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Macroeconomia: concetti base

Introduzione

La microeconomia, in cui si studiano i processi decisionali dei singoli soggetti (agenti) economici, e la loro interazione sui singoli mercati, e la macroeconomia, in cui si studiano i fenomeni relativi all'interazione di questi mercati, o detto in altra maniera, che riguardano l'economia nel suo complesso.

La microeconomia esamina i singoli consumatori e imprese. La macroeconomia studia l'economia nel suo complesso, prendendo in esame i risultati complessivi (aggregati) di tutte le decisioni che consumatori, imprese, e governo prendono in un'economia.

Analisi economica

Lo studio della macroeconomia si baserà essenzialmente sull'analisi positiva (giudizi di fatto; analisi relativa al funzionamento dell'economia come è). Nell'ambito dello studio delle politiche economiche, la nostra analisi diventerà almeno in parte normativa (giudizi di valore; analisi relativa al funzionamento dell'economia come dovrebbe essere).

Breve, medio e lungo periodo

Secondo l'ipotesi keynesiana alla base di questo corso (e del libro di B&W), il livello del PIL (reale) è determinato:

  • Dalla domanda di beni nel breve periodo, cioè nell'arco di qualche anno (prezzi, salari, tecnologia e altri fattori sono fissi);
  • Dal funzionamento del mercato del lavoro e dai meccanismi di determinazione dei prezzi nel medio periodo, cioè nell'arco di un decennio (tecnologia e altri fattori sono fissi);
  • Dal livello di tecnologia, dalla dimensione della forza lavoro e altri fattori (tasso di risparmio, sistema educativo, qualità del governo, ecc.) nel lungo periodo, cioè nell'arco di trenta o più anni.

Variabili macroeconomiche principali

Quando gli economisti studiano la macroeconomia, guardano per prima cosa tre variabili:

  • PIL: livello di produzione dell'economia e suo tasso di crescita.
  • Tasso di disoccupazione: proporzione tra lavoratori non occupati e in cerca di occupazione e forza lavoro.
  • Tasso di inflazione: tasso di crescita del prezzo medio dei beni nell'economia.
  • Tasso di interesse: la retribuzione delle attività finanziarie (es. i BOT).
  • Tasso di cambio: rapporto di valore tra due valute (es. euro e dollaro).

Esame: PIL e componenti della domanda aggregata (DA)

DA = C + G + I + EX

  • C = Consumi privati
  • G = Consumi e investimenti collettivi
  • I = Investimenti privati
  • EX = Esportazioni

NB: I = Investimenti fissi lordi + Delta scorte.

Prodotto interno lordo e investimenti fissi lordi

Il PIL si chiama così perché include gli investimenti fissi lordi, cioè:

  • Investimenti fissi netti (la variazione dello stock di capitale fisso) + deprezzamento (o ammortamento; la parte di investimenti che sostituisce il vecchio stock di K, usurato e/o obsoleto).

DA e PIL

Se la DA include le esportazioni, allora può essere soddisfatta anche dal PIL (produzione interna = Y) o dalle importazioni (IM):

DA = Y + IM
C + G + I + EX = Y + IM

Quindi, in termini di spesa, il PIL = produzione interna = Y, sarà:

Y = DA - IM
Y = C + G + I + EX - IM

EX - IM = Esportazioni nette o avanzo commerciale estero.
IM - EX = Importazioni nette o disavanzo commerciale estero o deficit commerciale estero.

Il risparmio privato (S) e l'identità tra PIL e reddito

Sulla base della definizione secondo cui il PIL è la somma dei redditi dei lavoratori e dei profitti delle imprese (all'interno di una data area geografica durante un determinato periodo di tempo), è possibile ricavare la formula del PIL come reddito:

PIL = REDDITO
Y = C + S + T con S = risparmio privato e T = tasse.
C + I + G + EX - IM = C + S + T

==> I + G + EX - IM = S + T
==> I = S + (IM - EX) + (T - G)

Investimento privato = Risparmio privato + Imp. nette + Avanzo di bilancio.

Teoria dei deficit gemelli

Sulla base della formula precedente è possibile esporre la teoria dei deficit gemelli, secondo cui: se la differenza tra investimento privato e risparmio privato è costante (non varia), a un aumento delle importazioni nette (disavanzo commerciale) corrisponde un aumento del disavanzo di bilancio (disavanzo pubblico).

Se Delta (I-S) = 0 ==> Delta (IM-EX) = Delta (G-T)

Argomento 1: Moneta, prezzi e tasso di cambio (Cap 5)

Concetti chiave:

  • La natura della moneta;
  • La neutralità della moneta;
  • Il tasso di cambio nominale;
  • Il tasso di cambio reale;
  • La parità dei poteri di acquisto.

