L’educazione motoria nella scuola primaria
Premessa
L’embodied cognition è la teoria che sostiene che i processi cognitivi siano influenzati e dipendono da → come il corpo li ha vissuti: quando il corpo è coinvolto in un ambiente di apprendimento, apprende in modo più significativo.
L’educazione motoria ha il compito di sviluppare nel soggetto le abilità e le competenze del corpo in movimento ed ha un distinto carattere di trasversalità con le altre discipline.
La pedagogia neoidealista ha relegato il corpo ad un livello di importanza più basso rispetto alle facoltà intellettive → solo negli anni ‘90 i corsi di laurea in Scienze motorie entrano nell’università italiana.
Pedagogia e didattica della corporeità
La motricità consente il rapporto con l’ambiente, sia con il mondo degli oggetti che con il mondo degli altri; evolve in forma diversa da soggetto a soggetto e deve essere stimolata in modo adeguato e preciso → le capacità coordinative (equilibrio, controllo del movimento, orientamento spazio-temporale, reazione) possono variare a seconda della qualità e quantità di allenamento.
È caratterizzata da un insieme di movimenti dipendenti dall’apparato locomotore e dal sistema nervoso centrale.
Strisciare, rotolare, afferrare, gettare, lanciare, arrampicarsi sono schemi motori di base, forme fondamentali del movimento che appaiono per prime nello sviluppo dell’individuo e diventano patrimonio originario dell’adulto.
Dalla capacità si passa alle abilità, che sono caratterizzate da un comportamento osservabile o misurabile e si distinguono in abilità di base, tecniche e tattiche.
Nello strutturare attività per la fascia 6-11 bisogna tenere in considerazione il principio di polivalenza, quindi promozione di capacità e abilità motorie con valenza e validità diverse, e la multilateralità, quindi scelta di mezzi e organizzazione di contenuti in modo diverso e variato; l’obiettivo è attivare e affinare il maggior numero possibile di schemi motori e posturali per la costruzione di abilità motorie significative per qualità, quantità e trasferibilità; si passa da una fase di coordinazione grezza, in cui si apprende in forma globalmente corretta il gesto motorio, a una di coordinazione fine, in cui c’è la stabilizzazione o standardizzazione dell’abilità motoria, e il consolidamento, in cui c’è l’automatizzazione del gesto.
Il termine corporeità indica l’avere un corpo ed essere corpo; secondo Bertolini è sinonimo di corpo → quando è correlato al concetto di esperienza vissuta si tratta di riconoscere al corpo la funzione di costruzione della personalità.
La storia della filosofia ha operato fin da Platone una distinzione tra mondo delle idee e mondo della materia reputando pienamente autentico solo il primo; successivamente, il cristianesimo ha costruito un sistema morale basato sul disprezzo del corpo in quanto sede del peccato; è con Nietzsche e poi con Husserl che il corpo diventa centro di esperienza soggettiva, punto zero della coscienza, soggetto e oggetto di conoscenza.
Ogni sapere è un sapere del corpo. La pedagogia del corpo va intesa come una composizione di saperi ed esperienza sul valore educativo dei vissuti corporei. È un’attitudine formativa trasversale, che si rivolge a chiunque. La pedagogia del corpo trasferisce negli ambiti formativi idee e proposte che stanno alla base dell’educazione corporea nelle sue diverse forme. Intende rivisitare criticamente gli scenari dell’educazione e della cura, dove il corpo risulta assente, immobilizzato, disciplinato, semplicemente parlato, per integrare saperi ed esperienze abitualmente separati. Si propone di sovraesporre e mobilizzare il corpo, sottraendolo alle tante teorie che si limitano a parlarne senza considerare le concrete potenzialità espressive e razionali. Per realizzare una didattica della corporeità dobbiamo descrivere cosa succede ai corpi in un ambiente di apprendimento, dobbiamo distinguere il soggetto che insegna dal soggetto che apprende.
L’embodied theory è nata 20 anni fa attorno ad un testo scritto da Varela, Thompson e Rosch e affonda le sue radici nella fenomenologia di Husserl, in Italia trova i suoi riferimenti in Bertolini: i soggetti in apprendimento vengono sollecitati a fare esperienza a partire dalla propria vita vissuta, dalla propria corporeità.
Spazio
Costruire un setting che tenga conto della dimensione corporea vuol dire osservare lo spazio, l’ambiente di apprendimento nella sua dimensione fisica e architettonica → la flessibilità riguarda la capacità di pensare uno spazio come qualcosa di dinamico che si può modificare, la capacità di poter uscire da quello spazio non appena i vincoli risultano troppo visibili, ma anche pensare a materiali e arredi in un’ottica creativa costruendo piccole isole per poi eliminarle quando non più interessanti per i bambini o tener conto dei bisogni dei bambini quando allestiamo uno spazio, è mediare tra gusto personale e tendenza a sistemare le cose in un certo modo per favorire il lavoro in team; la co-costruzione riguarda l’operazione di dare un significato agli oggetti e alle cose in relazione a noi stessi e al gruppo in quanto si tratta di spazi preesistenti, i bambini hanno bisogno di costruire l’identità dei luoghi che abitano, di sentirli propri.
