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FAX MACROECONOMICO

CAPITOLO 1

LA MACROECONOMIA

La Macroeconomia: studia l'economia nel suo complesso, prendendo in esame

i risultati complessivi (aggregati) di tutte le decisioni che consumatori, imprese,

e governo prendono in una economia.

Lo studio della macroeconomia si baserà essenzialmente nella:

1) Analisi Positiva: dati di fatto, l’economia come è (es. prezzo della benzina è

aumentato del 5%)

2) Analisi Normativa (condizionale): studio delle politiche economiche,

economia come dovrebbe essere. (es. Il governo dovrebbe aumentare le

imposte sugli alcolici)

L’IPOTESI KEYNESIANA

Secondo l’ipotesi di Keynesiana:

1. Nel breve periodo: nell'arco di 1 o 2 anni, prezzi, salari, tecnologia e altri

fattori sono fissi, mentre r ed E sono flessibili.

2. Nel medio periodo: nell'arco di 15 anni, prezzi e salari si aggiustano, la

tecnologia e gli altri fattori sono fissi.

3. Nel lungo periodo: nell'arco di 30 anni o più.

L’ipotesi Keynesiana si contrappone a quella classica, secondo la quale, prezzi e salari

sono flessibili

VARIABILI

Tipologie principali:

1) Variabili endogene: quelle grandezze o variabili che vengono spiegate dalle

teorie economiche

2) Variabili esogene: quelle variabili che, per la situazione che stiamo

analizzando, non si vuole spiegare con le teorie (ma potrebbero essere spiegate,

in altri modelli/situazione).

Tassi del mercato del lavoro:

Tasso di disoccupazione=

Tasso di partecipazione=

Tasso di occupazione=

LEGGENDA DELLE VARIABILI:

C = Consumi

I = Investimenti

G = Spesa publica (C + I)

T = Tasse

EX = Esportazioni

IM = Importazioni

NX = Differenza tra importazioni ed esportazioni

S = Risparmi (Y – C)

Y = Produzione (coincide con il PIL che è DA-IM)

ZZ = Spesa Aggregata o Domanda Aggregata

r = Tasso di interesse reale

i = Tasso di interesse nominale

K = capitale

π = inflazione

INTERESSI

1) Interesse nominale: tasso di interesse osservato sul mercato, espresso in

termini monetari e senza considerare l'inflazione (i).

2) Interesse reale (r): tasso di interesse corretto per l'inflazione, misura l'effettivo

aumento del potere d'acquisto del denaro.

= − inf

CAPITOLO 2

IL PRODOTTO INTERNO LORDO (PIL)

Il PIL misura ciò che viene prodotto all'interno di una nazione, non importa da chi.

Il PIL si chiama così perché include gli investimenti fissi lordi, cioè investimenti fissi

netti + ammortamento.

Il PIL pro-capite non è altro che:

Esso si può vedere in tre modi:

1) Il valore complessivo di beni e servizi finiti. Secondo la condizione di equilibrio

di breve periodo ZZ = Y allora:

( )

= + + + −

PIL = ZZ quindi

2) La somma dei redditi dei lavoratori e dei profitti delle imprese PIL= C+S+T

3) La somma del valore aggiunto creato da ogni singola impresa

VA = Prezzo – Costi Materie Prime

Il valore aggiunto coincide con il prezzo di vendita, ed è ciò che l'impresa aggiunge al

valore dei materiali che ha acquistato, attraverso il proprio processo produttivo. Se dal

Valore Aggiunto sottraiamo anche gli stipendi e l'ammortamento dei macchinari, allora

otteniamo il Profitto Lordo.

IDENTITA CONTABILE

Se:

PIL= C + I + G + (EX-IM) oppure PIL= C + S + T allora messi in uguaglianza abbiamo:

(EX-IM) = (S-I) + (T-G)

TEORIA DEI DEFICIT GEMELLI

Se la differenza tra S e I non varia Δ (I-S) = 0, ad un aumento delle importazioni nette,

quindi un disavanzo commerciale, corrisponde un aumento del disavanzo di

bilancio: Δ (NX) = Δ (G - T)

PRODOTTO NAZIONALE LORDO (PNL)

Il PNL misura il valore prodotto esclusivamente dai residenti di una nazione, ovunque

si trovino nel mondo.

PRODOTTO INTERNO NETTO (PIN)

Il PIN è il PIL a cui viene tolto il valore dei macchinari e delle strutture che si sono

usurati durante l'anno (ammortamento).