La moneta: perché esiste?

La moneta ha diversi ruoli:

  • Viene utilizzata come mezzo di scambio (effettua pagamenti e estingue i debiti);
  • Come unità di conto;
  • Come riserva di valore.

Può essere di diverso tipo:

  • Moneta merce;
  • Sistema aureo o metallico;
  • Moneta fiduciaria.

L'offerta di moneta

Abbiamo due diversi tipi di credito:

  • Credito del pubblico relativamente alla banca centrale.
    Base monetaria: circolante + riserve detenute dalle banche commerciali presso la banca centrale.
  • Credito del pubblico relativamente alle banche commerciali.
    Depositi bancari (liquidi) di vario tipo. Questi ultimi fanno luogo al fenomeno del cosiddetto moltiplicatore monetario.

La domanda di moneta

Md (apice) = f1(pedice) PY

La domanda di moneta è una funzione del PIL nominale.
PY, il PIL nominale, approssima il n. di transazioni da effettuare in un dato periodo;

  • Più PY aumenta e più moneta bisogna detenere (cioè...
  • ... aumenta la domanda di moneta (Md) che dipende dal tasso di interesse;
  • Se vale questa relazione è se c'è equilibrio nel mercato della moneta (Md=Ms) quando Ms, l'offerta di M, cresce, devono crescere anche P e/o Y.

Principio di neutralità della moneta

Giova ora introdurre principio di neutralità della moneta.

Il principio di neutralità della moneta afferma che, nel lungo periodo, la moneta (l'offerta di moneta), non è in grado di esercitare alcuna influenza sul PIL (Y) e sulle altre variabili reali economiche, ma soltanto sul livello generale dei prezzi (P).

Pertanto, una variazione della massa monetaria genera una variazione del tasso di inflazione, ovvero del tasso di variazione del livello generale dei prezzi, ma non influenza la crescita di lungo periodo.

Conseguenza del principio di neutralità della moneta è che, nel lungo periodo, in ipotesi di equilibrio sul mercato monetario, e dunque in ipotesi di domanda di moneta uguale ad offerta di moneta (Md=Ms) un aumento (diminuzione) dello stock di moneta implica un aumento (diminuzione) del livello generale dei prezzi P (tieni a mente che in condizioni di equilibrio Md=Ms=F1PY).

Graficamente, ponendo sull'asse delle ascisse lo stock di moneta M e sull'asse delle ordinate il livello generale dei prezzi P: l'offerta di moneta è rappresentata da una retta verticale, mentre la domanda di moneta è rappresentata da una retta con pendenza positiva passante per l'origine; l'equilibrio sul mercato della moneta è determinato dall'intersezione tra le due rette.

È ragionevole supporre Y fisso?

È meglio ragionare in termini di tassi di variazione:

% DeltaM = %Delta f1 + %DeltaP + %DeltaY

Se f1 = costante ==> Delta f1 = 0 e %DeltaM = %DeltaP + %DeltaY

Se %DeltaY nel lungo periodo è determinato da fattori reali (progresso tecnico, ecc) indimentente da DeltaM, allora %DeltaM comporta un proporzionale %DeltaP e si ha la neutralità della moneta.

Riscriviamo %DeltaM = %DeltaP + %DeltaY come gm(pedice) = pi greco + gy(pedice)

Se f1 = costante e se gy è indipendente da gm (quindi possiamo ipotizzarlo come fisso) si ha la neutralità della moneta e, un aumento in gm comporta un proporzionale aumento in pi greco: Pi greco=gm-gy. gy= tasso di crescita del PIL e gm= tasso di crescita moneta.

Concetti chiave sul tasso di cambio

  • Il tasso di cambio nominale;
  • Il tasso di cambio reale;
  • La parità dei poteri di acquisto.

Domanda d'esame: vi può essere un apprezzamento reale senza che ci sia un apprezzamento nominale?

La scelta tra bene interni e beni esteri. Tasso di cambio reale.

Il tasso di cambio è un tasso tra due valute.

Quando i mercati sono aperti, i consumatori devono scegliere se comprare bene prodotti internamente o all'estero. La variabile cruciale è data dal prezzo dei beni nazionali in termini di beni esteri. Questo prezzo relativo è noto come tasso di cambio reale: esso è determinato dal prodotto tra:

  • Tasso di cambio nominale e
  • Rapporto tra prezzi interni e prezzi esteri (entrambi misurati nella propria valuta).

Tasso di cambio nominale

Il tasso di cambio nominale può essere definito come:

  • Il prezzo della valuta nazionale in termini di valuta estera;
  • Il prezzo della valuta estera in termini di valuta nazionale.

