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Libro 1 - Capitolo 1

fare deficit: aumento debiti

il tasso di interesse segue la legge del mercato con oggettivazione nella moneta

il fallimento di banche, da evitare tramite i salvataggi provoca una caduta sistemica di tutti gli enti che sono a quella banca collegati da fenomeni finanziari, facendo passare una crisi finanziaria (banca) per una crisi economica (reale, aziende, consumi e famiglie, produzione)

I dati della macroeconomia

  • Livello del reddito pro capite, ricchezza del singolo è il PIL, un dato utile ma che non consente confronti fra paesi, diviso per il numero di abitanti (reddito e produzione sono sinonimi)
  • Tasso di crescita della produzione
  • Tasso di disoccupazione

tasso di inflazione, tasso di crescita del livello generale dei prezzi

Che cos'è la macroeconomia?

Macro = grande

La macroeconomia è una branca dell’economia che si occupa dell’andamento complessivo di un sistema economico.

Di che cosa si occupa l’economia?

  • L’economia studia problemi di scelta → L’economia studia i problemi di scelta ponendo l’accento sulla dimensione individuale (micro) e sulla dimensione generale dei problemi (macro)
  • Le risorse disponibili sono scarse rispetto ai bisogni che sono chiamate a soddisfare.
  • Se le risorse sono scarse allora non possiamo avere tutto ciò di cui abbiamo bisogno!
  • Le persone si trovano di fronte a delle scelte.
  • Scegliere qualcosa significa necessariamente rinunciare a qualcosa di altro.

Il costo di un certo bene è dato da ciò a cui bisogna rinunciare per averlo.

Il costo opportunità di una scelta è rappresentato dalla rinuncia ad un’alternativa possibile.

Microeconomia e macroeconomia

  • La microeconomia si occupa del comportamento dei singoli mercati e dei singoli operatori/soggetti economici.
  • La macroeconomia è il ramo dell’economia politica che studia il funzionamento del sistema economico nel suo insieme:
  • Si occupa di un’ampia gamma di settori: dalla determinazione dell’investimento e del consumo totali alla gestione della moneta e dei tassi di interesse, dalle crisi finanziarie ai cicli economici…
  • Studia come gli agenti nel loro insieme interagiscono nei mercati (es. mercato dei beni, finanziari, del lavoro) e determinano il livello della produzione aggregata di un’economia.

(agenti economici: consumatori; imprese; stato; banche centrali; resto del mondo)

Quando i macroeconomisti analizzano un’economia per la prima volta, si pongono inizialmente due domande:

  • “Quanto è grande questo paese da un punto di vista economico?” → livello della produzione aggregata
  • “Qual è il tenore di vita in questo paese?” → livello del reddito pro capite (= produzione pro capite)

Successivamente, quando vogliono scavare più a fondo, i macroeconomisti, guardano a tre variabili:

  • Tasso di crescita della produzione: tasso a cui la produzione varia nel tempo
  • Tasso di disoccupazione: proporzione di lavoratori non occupati e in cerca di occupazione
  • Tasso di inflazione: tasso di crescita del prezzo medio dei beni nell’economia

Europa

Quali benefici ha apportato l’euro agli stati membri?

  • L’adozione dell’euro è stato uno dei principali eventi economici dall’inizio del secolo
  • Tuttavia, l’imposizione di un’unica politica monetaria a stati con differenti necessità economica può risultare problematica.
  • Alcuni sono a favore dell’abbandono della moneta unica, preoccupati per i costi economici derivanti da essa.
  • Altri economisti suggeriscono che l’abbandono della moneta unica comporterebbe l’abbandono dei vantaggi offerti dall’euro e che avrebbe conseguenze potenzialmente distruttive per il paese che decidesse di abbandonare l’unione monetaria
  • Il tema rimarrà scottante per molto tempo a venire… 1

Italia

Nella storia macroeconomica italiana si possono riconoscere tre step:

  • Anni Cinquanta e Sessanta: forte sviluppo economico e sostenuta crescita della produzione
  • Anni Settanta e Ottanta: lo sviluppo economico prosegue, seppur più moderatamente
  • Dagli anni Novanta a oggi: ridotta crescita economica e stagnazione

