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Microeconomia 3.0: le imprese e i loro comportamenti

Il processo di ottimizzazione dell’impresa è diverso da quello dell’individuo perché quest’ultima mira ad ottimizzare i suoi profitti e qui diventano rilevanti i costi di produzione dell’impresa stessa. Studiare come si comporta l’impresa è utile per capire che esistono forme di mercato diverse dalla concorrenza perfetta (monopolio, oligopolio e monopsonio), ciascuna delle quali ha delle conseguenze sociali se si decide di approvvigionarsi di beni che non derivano dalla concorrenza perfetta.

L’impresa è una organizzazione che produce e vende beni o servizi trasformando i fattori di produzione in prodotto. La funzione di produzione è il rapporto tra la quantità di fattori di produzione utilizzati (input) dall’impresa e la quantità prodotta (output).

Tipi di input

Gli input sono di due tipi:

  • Input fissi: è un input impiegato in quantità fissa che non può essere modificata nel breve periodo; ad esempio un’impresa agricola ha un determinato lotto di terra.
  • Input variabili: è un input la cui quantità può essere variata dall’impresa (ad esempio la manodopera, le materie prime etc.).

Nel lungo periodo entrambi i prodotti sono considerati variabili quindi la distinzione tra fissi e variabile diviene rilevabile solo nel breve periodo.

1. La variazione di input variabile

La curva di prodotto totale descrive graficamente la funzione di produzione, ha una pendenza positiva perché la produzione di prodotto aumenta all’aumentare del numero di lavoratori (input variabile); nonostante sia sempre positiva, però, la pendenza diminuisce progressivamente perché la quantità prodotta dall’aumento addizionale di lavoro è sempre più piccola.

Il prodotto marginale, quindi, è la quantità aggiuntiva che si ottiene utilizzando una unità in più di quel fattore di produzione. La formula del prodotto marginale è il rapporto tra la variazione di output aggiuntivo e la variazione di input che c’è stata. Ogni lavoratore contribuisce a incrementare la quantità prodotta in misura minore rispetto al precedente. Questa è la legge dei rendimenti decrescenti di un fattore di produzione che implica che, all’aumentare della quantità impiegata di un fattore (in questo caso, i lavoratori), a parità degli altri fattori il prodotto marginale diminuisce.

Un esempio è quello di una qualche società informatica: se il suo scopo è quello di progettare e scrivere codici informatici, mettere due persone che si occupano di uno stesso progetto non raddoppia le linee di codice scritte in un mese. Ogni programmatore deve coordinare il suo lavoro con quello di tutti gli altri programmatori nel progetto, il che porta ogni persona a spendere più tempo nel comunicare con altri al crescere del numero dei programmatori.

In alcuni casi la marginalità di un prodotto può addirittura diventare negativa (ad esempio se ci sono degli affollamenti nel progetto, si potrebbe andare incontro a una decrescita di output e anzi la quantità di lavoro e la conseguente creazione di prodotto potrebbe impiegarci addirittura più tempo).

2. La variazione di input fissi

Cosa accade se fosse possibile modificare gli input fissi? Si andrebbe a generare un aumento della curva di prodotto totale verso l’alto, dunque si produrrebbe di più. Nel caso dell’esempio precedente, questo significa che ciascun lavoratore può produrre un quantitativo maggiore e il prodotto marginale del singolo lavoratore aumenta (seppur la curva sia sempre decrescente perché permane la legge dei rendimenti decrescenti).

I costi dell'impresa

In base a come si gestiscono gli input per produrre output, si avranno dei costi diversi da impresa a impresa. L’impresa mira sempre a massimizzare i propri profitti che sono definiti come la differenza tra i ricavi totali e i costi totali.

I costi totali (CT) per produrre una data quantità di output, sono dati dalla somma tra:

  • Costi fissi: ossia costi che non dipendono dalla quantità prodotta (ad esempio il magazzino in cui una azienda fa storage, ha un costo fisso);
  • Costi variabili: è un costo che varia al variare della quantità prodotta (ad esempio l’acquisto delle materie prime, come i semi, per produrre pomodori).

CT = CF + CV

La curva del costo totale ha un andamento positivo poiché data la presenza dei costi variabili, quanto più la produzione aumenta tanto maggiore è il costo.

Costi marginali e costi medi

Dal costo totale si devono estrapolare altri due tipi di costi che sono utili per capire come l’impresa sceglie la propria quantità ottimale che massimizza il profitto:

  1. Costo marginale
  2. Costi medi

I costi marginali

Il costo marginale è la variazione di costo generata dalla produzione di una unità addizionale di bene o servizio e si calcola come il rapporto tra la variazione del costo e la variazione di quantità di prodotto. Il costo marginale corrisponde alla pendenza della curva del costo totale, che diventa progressivamente più ripida all’aumentare della quantità prodotta. La curva ha tendenza positiva perché all’aumentare del prodotto (output), devono necessariamente aumentare gli input variabili (ad esempio assumere più lavoratori).