Noi consideriamo sempre la prima definizione di tasso di cambio nominale, diremo dunque che: il tasso di cambio nominale è dato dal prezzo della valuta nazionale in termini di valuta estera (ad es. il numero di dollari che ci vogliono per 1 euro).

In base alla prima definizione:

  • Un apprezzamento della valuta nazionale, che è un aumento del prezzo della valuta nazionale in termini di valuta estera, corrisponde ad un aumento del tasso di cambio (per es. da 1 dollari per 1 euro a 2 dollari per 1 euro);
  • Un deprezzamento della valuta nazionale, che è una riduzione del prezzo della valuta nazionale in termini di valuta estera, corrisponde a una diminuzione del tasso di cambio (per es. da 1,5 dollari per 1 euro a 1 dollari per 1 euro).

Dai tassi di cambio nominali ai tassi di cambio reali

Prezzo dei beni italiani in euro: P --> Prezzo dei beni italiani in dollari: EP --> Tasso di cambio reale dei beni italiani in termini di beni americani: Epsilon=EP/P* <-- Prezzo dei beni statunitensi in dollari: P*.

Il tasso di cambio reale è costruito moltiplicando il prezzo nazionale per il tasso di cambio nominale e dividendo per il livello dei prezzi esteri.

Un aumento del tasso di cambio reale si definisce apprezzamento reale.
Una diminuzione del tasso di cambio reale si definisce deprezzamento reale.

Tenendo conto della formula del tasso di cambio reale Epsilon=EP/P*, è possibile affermare che: vi può essere apprezzamento (depr.) reale senza che vi sia apprezzamento (depr.) nominale se: E è fisso, P aumenta (diminuisce) rispetto a P*; vi può essere un apprezzamento (depr.) nominale senza che vi sia apprezzamento (depr.) reale se: E aumenta (diminuisce), P diminuisce (aumenta) rispetto a P*; talvolta vi potrebbe essere un deprezzamento nominale ed un apprezzamento reale e viceversa.

Parità dei poteri di acquisto (P.P.A)

In base al principio della parità dei poteri di acquisto, alla variazione del tasso di cambio nominale E, nel lungo periodo corrisponde unicamente una modifica nella relazione tra tasso di inflazione interno e tasso di inflazione estero, perché il tasso di cambio reale nel lungo periodo rimane costante. Nel breve periodo la P.P.A non è sempre vera, i tassi di inflazione non reagiscono subito a Delta E.

Bisogna analizzare algebricamente la P.P.A:
Il tasso di cambio reale Epsilon=EP/P*, in termini di tassi di variazione (variazioni percentuali), diventa: *Delta Epsilon/Epsilon=Delta E/E + π - La P.P.A sostiene che, nel lungo periodo, la variazione percentuale del tasso di cambio reale tende ad essere 0 (Delta Epsilon/Epsilon=0); pertanto, nel lungo periodo: *Delta Epsilon/Epsilon= -

N.B. "Se la nostra valuta si apprezza rispetto al resto del mondo, allora il tasso di inflazione del resto del mondo sarà più elevato rispetto al nostro e viceversa".

Riassumendo abbiamo trattato: la moneta (definizione, offerta e domanda), neutralità della moneta, tassi di cambio e parità dei poteri di acquisto.

Argomento 2: Importante modulo 1: Consumi, investimenti, e altre componenti della domanda aggregata (Capitolo 8 libro)

Concetti chiave:

  • Trend e ciclo.
  • PIL e domanda aggregata.
  • Consumo:
    • La funzione keynesiana;
    • Il vincolo intertemporale di bilancio.
  • Investimento:
    • Rendimento e costo del capitale;
    • Teoria della q, ruolo dei flussi di cassa.
  • Esportazioni e importazioni;
  • Spesa pubblica e imposte.

Nelle seguenti analisi ipotizzeremo di essere nel breve periodo: dunque siamo nell'arco di uno/due anni dove prezzi (tranne r ed E), salari, tecnologia e altri fattori sono fissi; mentre produzione (PIL) e occupazione, occupati (N) possono variare e sono determinati dalla domanda aggregata.

Nel medio periodo (cioè nell'arco di un quinquennio) prezzi e salari si aggiustano, la tecnologia e gli altri fattori sino fissi: PIL e N sono infine determinati dall'equilibrio del mercato del lavoro.

Nel lungo periodo, cioè nell'arco di trenta anni o più, N è sempre determinato dall'equilibrio del mercato del lavoro, il PIL è determinato dal livello di tecnologia, forza lavoro e altri fattori (tasso di risparmio, sistema educativo, aspettativa di vita, qualità del governo, ecc).

Trend e ciclo economico

Trend = tendenza di lungo periodo dell'economia.

Ciclo economico (fluttuazioni cicliche).

