Caterina Coluccio - Macroeconomia
Cap 1: Cos’è la macroeconomia
Scienza che studia le tendenze del sistema economico; si occupa delle relazioni tra le variabili economiche aggregate.
Le principali variabili aggregate:
- Reddito o produzione.
- Tasso di disoccupazione.
- Tasso di inflazione.
- Tassi di interesse.
- Tasso di cambio.
Differenza microeconomia e macroeconomia:
Microeconomia = studia come si comporta il consumatore.
Macroeconomia = studia come si sviluppano i consumi.
La contabilità del reddito è utile per descrivere la relazione tra alcune variabili economiche, in particolare il PIL.
Cap 2: la contabilità macroeconomica
Il PIL ed il suo tasso di crescita sono ritenuti essere il più importante indicatore dello stato di salute di un’economia.
- Misura dell’attività produttiva di un’economia; è definito in base ad una specifica unità geografica (città, regione, paese etc) e per un dato periodo di tempo.
- Permette di studiare sia la performance di una singola economia nel tempo sia di confrontare tra loro economie diverse.
- Confronto nel tempo: PIL nominale e PIL reale.
- Confronto tra paesi: valuta comune (PPA).
- PIL pro-capite per neutralizzare l’effetto dimensione.
PIL (prodotto interno lordo) = valore di mercato di tutti i beni e i servizi finali prodotti in un paese in un dato periodo di tempo.
Valore di mercato = prezzi di mercato.
Beni e servizi di cui si può rilevare il prezzo, infatti sono escluse:
- Attività illecite.
- Produzione per l’autoconsumo (non destinata per il mercato).
- Servizi non retribuiti.
- Attività sommerse (lavoro in nero).
Finali = il prezzo include il valore dei beni intermedi che hanno contribuito alla produzione del bene finale.
Nel calcolo del PIL si tiene conto:
- Solo delle transazioni che riguardano beni prodotti nel periodo di riferimento, non nel passato.
- Beni e servizi prodotti entro i confini nazionali.
3 definizioni di PIL:
- Somma delle vendite finali di beni e servizi = PIL dal lato della domanda.
- Somma del valore aggiunto = mi dà il valore aggiunto in ogni stadio della produzione (PIL dal lato dell’offerta).
- Somma dei redditi finali = somma dei redditi percepiti dai proprietari dei fattori di produzione.
PIL nominale e PIL reale
PIL nominale: si ottiene moltiplicando le quantità per i rispettivi prezzi ∑ = i=1,2,3…N.
Aumento del PIL nominale può essere determinato sia da un aumento dei prezzi sia da un aumento del prodotto.
Per distinguere gli effetti delle variazioni del prodotto da quelli delle variazioni dei prezzi, gli esperti distinguono tra PIL nominale e PIL reale.
PIL nominale calcolato sulla base della formula utilizzando i prezzi di vendita effettivi.
1 Caterina Coluccio.
Incrementi del PIL reale = incrementi del prodotto 0 ∑ = i=1,2,3…N.
0 = prezzo del bene i nell’anno base (definito arbitrariamente).
PIL reale calcolato utilizzando i prezzi osservati in un dato anno base concordato.
Incrementi del PIL reale corrispondono ad incrementi del prodotto fisico.
Le variabili nominali rappresentano i valori ai prezzi correnti, mentre le variabili reali rappresentano i volumi a prezzi costanti.
Deflatore e indici dei prezzi
Deflatore: media di tutti i prezzi dei beni finali prodotti in una data economia.
Il deflatore del PIL è semplicemente il rapporto tra PIL nominale e PIL reale e offre una possibile misura del livello generale dei prezzi in un dato anno.
Anno base scelto: PIL nominale = PIL reale e il deflatore del PIL è pari a 1.
- Esso può essere considerato come una media di tutti i prezzi dei beni finali in termini monetari, dove il prezzo di ogni bene ha un peso implicito basato sulla quota con cui quel bene contribuisce al PIL = (100).
Il tasso di inflazione può essere misurato sulla base dell’incremento del deflatore del PIL: = −.
Una misura alternativa dell’inflazione si basa su una media dei prezzi compresi costanti chiamata indice dei prezzi. Per calcolare tale indice, si sceglie un paniere di beni; la quantità di ogni bene o di ogni categoria di beni all’interno del paniere determina il peso dei rispettivi prezzi.