Il costo medio

Il costo medio racchiude al suo interno una categorizzazione triplice:

  • Costo medio totale che corrisponde al costo totale diviso per la quantità prodotta
  • Costo medio fisso che corrisponde al costo fisso diviso la quantità prodotta
  • Costo medio variabile che corrisponde al costo variabile diviso la quantità prodotta.

Dal grafico possiamo notare che:

  • Il costo variabile medio è crescente
  • Il costo medio fisso è decrescente che tende a zero
  • Il costo medio totale ha la forma di una U

Perché il costo medio totale ha una forma a U?

Ha una forma ad U perché si sommano due effetti diversi:

  1. Effetto di ripartizione del costo fisso: maggiore è la quantità prodotta, maggiore è la produzione su cui si ripartisce il costo fisso, quindi il costo fisso diminuisce
  2. Effetto di rendimenti decrescenti: maggiore è la quantità prodotta, maggiore è il fattore di produzione variabile di cui l’impresa deve servirsi (maggior numero di lavoratori), che produrrà un aumento del costo medio variabile.

La curva di costo marginale interseca la curva di costo medio totale attraversandola in un punto che è il suo minimo che è il dato di massimo profitto dell’impresa.

Proprietà dei costi dell’impresa: scegliere i costi fissi

Se nel breve periodo l’impresa non ha alcun tipo di controllo sui costi fissi da sostenere, sappiamo che nel lungo periodo anche i costi fissi diventano variabili e ciascuna impresa può scegliere il suo livello di costi fissi (quindi investimenti) per poter raggiungere l’output che ci si aspetta di raggiungere. Scegliere un costo fisso (come ad esempio capire se dotarsi di un nuovo macchinario o meno), ha un duplice effetto sul costo totale:

  1. Il costo fisso aumenta nel breve periodo (perché si va incontro a un acquisto o a una locazione di un macchinario)
  2. La produttività del lavoro aumenta, in quanto la produzione di un bene, essendo dotati di un macchinario in più, aumenta e il costo variabile per ogni quantità prodotta, diminuisce

La scelta del costo fisso si riflette anche sul costo medio: se il livello di produzione è basso, l’aumento del costo fisso prevale sulla riduzione del costo variabile e cioè le unità di produzione su cui si ripartisce questo aumento sono fondamentalmente insufficienti. Se invece si vuole produrre una quantità superiore, allora l’acquisto del macchinario risulta essere una scelta giusta.

Ovviamente ciascuna impresa sceglierà il costo fisso che minimizza il proprio costo medio totale. La curva di costo medio totale di lungo periodo mostra le relazioni che esiste tra la quantità prodotta e il costo medio totale quando il costo fisso è stato scelto in modo tale da minimizzare il costo medio totale per ogni dato livello di produzione.

I rendimenti in scala

Cosa determina che la curva di costo medio totale di lungo periodo abbia una forma piuttosto che un’altra? Si tratta dei rendimenti in scala ossia la variazione del costo medio in base alla quantità prodotta. Si hanno:

  • I rendimenti di scala crescenti: quando il costo medio di lungo periodo diminuisce all’aumentare della quantità prodotta
  • I rendimenti di scala decrescenti: quando il costo medio di lungo periodo aumenta all’aumentare della quantità prodotta
  • I rendimenti di scala costanti: se il costo medio di lungo periodo rimane costante all’aumentare della quantità prodotta.

La concorrenza perfetta e la curva di offerta

All’interno di un mercato di concorrenza perfetta, dobbiamo ricordare che sia i produttori che i consumatori sono price taker e cioè che le loro azioni non influiscono sul prezzo di mercato in quanto questi ultimi sono indipendenti.

Caratteristiche di un mercato a concorrenza perfetta

  • I produttori e i consumatori devono essere un numero molto elevato e nessuno di questi deve avere una quota di mercato ossia la percentuale della produzione del settore che fa capo al produttore stesso
  • Tutti i consumatori considerano i prodotti di tutte le imprese operanti nel mercato di un determinato bene
  • Libera entrata ed uscita degli agenti economici senza spese aggiuntive.

All’interno di questo sistema l’impresa ha sempre come obiettivo la massimizzazione del proprio profitto e in base ai ricavi e ai costi, ciascuna capirà qual è la quantità di beni o servizi che permette di avere il maggior profitto. L’imprenditore razionale trova la quantità ottima che dovrebbe produrre attraverso l’analisi marginalista: la quantità ottima per l’impresa è quella tale per cui il beneficio marginale eguaglia il costo marginale.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FNC.RZZ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Microeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Ghidoni Riccardo.
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