Macroeconomia - Aurora Emili
MACROECONOMIA (CLEF)
RIASSUNTO COMPLETO DEL CORSO CON ESEMPI E ESERCIZI SVOLTI
Brevi richiami di microeconomia
Paniere: una combinazione di beni e servizi acquistabili da un consumatore.
➔ Preferenze del consumatore: dati due panieri qualsiasi, forniscono delle indicazioni
➔ sulla desiderabilità dell’uno rispetto all’altro, ipotizzando che i panieri siano
acquistabili a costo zero.
- Ipotesi sulle preferenze del consumatore:
a) COMPLETEZZA - dati due panieri, il consumatore è sempre in grado di
assegnare un ordine di preferenze, per cui: il paniere A è preferito al paniere B
(A B); il paniere B è preferito rispetto al paniere A (B A); il paniere A è
≽ ≽
desiderabile quanto il paniere B e il consumatore è indifferente tra i due
panieri (A B)
∼
b) TRANSITIVITÀ - ciascuna scelta effettuata dal consumatore è coerente con
l’altra. Per cui se il consumatore A B e B C, allora necessariamente A C.
≽ ≽ ≽
c) MONOTONICITÀ o NON SAZIETÀ - per il consumatore è sempre meglio
avere una quantità maggiore di almeno un bene.
Funzione di utilità: una funzione che misura il livello di soddisfazione che un
➔ consumatore trae da qualsiasi paniere di beni e servizi.
Utilità marginale: il saggio a cui l’utilità totale varia a seguito di un incremento nel
➔ livello del consumo. L’utilità marginale in un particolare punto è rappresentata dalla
pendenza della retta tangente alla funzione di utilità in quel punto (MUy = U/ y).
∆ ∆
Principio dell’utilità marginale decrescente: (i) L’utilità totale e marginale non
➔ possono essere rappresentate nello stesso grafico; (ii) l’utilità marginale è la
pendenza della funzione di utilità totale; (iii) la relazione tra funzione totale e
marginale è valida in economia anche per le altre misure. Tale principio dice che oltre
un certo limite, all’aumentare del consumo di un bene, l’utilità marginale di quel bene
inizia a diminuire.
Curva di indifferenza: una curva che unisce un insieme di panieri di consumo che
➔ danno al consumatore lo stesso livello di soddisfazione. (i) Quando il consumatore
gradisce entrambi i beni (cioè MUx e MUy sono entrambe positive) tutte le curve di
indifferenza hanno una pendenza negativa; (ii) le curve di indifferenza non possono
intersecarsi; (iii) ogni paniere di consumo si trova su una sola curva di indifferenza;
(iv) le curve di indifferenza non sono spesse.
Saggio marginale di sostituzione: il tasso al quale il consumatore è disposto a
➔ rinunciare a un bene per avere di più dell’altro bene, mantenendo l’utilità costante.
La pendenza della curva di indifferenza in ogni punto (cioè la pendenza della linea
tangente alla curva in quel punto) è y/ x, cioè il tasso di variazione di y rispetto alla
∆ ∆
variazione di x, che corrisponde al saggio marginale di sostituzione. Questo
diminuisce se aumenta il consumo del bene x lungo una curva di indifferenza.
Pendenza della curva di indifferenza: il saggio marginale di sostituzione (MRS).
➔ ∂(,) ∂(,)
U = +
∆ · ·
∂ ∂ + MU(y)
0 = MU(x)
Lungo la curva di indifferenza U = 0 · ·
∆ ⇒ ()
= -
() 1
Macroeconomia - Aurora Emili
m/Py
y* E
x* m/Px
m = Px x + Py y
· ·
y = - · +
In E = (x*,y*) : condizione di equilibrio
=
x* e y* risolvono: max u(x,y) t. c. m = Px x + Py y
· ·
I. Variabile endogena: vengono determinate all’equilibrio, x e y
II. Variabile endogena: vengono determinati da fattori esterni, prezzi, preferenze,
dotazione monetaria, tecnologie
Effetto sostituzione (ES): variazione della quantità consumata di un bene quando il
➔ prezzo del bene cambia, ma tutti gli altri prezzi e il livello di utilità rimangono costanti.
