sulle risorse disponibili in azienda e
sulle obbligazioni assunte (patrimonio) ed esprime gli effetti delle operazioni
aziendali sul patrimonio, per poter stimare successivamente la performance futura
dell’azienda financial performance .
( )
Gli investitori potranno valutare la solvibilità, il fabbisogno finanziario, la capacità
dell’impresa di soddisfarlo con i flussi di cassa. La financial performance deve
essere rappresentata con un criterio di competenza, non di cassa, per rilevare gli
effetti delle operazioni quando si verificano.
Inoltre, il financial reporting è il documento con cui gli amministratori rendono
conto ai soci della gestione aziendale.
Caratteri qualitativi del financial reporting:
Relevance: significatività dell’informazione
Fedele rappresentazione: completezza (fornire tutte le informazioni
necessarie per comprendere la performance aziendale), mancanza di errori,
neutralità (assenza di scopi del management di indirizzare l’attenzione del
lettore su certi dati tramite manipolazione dei dati), postulati di bilancio.
Prudenza: implica centralità della stima, ossia in un range di possibile
stime essere prudenti vuol dire scartare gli estremi (non significa che
si riconoscono solo perdite presunte e non utili presunti).
Prevalenza della sostanza sulla forma
Elementi che accrescono utilità dell’informazione: comparabilità,
verificabilità, tempestività, comprensività/chiarezza.
Periodicità delle misure del risultato economico e del patrimonio aziendale
Omogeneità (unica moneta di conto)
Principio di competenza (rilevare le operazioni alla data in cui si considerano
realizzate, a prescindere dalla manifestazione economica)
Presupposto di continuità aziendale
Costo come criterio base di valutazione
Funzione informativa della Nota integrativa
Reporting entity: unità che redige il bilancio ed il bilancio in senso stretto. Lo scopo
del bilancio è fornire informazioni, scandite per periodo amministrativo, su attività,
passività, patrimonio netto, ricavi e costi, utili al lettore per stimare flussi di cassa e
valutare la capacità del management nel gestire il patrimonio aziendale,
considerando l’azienda come entità in funzionamento (going concern).
Il bilancio consolidato è definito come quel bilancio redatto da una reporting entity
che detiene il controllo diretto o indiretto su asset e risorse di altre società.
Elementi che compongono il bilancio:
Attività: risorsa economica presente, controllata dall’azienda come risultato
attuale di operazioni svolte in passato. Un risorsa rappresenta un diritto con
potenziale di produrre benefici economici. Il controllo è la capacità effettiva
ed esclusiva di fruire dei benefici derivanti dalla risorsa. Il risultato attuale di
operazioni svolte in passato giustifica la non iscrizione di elementi con
manifestazione in futuro.
Passività: obbligazioni al cui adempimento l’impresa non può sottrarsi,
risultato attuale di operazioni svolte in passato, dalle quali sono attese
fuoriuscite di risorse che darebbero, se fossero invece mantenute in azienda,
futuri benefici economici. L’obbligazione è intesa come impegno assunto per
adottare un certo comportamento, derivante da legge o contratti.
Un’obbligazione risulta da eventi passati se ha già intrapreso un’azione e
come conseguenza dovrà trasferire una risorsa economica. La passività
implica inoltre un probabile sacrificio futuro.
Patrimonio netto: differenza tra attività e passività.
Ricavo: quando aumenta un’attività o si riduce una passività, con incremento
del netto patrimoniale.
Costo: quando aumenta una passività e si riduce un’attività, con decremento
del netto patrimoniale.
Condizioni per l’inserimento in bilancio di attività/passività e ricavi/costi: rilevanza
ed attendibilità. La rilevanza ed attendibilità della rappresentazione potrebbero
essere dubitabili se l’attività/passività o il ricavo/costo:
è incerta nell’esistenza o la probabilità che vi saranno futuri benefici
economici è bassa
vi sono incertezze significative nella misurazione
Eliminazione (derecognition) di un’attività o passività avviene rispettivamente
quando vi è la perdita del controllo della risorsa e il venir meno dell’obbligazione.
