Estratto del documento

Osservare, valutare e sostenere la relazione genitori-figli - Il Lausanne Trilogue Play clinico

Osservare e valutare le relazioni familiari

Questioni teoriche

Studiosi di orientamento diverso hanno trovato un punto di convergenza nel dare rilievo al contesto relazionale per comprendere lo sviluppo del bambino. I metodi di studio hanno sempre più privilegiato l'osservazione della relazione caregiver-figlio piuttosto che quella del bambino da una parte e dell’adulto dall’altra. I ricercatori interessati all’osservazione della famiglia nei processi legati alla socializzazione si sono sempre più impegnati nello studio della dinamica del gruppo familiare a livello multipersonale. Si possono distinguere gli studi sull’influenza del contesto familiare sullo sviluppo dei figli in:

  • Modelli di interazione a livello comportamentale
  • Studi che hanno osservato nel dettaglio i processi di regolazione delle relazioni
  • Studi che hanno tentato di individuare i processi di interiorizzazione delle relazioni

Si tratta di una classificazione coerente a quella proposta da Reiss e divenuta un punto di riferimento per ricercatori e clinici interessati a osservare e valutare il mondo relazionale del bambino. L’autore ha indicato con la denominazione practicing family i processi di regolazione delle relazioni valutati con l’osservazione diretta dai ricercatori e represented family i processi di costruzione di immagini mentali dell’esperienza relazionale, condivise o meno con gli altri componenti del gruppo familiare e rilevate dal ricercatore attraverso la narrazione che gli individui possono fornire, riferendosi alla propria percezione delle relazioni familiari cui partecipano o alle quali assistono.

Nell’area di ricerca in psicologia dello sviluppo, gli studi che hanno osservato i processi di regolazione nel sistema caregiver-bambino sono stati focalizzati sulla codifica degli indicatori comportamentali che influiscono sui modelli comunicativi costruiti attraverso l’interazione. Tali ricerche sono state stimolate dall’osservazione di precoci competenze del bambino nel partecipare all’esperienza relazionale con l’adulto ed è stato sostenuto che il neonato avvia la propria vita con una facoltà innata, anche se primitiva, di separare la propria mente da quella degli altri e di conseguenza realizza che queste esperienze soggettive primitive sono potenzialmente condivisibili con qualcun altro.

Attualmente l’orientamento è quello di considerare il neonato come una persona inclusa in un sistema regolatore del Sé in cui certamente egli ha meno influenza dell’adulto, ma pari opportunità di condizionare quest’ultimo partecipando a modelli di interazione caratterizzati da circolarità e crescente complessità. Molte ricerche hanno portato alla formulazione di costrutti teorici rilevanti per definire l’influenza della relazione adulto-bambino sullo sviluppo umano: la responsività dell’adulto nel cogliere i segnali che esprimono le diverse intenzioni, motivazioni e obiettivi del figlio, la capacità di riparazione da parte dell’adulto quando compie un errore interattivo, la promozione dell’attenzione focale come precursore della costruzione di una teoria della mente da parte del bambino, il riferimento sociale, favorito dall’espressione di affetti positivi, che serve a orientare il bambino verso i suoi obiettivi e a condividere l’esperienza anche a livello dei significati attraverso la sintonizzazione affettiva e l’intersoggettività primaria e secondaria.

Anche le ricerche sulle relazioni familiari interessate ai modelli di regolazione si sono focalizzate sullo studio della “famiglia come insieme”, avendo come obiettivo andare oltre il rapporto diadico tra caregiver-bambino ed esplorare i processi relazionali nell’arco delle varie fasi del ciclo vitale o comunque oltre la prima infanzia. È stato così possibile osservare l’influenza che la famiglia esercita definendo propri stili affettivi e comunicativi che si esprimono nelle strategie di problem solving e nell’organizzazione della famiglia, che rappresentano una risorsa o un fattore di stress per raggiungere gli obiettivi evolutivi del singolo e del gruppo.

Il comportamento del bambino è stato osservato e compreso nel più ampio contesto delle relazioni familiari, per cui sono stati focalizzati i pattern ricorrenti, stabili e sistematici nei quali egli è quotidianamente incluso, come le coalizioni familiari, le alleanze e le triangolazioni. Sono state studiate le diverse influenze delle relazioni sulle relazioni, osservando il gruppo familiare come un sistema gerarchicamente strutturato in sottosistemi definiti in base a funzioni diverse quali la coniugalità, la genitorialità o la co-genitorialità.

