Cap. 1 esistenziali
Questo testo ci permette di entrare nei processi educativi di adulti e bambini per comprendere risorse ee a ripensare dunque alla cultura delle come crescono per cogliere le possibili strategie educative.
Nel dispiegarsi del proprio percorso esistenziale alla ricerca del senso, l'uomo si pone con tutto sé stesso e con la sua storia, con ciò che è e con ciò che è stato. Quando si parla di infanzia si parla di un tema che conosciamo tutti: tutti siamo stati bambini. Se siamo qui oggi è perché abbiamo vissuto questa fase della vita -> spesso si tende a parlare di infanzia come a un qualcosa di distaccato e diverso da noi, in realtà in noi tenere presente la nostra infanzia e la nostra esperienza. = lavorare con i bambini non è solo bello, divertente e facile (pregiudizio), chi lavora con i bambini deve sapere che dovrà mettere in gioco il proprio essere stati bambini.
Più (es. non mangio un cibo perché da piccolo sono stato obbligato a mangiarlo; es. in base alle esperienze di abbandono che abbiamo avuto da bambini; es. Il primo grande dovere che abbiamo nei confronti dei bambini è sicuramente quello di conoscerli, di capirli e capire che bambini abbiamo davanti, promuovendo? = ? Come oggi, gli elementi culturali della nostra società condizionano e determinano i processi di crescita dei bambini?
Storie d'infanzia oggi
Storie dei bambini di oggi assumendoci azioni diffuse sui bambini vanno interpretate decostruite, poiché celano più il modo di porsi da parte degli adulti nei confronti dell'infanzia rispetto all'immagine reale dell'infanzia stessa.
L'educazione è progetto, conquista e costruzione -> contexere dal latino unire, inter-esse, tenere insieme.
È importante fermarsi, guardarsi intorno e chiedersi come stiamo crescendo questi bambini, che messaggi gli stiamo lasciando che infanzia gli stiamo facendo vivere?
- Chi sono i bambini oggi e come potrebbero essere?
- Come stiamo condizionando il loro processo di crescita?
- Come vengono organizzate le loro giornate? Come viene intesa la loro educazione?
- Bambini?
Il sapere pedagogico ha rivolto negli ultimi anni un'attenzione particolare ai contesti di vita. In questo senso, la prospettiva socio-costruttivista di Vygotsky permette di focalizzare l'attenzione sul ruolo imprescindibile svolto dal contesto culturale e l'importanza strategica dei processi comunicativi. Il bambino va conosciuto in base alle relazioni che intrattiene, al contesto in cui cresce.
Capire come viene presentata l'infanzia oggi, e di conseguenza come viene intesa la sua educazione, significa misurarsi con le peculiarità degli immaginari presenti nel nostro contesto socioculturale.
La deregolamentazione e la privatizzazione dei processi di formazione dell'identità, la dispersione dell'autorità, la polifonia dei messaggi valoriali e la conseguente frammentarietà della vita, nell'analisi di Baumann, caratterizzano il mondo in cui vivono i bambini di oggi ->.
Il primo impegno che dobbiamo prenderci in quanto adulti, è quello di imparare a conoscere l'infanzia che abita il nostro tempo, i nostri spazi, ascoltarla e ascoltarci attraverso questa: per questo è fondamentale in prima istanza, uscire dalla denominazione al singolare, per approcciarci alla moltitudine di infanzie e che abitano il nostro tempo. : mille infanzie: se davvero vogliamo conoscere i bambini oggi non dovremmo più parlare di infanzia, ma di infanzie perché: ciascuno.
- Urbanizzazione selvaggia: es. cortile di condominio come parcheggio, bambini che non vivono più le poche aree verdi.
- Metamorfosi sociali (famiglia in primis): storie famigliari che fanno attraversare momenti di sofferenza (divorzi, separazioni, famiglie allargate...).
- I mass media e le nuove tecnologie.
- Sfruttamento (lavorativo, militare, sessuale): non dobbiamo mai smettere di osservare i bambini, di ascoltarli, capirli e far capire loro che noi ci siamo.