Un esempio di questa misura è l’indice dei prezzi al consumo (IPC) che è basato sul paniere di beni consumati dall’individuo medio rappresentativo. Include anche i prezzi dei beni importati.
I limiti del PIL
- Il PIL è una misura del reddito e non della ricchezza complessiva di un paese, infatti reddito medio (PIL pro capite) è diverso da ricchezza media.
- Non comprende le attività economiche non osservate (ad esempio l’economia sommersa e altre attività illegali).
- In termini pro capite, il PIL rileva quanta parte del reddito complessivo di un paese spetta a ciascun cittadino ma non sappiamo se è davvero equa questa distribuzione.
- Il PIL reale è un indicatore della crescita economica, ma che relazione esiste tra crescita economica e qualità della vita?
Il diagramma del flusso circolare
Il diagramma del flusso circolare semplificato si basa sul concetto che la spesa di ogni persona contribuisce necessariamente formare il reddito di qualcun altro, e fornisce indicazioni utili a spiegare il funzionamento dei sistemi economici. Ci spiega come si passa dal 1° def di PIL alla 3°.
- Mostra come il PIL origini dalle vendite finali delle imprese e come venga distribuito per remunerare le famiglie, che detengono i fattori di produzione impiegati.
- Mostra come le imprese, attorno alle quali è organizzata l’attività di mercato, le famiglie e il settore pubblico interagiscano, contribuendo alla determinazione del PIL.
Analisi del diagramma in senso orario: la pubblica amministrazione, inserita nel cerchio interno al diagramma, prende sotto forma di imposte e tasse e dà sotto forma di vari trasferimenti. Dovendo pagare anche i beni e i servizi che acquista, il governo incasserà quasi sempre una somma maggiore di quella elargita sotto forma di trasferimenti. La differenza tra le imposte e i 2 Caterina Coluccio trasferimenti è chiamata tassazione netta (T - G).
Ciò che rimane del PIL, dopo aver detratto le imposte ed i trasferimenti è definito reddito privato: Y - T.
Il reddito privato è guadagnato dalle famiglie, che possiedono i fattori di produzione impiegati nella creazione del valore aggiunto. Poiché tutti i fattori di produzione sono posseduti dalle famiglie, le stesse famiglie ricevono reddito in qualità di lavoratori dipendenti, detentori di obbligazioni e azioni, proprietari terreni e dei brevetti.
Le famiglie possono risparmiare tale reddito oppure spenderlo nel consumo.
Il diagramma del flusso circolare mostra che i risparmi aggregati del settore privato (S) vengono depositati presso il settore finanziario (banche etc). Tale settore svolge la funzione di raccogliere i risparmi per canalizzarli verso le imprese che desiderano investire, ossia acquistare attrezzature produttive.
Questa attività che è definito intermediazione finanziaria è rappresentata dal cerchio in basso a destra.
Il settore privato quindi utilizza i suoi risparmi ovvero il reddito che non consuma, per finalizzare l’acquisizione di nuove attrezzature produttive da parte delle imprese.
L’attrezzatura produttiva è definita capitale fisico; gli acquisti di nuova attrezzatura costituiscono gli investimenti (I). Il risparmio privato che cede agli investimenti (S – I) è definito il risparmio privato netto e può assumere valore positivo o negativo.
Le imprese e le famiglie spendono il loro reddito per consumarlo (C) e per investirlo (I).
Alle spese del settore privato di beni e servizi (C + I) si aggiunge la domanda del settore pubblico (G).
Quest’ultimo acquista beni e servizi e distribuisce vari sussidi alle imprese e alle famiglie e paga gli interessi sul debito pubblico.
La spesa nazionale totale, a volte definita assorbimento, è costituita dalla somma della spesa privata e pubblica di beni e servizi (C + I + G). Parte dell’assorbimento da domanda include l’acquisto di beni servizi importati (IM) e analogamente gli stranieri acquistano beni e servizi prodotti entro i confini nazionali (EX).
- C = vendite finali di beni e servizi di consumo.
- I = vendite finali di beni e di investimento e le variazioni degli stock di scorte.
- G = vendite finali al governo.
