Riassunto Pedagogia interculturale
INTRODUZIONE
Il mondo in cui viviamo è drasticamente cambiato. Oggi, l'umanità si trova a far
fronte a mutamenti molteplici, complessi e interdipendenti sui piani locale,
regionale, nazionale e globale. Viviamo nell'epoca della nowist culture e della
burried culture, della ricerca (ossessiva) di qualcosa di nuovo, della rinegoziazione
del significato o dei riferimenti fondamentali.
Scuole e università diventano sempre più luoghi di performance, in cui si
promuovono individualismo, indifferenza, competizione, riduzionismo di fenomeni e
problemi complessi, standardizzazione e promozione di una cultura del «me ne
frego».
La consapevolezza di tale scenario si trovava riconosciuta nel Quadro integrato di
azioni per la pace, i diritti umani e la democrazia dell'UNESCO, redatto dai ministri
dell'Istruzione degli stati membri nel 1994, e nel Programma di attuazione
internazionale per il Decennio di educazione allo sviluppo sostenibile delle Nazioni
Unite per il 2005-2014. L'International Implementation Scheme [UNESCO 2005]
individua 3 sfere di azione per lo sviluppo sostenibile, tutte interconnesse attraverso
la cultura: ambiente, società ed economia. In tale modello il ruolo della
comprensione interculturale e del rispetto della diversità culturale costituiscono la
base per le interconnessioni tra le dimensioni della sostenibilità.
L'educazione interculturale è la sfera di azione più indicata per promuovere equità
nell'istruzione e per lo sviluppo di ogni essere umano, nel rispetto dei diritti umani e
delle libertà personali.
Per gestire in modo democratico la crescente diversità culturale causata dalla
globalizzazione, è urgente superare una società di gruppi segregati, contrassegnata
dalla coesistenza di maggioranze e minoranze, e lavorare per stabilire una «società
vivace e aperta», caratterizzata dall'inclusione di tutti i cittadini residenti e dal pieno
rispetto dei diritti umani.
CAP. 1: GLOBALIZZAZIONI, INTERDIPENDENZE E SOCIETÀ MULTICULTURALI
1. MUTAMENTI ECONOMICI E SOCIALI
Il terzo millennio è iniziato con dei cambiamenti denominati globalizzazione, new
economy e rivoluzioni informatiche.
L'uomo moderno si trova a far fronte a un crescente pluralismo culturale,
economico, scientifico e religioso, che implica sia delle opportunità sia gravi rischi,
che necessitano di attenta valutazione anche sotto il profilo pedagogico.
Fra le valenze positive troviamo:
sul piano politico: aumento dei sistemi di vita e di governo democratici;
sul piano sanitario: sconfitta di molte malattie prima considerate incurabili,
aumento dell'aspettativa di vita, diminuzione della mortalità infantile;
sul piano economico: aumento di benessere e di ricchezza in molti paesi del
mondo;
sul piano culturale: aumento della mobilità, avvento della «società
multietnica» e occasioni per conoscere, esplorare, sperimentare, confrontare.
Le nuove generazioni, i bambini e i giovani, ottengono la facoltà di mettere a
confronto e verificare una pluralità di norme, idee, valori e stili educativi. Per quanto
riguarda il settore pedagogico le nuove tecnologie e le nuove modalità di vita
consentono un positivo ripensamento dei mezzi e dei metodi più opportuni ed
efficaci: come l'utilizzo didattico della televisione o del videoregistratore, alle
possibilità offerte dal computer in maniera da rendere interessanti, reperibili,
comprensibili e assimilabili informazioni e contenuti di diversa natura.
Però, il nuovo sviluppo è accompagnato anche da un insieme di aspetti problematici.
Sotto il profilo economico e commerciale, nel terzo millennio globalizzazione e
mondializzazione vedono come protagonisti le superpotenze industriali, militari e
satellitari contendersi mercati e profitti a scapito dei più deboli.
In mancanza di una società globale scaturiscono degli attacchi dell'economia di
mercato in diversi ambiti della società civile, causando effetti «distruttivi e
demoralizzanti».
Le nuove tecnologie provocano una gestione meno serena delle risorse umane: i
robot sostituiscono gli operai; le macchine i controllori; gli insegnamenti a distanza e
i computer gli insegnanti. In poco tempo l'attività lavorativa di un soggetto risulta
essere stravolta.
Lo stato di precarietà e di provvisorietà vanno a scapito della soddisfazione di alcuni
bisogni fondamentali dell'essere umano.