- Maltrattamento (o ipercura): Ci sono diverse forme di violenza sui bambini. E sono purtroppo maggiormente diffusa proprio all'interno delle mura domestiche Abuso e abbandono hanno effetti a lungo termine sull'infanzia, i traumi infantili nelle loro diverse articolazioni sono fattori ostacolanti ai normali processi di sviluppo evolutivo. Le conseguenze, per esempio, di un abuso sessuale su un bambino non agiscono solo sulla sua vita sessuale futura, ma ostacolano lo sviluppo del sé: egli si sentirà costantemente in balia della persona amata e vivrà in una pericolosa associazione tra amore e odio; faticherà nel vivere ed esprimere l'ira verso la figura che ama; sperimenterà strategie di rimozione fallimentari e faticherà a ricordare il trauma, nell'esprimersi comunicando realmente i sentimenti che ha provato.
I bambini di oggi per crescere in modo sano hanno bisogno di imparare a tollerare, di non essere sempre i migliori: queste idee adultocentriche non fanno che portare il bambino ad avere una visione distorta di sé, e a non vivere pienamente l'infanzia in quanto tale.
Nuovi diritti per aver cura dell'infanzia
-> Oggi i bambini sono sempre meno bambini riflessione sui diritti Convenzione ONU del 1989: convenzione che sancisce i diritti fondamentali dei bambini. Il primo inalienabile diritto e il diritto alla vita: a troppi bambini in ogni parte del mondo, non è dato il diritto di nascere perché troppi adulti non danno forma a questo radicale senso di responsabilità verso la vita che germoglia e verso il prender forma del percorso esistenziale di una nuova creatura.
Accanto a questo tipo di diritto è auspicabile sviluppare una riflessione anche in merito agli aspetti che non godono di attenzione sociale, ma che minano i diritti dell'infanzia, come lo sfruttamento dei bambini nella televisione, nelle pubblicità, Baby-attori e mini-modelli nelle sfilate di moda: si tratta di una vera e propria infanzia mercificata, avvolta dal dominio dell'immagine e del consumo.
Ciò che è importante evidenziare è il fatto che il processo educativo di ogni bambino non è una questione solo dei suoi famigliari o della scuola che frequenta, ma si tratta di un impegno sociale. Il bambino ha bisogno di presenze intenzionali, ha bisogno di persone che si intrattengano con lui in maniera autentica e che gli permettano di crescere custodendo l'integrità della propria personalità.
In questo senso risultano emblematiche le suggestioni pedagogiche di Scurati che traccia nuovi profili per il mondo adulto nei confronti dell'infanzia Elaborando quelli che per lui sono i diritti fondamentali:
- Diritto alle radici come diritto alla famiglia e diritto alla storia.
- Diritto all'esercizio per rispondere ad un bisogno di esperienza e di conoscenza del mondo.
- Diritto alla quotidianità fatta di tante piccole cose e tanti piccoli problemi.
- Diritto all'alternativa rispetto alla mediocre concorrenza culturale rappresentata dalla televisione.
- Diritto all'identità per non rinunciare ad una proposta impegnativa di valori e significati distinguibili.
- Diritto all'autorità e a trovare adulti responsabili che siano delle guide.
- Diritto alla narrazione per costruire appartenenza, identità non attraverso l'evasione, ma nella costruzione di un mondo immaginario.
Roberto Zavalloni: pedagogista che ha ripreso i diritti di Scurati e li ha rielaborati formulando un decalogo dei di oggi:
- Ozio, alla noia.
- Diritto a sporcarsi giocando.
- Diritto agli odori.
- Diritto a prender parola.
- Diritto a saper usare le mani per giocare, impastare la terra.
- Diritto ad iniziare bene: diritto per i bambini ad avere un ambiente abitabile, sostenibile.
- Diritto alla strada come luogo per il gioco e non per la paura.
- Diritto al selvaggio: fare le tane, i gruppi segreti.
- Diritto ad ascoltare il silenzio e cosa accade attorno a lui.
- Diritto a percepire le sfumature, le piccole cose e i particolari.
Dar diritto di parola all'infanzia
È questo il diritto fondamentale che consente ai bambini di dire chi sono con le loro parole: troppo spesso gli di discorsi sull'infanzia, il primo impegno educativo è quello di restituire voce, consistenza, parola e presenza possono essere visti anche come percorsi educativi:
- Diritto alla significazione: possibilità di attribuire senso alla realtà di costruire un mondo di significati che non siano necessariamente positivi, possono essere significati negativi (es. lutto dulto che del fanno soffrire il bambino. Bisogna dire sempre la verità ai bambini, con i giusti modi e i giusti tempi, ma mentire significa nascondere loro i significati della vita. Lipman, teorico della Philosophy for children, concepisce l'infanzia come età contraddistinta della ricerca, dello significato dell'infanzia vanno accolti e ascoltati e si esprimono le istanze formative ed essenziali dei bambini, il senso del loro porsi dinanzi alla vita. Come insegna l'approccio fenomenologico, non sono tanto i fatti e le circostanze a risultare rilevanti per la vita di un bambino, quanto piuttosto il modo in cui egli elabora un vissuto personale. A partire da questi.