Capitolo 2: produzione aggregata

La misura principale della produzione aggregata (ossia totale) nella contabilità nazionale è chiamata Prodotto Interno Lordo (PIL)

Non è la sola, ma è la variabile più conosciuta e più utilizzata per misurare la dimensione economica di un paese

  • Prodotto: la produzione si riferisce al valore di mercato dei beni e servizi prodotti
  • Interno: all’interno del paese di riferimento. Si considerano tutti i beni e servizi prodotti entro i confini nazionali, a prescindere dalla nazionalità del produttore

Invece, PNL = Prodotto Nazionale Lordo: beni e servizi prodotti da residenti nel territorio nazionale, indipendentemente dal luogo di produzione

Al lordo degli ammortamenti

Sottraendo l’ammortamento dal PIL si ottiene il Prodotto Interno Netto (PIN)

  • Di solito il periodo di riferimento è l’anno solare, ma possono essere considerati anche periodi inferiori.

Esistono tre modi equivalenti di definire il PIL di un’economia.

  1. Valore dei beni e dei servizi finali prodotti in un’economia in un dato periodo di tempo

Beni e servizi finali: deve essere conteggiato solo il valore dei beni e servizi finali, ossia quei beni e servizi che il consumatore finale utilizza e non trasforma per altri fini produttivi;

I prodotti intermedi non devono essere conteggiati (questo per evitare duplicazioni, in quanto il bene finale comprende l’intermedio). Se un'azienda vende un bene a un'altra azienda, quella transazione rappresenta una vendita intermedia, non un prodotto finale.

  1. Somma del valore aggiunto nell’economia in un dato periodo di tempo

Il valore aggiunto da una impresa nell’economia è pari al valore della sua produzione meno il valore dei beni intermedi utilizzati

  1. Il PIL è uguale alla Somma dei redditi dell’economia in un dato periodo di tempo

PROFITTI = RICAVI TOT - COSTI TOT; retribuzioni; imposte dirette - Reddito lordo da lavoro (Salari) +

  • Profitto o Reddito lordo da capitale +
  • Imposte indirette: imposte sulla produzione es. IVA, Imposta di registro, Imposta di bollo

(Reddito: remunerazione dei fattori produttivi) 2

PIL in una economia chiusa

  • In un’economia chiusa abbiamo la coincidenza tra valore dei beni finali prodotti nell’economia, valore aggiunto nell’economia e reddito nazionale → Ovvero: Spesa finale = Valore aggiunto = Redditi dei fattori

Questo risultato non vale necessariamente in una economia aperta (nella quale gli scambi con il resto del mondo sono ammessi)

Quattro componenti dall'economia:

  • Economia EMERSA (Formale) Entra nel PIL
  • Economia SOMMERSA una sua stima entra nel PIL
  • Economia CRIMINALE una sua stima parziale entra nel PIL
  • Economia INFORMALE non entra nel PIL

Economia emersa (Formale)

Tutte le transazioni lecite che passano per il mercato e possono essere rilevate e tassate.

Economia sommersa

Riguarda le attività che sono produttive e legali, ma non conformi alle norme amministrative, per questo, deliberatamente nascoste alle autorità pubbliche al fine di evitare il pagamento delle imposte o di conformarsi alla normativa (sotto-dichiarazione del valore aggiunto oppure v.a. generato mediante l’utilizzo di input di lavoro irregolare)

Una stima del valore di tali attività si include nel PIL

Valore aggiunto sommerso soprattutto nei servizi

Economia criminale

Riguarda attività illegali.

Fino al 2014, nessuna transazione criminale veniva inclusa nel PIL.

A seguito dell’introduzione del SEC 2010 (Sistema Europeo di Contabilizzazione), alcuni paesi (Italia inclusa), hanno iniziato ad includere nel PIL anche una misura di Attività Illegali con Scambi Volontari (contrabbando di sigarette, prostituzione, la produzione e il commercio di stupefacenti)

Economia informale

attività di autoproduzione e consumo (es.: la produzione di ortaggi nell'orto di famiglia, volontariato) che non passano per il mercato.

Queste attività dovrebbero essere incluse nel PIL, ma non lo sono.