Una delle conseguenze più conosciute di tale stato di cose è il burnout, una
«corrosione dell'animo umano», ossia una forma di esaurimento, un deterioramento
che colpisce i valori, la dignità, lo spirito e la volontà.
Il pluralismo culturale, la possibilità di avere più centri di riferimento stabili e univoci
inducono il soggetto a una condizione di acentricità, cioè di assenza di centri. I valori
sono percepiti in senso orizzontale, come se fossero tutti sullo stesso piano.
2. ECOLOGIA E AMBIENTE
All'inizio del nuovo millennio l'essere umano si trova a fronteggiare anche una crisi
ecologica e ambientale.
Edward O. Wilson, considerato uno dei primi teorici della biodiversità, constata che
molti rettili, insetti e piante sono in pericolo di estinzione, insieme a molti
mammiferi, uccelli e anfibi.
La causa dell'inarrestabile declino della biodiversità, spiega Wilson, è sintetizzabile in
un acronimo: HIPPO, ovvero Habitat loss (perdita di habitat); Invasive species
(specie aliene dannose, importate in alcune zone nelle quali ne sostituiscono altre),
Pollution (inquinamento), Population (sovrappopolazione), Overharvesting
(sfruttamento eccessivo mediante caccia, pesca e raccolta). Tutti questi fattori, che
spesso si potenziano reciprocamente, sono riconducibili all'uomo.
Oggi l'umanità intera si trova a fronteggiare un drammatico e crescente
inquinamento atmosferico, delle acque e della terra. La maggioranza degli inquinanti
atmosferici conosciuti è soprattutto conseguenza di attività umane, come traffico
automobilistico, industria e riscaldamento. Si pensi ad esempio alla terra dei fuochi
in Italia, dove esponenti della criminalità hanno seppellito illegalmente rifiuti
altamente inquinanti e tossici, spesso incendiati per recuperare spazio, inquinando la
terra e rendendola nociva e velenosa.
Altro scottante problema è l'effetto serra. Il bilancio termico del pianeta Terra è
governato dall'irraggiamento solare e da assorbimento e riflessione dell'energia
termica da parte della superficie terrestre e dei componenti dei vari strati
dell'atmosfera. I gas serra, normalmente presenti in natura, assicurano il
mantenimento del livello medio di temperatura della superficie terrestre, pari a circa
15 °C. Secondo alcuni studiosi negli ultimi 2 secoli l'immissione in eccesso di gas
serra da attività umana ha causato un incremento dell'energia termica.
Sempre più grave risulta essere anche l'inquinamento delle acque, dovuto
all'immissione nell'ambiente di rifiuti di origine urbana (cibo, detergenti, plastiche),
rurale (concimi, antiparassitari) e industriale (metalli pesanti, cloruri). Tali rifiuti
hanno recentemente formato il Pacific Trash Vortex, ossia il «gorgo di immondizia
del Pacifico», cioè un'isola di spazzatura, soprattutto plastica, creatasi a partire dagli
anni 50.
Altro settore importante, correlato all'inquinamento, riguarda gli sprechi alimentari.
Secondo dati della FAO, un terzo della produzione mondiale di cibo finisce nella
spazzatura. La popolazione italiana risulta particolarmente coinvolta in tale
fenomeno. Nel tempo della modernità liquida appare il ghost of the superfluous.
In un mondo finito è impossibile un'economia basata sulla continua crescita, è
insostenibile un pianeta dove per mantenere il superfluo di una specie vivente si
sceglie di distruggerne tante altre, animali o piante.
3. HOMO MIGRANS
Il fenomeno migratorio ha da sempre caratterizzato l'esistenza umana.
Fin dalla loro comparsa i primi uomini e le prime donne dell'Africa orientale
iniziarono gradualmente a spostarsi verso le aree limitrofe.
In seguito all'affermazione dell'economia di mercato, il centro del sistema migratorio
internazionale divenne l'Europa, che raggiunse un ruolo politico-economico
predominante a livello mondiale. Fino agli inizi del 900 la maggior parte dei flussi di
emigrazione ebbe come punto di partenza l'Europa. Le mete più ambite, furono i
«nuovi» continenti, Americhe e Australia, e le colonie d'Oltremare. I motivi degli
spostamenti all'interno dell'Europa furono di natura politica, religiosa ed economica.
L'emigrazione verso i paesi del Nord Europa acquisì una notevole consistenza dalla
metà del XX secolo, anche in concomitanza con le restrittive politiche di
immigrazione adottate dal Canada e dagli USA. In tale fase i flussi migratori verso
l'Europa rappresentarono un importante sostegno economico e di forza lavoro per la
ricostruzione dei paesi distrutti dalle 2 guerre mondiali.