- Diritto ad una vita emotiva: riconoscimento delle emozioni dei bambini, possibilità di vivere tutte le emozioni e di esprimere a modo loro la loro vita emotiva. I bambini devono sentire che non ci sono emozioni sbagliate, ma modi sbagliati di reagire a queste. Per un bambino, veder riconosciute le proprie emozioni significa sentirsi L'educatore può accompagnare un bambino a prendere coscienza dei propri bisogni affettivi, e a dar loro un nome solo se egli stesso possiede congrui alfabeti relazionali e codici affettivi: È importante, dunque, che l'educatore conosca la propria vita emotiva per entrare in relazione con la vita emotiva del bambino.
- Unicità si. Ogni bambino, in quanto persona, possiede un nucleo originario ed originale che lo contraddistingue rispetto a tutti gli altri, rendendolo unico e irripetibile. Fondamentale per il bambino e il raggiungimento della consapevolezza di essere un centro di iniziativa. Per l'adulto questo diritto ad agire secondo intelligenza e affettività, con amore pensoso, supportando i fanciulli in maniera intelligente ed empatica.
- Diritto alla fantasia: la fantasia come spazio per elaborare le dinamiche della vita, è una strategia elaborata dai bambini per affrontare la realtà attraverso i loro mondi, come quello delle fiabe in cui riescono ad affrontare le dinamiche della vita reale in maniera protetta. Usufruire degli spazi di narrazione in cui il bambino può viaggiare con la fantasia per costruire il proprio scenario senza guardarlo passivamente attraverso uno schermo: quello che sprigiona la letteratura per l'infanzia è un'isola che non c'è. Coltivare la fantasia attraverso la narrazione significa promuovere la capacità di adattamento del bambino al mondo che lo circonda.
- Diritto al gioco: le molteplici funzioni del gioco, si tratta di attività preparatorie alla vita I giochi preparano i bambini al grande gioco della vita ataviche/primitive, esercizio fisico e intellettuale, finalità regressiva, funzione catartica, liberatorio. Il gioco simbolico, in particolare, si rivela essere esperienza fondamentale di liberazione d'ansia e conflitti e di canalizzazione dell'aggressività. Si è verificato ultimamente un forte impoverimento e precodificazione del gioco: la cultura ludica dei bambini risulta oggi fortemente segnata dal fatto che essa non viene più tramandata nell'ambito stesso dell'universo infantile dai bambini più grandi ai bambini più piccoli. Il venir meno degli incontri tra generazioni di bambini impoverisce la cultura ludica dell'infanzia. La decisione dei giochi da compiere, la trasmissione delle regole, i riti di iniziazione ai giochi dei più grandi, la formazione dei gruppi e delle bande costituivano un tempo il territorio dei bambini far impoverire il mondo dei giochi dei bambini: tutti hanno lo stesso gioco, non se li costruiscono da soli o con i nonni, ma li comprano (cianfrusaglie delle Agazzi). Il giocattolo deve lasciar spazio alla creatività e a nuove forme di manipolazione. La presenza dell'adulto deve essere soltanto orientativa e stimolante, mentre il gioco deve rimanere un'occasione educativa libera per il bambino. Il diritto al gioco ha bisogno di affermarsi nella sua forma più elementare: come possibilità di giocare.
- Diritto a star con sé stessi: è importante per noi quanto per i bambini il vivere momenti di sana solitudine (riflessività) che li porti a contatto con la propria intimità (omento di intimità, continua a rovinare il momento di solitudine che invece è importante che il bambino viva da solo con sé stesso. Oggi i bambini risultano sempre più esposti e sembra abbiano sempre meno tempo da passare con sé stessi alla ricerca della propria interiorità: manca infatti una cultura del rispetto della loro intimità. L'infanzia oggi ha bisogno di essere s-velata, ma per essere poi ri-velata. (= Ri-velare nel senso pieno della parola, perché c'è bisogno di sapere di più e meglio del mondo infantile, ma c'è anche bisogno di velare l'infanzia, ossia assicurare al bambino l'esperienza dello stupore e l'esperienza della meraviglia).