Tempo
Da una parte bisogna calibrare le attività con un ritmo sensato, dall’altra bisogna prepararsi a non stare dentro al tempo previsto, essere flessibili; il tempo del corpo è scandito da ritualità che rassicurano i bambini e permettono la costruzione di un tempo nuovo, è anche il tempo del riposo, del silenzio.
Corpo e mente sono tanto connessi da non poter essere distinti.
Un insegnante deve saper comunicare con il corpo e la voce in maniera efficace ed accattivante, deve privilegiare la narrazione alla descrizione e deve saper descrivere i progetti didattici come una vera e propria sceneggiatura, come uno script, → quindi:
- 1. Co-costruire gli spazi preesistenti
- 2. Considerare tempi più lenti e flessibili
- 3. Privilegiare l’esperienza diretta usando metodologie didattiche attive
- 4. Progettare diversi laboratori del corpo con l’obiettivo di aumentare il monte ore dedicato all’espressione della corporeità
- 5. Valorizzare la connessione tra competenze emotive e sociali riconoscendone il profondo legame con la corporeità e l’apprendimento
- 6. Esaltare la mediazione del corpo nelle diverse discipline
Attività motoria tra specificità e trasversalità, tra costrutti formali e informali
Il corpo ha potenzialità espressive e comunicative che si traducono in un linguaggio avente struttura e regole proprie.
Si possono collocare le aree di prossimità corporea nello sviluppo dei processi di conoscenza su 3 principali versanti:
- 1. L’oggetto, con un’attenzione al corpo nei suoi aspetti biofisici
- 2. Le interazioni cognitive con attenzione al movimento
- 3. Il soggetto con attenzione alle varie forme di espressione della persona nella corporeità e personalità.
L’azione motoria è primitiva e preesistente rispetto alle altre forme di intelligenza, contiene in sé tutte le altre e va valorizzata in forma trasversale.
L’educazione motoria appare nei programmi della scuola elementare del 1985 assieme all’educazione all’immagine e alla musica; con le Indicazioni del 2004 della Moratti si pone l’accento su teorie, concetti e livelli di formalizzazione, ma si trattava di un apprendimento troppo disciplinare che negava la trasversalità della disciplina e tendeva a promuovere processi di astrazione nella mente dei bambini non ancora consolidati; nelle Indicazioni del 2007 di Fioroni si è recuperata la dimensione trasversale, anche se la collocazione della materia nell’area dei linguaggi ne ha svilito la potenza formativa; nelle Indicazioni del 2012 di Profumo si può notare un arretramento culturale con la denominazione di educazione fisica risalente a più di un secolo prima, anche se ribadisce il ruolo trasversale della corporeità.
Non è possibile apprendere la scrittura senza un utilizzo consapevole della dimensione corporea e della motricità fine → la scrittura è un processo complesso in cui aspetti spaziali, grafici, motori e percettivi si intrecciano per ottenere una scrittura in corsivo fluida e leggibile; i requisiti generali sono riconducibili a equilibrio, controllo posturale e lateralizzazione, mentre i requisiti specifici sono coordinazione dinamica dell’arto superiore, coordinazione oculo-manuale globale e fine, motricità fine, orientamento e organizzazione spaziale, percezione e analisi visiva, memoria a breve e lungo termine, abilità fonologiche, metafonologiche e linguistiche.
Anche nell’apprendimento della matematica un approccio corporeo può essere utile attraverso operazioni seriali, alfabeti motori.
Competenze dell’insegnante di educazione motoria
Nel campo dell’educazione motoria la competenza del docente non può ridursi alla semplice conoscenza della disciplina intesa come somma dei saperi o delle abilità tecnico-professionali, ma deve prevedere anche la capacità di interagire positivamente e con efficacia nel rapporto con gli allievi. Grande importanza hanno i tratti personali e individuali del carattere dell’insegnante, dei suoi atteggiamenti e della sua disponibilità all’aggiornamento e all’autocritica.
In generale il termine competenza indica la capacità degli individui di combinare in modo autonomo i diversi elementi delle conoscenze e delle abilità che possiedono.