PRODOTTO NAZIONALE NETTO (PNN)

Il PNN è il PNL a cui viene tolto l'ammortamento.

In generale:

1) Interno = Confini geografici.

2) Nazionale = Chi ha la cittadinanza/residenza.

3) Netto = Senza il valore dei pezzi rotti o vecchi (Ammortamento).

DOMANDA AGGREGATA (ZZ)

La domanda aggregata (ZZ) è la domanda totale di beni e servizi nell'economia e si

calcola come: ZZ = C + G + I + EX

ZZ = Y + IM

Quindi: Y = C + I + G + EX – IM

(quindi Y = PIL)

GLI INVESTIMENTI

Se PIL = REDDITO allora: C + I + G + (EX-IM) = C + S + T, sottraendo C da entrambi i lati:

I = S + (IM-EX) + (T - G)

[T-C sarebbe l’avanzo di bilancio]

VALORE NOMINALE (A PREZZI CORRENTI)

Il valore nominale misura una grandezza economica utilizzando i prezzi correnti, cioè

i prezzi in vigore nel periodo considerato. Questa misura può aumentare se:

1. aumenta la produzione fisica di beni

2. aumentano i prezzi (inflazione).

Di conseguenza, il valore nominale non consente di distinguere se la crescita dipende

da un aumento della produzione o dei prezzi (nell'anno base coincide con il valore

reale).

VALORE REALE (A PREZZI COSTANTI)

Il valore reale misura una grandezza economica utilizzando i prezzi costanti di un

anno base, eliminando l'effetto delle variazioni dei prezzi. In questo modo si osservano

soltanto le variazioni delle quantità prodotte, permettendo di misurare correttamente

la crescita economica nel tempo. Il valore reale è dunque l'unico indicatore affidabile

per misurare il potere d'acquisto e la crescita economica nel tempo (nell'anno base

coincide con il valore nominale).

(Es. valore nominale 100€, valore reale 50 mc donald cisbug)

IL TASSO D’INFLAZIONE

L’inflazione misura il tasso di crescita dei prezzi. Un tasso è un rapporto (frazione) tra

due variabili che misura l’intensità di un fenomeno, spesso viene espresso in

percentuale. −

−1

=

−1

Essa si misura in 2 modi: min

1. =

2. = L’ Indice dei Prezzi al Consumo esprime il costo di un paniere fisso di beni

e servizi tipicamente acquistati dalle famiglie residenti per i propri consumi.

Con iperinflazione si intende una situazione in cui il tasso mensile di inflazione supera

il 50%.

CAPITOLO 5

LA MONETA

La moneta esiste per superare le inefficienze del baratto, facilitando il commercio su

larga scala. Essa svolge tre funzioni fondamentali:

1) Mezzo di scambio: serve per effettuare pagamenti ed estinguere debiti.

2) Unità di conto: permette di esprimere il valore di beni e servizi in una misura

comune.

3) Riserva di valore: consente di conservare ricchezza nel tempo.

La moneta si divide in diverse forme:

1) Moneta merce: beni dotati di valore intrinseco.

2) Sistema aureo o metallico: valore della moneta è legato a quello di un metallo

prezioso (Gold Standard).

3) Moneta fiduciaria (fiat money): la forma moderna, priva di valore intrinseco, la

cui accettazione si basa esclusivamente sulla fiducia dei soggetti economici e

sulla forza della legge.

L'OFFERTA DI MONETA (M)

L'offerta di moneta è un sistema che coinvolge la Banca Centrale e le banche

commerciali:

1. La Base Monetaria (H): somma del circolante (moneta metallica e banconote)

e delle riserve che le banche commerciali detengono presso la Banca Centrale.

Si definisce “credito del pubblico relativamente alla banca centrale”.

2. I Depositi Bancari Liquidabili: somme di denaro depositate dai risparmiatori

presso le banche commerciali e rappresentano moneta immediatamente

spendibile per il pubblico. All'interno di un sistema a riserva frazionaria, tali

depositi danno vita al fenomeno del moltiplicatore monetario dove le banche

sono tenute a vincolare a riserva solo una minima parte della liquidità ricevuta

potendo reimpiegare il restante della quota per l'erogazione di prestiti che

generano nuova moneta nel sistema. Si definisce “credito del pubblico

relativamente alle banche commerciali".