Il PIL (reale) è soggetto a fluttuazioni periodiche (cicliche) collegate alla rigidità dei prezzi e salari nel breve periodo. Tali funzioni fanno sì che il PIL possa essere al di sopra o al di sotto del trend di crescita. Più precisamente:

  • Il PIL è al di sopra del trend in periodi di boom economico;
  • Il PIL è al di sotto del trend in periodi di crisi economica.

La deviazione del PIL (reale) dal suo trend di crescita (o livello di trend) è definito output gap, esso è:

  • Positivo, in periodi di boom economico;
  • Negativo, in periodi di crisi economica.

L'output gap è calcolabile mediante la de-trendizzazione, consistente nel sottrarre il trend al PIL.

N.B: le imprese rispondono all'aumento della domanda incrementando le quantità invece che i prezzi.

PIL e domanda aggregata

La domanda aggregata (DA) per definizione, può essere soddisfatta (come già detto) dal PIL Y o dalle importazioni (IM); ne consegue che il PIL sarà identico a DA - IM
C + I + G + EX = Y + I'M --> Y = C + I + G + EX - IM

Tuttavia, se il PIL Y è sempre identico a DA - IM, l'equilibrio macroeconomico sarebbe indeterminato; ciò si può notare anche graficamente: la funzione del PIL e della domanda aggregata meno le importazioni si sovrapporrebbero. (fig 16)

Affinché l'equilibrio macroeconomico non sia indeterminato è necessario definirlo nel seguente modo: l'equilibrio macroeconomico si ha quando Y = DA - IM; in cui i valori della DA e dunque di tutte le sue componenti e delle IM (ovvero C, I, G, EX, I'M) sono valori desiderati (o programmati).

Dunque da tutto ciò potremmo arrivare a scrivere: Y = C + G + I + EX - IM

I valori desiderati (o programmati) di DA e IM saranno denotati come ZZ.

Il consumo

Il consumo C consiste negli acquisti di beni e servizi (finali) da parte di individui privati, delle famiglie (gli acquisti di beni e servizi finali da parte delle imprese sono gli investimenti, e da parte del governo sono le spese governative).

Vi sono quattro punti di rilievo riguardanti tale valore desiderato:

  • Ciò che si consuma non può essere risparmiato e investito;
  • Il consumo ha un ruolo fondamentale nella teoria del moltiplicatore;
  • Il consumo è, quantitativamente, la componente maggiore del PIL (60/70% del PIL);
  • Le fluttuazioni del PIL reale seguono quelle del consumo.

Teoria keynesiana del consumo

Secondo la teoria keynesiana del consumo, elaborata da Keynes negli anni '30, il consumo dipende linearmente dal reddito disponibile; precisamente aumenta all'aumentare del reddito disponibile. Inoltre, in base a tale teoria la pendenza della funzione di consumo keynesiana, ossia la propensione marginale al consumo PMC è il complemento a 1 del tasso di risparmio s
PMC = c1 = 1 - s

Essendo il tasso di risparmio s circa 0,3, la propensione marginale al consumo (PMC) è compresa tra 0 e 1. Giova aggiungere che essa può essere definita come il consumo di un'unità aggiuntiva di reddito disponibile. Secondo questi modelli la PMC dovrebbe avere valori compresi tra 0,6 e 0,8.

Teoria del consumo con vincolo intertemporale di bilancio

Gli economisti di oggi però, sostengono che per capire la teoria keynesiana bisogna adottare la teoria del consumo con vincolo intertemporale di bilancio.

Conclusione: tuttavia, sostituendo quest'ultima alla teoria keynesiana si evince che tutto sommato le due teorie non conducono a risultati tanto differenti: il consumo C dipende sempre positivamente dal reddito Y, negativamente dalle tasse T, molto poco dal tasso di interesse r, e poi dipende da altri fattori che potrebbero stare nel termine noto della funzione di consumo keynesiana (qui definito c0):

C = c0 + c1(Y-T) = c0 + c1Yd
Yd = reddito disponibile (reddito Y - tasse T)
c1 = propensione marginale al consumo;
C0 = componente autonoma, esogena, del consumo.

Per c0 e c1 vedi immagine N.B: nella prova scritta non uscirà mai la teoria del consumo con vincolo intertemporale, al limite sarà una domanda all'orale "per la lode".

L'investimento

L'investimento consiste negli acquisti di beni e servizi (finali) da parte delle imprese e negli acquisti di costruzioni residenziali (di case) da parte delle famiglie. Gli investimenti di cui trattiamo sono fissi: costruzioni, macchine, attrezzature, mezzi di trasporto, software, ecc...

Vi sono tre punti di rilievo riguardanti gli investimenti:

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Kekko6172 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Salerno o del prof Destefanis Sergio.
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