- EX = vendite al resto del mondo.
- IM = importazioni.
PIL come vendite finali nette Y = C + I + G + EX – IM.
PIL come somma dei redditi Y = C + S + T.
Equiparando le due equazioni otteniamo C + S + T = C + I + G + EX – IM ovvero (S – I) + (T – G) = (EX – IM).
Ultima eq: attività contabile fondamentale.
- S > I = il settore privato nel complesso è un risparmiatore netto.
- S < I = il settore privato è un debitore netto.
- T > G = lo stato sta risparmiando.
- G > T = lo stato sta prendendo fondi in prestito tramite emissione di debito pubblico ai residenti nazionali e esteri.
Ulteriori dettagli
Il PIL fa riferimento alla produzione di imprese o individui operanti all’interno dei confini nazionali, senza tenere conto della loro nazionalità o residenza.
- Prodotto nazionale lordo (PNL): modalità alternativa che definisce l’attività economica di un paese in funzione dei suoi residenti a prescindere da dove essi producano o guadagnino reddito. È ottenuto aggiungendo al PIL i redditi maturati all’estero dai residenti e sottraendo i redditi generati, entro i confini nazionali, dai non residenti. La differenza tra queste due misure è il saldo primario della bilancia dei redditi internazionali ed è definito primario in quanto direttamente associato alla produzione. PNL = PIL + [redditi maturati all’estero da residenti - redditi generati entro i confini nazionali dai non residenti].
- Reddito nazionale lordo disponibile (RNLD). RNLD = PNL + [Tasse pagate dai non residenti + trasferimenti da e verso l’estero + donazioni].
- Prodotto interno lordo e netto = gli impianti macchinari sono soggetti ad usura e obsolescenza, che ne determinano il deprezzamento che va sottratto al PIL per ottenere il PIN.
3 Caterina Coluccio.
La bilancia dei pagamenti
Bilancia dei pagamenti = documento contabile che registra tutte le transazioni avvenute tra un paese ed il resto del mondo in un determinato periodo di tempo.
Saldo del CA dev’essere uguale al saldo del FA.
| I. Conto corrente (CA) | III. Conto finanziario (FA) |
| A. Beni e servizi (NX) | 1. Investimenti diretti esteri |
| 1. Beni all’estero | 2. Investimenti di portafoglio |
| 2. Servizi | 3. Altri investimenti esteri |
| B. Reddito internazionale (IAB) | 4. Transazioni di attività di riserva |
| 1. Reddito primario | IV. Errori e omissioni (E&O) |
| 2. Reddito secondario | |
| II. Conto capitale |
La tabella distingue tra le transazioni internazionali, che riguardano i beni e i servizi in senso lato (parte I e II), e le transazioni finanziarie (parte III).
Come funziona
Conto corrente (CA): descrive le transazioni commerciali.
- Transazioni internazionali sono contabilizzate con un segno - se comportano un pagamento verso l’estero (IM) e con un segno + quando comportano il ricevimento di valuta nazionale (EX). Il risultato netto è il saldo della bilancia dei beni e servizi (IA).
- Se i pagamenti in entrata eccedono i pagamenti in uscita, il conto corrente è in surplus, il paese guadagna più di quanto spende ed è un risparmiatore netto.
- Se invece i pagamenti in entrata sono inferiori a quelli in uscita il conto corrente è in deficit, il paese spende più di quanto guadagna ed è un debitore netto.
Conto capitale = transazioni commerciali che hanno per oggetto attività immateriali e il trasferimento di proprietà di beni.
Conto finanziario (FA) = rappresenta la posizione finanziaria, debitoria o creditoria, netta di un’economia in un dato anno.
- Se le attività eccedono le passività, un paese è creditore netto mentre nel caso opposto è definito debitore netto.
- Saldo positivo (negativo): il paese è prestatore (debitore) netto nei confronti del resto del mondo.
- L’acquisto di attività finanziaria estera implica un risparmio, anche se comporta un deflusso di capitali.
- La vendita di attività nazionale, implica prendere a prestito, anche se comporta un’entrata di denaro.
Saldo globale della bilancia dei pagamenti: CA = FA, SE&O.
Conti nazionali e bilancia dei pagamenti
NX = EX – IM = PIL – (C + I + G) = PIL – A.