Per un riconoscimento dell'infanzia come età della vita
Ogni cultura è caratterizzata da valori, atteggiamenti, aspettative, proiezioni, immagini dell'infanzia difficili da decodificare, ma indispensabili affinché la cultura stessa possa esistere. È importante conferire ai bambini un valore in quanto bambini. È fondamentale riscoprire l'esigenza pedagogica di recuperare il valore dell'infanzia valutandola come età della vita essenziale per il farsi dell'uomo e della società.
Il bambino, in questo senso, è costantemente alla ricerca della propria individualità, si chiede costantemente, e trova la risposta alla sua domanda nella possibilità di coniugare le proprie esperienze con quelle degli altri.
Pur presentandosi come un cambiamento qualitativo globale, il processo di sviluppo presenta alcune costanti:
- Continuità: processo di sviluppo come un continuum dinamico in cui gradualmente il soggetto acquisisce nuovi modi di essere che trascendono i precedenti senza tuttavia annullarli.
- Direzione: già nell'infanzia, sono presenti strutture evolutive, potenzialità che attendono una progressiva differenziazione e direzionalità.
- Le variazioni del ritmo di crescita: pur stabilendosi uno schema generale di svolgimento dello sviluppo umano, i ritmi evolutivi sono assolutamente personali.
È fondamentale vedere nel bambino la persona che è: egli è qualcosa di più di un insieme di funzioni, è prima di tutto e al di là di tutto, un essere unico e insostituibile, una totalità di significati. Non possiamo limitarci a vedere i bambini come un qualcosa che diventerà qualcos'altro nel futuro, infatti, in ogni età della vita, anche non essere ancora hic et nunc hanno diritto ad esistere in quanto tali.
Per questi motivi oggi occorrono educatori in grado di ascoltare i bambini, di percepire attraverso i loro particolari linguaggi le richieste di protezione, di cura e di autonomia: di fatto si tratta di imparare a riconsiderare la realtà, secondo un'inedita lente: il mondo visto dagli occhi di un bambino.
-> Ogni bambino ha bisogno di sapere di essere stato scelto, infatti, solo relazioni autentiche, dense di significato sostengono la storia evolutiva di ciascun soggetto: Sono le relazioni a costruire la trama della storia personale di ciascun bambino. È qui che egli crea il proprio spazio narrativo. La storia di crescita di un bambino e una storia scritta a due mani dall'educatore e dell'educando in cui ciascuno si trova a raccontare qualcosa all'altro: è uno spazio interpersonale in cui l'adulto riscopre il proprio essere bambino e il bambino rivede nell'adulto una guida da seguire. Per questo nella relazione educativa è necessario che ci sia sia la dimensione dell'accudimento che quella dell'autorevolezza.
La pratica educativa è sollecitata a ricercare, in modalità relazionali che sappiano andare oltre le parole, la convinzione che il valore educativo dei gesti superi quello delle parole stesse. Ciò permette di cogliere l'importanza del corpo nella relazione educativa.
Il bambino non esiste solo per diventare adulto, ma anche, anzi in primo luogo per essere sé stesso, cioè un bambino e in quanto bambino, uomo. Porre al centro l'idea di bambino significa rinnovare anche la centralità della pedagogia dell'infanzia, ritenendo che toccare il bambino, come insegna la Montessori, voglia dire toccare il punto più sensibile di un tutto -> Punto di partenza per ripensare l'idea di uomo e di educazione.
So-stare con l'infanzia, per scoprirsi adulti
È importante che, in quanto adulti ci poniamo in atteggiamento di ascolto critico e attivo, per poter fare questo è necessario riconciliarsi con la propria infanzia. Risulta importante quindi lavorare sullo sguardo degli adulti nei confronti dei bisogni dell'infanzia per coltivare una pratica dell'auto-riflessione e della memoria. È fondamentalt tempo. Dunque, sottrarsi all'incontro col bambino per l'adulto significa sottrarsi all'incontro con sé stesso.
In questa relazione si crea un ponte tra passato e futuro che risulta generativo tanto per l'adulto che riprende tra le mani la propria storia, quanto per il bambino che gode di uno sguardo aperto e rispettoso della propria unicità. Il fatto che troppo spesso i bambini si trovino davanti adulti in
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