Effetto reddito (ER): variazione della quantità consumata di un bene al variare del
➔ potere d’acquisto del consumatore, ma tutti i prezzi rimangono costanti.
ES: la domanda aumenta sempre
↓ ↑ ⇒
ER: (i) se x è normale,
↓ ↑
varia il potere d’acquisto della dotazione monetaria,
⇒
(ii) se x è inferiore
↑ ↓
Contabilità Nazionale - PIL: Prodotto Interno Lordo 2
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Il sistema dei conti nazionali descrive in termini quantitativi e sotto forma contabile l’attività
economica e finanziaria di un Paese per periodi coincidenti con l’anno solare e per intervalli
temporali più brevi.
Il prodotto interno lordo è il risultato finale dell’attività di produzione delle unità produttrici
residenti in un paese. Il PIL corrisponde al valore aggiunto della produzione totale di beni e
servizi dell’economia. In ogni dato periodo, il PIL di un Paese è pari:
- alla somma dei redditi (il PIL è il reddito aggregato)
- alla somma delle spese (il PIL è la spesa aggregata)
- alla somma dei valori aggiunti a ogni stadio dell’attività economica (il PIL è il valore
aggiunto aggregato)
Il valore aggiunto è dato dalla differenza tra il valore della produzione e il valore delle materie
prime impiegate e dei servizi intermedi forniti da altre unità produttive.
Il PIL misura il flusso monetario corrispondente allo scambio di beni e servizi tra gli
➔ individui e le imprese all’interno di un sistema economico in un dato periodo.
Il PIL è una variabile flusso.
➔
Una variabile flusso è misurabile lungo un determinato arco di tempo (es. produzione,
consumo, reddito). Una variabile stock è misurabile in un preciso istante (es. ricchezza,
scorte).
Calcolo del PIL
Al fine di evitare duplicazioni contabili, nel computo del PIL non sono conteggiati i valori dei
beni intermedi. I beni intermedi sono venduti da un’impresa ad un’altra per essere utilizzati
nel processo produttivo. Si tratta di beni il cui valore è incorporato nel valore della
produzione finale.
Il PIL (Y) può essere ottenuto attraverso la somma di quattro componenti:
- la spesa per i beni di consumo (C);
- la spesa per i beni di investimento (I);
- la spesa sostenuta dalla Pubblica Amministrazione (G);
- la spesa dei residenti per l’acquisto di beni e servizi all’estero al netto della
spesa dei residenti per l’acquisto di beni e servizi nazionali, ossia la bilancia
commerciale con l’estero (EX-IM = NX).
Y = C + I + G + EX - IM
Il PIL pro capite, utile per confrontare i livelli di prosperità, una volta espressi nella
➔ stessa unità di conto, di Paesi di dimensioni diverse.
Il PIL pro capite è pari al rapporto tra il PIL e la popolazione:
I. CONSUMI (C)
I consumi riguardano le spese per l’acquisto di:
a. Beni non durevoli, prodotti alimentari, editoria, giochi..
b. Alcuni tipi di beni durevoli, apparecchi per uso domestico, radio, mobili.. 3
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Tra i beni di consumo non sono comprese le spese per l’acquisto di nuove abitazioni
(investimenti residenziali). I beni di consumo sono contabilizzati nel PIL in ragione del loro
prezzo di mercato.
II. INVESTIMENTI AGGREGATI (I)
Gli investimenti sono la somma di (i) investimenti fissi delle imprese, (ii) investimenti
residenziali delle famiglie e (iii) investimenti in scorte*.
Gli investimenti non comprendono gli acquisti di azioni, obbligazioni o altri strumenti
finanziari.
*Le scorte comprendono tutti i beni che rientrano negli investimenti delle imprese e
➔ che sono posseduti in un dato momento dalle unità produttive residenti; la variazione
è misurata come differenza tra il valore delle entrate nel magazzino e quello delle
uscite dal magazzino.
Quando un’impresa aumenta le sue scorte di beni intermedi o di beni finali invenduti alla fine
del periodo, questo aumento viene computato come componente degli investimenti nel
calcolo del PIL (investimento in scorte). I beni di investimento sono contabilizzati nel PIL in
ragione del loro prezzo di mercato.