In questa prospettiva di ricerca sono stati studiati negli ultimi anni gli effetti del conflitto coniugale sull’adattamento dei figli e si assiste a un impegno notevole nell’osservazione del gruppo familiare e soprattutto dell’influenza dei comportamenti genitoriali sullo sviluppo dei figli. McHale e collaboratori hanno portato avanti osservazioni sistematiche della famiglia per individuare fattori di rischio che fossero predittivi di comportamenti disadattivi dei figli e hanno indicato una classificazione dei processi familiari distinguendoli in distruttivi e costruttivi, includendo tra i primi l’ostilità/competitività nel sistema co-parentale e il coinvolgimento genitoriale sbilanciato e tra i secondi il calore familiare e la cooperazione.

Si è definita la genesi di una teoria della co-genitorialità che ha stimolato nuove e interessanti ricerche sui diversi modelli che i partner co-costruiscono sia per prepararsi alla nascita di un figlio sia per includerlo nel nucleo familiare. Osservando la famiglia a livello triadico sono stati individuati alcuni indicatori che riguardano le modalità interattive tra partner durante la gravidanza per connetterle con i processi definiti nella co-genitorialità dopo la nascita, come la cooperazione, la competizione, il calore familiare e anche con gli esiti dell’adattamento del figlio. Si tratta di un’evoluzione importante perché ha introdotto la possibilità di studiare la coordinazione delle diadi nell’interazione triadica (padre-madre-figlio), considerando il ruolo del terzo come influente sia sulla qualità della relazione a tre sia sulla qualità delle relazioni nel gruppo considerato come insieme.

Il gruppo familiare è caratterizzato dal definirsi di diversi sistemi di relazione che prevedono ruoli familiari differenziati. Non è sufficiente parlare di relazione allevante ed è necessario specificare se si vuol focalizzare la diade caregiver-bambino o un sistema più ampio nel quale egli è coinvolto in modo altrettanto significativo, come la triade madre-padre-figlio o la famiglia nel suo insieme quando sono presenti i fratelli. Il modello più utilizzato per studiare le relazioni è stato per lungo tempo quello diadico, però utilizzando questo modello si rischia una parcellizzazione del sistema e una perdita del senso totale della relazione, dunque della complessità interazionale del sistema, riducendolo a una semplice somma delle diadi.

La necessità di tenere in considerazione tutti gli elementi del sistema famiglia si ritrova negli scritti di Bateson e collaboratori, secondo cui è necessario considerare la complessità delle relazioni tra tutti gli elementi in gioco in un certo contesto interpersonale. Per i terapisti il "triangolo" è stato fin dalle prime fasi l’unità minima d’osservazione oltre che lo schema mentale attraverso il quale raccogliere informazioni su di un sistema interpersonale; questa concezione si è sviluppata all’interno del paradigma sistemico-relazionale.

Gli studi dei terapeuti familiari sulla triangolazione erano centrati sull’osservazione di campioni clinici e caratterizzati a volte da gravi psicopatologie: essi hanno fornito importanti contributi per l’identificazione di modelli relazionali disfunzionali nella coordinazione triangolare. Bowen ha considerato il "triangolo" come la configurazione relazionale alla base di ogni sistema emotivo della famiglia nucleare: nel periodo di "calma" due componenti del triangolo formano un’alleanza piacevole, mentre il terzo cerca di conquistarsi l’attenzione dell’uno o dell’altro. In situazioni di "tensione" il terzo occupa una posizione privilegiata, ma anche stressante in quanto gli altri due cercheranno di coinvolgerlo nel conflitto. Poiché per ogni individuo il compito principale è quello di differenziarsi dalla "massa indifferenziata dell’io familiare", in terapia familiare con figlio problematico, Bowen lavora con la coppia genitoriale cercando di "detriangolare" il figlio, utilizzando la persona del terapeuta che diventa l’elemento del triangolo attraverso cui si scarica la tensione della diade coniugale. Bowen partiva dall’ipotesi che non è possibile la differenziazione del Sé in un triangolo, se non si dispone di un metodo per agire anche sugli altri triangoli interconnessi.

Haley ha iniziato a osservare da vicino le triadi individuando al loro interno le coalizioni, osservò che nelle famiglie con un componente portatore di sintomi la triangolazione che più frequentemente affiorava era formata da una coalizione fra due persone, abitualmente appartenenti a generazioni diverse, a danno di una terza. Notò che in alcuni casi una madre (o un padre) si coalizzava con il figlio "contro" il padre (o la madre) e contemporaneamente questa coalizione veniva negata o squalificata; questo modello interattivo venne denominato triangolo perverso ed è stato un punto di riferimento diagnostico per molti terapeuti familiari. Haley ha osservato che una coalizione all’interno di un sistema familiare può favorire l’emergere di "conflitti di lealtà" nei membri della coalizione stessa, qualora essi debbano ottemperare a obblighi diversi a differenti livelli del sistema. Inoltre, ha ipotizzato che la manifestazione di un comportamento bizzarro possa rappresentare un estremo tentativo di non scegliere o definire le relazioni all’interno di un sistema di triangoli in conflitto. Oggi grazie alla ricerca è possibile riconoscere all’interno del pattern del triangolo perverso molti fattori di rischio per i figli coinvolti e l’impossibilità che si realizzi nel gruppo intimità, cooperazione, condivisione di significati e obiettivi che caratterizzano un gruppo familiare funzionale.