PIL come indicatore

Oltre a problemi di misurazione, il PIL è inadeguato a cogliere alcuni aspetti del benessere economico e sociale:

  • Distribuzione: il valore del PIL pro capite non tiene conto di come il reddito è distribuito tra la popolazione. Il PIL pro-capite rappresenta il reddito medio

PIL pro-capite = PIL / popolazione (è una divisione)

  • Produzioni negative (inquinamento, congestione, criminalità – furti/violenza). Tali aspetti non vengono valutati nel calcolo del PIL
  • Valutazione del tempo libero e qualità della vita (condizioni non-materiali: salute, tempo libero, network sociali)

Distinzione tra PIL nominale e PIL reale

Il PIL nominale e il PIL reale possono differire enormemente (perché cambiano i prezzi nel tempo → inflazione) 3

PIL nominale

PIL nominale (€Y ) → somma della quantità dei beni finali valutati al loro prezzo corrente (al tempo t)

La crescita del PIL nominale dipende da due fattori:

  • Crescita della produzione (in termini di quantità) nel tempo
  • Aumento dei prezzi dei beni nel tempo

PIL reale

PIL reale (Y ) → somma delle quantità di beni finali valutati a prezzi costanti

Il PIL reale permette di misurare la produzione e le sue variazioni nel tempo, escludendo l’effetto di prezzi crescenti (dobbiamo moltiplicare il numero di auto in ogni anno per uno stesso prezzo)

Per valutare l’andamento di un’economia da un anno all’altro, gli economisti considerano il tasso di crescita del PIL reale, chiamato semplicemente crescita del PIL.

  • Crescita del PIL al tempo t: tasso di crescita del PIL reale al tempo t:

ESPANSIONE: periodo di crescita positiva

RECESSIONE: periodo di crescita negativa

(per convenzione quando si registrano almeno due trimestri consecutivi di crescita negativa)

La scelta dell’anno base influenza i risultati, sebbene l’ordine di grandezza delle variazioni percentuali rimanga simile

Tasso di disoccupazione

Iniziamo con qualche definizione:

  • Occupato: persona che ha un lavoro.
  • Disoccupato: persona che non ha lavoro, ma è in cerca di occupazione.
  • Fuori dalle forze di lavoro: persona che non ha un lavoro e NON è in cerca di occupazione
  • Forze di lavoro: somma dei lavoratori occupati e disoccupati. = + (L = forza lavoro N = lavoratori occupati U = lavoratori disoccupati)
  • Tasso di disoccupazione: il rapporto tra il numero dei disoccupati e la forza di lavoro.
  • Tasso di partecipazione: rapporto tra la forza lavoro e il totale della popolazione in età lavorativa.

Calcolare la disoccupazione

Elenchi dei disoccupati

  • Misura poco affidabile: i paesi con sussidi di disoccupazione generosi registrano un più elevato numero di disoccupati.

Numero di disoccupati

  • Sondaggi alle famiglie: Il calcolo del tasso di disoccupazione si basa su interviste trimestrali a un campione di famiglie (indagini campionarie) → In Europa questa indagine è chiamata «Labour Force Survey» ed è basata su interviste ad un campione rappresentativo di individui. Italia: Rilevazione sulle forze di lavoro (Istat)
  • Individuo classificato come occupato se, nella settimana precedente l’intervista, ha svolto almeno un’ora di lavoro retribuito in qualsiasi attività.
  • Individuo classificato come disoccupato se non occupato, in età lavorativa, e ha effettuato almeno un’azione di ricerca di lavoro nelle quattro settimane che precedono la settimana di riferimento (ed è disponibile a lavorare (o ad avviare un’attività autonoma) entro le due settimane successive; Oppure inizierà un lavoro entro tre mesi dalla settimana di riferimento e sarebbe disponibile a lavorare (o ad avviare un’attività autonoma) entro le due settimane successive, qualora fosse possibile anticipare l’inizio del lavoro)
  • Lavoratori scoraggiati: individui fuori dalla forza lavoro, in età lavorativa, che non hanno cercato lavoro nelle 4 settimane precedenti l’intervista perché ritengono di non riuscire a trovarne uno.