Valutazione (measurement): una volta identificata l’attività/passività, si procede con
la valutazione, esprimendo monetariamente il suo valore.
Costo storico: in alcuni casi, se non è possibile determinare il costo storico,
il valore corrente può essere considerato come equivalente del costo storico.
Valore corrente: dipende dalle azioni dell’impresa e dalle dinamiche dei
mercati. Esempi di valore corrente: fair value o value in use (costo corrente
o di sostituzione).
Il Framework permette una notevole libertà alle imprese nella classificazione degli
elementi di bilancio, raccomandandosi solo di classificare scegliendo voci (unit of
accounts) che raggruppino elementi simili per caratteristiche.
Mantenimento del capitale: base per le valutazioni di bilancio. Può essere inteso in
due modi:
Mantenimento finanziario del capitale: misura valori nominali.
Mantenimento fisico del capitale: capitale inteso come capacità operativa
dell’impresa (capacità di produrre e generare valore, tende a non utilizzare
valori nominali, ma a ricorrere piuttosto a valori correnti).
IFRS 13 - FAIR VALUE
FAIR VALUE: è il prezzo che si percepirebbe per la vendita di un’attività o che si
pagherebbe per il trasferimento di una passività in una regolare operazione tra
operatori sul mercato alla data di valutazione. Il fair value non considera eventuali
costi di transazione, che saranno invece imputati a conto economico.
Specificazione del fair value in relazione alle tipologie di elementi patrimoniali:
Attività non finanziarie: la misurazione del fair value presuppone che i
partecipanti al mercato siano in grado di ricavare la massima utilità dal bene
Passività e titoli di capitale emessi: il fair value è inteso come il prezzo che
l’azienda deve pagare per trasferire ad altri l’adempimento imposto
dall’obbligazione. Oppure, applicato ad uno strumento di capitale, il prezzo
che un partecipante al mercato pagherebbe per acquisire diritti e
responsabilità connessi allo strumento. Il fair value riflette il rischio di
inadempimento legato alle condizioni dell’azienda.
Art.2426, comma 4 cc stabilisce che il fair value si determina come:
valore di mercato, quando è possibile individuare facilmente un mercato
attivo per strumenti finanziari, altrimenti si desume dal valore di mercato di
strumenti analoghi: valore di mercato dello strumento finanziario o di uno
strumento analogo (prezzi quotati su mercati attivi o prezzi di elementi
similari scambiati su mercati attivi).
valore risultante da modelli e tecniche di valutazione generalmente accettati
(quando NON è possibile individuare facilmente un mercato attivo): tali
modelli e tecniche devono consentire approssimazione al valore di mercato
(tecniche valutative del fair value: market approach, cost approach, income
approach).
Elementi da considerare nella determinazione del fair value:
Unità di conto: l’unità di conto dovrebbe essere la singola attività o passività
(regola generale). Tuttavia, l’IFRS 13 permette una valutazione aggregata di
un gruppo di attività o passività, a condizione che:
Gestione unitaria del gruppo di attività o passività documentata da
strategie di investimento
È richiesto o prescelto di valutare in bilancio il gruppo di attività o
passività al fair value
Il top management monitora la performance a livello di gruppo
Tipo di rischio e scadenza sono omogenee per ogni elemento del
gruppo.
Mercato: ai fini della valutazione del fair value, la transazione si presume
abbia luogo nel mercato principale dell’attività o passività, che non è detto
sia quello in cui l’azienda opera effettivamente, bensì il mercato dove
l’azienda ha accesso ed il più attivo, dove avviene il maggior numero di
transazioni.
Il mercato si considera attivo quando caratterizzato da un numero sufficiente
di scambi da rendere attendibile il prezzo di chiusura, i prezzi sono pubblici,
il mercato è liquido e non caratterizzato da vendite forzate.