LA DOMANDA DI MONETA

Mentre l'offerta è decisa dalle banche, la domanda di moneta rappresenta la quantità

di ricchezza che i cittadini scelgono di detenere in forma liquida (contanti o depositi)

invece di investirla in altre attività. (

= ⋅ )

1

(PY = prezzo * quantità)

La domanda di moneta dipende direttamente dal PIL nominale (PY), più alto è questo

valore, maggiore sarà il numero di transazioni e, di conseguenza, maggiore sarà la

quantità di liquidità richiesta per fare acquisti.

EQUILIBRIO NEL MERCATO DELLA MONETA

In una situazione di equilibrio, la quantità di moneta domandata deve essere uguale a

quella offerta:

=

LA NEUTRALITÀ DELLA MONETA

Secondo la teoria della neutralità della moneta, un aumento dell'offerta di moneta

provoca un aumento proporzionale dei prezzi e di tutti i redditi nominali, senza

modificare le variabili reali. Di conseguenza, il benessere reale dei soggetti economici

rimane invariato, poiché il potere d'acquisto non subisce variazioni effettive.

La neutralità della moneta è un fenomeno che si verifica esclusivamente nel lungo

periodo. Partendo da:

(

= ⋅ )

1

Riscritta in termini di tasso di crescita (g):

= + +

1

1

Se è costante, allora = 0 quindi:

1

= +

= 0:

Se la produzione rimane invariata

=

TASSO DI CAMBIO NOMINALE (E)

Tasso di cambio nominale è dato dal prezzo della moneta nazionale in termini di

moneta estera (E).

• Un apprezzamento della valuta nazionale corrisponde a un aumento del tasso

di cambio. (es. da 1$ per 1€ a 2$ per 1€)

• Un deprezzamento della valuta nazionale corrisponde a una diminuzione del

tasso di cambio (es. da 1,5$ per 1€ a 1$ per 1€).

Ci può quindi essere:

• Apprezzamento Reale senza Apprezzamento Nominale: Se il cambio

nominale (E) è fisso ma i prezzi interni (P) aumentano più di quelli esteri (P*), i

prodotti interni diventano comunque più cari.

• Apprezzamento Nominale senza Apprezzamento Reale: Se la valuta interna si

rafforza (E) sale ma contemporaneamente i prezzi interni (P) scendono i due

effetti si annullano.

TASSO DI CAMBIO REALE (ε)

In un'economia aperta, i consumatori scelgono tra beni nazionali ed esteri in base al

tasso di cambio reale, che rappresenta il prezzo relativo dei beni interni rispetto a quelli

stranieri. Esso si ottiene moltiplicando il prezzo nazionale (P) per il tasso di cambio

nominale (E) e dividendo per prezzi esteri (P*):

= ∗

Il tasso di cambio reale è l'indicatore principale della competitività di prezzo, ed è

determinato dal tasso di cambio nominale e dal rapporto tra prezzi interni e prezzi

esteri:

• Un aumento di ε si definisce apprezzamento reale.

• Una diminuzione di ε si definisce deprezzamento reale.

Entrambi i tassi possono essere:

• Bilaterali: se calcolati tra una valuta e un'altra;

• Multilaterali: se calcolati tra una valuta e un gruppo di valute di altri Paesi. In

questo caso si calcola una media dei tassi bilaterali ponderata per le

intensità dei flussi commerciali relativi ai vari componenti del gruppo.

Può esserci un apprezzamento reale senza apprezzamento nominale? (Può quindi

aumentare ε se non aumenta E?) Sì se il numeratore aumenta o il denominatore

diminuisce.

PARITA DEI POTERI DI ACQUISTO (LAW OF ONE PRICE)

Partendo dal tasso di cambio reale:

= ∗

Scritto in termini di tassi di crescita (g):

= + −

La PPA sostiene che, nel lungo periodo, un paniere di beni dovrebbe avere lo stesso

prezzo ovunque, una volta convertito nella stessa valuta. Se questo è vero allora = 0

otteniamo: ∗

+ =

Questo significa che il tasso di cambio nominale si aggiusta esattamente per

compensare la differenza tra l’inflazione interna e quella estera. La valuta nazionale

tende a deprezzarsi nominalmente quando i prezzi interni crescono più rapidamente

rispetto a quelli esteri. In regime di PPA, nel lungo p

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Vittorio2234 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Salerno o del prof Parisi Lavinia.
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