Massimizzazione dei profitti
Il costo fisso irrecuperabile di un input è tipicamente iscritto nel bilancio d’impresa. Tuttavia, l’input non ha un uso alternativo, quindi il suo utilizzo non genera un costo-opportunità e non è un costo economico! La scelta se impiegarlo o meno non fa parte delle decisioni economiche dell’impresa!
Revisori contabili ed economisti hanno prospettive diverse: se ci sono costi fissi irrecuperabili, costo contabile ≠ costo economico. Noi considereremo sempre e solo il costo economico:
Costo Totale = Costo Variabile + Costo Fisso Evitabile
Quindi:
- ( ) comprende i soli costi evitabili (non i costi fissi irrecuperabili).. /
- Solo il profitto economico è rilevante per le decisioni economiche.
Profitto economico
Per cercare la quantità di output (prezzo) che massimizza il profitto dobbiamo partire dalla definizione di quest’ultimo:
Profitto economico ( ) = ricavi totali (R) – costi totali (C)0
Sia i ricavi, che i costi dipendono dalla quantità prodotta:
( )= − ( )0 1 2 1 3 1
è la funzione di costo totale, una funzione della quantità prodotta Q.3(1)
Il ricavo totale di un’impresa, è quanto l’impresa incassa vendendo il suo output Q.2(1),
Se, ad esempio, l’impresa produce 50 unità di output e le vende al prezzo unitario di 2€, il ricavo totale dell’impresa sarà di 100€. Ovvero:
Ricavi totali = Prezzo P(Q) x Quantità Q
Possiamo dunque riscrivere l’obiettivo dell’impresa come: 113
Il beneficio ottenuto dal vendere una quantità Q corrisponde al ricavo dell’impresa. Per tale ragione, il beneficio marginale di un’impresa equivale al suo ricavo marginale, indicato con MR. In seguito, si studieranno due effetti che spiegheranno il motivo per cui all’aumentare della quantità venduta diminuiscono sia il prezzo che il MR (effetto di espansione del prodotto e effetto di riduzione di prezzo). Le unità inframarginali sono tutte quelle unità che l’impresa vende oltre alle unità marginali. ΔQ
Per trovare la quantità di prodotto che massimizza il profitto usando il ricavo marginale e il costo marginale, bisogna applicare due regole: la regola della quantità e la regola di cessazione dell’attività. La regola della quantità enuncia che: l’impresa massimizza i profitti producendo la quantità Q* in corrispondenza della quale MR=MC. Si consideri di aumentare la produzione di una unità: vendendo l’unità in più, i ricavi dell’impresa variano di MR ed i costi aumentano di MC. Quindi:
Al crescere dell’output, aumenta il profitto.
La regola di cessazione dell’attività enuncia che l’impresa deciderà di produrre la quantità Q* solo a patto che, producendo quella quantità, non subisca delle perdite, ovvero preferirà non vendere nulla se i profitti (massimi) in corrispondenza di Q* sono negativi.
Le scelte di produzione di un’impresa che massimizza il profitto soddisfano sempre le due regole individuate sopra. Le implicazioni sono però diverse in funzione del contesto competitivo in cui l’impresa che sceglie si trova ad operare.
Una distinzione fondamentale è tra imprese concorrenziali (price-taker) e imprese con potere di mercato (price-maker):
- Un’impresa si definisce price-taker quando le sue scelte di produzione non influenzano il prezzo di mercato. L’impresa price-taker sceglie dunque quanto produrre prendendo per dato il prezzo che osserva sul mercato (prezzo dato indipendentemente da quantità). In questo caso l’impresa sarà molto più piccola rispetto al mercato (impresa agricola); 114
- Un’impresa si definisce price-maker quando le sue scelte di produzione influenzano il prezzo di mercato. Nel decidere quanto produrre, l’impresa con potere di mercato terrà dunque conto di questo. In questo caso l’impresa ha un peso rilevante rispetto al mercato.
Funzione di domanda dell’impresa price taker
L’impresa price-taker (P-T) è tipicamente un’impresa molto piccola ed è per questo motivo che le sue scelte di produzione non influenzano il prezzo di mercato. Supponiamo che il prezzo di mercato sia P. L’impresa P-T:
- Può vendere una qualsiasi quantità al prezzo P;
- Non vende nulla ad un qualsiasi prezzo maggiore di P.