In mancanza di un mercato principale, si considera allora il mercato più
vantaggioso, ossia il mercato che massimizza l’importo che l’impresa
riceverebbe dalla vendita dell’attività o che minimizza l’importo che si
pagherebbe per trasferire la passività.
Assunzioni (caratteristiche dell’attività o passività che sarebbero prese in
considerazione dai partecipanti al mercato): si assume che i partecipanti
agiscano al meglio del proprio interesse. La transazione ha luogo tra
acquirenti e venditori indipendenti tra loro, ugualmente informati e in grado
di porre in essere transazioni spontanee. Per quanto riguarda un’attività non
finanziaria, si presume che i partecipanti possano ricavarne la massima
utilità, che il miglior tipo di utilizzo sia fisicamente, legalmente e
finanziariamente fattibile. Per quanto riguarda passività e titoli di capitale
emessi, si fa riferimento al prezzo che si deve pagare per trasferire ad altri
l’adempimento dell’obbligazione assunta.
Tecniche di valutazione del fair value: il valore di fair value può essere
determinato direttamente (tramite input livello 1) oppure attraverso tecniche
di valutazione (input di livello 2 e 3), le quali possono essere utilizzate
singolarmente o congiuntamente (es. si può fare una media dei risultati
ottenuti dalle varie tecniche oppure usare alcuni metodi come controllo). In
ogni caso la tecnica scelta va utilizzata in modo costante per assicurare la
comparabilità tra bilanci. Un cambiamento di tecnica rappresenta un
cambiamento di stima contabile. Le tecniche di valutazione più utilizzate
sono:
Market approach: studio dei prezzi di elementi identici o simili
disponibili sul mercato.
Cost approach: il prezzo si intende come costo di sostituzione o
rimpiazzo.
Income approach: il prezzo è calcolato attualizzando i futuri flussi di
cassa attesi (ossia in grado di generare o assorbire).
Le tecniche di valutazione si basano sull’osservazione di input utilizzati per
la stima. Al riguardo, l’IFRS 13 sancisce la gerarchia del fair value
strutturata su 3 livelli, in relazione al grado di osservabilità degli input: il fair
value che ne deriva si qualifica come più o meno attendibile.
Livello 1: prezzi quotati in mercati attivi. Gli input di livello 1 sono la
miglior evidenza in assoluto del fair value e derivano direttamente
dall’individuazione del mercato principale (o più vantaggioso).
Livello 2: input osservabili da parte di un soggetto esterno all’azienda
e diversi dai prezzi di mercato specifici (es. prezzi di elementi simili
scambiati su mercati attivi; prezzi di elementi identici scambiati su
mercati non attivi).
Livello 3: input non osservabili, dati interni all’azienda (usati quando
non vi sono altri input disponibili per la misurazione).
Nella nota integrativa al bilancio, occorre descrivere i valori di fine esercizio, il
livello gerarchico di ogni valutazione, le tecniche di valutazione e gli input usati per
ottenere quelle misure.
Costi accessori: essere elementi caratterizzanti dell’attività o passività
possono
(indispensabili) o meno (evitabili). I costi accessori caratterizzanti l’attività o
passività sono inclusi nella valutazione del fair value (es. costi di trasporto), mentre
quelli evitabili NON sono inclusi (costi di transazione vanno imputati a conto
economico).
Tuttavia, si considerano sia i costi di trasporto che quelli di transazione nella
determinazione del mercato più vantaggioso per l’impresa.
Confronto tra fair value e costo storico: il fair value ha maggiore potenziale
informativo (fornisce un dato più aggiornato), ma presuppone l’esistenza di mercati
liquidi (da cui derivare il prezzo di mercato), altrimenti il valore è desunto da
tecniche di valutazione. Rappresenta un valore estremamente variabile, che non
riflette la prospettiva del management, ma quella del mercato. Genera maggiori costi
amministrativi dovuti alla reperibilità dei dati.
IAS 1 – PRESENTAZIONE DEL BILANCIO
Il principio detta criteri e considerazioni generali per la presentazione del bilancio
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