NX + IAB = CA.
PIL – A + IAB = CA: variazione della posizione creditoria netta.
A = assorbimento.
Se un paese spende più di quanto guadagna: CA < 0 e A > PIL + IAB; deve compensare tale differenza contraendo prestiti con l’estero, ovvero vendendo attività finanziarie ai non residenti.
Cap 3: i fondamenti della crescita (lungo periodo)
3 forze principali dalle quali scaturisce la crescita economica:
- Investimenti che aumentano la dotazione di capitale, rendendo così i lavoratori più produttivi.
- Crescita della forza lavoro, ossia l’aumento di quella parte della popolazione che potenzialmente impiegabile nell’ambito del processo produttivo.
- Progresso tecnologico anche definito dalla produttività totale dei fattori impiegati nella produzione.
4 Caterina Coluccio.
Strumento: funzione di produzione aggregata Y = f (K, N).
Relazione positiva tra il PIL reale (Y) e fattori della produzione, principalmente lo stock di capitale fisico (macchine e infrastrutture) K e il lavoro N.
Stock K = include gli stabilimenti, le attrezzature, gli edifici e i macchinari.
Lavoro N = è misurato dal numero totale di ore lavorate nell’unità di tempo, tipicamente l’anno.
La funzione di produzione definisce una relazione tecnica: i beni e i servizi sono prodotti combinando i fattori di produzione; quanto prodotto può essere ottenuto con le stesse quantità di fattori della produzione dipende dallo stato della tecnologia.
Proprietà della funzione di produzione aggregata
- Rendimenti di scala costanti = raddoppiando la scala di produzione, anche il prodotto raddoppia, ovvero λ=1, = (, ) (con 2, 3, ..n).
- Rendimenti marginali decrescenti del capitale (lavoro): aumenti di capitale (lavoro) generano, dato il lavoro (capitale), aumenti di prodotto tanto minori quanto maggiore è il livello di capitale (lavoro).
Considerando un paese che dispone di un certo numero di lavoratori e di un dato stock di capitale, immaginiamo l’aggiunta di un’unità di capitale per esempio un nuovo macchinario, così che lo stock di capitale aumenta mentre il numero di lavoratori rimane costante; anche la quantità prodotta aumenterà.
La quantità in più di produzione riferita a un’unità aggiuntiva di capitale, è definito produttività marginale del capitale. Immaginandosi di ripetere l’esperimento precedente aggiungendo di volta in volta nuove unità di capitale allo stock esistente, ad ogni nuova unità di macchinario può essere attribuita una porzione sempre minore dell’invariato input di lavoro.
Pertanto gli incrementi nelle quantità prodotta diventano via via più piccoli e questo è il principio della produttività marginale decrescente. Prodotto capitale per occupato.
Il principio della produttività marginale decrescente implica che la curva diventa più piatta all’aumentare di K.
Spostamento verso l’alto dato dal progresso tecnologico.
5 Caterina Coluccio.
Le fonti della crescita
Gli aumenti del prodotto per occupato (Y/N) provengono da:
- Aumenti del capitale per addetto (K/N).
- Miglioramenti nello stato della tecnologia, che sposta la funzione di produzione F verso l’alto.
Quindi, a parità di fattore lavoro, la crescita dipende dall’accumulazione di capitale e/o dal progresso tecnologico.
Accumulazione di capitale
L’investimento (I) può essere finanziato dai risparmi privati delle imprese e delle famiglie (S), dai risparmi dello Stato (l’avanzo di bilancio, ossia T – G) oppure dai risparmi netti degli stranieri (ossia il disavanzo primario delle partite correnti IM – EX): I = S + (T – G) + (IM – EX).
Dato che vogliamo descrivere il lungo periodo, ipotizziamo che ci sia uno stato stazionario e quindi ci siano in pareggio il bilancio pubblico (T = G) e il saldo delle partite correnti (IM = EX).
= = = = = () → Δ = − → =.
Deprezzamento: porzione assoluta dello stock di capitale che viene normalmente persa in ogni periodo produttivo = tasso di deprezzamento.
Accumulazione di capitale: lo stato stazionario
- Δ = − > : lo stock di capitale procapite aumenta ed il sistema sta crescendo, in
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