Minuchin e la struttura della famiglia

Minuchin ridefinisce la famiglia come un sistema interpersonale caratterizzato da una struttura definita, le dimensioni strutturali fondamentali sono:

  • Struttura: la gerarchia, cioè l’esistenza di differenze generazionali e il fatto che la organizzazione della famiglia si differenzia in sottosistemi;
  • Confini: le regole che determinano il passaggio dell’informazione da un sottosistema all’altro;
  • Schieramenti: ovvero le configurazioni relazionali triadiche.

L’ottica di Minuchin considerava la famiglia un sistema allevante il cui obiettivo principale era quello di guidare le giovani generazioni nel loro sviluppo; il sistema familiare si differenzia e svolge le sue funzioni grazie ai sottosistemi che lo compongono, l’individuo rappresenta un sottosistema nell’ambito del sistema famiglia. Ciascun individuo appartiene a diversi sottosistemi in cui ha differenti gradi di potere e dove acquista capacità differenziate:

  • Sottosistema coniugale, modella per il bambino la natura dei rapporti intimi;
  • Sottosistema genitoriale, può comprendere nonni o cugini, assolve alle funzioni familiari di allevamento dei figli, di guida e di controllo. Le transazioni che avvengono in questo sottosistema insegnano al bambino come comunicare ciò che vuole e cosa aspettarsi da persone che hanno più potere e più risorse;
  • Sottosistema di fratelli e/o sorelle, contesto in cui i bambini sviluppano modelli di contrattazione, cooperazione e competizione, consente di acquisire le abilità interpersonali necessarie per entrare in contatto con i gruppi extra-familiari dei coetanei e con il mondo del lavoro.

Nella valutazione del funzionamento di una famiglia, la stima della funzionalità dei confini rappresenta uno dei parametri fondamentali. Definire un confine significa osservare regole che stabiliscono tempi, spazi e modalità di partecipazione alle relazioni; la loro funzione è la salvaguardia della differenziazione nei vari sottosistemi che compongono la famiglia. Si parla di confini chiari qualora passino informazioni che siano adeguate per quantità e pertinenza rispetto alla relazione e alla fase del ciclo vitale. Si parla di confini diffusi se si ha il passaggio di una quantità eccessiva di informazione e/o di informazioni qualitativamente non pertinenti. Nel caso in cui una persona riceva una quantità insufficiente di informazione e/o venga privata di informazioni che gli competerebbero, parliamo di confini rigidi.

Sia i confini diffusi che quelli rigidi risultano disfunzionali, solitamente si fa riferimento a queste due situazioni classificando le famiglie disfunzionali facendo riferimento al criterio dell’invischiamento e del disimpegno. In un sistema ben funzionante la flessibilità dei confini può permettere che tensioni esistenti all’interno di un sottosistema possano “passare” attraverso altri sottosistemi in modo da ridursi. Se questa modalità di “scarico della tensione” diventa abituale si ha la formazione della triade rigida, una struttura triadica nella quale il confine tra il sottosistema genitoriale e il figlio è diffuso, mentre il confine intorno alla triade genitori-figlio risulta eccessivamente rigido. Minuchin ha formulato una sorta di classificazione delle triadi rigide:

  • La triangolazione descrive una situazione in cui due genitori in conflitto aperto o dissimulato tentano di procacciarsi la simpatia o l’appoggio del figlio contro l’altro genitore determinando in lui un intenso conflitto di lealtà;
  • La coalizione genitore-figlio costituisce un’espressione più aperta di conflitto genitoriale, anche quando la famiglia formula una richiesta d’aiuto per un problema del bambino. Un genitore starà dalla parte del bambino contro l’altro e a volte è difficile determinare se sia in maggiore difficoltà il bambino o l’altro coniuge;
  • La triade deviazione-attacco è quella all’interno della quale il clinico percepisce in modo estremamente frequente che i genitori stanno facendo del figlio il capro espiatorio. Il comportamento mostrato dal bambino è distruttivo e i genitori si associano per controllarlo, anche se spesso un genitore è pronto a mettersi in disaccordo con l’altro su come comportarsi con lui e il sottosistema genitoriale agisce in modo poco coerente. La maggior parte dei disturbi del comportamento dei bambini ricade in questa categoria, in questa i genitori sono capaci di mascherare le loro differenze concentrandosi su un bambino che viene definito “malato” o “cattivo” e questo movimento relazionale li avvicina reciprocamente.