Questo significa che la curva di domanda dell’impresa è una retta orizzontale al livello P: la curva di domanda dell’impresa è cioè perfettamente elastica e che ci sono molti beni sostituti (il caso contrario sarebbe stato domanda rigida e pochi sostituti).
L’effetto che domina in questo caso è quello di espansione del prodotto perché l’incremento delle vendite non comporta un abbassamento dei prezzi.
D(imp) = funzione inversa di domanda dell’impresa
Con una curva di domanda discendente, la curva del ricavo marginale giace al di sotto delle curve di domanda per tutte le quantità di vendite positive, e coincide con essa per una quantità pari a zero.
Per l’impresa, P è un parametro, non una variabile, costante per ogni quantità prodotta. Ciò significa che la funzione di domanda orizzontale coincide con la funzione di ricavo marginale. Il ricavo aumenta perché aumenta la quantità di beni venduti (mantenendo costante il prezzo) di un valore pari a P*ΔQ. Quindi, dividendo questa variazione di ricavo per il ricavo marginale è esattamente ΔQ, P per unità.
Regola della quantità: l’impresa P-T massimizza i profitti producendo la quantità in corrispondenza della quale P=MC.
MC è il costo marginale 115
La curva di domanda di un’impresa che non ha costi irrecuperabili è perfettamente orizzontale in corrispondenza del prezzo P. Applicando la regola della quantità, la quantità positiva di prodotto che massimizza il profitto è Q*, cioè la quantità per la quale il costo marginale è pari al prezzo P.
Per verificare la regola di cessazione, si considera ACmin come il costo medio dell’impresa alla sua scala efficiente Qe (punto più basso nella curva di costo medio):
best
In caso di costi irrecuperabili, se il ricavo PQ* derivante dalla vendita delle quantità di prodotto ottimale Q* supera i costi evitabili dell’impresa, l’impresa massimizza il profitto producendo Q*. in caso contrario, non produrre nulla è soluzione ottima. 116
Funzione di offerta dell’impresa P-T
La funzione di offerta dell’impresa P-T indica la quantità offerta dall’impresa P-T in corrispondenza di ogni possibile prezzo di mercato: rappresenta, cioè, la quantità che l’impresa vuole vendere per ogni P. È una funzione di forma Quantità offerta = S(prezzo)
Per ogni prezzo superiore al più basso livello di costo medio ACmin, la quantità che massimizza il profitto dell’impresa è positiva e tale per cui il prezzo è uguale al costo marginale. Per ciascun livello di prezzo inferiore al più basso livello di costo ACmin, per l’impresa è indifferente non produrre nulla o alla sua scala efficiente Qe, la quantità per la quale il costo medio è il più basso, se questo è diverso da zero.
La curva di offerta segue quella dei costi marginali perché MC = P 117
Nel primo caso l’offerta è nulla per tutti i prezzi inferiori ad ACmin. 118
Legge dell’offerta
In tutte le funzioni di offerta per imprese P-T che abbiamo considerato, la quantità prodotta da un’impresa aumenta o resta invariata all’aumentare del prezzo di mercato. La legge dell’offerta dice che se "aumenta l’output ottimale (che max Π) di un’impresa P-T è non-inferiore al livello ottimale di output prima dell’aumento di prezzo: la curva di offerta individuale è non-decrescente. Il motivo è semplice: /*massimizza la distanza tra ricavi e costi; se aumenta, il ricavo aumenta" di più alla quantità che a qualsiasi quantità inferiore; quindi,/* /*continuerà a garantire un profitto più alto di ogni quantità inferiore.
Variazioni nel prezzo degli input sulla funzione di offerta
L’aumento del prezzo può incidere sui costi variabili o sui costi fissi. Se l’incremento di prezzo di un input comporta un aumento dei costi variabili e del costo unitario di produzione:
- Le curve AC e MC si spostano verso l’alto;
- La curva di offerta si sposta anch'essa verso l'alto.