Esiste una sorta di percorso che, a partire dagli aspetti più concreti delle condotte motorie, può sollecitare lo sviluppo di funzioni cognitive trasversali assimilabili ad azioni mentali superiori: dalla capacità motoria, intesa come componente parziale delle abilità, si passa all’abilità motoria che implica il saper compiere un’azione in un contesto di situazioni chiuse o in situazioni aperte e in questo caso si parla di competenza motoria, che è esattamente il passaggio successivo. L’ultimo tassello è formato dall’intelligenza motoria che può essere considerata un insieme di competenze che permettono al bambino di scegliere in modo efficace e di risolvere situazioni/problema in ambito motorio.
Le conoscenze di settore rappresentano il sapere di un individuo e possono essere generali, specifiche di un contenuto professionale o relative ad un contesto, si può distinguere anche tra conoscenze dichiarative (sapere cosa) e conoscenze procedurali (sapere cosa fare). La conoscenza dei bambini è il primo requisito per impostare la programmazione delle attività didattiche, il secondo è rappresentato dalla conoscenza e determinazione degli obiettivi didattici disciplinari.
Sono 3 le pietre miliari su cui si costruisce la professionalità docente: →
- 1. Programmare a breve termine (lezione), medio (unità di apprendimento) e lungo (traguardi) →
- 2. Insegnare include atteggiamenti di empatia e disponibilità, presenza costante, attenta e non invasiva; esistono diversi orientamenti didattici: ludico, cooperativo-relazionale, autoefficacia percepita, tecnologie digitali, variabilità della pratica; strutturare la didattica secondo il principio della difficoltosità (adattamento), variabilità e qualità →
- 3. Valutare andrebbero fatte valutazioni conoscitive iniziali poi riproposte ogni 6 mesi
Stili d’insegnamento e apprendimento delle competenze motorie nella scuola primaria
La competenza motoria non si identifica con la prestazione motoria, ma coinvolge diversi fattori della persona: esprime l’integrazione di conoscenze, abilità motorie, comportamenti e atteggiamenti espressi sulla base delle capacità personali.
In ogni competenza motoria si distinguono 3 dimensioni: cognitiva (comprensione di definizioni, termini, concetti), operativa (repertorio di abilità motorie e livelli di apprendimento) ed emotivo-sociale (disposizioni individuali, motivazioni, atteggiamenti).
Si distingue una didattica di tipo imitativo-addestrativo di tipo magistocentrica e una didattica di tipo induttivo-sperimentale che lavora per libera esplorazione, scoperta guidata e risoluzione di problemi più centrata sull’allievo.
Il metodo è un procedimento consapevole, strutturato e organizzato di contenuti teso a stimolare l’apprendimento, è utilizzato per aiutare l’allievo a raggiungere obiettivi preventivati, è una caratterizzazione tecnica; lo stile è un comportamento, un modo di porsi dell’educatore nella situazione educativa, è una caratterizzazione psicologica.
Mosston e Ashworth propongono un modello in cui l’allievo procede da una situazione di totale dipendenza dal docente ad una di totale autonomia.
Gli autori hanno concepito lo spettro degli stili di insegnamento nel quale si ripercorrono le modalità in cui, in educazione motoria, si propongono non solo i contenuti, ma anche si realizza la relazione e la comunicazione educativa; esistono, secondo questi studiosi, 10 approcci differenti e graduati che si snodano dal minore al maggior grado di autonomia e decisione didattica dell’insegnante e/o dell’allievo → i primi 5 sono di riproduzione (approccio magistocentrico: comando, pratica, individualizzazione, reciprocità, autoverifica), gli altri 5 di produzione (puerocentrico: problem solving, scoperta guidata, attività a scelta, iniziazione all’apprendimento, autoapprendimento).
I 3 approcci principali hanno come agente principale: l’insegnante (necessario in apprendimenti complessi), l’allievo (maggior coinvolgimento emotivo) o il compito (approccio per parti).
Esiste il metodo deduttivo (prescrittivo, analitico, addestrativo, assegnazione di compiti, misto) e induttivo (globale, libera esplorazione, scoperta guidata, soluzione di problemi) → bisogna prediligere il primo quando si vuole privilegiare la quantità o gli aspetti coordinativi, il secondo quando si vuole prediligere la qualità o gli aspetti cognitivi, l’insieme dei 2 quando c’è tempo sufficiente per curare tutto.
Programmazione e progettazione dell’educazione fisica nella scuola primaria
Il modello pedagogico di riferimento per l’educazione motoria oggi è l’approccio sociocostruttivista ed ecologico in cui il discente viene messo al centro del processo formativo; il docente assume il ruolo di mediatore didattico capace di sostenere (scaffolding) la formazione degli studenti attraverso l’applicazione di una didattica aperta, apprendimento situato, coinvolgimento emotivo, facilitazione dell’apprendimento, sviluppo di competenze, valutazione e autovalutazione.
Per quanto riguarda le conoscenze, il nucleo dell’educazione motoria è il movimento umano assieme a tutte le aree che compongono.
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