Nei prossimi anni è previsto un incremento dei fenomeni migratori e degli incontri
fra soggetti culturalmente diversi. Negli ultimi decenni si sono registrati una
dilatazione delle aree migratorie, una minore dipendenza tra i paesi di provenienza e
di destinazione e l'aumento della distanza culturale tra le popolazioni interessate al
fenomeno migratorio.
A tutto ciò si aggiungono gli squilibri demografici fra le nazioni ricche e quelle più
povere. La cosiddetta seconda transizione demografica, si manifesta
nell'abbassamento del livello di fecondità, nella decrescita della popolazione e
nell'aumento degli anziani, nella costituzione di «nuove» famiglie e nell'aumento dei
flussi migratori.
L'evoluzione dei rapporti tra singoli stati nazionali in seguito al processo di
globalizzazione costituisce la premessa perché il fenomeno migratorio perda la
connotazione di transitorietà, di marginalità o di elemento «patologizzante».
4. MIGRAZIONE ITALIANA
Per quanto riguarda l'Italia, da paese prettamente di emigrazione, dagli anni 60 è
divenuta territorio di immigrazione. Tale cambiamento si situa in un periodo di crisi
economica dei paesi industrializzati, che ha comportato un irrigidimento delle
politiche d'ingresso dei paesi d'immigrazione nordeuropei.
Dal 1876 al 1915 in Italia sono stati registrati circa 14 milioni di espatri diretti verso le
Americhe. A tale periodo seguì una forte diminuzione delle emigrazioni tra il 1919 e
il 1940. Dal 1946 aumentarono nuovamente gli spostamenti di cittadini italiani verso
i paesi nordeuropei (specie Francia, Belgio, Germania, Svizzera, Lussemburgo, Gran
Bretagna).
Alla fine degli anni 60 lo sviluppo economico in Italia ha comportato una notevole
diminuzione dei flussi in uscita. In tale periodo, in Italia si assiste a un aumento del
numero di cittadini immigrati provenienti da altri paesi.
Osservando da vicino la situazione italiana, i cittadini «stranieri» abitano soprattutto
nelle regioni del Centro-Nord.
Fra i settori lavorativi, si rilevano soprattutto servizi collettivi e personali, come
badanti o infermieri, industria, alberghiero e ristorazione e costruzioni.
Inoltre, persiste il fenomeno dell'over-education (lavoratori che svolgono attività
non adeguate alla propria formazione). Rispetto alla religione, quella cristiana è la
più professata, al 2° posto si attesta la religione islamica seguita dal buddhismo.
Significativo è il fenomeno delle fake news e dei discorsi d'odio.
5. SCUOLA MULTICOLORE E MULTICULTURALE
In Italia la scuola è multicolore e multiculturale. Nell'a.s. 2019/2020 gli alunni
«stranieri» sono aumentati. La loro presenza nei diversi ordini scolastici negli ultimi
15 anni conferma la prevalenza della scuola primaria, con progressivo aumento negli
istituti di scuola secondaria di II grado. Cresce in misura minore la presenza nelle
scuole dell'infanzia. Le regioni con le percentuali più alte di alunni con cittadinanza
non italiana sono Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, mentre le regioni del Sud
hanno percentuali molto inferiori. Le prime 10 province con le percentuali più alte
sono tutte collocate nel Centro-Nord. Riguardo ai paesi di provenienza, gli alunni nati
in Italia hanno origini in Cina, Marocco e Albania.
Gli alunni internazionali generalmente rivelano ancora diversi aspetti problematici.
Innanzitutto, il 30% si trova in situazione di ritardo scolastico, si riscontra
principalmente nella secondaria di II grado. Inoltre, gli alunni con cittadinanza
italiana (e gli alunni con cittadinanza non italiana nati in Italia) concludono il
percorso di studi con voti più elevati e sono maggiormente presenti nei licei (mentre
gli studenti «stranieri» sono maggiormente presenti negli istituti tecnici e
professionali). Rispetto alla DAD e alla DID introdotte durante la pandemia, i minori
«stranieri» rientrano tra gli alunni più vulnerabili, poiché sono colpiti da svantaggio
plurimo legato all'assenza materiale di supporti, spazi e competenze digitali e
linguistiche. La scuola primaria registra il maggior numero di alunni con cittadinanza
non italiana.