III. SPESA PUBBLICA (G)
La spesa pubblica è rappresentata dalla spesa corrente sostenuta dall’insieme delle
Amministrazioni pubbliche. Comprende, per esempio, la retribuzione dei dipendenti
pubblici, la spesa militare, ecc..
Esclude le spese per trasferimenti e redistribuzione (non rappresentano la produzione
➔ di nuova ricchezza).
La spesa pubblica complessiva (che include le pensioni) italiana è tra le più alte tra i
➔ Paesi OCSE.
I servizi erogati dalle Amministrazioni pubbliche sono contabilizzati nel PIL in ragione del
loro costo.
L’imposta è una prestazione coattiva (acausale), dovuta da un soggetto in base a un
presupposto dimostrativo di forza economica.
La tassa è un compenso pagato da un soggetto privato a un ente pubblico per un servizio a
lui reso dall’ente stesso dietro sua domanda.
La differenza si ritrova nella natura del prelievo: le imposte sono mirate a finanziare servizi
pubblici generali e obbligatori per tutti, senza una diretta controprestazione (es. IVA, IRPEF,
IRES..); una tassa è un tributo pagato per un servizio specifico reso dalla Pubblica
Amministrazione ma richiesto dal cittadino (es. TARI).
Tuttavia distinguiamo tra imposte in somma fissa (lump-sum, T) e imposte distorsive ( )
τ
TRASFERIMENTI (TR)
La spesa pensionistica costituisce un trasferimento dello Stato agli individui. La spesa
pubblica pensionistica italiana è molto alta (17,4% del PIL nel 2020 contro una media UE del
4
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13,6%). Si tratta di un trasferimento in quanto non è sostenuta in contropartita della
cessione di un bene o di un servizio prodotti nel periodo in oggetto.
Se un pensionato utilizzasse la pensione per l’acquisto di beni/servizi quella spesa
rientrerebbe nel PIL come consumo, ma il trasferimento di risorse non contribuisce alla
produzione e per questo viene escluso. L’aumento della spesa pensionistica comporterebbe
un aumento della spesa totale, con effetti indiretti sul consumo. L’aumento della rendita
pensionistica spingerebbe i pensionati a consumare di più, facendo aumentare il consumo,
che porterebbe ad un aumento dell’inflazione che, a sua volta, farebbe aumentare le tasse.
Quindi, almeno nel breve periodo, il PIL aumenterebbe per l’aumento del consumo C.
I trasferimenti equivalgono a un’imposta negativa: come le tasse, alterano il reddito degli
individui, ma non rispecchiano la produzione dell’economia.
In contabilità nazionale la spesa pubblica (G) è al netto dei trasferimenti.
IV. ESPORTAZIONI (EX)
Le esportazioni sono costituite dalle cessioni di beni e di servizi da unità residenti a unità non
residenti.
Le esportazioni di beni includono tutti i beni ceduti a unità non residenti, a titolo
➔ oneroso o gratuito. Sono valutate FOB (free on board), che corrisponde al prezzo di
mercato alla frontiera del paese esportatore. Questo prezzo comprende: il prezzo ex
fabrica, i margini commerciali, le spese di trasporto internazionale e gli eventuali
diritti all’esportazione.
Le esportazioni di servizi comprendono tutti i servizi prestati da unità residenti a unità non
residenti.
V. IMPORTAZIONI (IM)
Le importazioni sono costituite dagli acquisti di beni e servizi che le unità residenti effettuano
da unità non residenti. Le importazioni di beni comprendono tutti i beni acquisiti presso
unità non residenti, a titolo oneroso o gratuito. Nel conto delle risorse e degli impieghi esse
sono valutate al valore FOB (free on board).
Le importazioni di servizi includono tutti i servizi prestati da unità non residenti a unità
residenti.
Calcolo del PIL 5
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Una misura utilizzata come indicatore della performance economica di un Paese è il tasso
di crescita del PIL, ossia la variazione percentuale del PIL da un anno a quello successivo,
in formula: −
−1
≡
−1
a. Se > 0, allora l’economia è in espansione;
b. Se < 0, allora l’economica è in recessione;
Per convenzione si considera un’economia “in recessione” se la crescita risulta negativa per
almeno due trimestri consecutivi.