Variazioni nel prezzo degli input sulla funzione di offerta
Se l’incremento di prezzo di un input comporta un aumento dei costi fissi:
- La curva AC si sposta verso l'alto;
- La curva di MC non si modifica;
- La curva di offerta non si sposta, ma aumenta la quantità minima che l'impresa deve produrre per avere profitti positivi. 119
Offerta di breve e di lungo periodo
Nel breve e nel lungo periodo le curve di costo e dunque le curve di offerta dell’impresa saranno differenti. Partendo da costi di breve periodo, otterremo una curva di offerta di breve periodo; partendo da costi di lungo otterremo una curva di offerta di lungo periodo. In generale, si può dire che la curva di offerta di lungo periodo è più sensibile a variazioni di prezzo (cioè più elastica) della curva di offerta di breve periodo.
Surplus del produttore
Il profitto si genera quando il ricavo è maggiore del costo totale: a volte può essere utile lavorare con un concetto correlato, il surplus del produttore. Esso è pari alla differenza tra i ricavi e l’ammontare minimo a cui l’impresa sarebbe disposta a vendere la produzione.
Ogni punto sulla curva di offerta dell’impresa può anche essere interpretato come il prezzo minimo (o prezzo di riserva, o prezzo limite) a cui l’impresa è disposta a produrre e offrire la corrispondente quantità di prodotto.
Dal momento che i costi irrecuperabili devono essere sostenuti a prescindere da ciò che accade, possono essere ignorati nel momento in cui si prendono delle decisioni di ambito economico. Ci si può, quindi, concentrare sul surplus del produttore piuttosto che sul profitto.
Surplus del produttore (15 = 6)
Il surplus del produttore corrisponde all’area tra il prezzo e la curva di offerta. Se la scala efficiente è nulla (/" = 0), la curva di offerta coincide con la curva di costo marginale: il costo di produrre ciascuna singola unità è, in effetti, il suo → il costo di produrre unità è l’area grigia. Il surplus7. / è l’area azzurra, ovvero la differenza tra i ricavi (ABCD) ed i costi di produzione (l’area grigia).
Questo caso è tipico di imprese che non hanno costi fissi evitabili ed hanno costi marginali crescenti. In tal caso l’offerta non ha salti. 120
Sofia Milano
Surplus del produttore (15 > 6)
Surplus del produttore e profitti
Il surplus del produttore è la differenza tra ricavi e costi evitabili della produzione, ovvero tutti quei costi che non si sostengono se non si produce. Dunque:
surplus del produttore = profitto economico
Pertanto, se ci sono costi fissi irrecuperabili:
surplus del produttore ≠ profitto contabile
Se ci sono costi fissi irrecuperabili può succedere che il surplus/profitto economico sia positivo (e dunque convenga produrre) anche se il profitto contabile è negativo (bilancio in perdita).
Esempio: una volta costruita un’autostrada conviene aprirla al traffico anche se il ricavo non copre i costi di costruzione, purché copra quelli di gestione (BreBeMi). 121 122 123
Equilibrio ed efficienza
Il prezzo di equilibrio è determinato dall’interazione tra domanda e offerta sul mercato. Ci sono vari modi in cui compratori e venditori interagiscono sul mercato: ci sono varie forme o strutture di mercato. Esse sono:
- Concorrenza perfetta: molti compratori, molti venditori, beni omogenei (es: mercati prodotti agricoli);
- Monopolio: molti compratori, un solo venditore (produttore): decide il venditore il prezzo sul mercato sotto il vincolo (es: mercato trasporti ferroviari);
- Oligopolio: molti compratori, pochi venditori: dipende dalla concorrenza (es: mercato televisivo, degli aerei, della telefonia o dei carburanti);
- Concorrenza monopolistica: molti compratori, molti venditori, beni non omogenei (es: mercato dei ristoranti, dei bar, o dei prodotti di marca);
- Monopsonio: un solo compratore, molti venditori, beni omogenei (es: Fiat e produttori di componenti auto; miniera in luogo isolato e lavoratori).
La parte della microeconomia che studia le strutture di mercato si chiama: economia industriale (Industrial Organization: I.O.). L’industria è l’insieme delle imprese di un settore.
Concorrenza perfetta
Le ipotesi del modello sono:
- Compratori price-taker;
- Venditori price-taker;
- Beni omogenei;
Compratori e venditori non sono in grado, singolarmente, di influenzare (significativamente) il prezzo di mercato (ipotesi di price taking). Tuttavia, il prezzo di equilibrio di mercato dipende dalle scelte di tutti i compratori e di tutti i venditori. Un’altra ipotesi importante per gli equilibri di lungo periodo è:
- Non vi sono ostacoli all’ingresso di nuovi venditori sul mercato.