L’osservazione diretta della famiglia: questioni metodologiche e sistemi di codifica

Linee guida per l’osservazione diretta delle relazioni familiari

Una questione cruciale, quando ci si pone l’obiettivo di costruire sistemi di valutazione per le dimensioni relazionali nella salute mentale dell’infanzia, è quella della rilevazione dei dati. Le procedure self report e le interviste, confrontate con i risultati ottenuti attraverso l’osservazione diretta, evidenziano interessanti discrepanze ed è stato dato un impulso nuovo alle procedure di osservazione diretta e alla definizione dei relativi sistemi di codifica per lo studio delle relazioni familiari.

L’interesse verso le procedure basate sull’osservazione diretta, associata ad altri metodi di valutazione, è stimolato dalla necessità di ridurre la distanza tra ambito clinico e di ricerca: la relazione terapeutica è favorita da sistemi di assessment per i quali non sia necessario proporre alla famiglia un mezzo che connota la relazione con il clinico sottolineando il potere di quest’ultimo. L’osservazione diretta delle relazioni familiari propone questioni metodologiche delicate, ma è riconosciuto che permette:

  • Di “dar voce” anche a bambini molto piccoli o che non sono in grado di fornire attraverso il linguaggio una descrizione del loro modo di percepire sé stessi e gli altri nelle relazioni familiari;
  • Di rilevare caratteristiche del funzionamento della “famiglia come insieme” non ricorrendo a un sistema sommatorio delle valutazioni effettuate su individui o su sottosistemi.

Tra i diversi metodi di osservazione diretta appare interessante lo sviluppo di procedure basate su compiti strutturati che la famiglia può svolgere anche nel contesto clinico o nel proprio ambiente naturale. È stato discusso, a proposito della validità delle osservazioni della famiglia in laboratorio che, se i compiti sono scelti in modo che sia garantita la validità ecologica (la famiglia ha una percezione del contesto coerente con le intenzioni del ricercatore e del clinico), l’osservazione in laboratorio può risultare valida.

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 34
Riassunto esame Metodi di valutazione in contesti relazionali, Prof. Miragoli Sarah, libro consigliato Osservare, valutare e sostenere la relazione genitori-figli: Il Lausanne Trilogue Play clinico, Malagoli Togliatti, M., Mazzoni, S Pag. 1 Riassunto esame Metodi di valutazione in contesti relazionali, Prof. Miragoli Sarah, libro consigliato Osservare, valutare e sostenere la relazione genitori-figli: Il Lausanne Trilogue Play clinico, Malagoli Togliatti, M., Mazzoni, S Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Metodi di valutazione in contesti relazionali, Prof. Miragoli Sarah, libro consigliato Osservare, valutare e sostenere la relazione genitori-figli: Il Lausanne Trilogue Play clinico, Malagoli Togliatti, M., Mazzoni, S Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Metodi di valutazione in contesti relazionali, Prof. Miragoli Sarah, libro consigliato Osservare, valutare e sostenere la relazione genitori-figli: Il Lausanne Trilogue Play clinico, Malagoli Togliatti, M., Mazzoni, S Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Metodi di valutazione in contesti relazionali, Prof. Miragoli Sarah, libro consigliato Osservare, valutare e sostenere la relazione genitori-figli: Il Lausanne Trilogue Play clinico, Malagoli Togliatti, M., Mazzoni, S Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Metodi di valutazione in contesti relazionali, Prof. Miragoli Sarah, libro consigliato Osservare, valutare e sostenere la relazione genitori-figli: Il Lausanne Trilogue Play clinico, Malagoli Togliatti, M., Mazzoni, S Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Metodi di valutazione in contesti relazionali, Prof. Miragoli Sarah, libro consigliato Osservare, valutare e sostenere la relazione genitori-figli: Il Lausanne Trilogue Play clinico, Malagoli Togliatti, M., Mazzoni, S Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Metodi di valutazione in contesti relazionali, Prof. Miragoli Sarah, libro consigliato Osservare, valutare e sostenere la relazione genitori-figli: Il Lausanne Trilogue Play clinico, Malagoli Togliatti, M., Mazzoni, S Pag. 31
1 su 34
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cristinacf di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi di valutazione in contesti relazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Miragoli Sarah.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community