L'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e
formazione elabora annualmente prove standardizzate al fine di misurare e
monitorare gli apprendimenti degli studenti in italiano e matematica, tali prove
prendono il nome di INVALSI.
Nel complesso dei gradi scolastici e degli indirizzi di studio, gli alunni con cittadinanza
straniera conseguono risultati inferiori rispetto ai compagni italiani. Gli studenti di 2°
generazione conseguono risultati più simili agli italiani e il divario di punteggio è più
marcato per la prova di italiano rispetto a quella di matematica.
Arrivare in Italia a scolarizzazione già iniziata costituisce un notevole svantaggio per il
processo di apprendimento.
CAP. 2: MUTAMENTI CULTURALI
1. MODERNITÀ LIQUIDA
I cambiamenti che avvennero, dal punto di vista culturale, sono stati talmente tanto
destabilizzanti da essere paragonati alla Rivoluzione industriale del XIX secolo. La
tecnologia digitale sta trasformando ogni aspetto dell'esistenza umana e la
biotecnologia si prepara a mutare la vita stessa.
Nella maggior parte dei paesi europei e in Italia, si assiste a un cambiamento sul
piano delle regole, dei valori e delle modalità di interazione.
Come ha definito Zygmunt Bauman, la globalizzazione e l'incontro fra culture diverse
paiono sfociare in una modernità liquida, da cui scaturiscono delle identità flessibili,
in grado di adattarsi velocemente a ogni situazione.
La persistente volontà di cambiare e il bisogno di farlo subito vanno a scapito di
legami che durino nel tempo. Mancano sistemi di valori in cui tutti possano
riconoscersi. Nel cyberspazio non esistono topoi, niente confini e dogane.
2. COMUNICAZIONE
Tali mutamenti influiscono negativamente anche nel settore della comunicazione.
Bauman ha indicato una forte tendenza a porre barriere comunicative. Anche in città
globali come Londra o New York la presenza di immigrati stranieri è avvertita come
fonte di ansia e di latente aggressività. Si registra un aumento della tendenza a
segregare ed escludere tramite spazi. Una prova evidente delle difficoltà
comunicative è anche l'incremento della vendita di automobili dai lineamenti
aggressivi e di fuoristrada «divora benzina».
Nonostante il forte aumento delle opportunità, gli uomini si trovano a essere sempre
più soli e incapaci di comunicare.
Negli spazi pubblici delle città, il diverso, lo straniero sono percepiti come un
«rischio», il disoccupato come «superfluo».
Mentre l'ambizione modernista era mossa da ideali transculturali e
internazionalistici, tesi ad annullare le differenze, la tendenza postmoderna pare
tradursi nel cristallizzarle tramite reciproca estraniazione e separazione.
Le difficoltà comunicative si rilevano anche tramite l'uso delle nuove tecnologie. Il
cellulare sembra autorizzare a estraniarsi completamente da chi si trova al proprio
fianco e a comunicare con persone che si trovano a molti km di distanza. La grande
novità è che si può essere in contatto e distanti nello stesso tempo.
I cellulari, scrive Urry, consentono a chi se ne sta in disparte di tenersi in contatto e a
chi si tiene in contatto di restarsene in disparte. Questo modo di essere insieme e di
comunicare ha reso superfluo lo sforzo di evitare lo sguardo degli altri.
Un ulteriore aspetto da evidenziare è legato al binomio internet-socializzazione.
Immettersi in rete permette di intrecciare relazioni sociali impensate, interazioni che
si sviluppano in una dimensione territoriale e che cambiano il tradizionale senso del
conoscersi. Si creano così percorsi di socializzazione virtuale che, da un lato
permettono di scegliere e attuare nuove occasioni di incontro, e dall'altro rischiano
di attivare pericolose dinamiche di autoesclusione dalla vita pubblica reale.
Come concausa e conseguenza di tali cambiamenti è obbligo evidenziare la sfera dei
vissuti, dei sentimenti e delle emozioni. La precarietà sembra preludere a una nuova
stagione di profonda crisi: numerosi ambiti di lavoro e di vita sociale sono
caratterizzati dalla disorganizzazione. Gli eventi esterni si rivelano imprevedibili e
fonti di insicurezza e ansia. Il cittadino moderno vive costantemente sentimenti di
minaccia.
3. NEOLIBERALISMO
Il concetto di neoliberalismo è impiegato da autori critici che sottolineano i
molteplici rischi della politica di liberalizzazione economica, vale a dire:
privatizzazione, libero mercato, deregulatio
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