Non ci sono ostacoli di tipo legale (es. licenze taxi), tecnologico (es. terreni già occupati), o economico (es. alti costi fissi). Ovvero c’è libertà di entrata sul mercato: ciò significa che non c’è nessuno di questi ostacoli. La situazione opposta si ha quando l’entrata è bloccata: è sufficiente anche solo un ostacolo a bloccare tutto.
Sono, inoltre, presenti degli elementi empirici della struttura di mercato che fanno in modo che non ci siano ostacoli che blocchino l’entrata:
- Assenza di costi di transazione (venditori price-taker): tali costi sono assenti quando i venditori possono comunicare i prezzi; quando i consumatori sono informati sui prezzi, cioè hanno conoscenza perfetta e completa; quando non ci sono ostacoli alle transazioni;
- Beni omogenei (agli occhi dei consumatori) (venditori price-taker): significa che i beni sono uguali agli occhi dei consumatori: se il venditore riesce a rendere il suo prodotto, naturalmente o artificialmente, un po’ diverso dagli altri agli occhi dei consumatori, i venditori sono price-maker;
- Molti venditori e piccoli rispetto al mercato (venditori price-taker): l’aumento o la diminuzione della quantità di output sul mercato determinerà una variazione irrisoria del prezzo che si rifletterà sui profitti dell’impresa in modo trascurabile;
- Molti compratori e piccoli rispetto al mercato (compratori price-taker).
Nella realtà, pochi mercati risultano perfettamente concorrenziali, ma CP serve da caso “modello”.
L’equilibrio nei mercati perfettamente concorrenziali
Quando il focus si sposta dalle azioni delle singole parti alle loro interazioni, il concetto principale da usare è quello di equilibrio. 124
Un equilibrio, in generale, è costituito da una varietà di comportamenti degli agenti (consumatori o imprese), ciascuno dei quali agisce razionalmente, date le scelte attuate da tutti gli altri. Noi consideriamo il mercato perfettamente concorrenziale, dove il prezzo di mercato è tutto ciò che ciascuno deve sapere a proposito delle azioni altrui per effettuare la sua scelta razionale. Il prezzo e la quantità di equilibrio di CP corrispondono al punto di intersezione della curva (o funzione) di domanda di mercato con la curva (o funzione) di offerta di mercato:
- Funzione di domanda di mercato (D): esprime la relazione tra il prezzo di un bene e la quantità complessivamente domandata di quel bene a quel prezzo da tutti i consumatori presenti sul mercato;
- Funzione di offerta di mercato (S): esprime la relazione tra il prezzo di un bene e la quantità complessivamente offerta di quel bene a quel prezzo da tutte le imprese presenti sul mercato.
I compratori acquistano la quantità di prodotto che ritengono ottimale, dato il prezzo corrente; i venditori producono la quantità per loro ottimale, dato il prezzo corrente; al prezzo corrente, i venditori sono disposti a produrre la quantità che i compratori desiderano acquistare e i compratori sono disposti ad acquistare la quantità che i venditori decidono di produrre, cioè domanda=offerta.
Nessuno desidera cambiare comportamento! Non c’è alcuna forza che spinga il prezzo ad aumentare o a diminuire. Quindi è un equilibrio!
Dalle domande individuali alla domanda di mercato
La domanda di mercato è la somma delle domande individuali. Nel piano (Q, P) ciò equivale a sommare orizzontalmente le domande inverse individuali: 125
Offerta di mercato di breve e lungo periodo
La discussione dell’offerta di mercato è complicata dal fatto che l’offerta di mercato di breve periodo è diversa da quella di lungo periodo:
- Breve periodo (SR): il numero delle imprese presenti sul mercato è dato;
- Lungo periodo (LR): si parla di entrata libera; se le imprese sanno di poter conseguire un profitto positivo su un mercato, entrano. Il numero imprese non è dato ma è una variabile endogena (da determinare, in equilibrio). Così come si entra sul mercato, si può anche uscire.
Equilibrio concorrenziale di SR e LR
Se la curva di offerta di mercato è quella di breve periodo, avremo l’equilibrio concorrenziale di breve periodo.
Se la curva di offerta di mercato è quella di lun
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