La valutazione delle merci si può ottenere considerando:
- Prezzi correnti
- Prezzi fissi ad una specifica data
PIL nominale e PIL reale
Il PIL valutato ai prezzi correnti è il PIL nominale.Considerando un’economia che produca i
beni, indichiamo con P e con X il prezzo e la quantità prodotta dall’i-esimo bene nell’anno
it it
t. Il PIL nominale in t è pari a:
∑ ·
=1
Le variazioni del PIL nominale sono imputabili sia a variazioni delle quantità di beni e servizi
sia a variazioni dei prezzi. Isolando la variazione delle quantità, ovvero neutralizzando la
variazione dei prezzi, si ottiene il PIL reale.
Il computo del PIL reale viene effettuato utilizzando i prezzi di un anno di riferimento (anno
base). Fissando a t=0 l’anno base, il PIL reale al tempo t è pari a:
∑ 0 ·
=1
Il PIL reale consente di confrontare il valore della produzione di uno stesso Paese in anni
diversi.
La popolazione e la forza lavoro
La popolazione è divisa in: a) ATTIVA (età tra 15 e 64 anni)
b) PASSIVA (bambini e anziani pensionati)
c) FORZA LAVORO
I. occupati (in possesso di lavoro retribuito)
II. disoccupati (in cerca di lavoro)
d) FUORI DALLA FORZA LAVORO
I. non occupati non in cerca di lavoro
II. non attivi 6
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Il tasso di disoccupazione
Disoccupazione = forza lavoro - occupati
Un individuo che non lavori ma non stia al contempo cercando attivamente un lavoro non è
un disoccupato bensì è fuori dalla forza lavoro.
Il tasso di disoccupazione è la percentuale di disoccupazione sul totale delle forze di lavoro:
−
tasso di disoccupazione = = 1 −
➔
Se diminuisce la forza lavoro anche il tasso di disoccupazione diminuisce.
Il tasso di occupazione corrisponde alla frazione della popolazione in età lavorativa che
effettivamente lavora.
tasso di occupazione =
➔
Il tasso di occupazione corrisponde alla frazione della popolazione in età lavorativa che
effettivamente lavora. Il tasso di occupazione non è il complemento a 1 del tasso di
disoccupazione.
Il tasso di inflazione
L’inflazione è un tasso di variazione di un indice che aggrega prezzi di diversi beni e servizi:
ρ −ρ
−1
ρ ≡ ρ
−1
a. Se > 0, allora si avrà inflazione;
ρ
b. Se < 0, allora si avrà deflazione.
ρ
Per misurare l’inflazione si costruisce un indice dei prezzi e si calcola la sua variazione
percentuale.
Indice dei prezzi: è una media ponderata dei prezzi dei vari beni considerati.
➔
I due indici più usati sono il deflatore del PIL e l’indice dei prezzi al consumo (IPC).
INDICE DI PAASCHE (a pesi variabili) INDICE DI LASPEYRES (a pesi fissi)
∑ · ∑ ·
0 0
=1 =1
· 100 · 100
∑ · ∑ ·
0 0 0
=1 =1
1) Deflatore del PIL: è costruito in riferimento a un paniere di beni rappresentativi della
produzione nazionale.
Deflatore t = 7
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Ricordando che:
- ∆ ∆ à.
- ∆ ∆ / à.
La variazione percentuale ( ) del deflatore del PIL corrisponde all’inflazione.
➔ ∆%
Per cui: PIL - PIL = inflazione
➔ ∆% ∆%
n,t r,t
All’anno base (0) il deflatore è 100 e il rapporto è 1.
➔
2) IPC: è costruito in riferimento a un paniere contenente esclusivamente beni di
consumo.
IPC t = · 100
0
Con l’IPC le quantità restano fisse all’anno base e si considera solo il cambiamento di
prezzo tra quello corrente e quello passato. L’IPC è un indice di Laspeyres, a pesi fissi, che
esclude l’ES.
L’IPC tende ad essere superiore al deflatore quando i prezzi aumentano mentre te
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