Wooclap a fine lezione:

  • Il PIL può essere definito equivalentemente, in un periodo t, come la somma:
  • Del valore dei beni finali, del valore aggiunto, dei redditi
  • Il PIL reale si può definire come: 4
  • La somma delle quantità di beni e servizi finali valutati a prezzi costanti
  • La forza lavoro è definita come:
  • Occupati + disoccupati (L = N + U)

Tasso di inflazione

P: livello dei prezzi

Il tasso di inflazione***:

Il tasso di inflazione è il tasso a cui il livello medio dei prezzi aumenta nel tempo

Si parla di deflazione quando c'è la riduzione del livello dei prezzi, ossia quando il tasso di inflazione è negativo

Come calcolare questo livello medio dei prezzi?

  • Usando il deflatore del PIL
  • Usando alcuni indici dei prezzi (indice dei prezzi al consumo)
  • DEFLATORE DEL PIL

Il deflatore del PIL (P ) permette di calcolare il prezzo medio dei beni finali prodotti in una economia

Il deflatore del PIL è un numero indice: il suo livello viene scelto arbitrariamente – uguale a 1 per l’anno base. Il tasso di variazione del deflatore del PIL rappresenta il tasso di inflazione***

Rapporto PIL nominale, reale e deflatore

  • Il PIL nominale (€Y ) non è altro che il PIL reale (P ) moltiplicato per il deflatore del PIL (Y )

€Y = P x Y

  • Allo stesso modo il tasso di crescita del PIL nominale è uguale al tasso di inflazione più il tasso di crescita del PIL reale.
  • INDICE DEI PREZZI

L’indice dei prezzi al consumo misura il livello dei prezzi medi al consumo ed esprime il costo in valuta (euro, ad esempio) di un determinato paniere di consumo di un tipico consumatore urbano.

L’indice dei prezzi al consumo (IPC) è un numero indice: il suo livello è scelto arbitrariamente.

Il tasso di variazione dell’IPC rappresenta il tasso di inflazione.

A livello europeo viene utilizzato l’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC), costruito da Eurostat (uguale a 100 nell’anno base).

Indici complessi:

  • Sono riferiti ad un paniere di beni e servizi
  • Solitamente, sono calcolati come media ponderata degli indici elementari dei beni e servizi compresi nel paniere

Principali problemi nella costruzione di un indice complesso:

  • Scelta dei beni e servizi nel paniere
  • Scelta della base
  • Scelta del sistema di ponderazione

L’Istat produce tre diversi indici dei prezzi al consumo: per l’intera collettività nazionale (NIC), per le famiglie di operai e impiegati (FOI) e l’indice armonizzato europeo (IPCA)

  • NIC: si riferisce all’intero sistema economico; in altre parole considera l’Italia come se fosse un’unica grande famiglia di consumatori. Rappresenta il parametro di riferimento per la realizzazione delle politiche economiche
  • FOI: si riferisce ai consumi dell’insieme delle famiglie che fanno capo a un lavoratore dipendente (extra-agricolo). È l’indice usato per adeguare periodicamente i valori monetari, ad esempio gli affitti o gli assegni dovuti al coniuge separato
  • IPCA: è stato sviluppato per assicurare una misura dell’inflazione comparabile a livello europeo. Viene assunto come indicatore per verificare la convergenza delle economie dei paesi membri dell’Unione Europea, ai fini dell’accesso e della permanenza nell’Unione monetaria. Calcolato dagli stati membri utilizzando le stesse regole di calcolo su un paniere di beni e servizi.

L’indice dei prezzi al consumo (come l’IAPC) e il deflatore del PIL mostrano andamenti simili nel tempo, ma ci sono delle eccezioni. Infatti, i due prezzi medi (deflatore del PIL e IACP) possono differire perché i beni prodotti in un’economia non coincidono necessariamente con i beni acquistati dai consumatori:

  • Alcuni beni che compongono il PIL non sono venduti ai consumatori, ma alle imprese, oppure al governo o all’estero 5
  • Alcuni beni acquistati dai consumatori non sono prodotti all’interno dell’economia, ma importati dall’estero

Gli economisti si preoccupano dell’inflazione perché, durante le fasi inflattive, non tutti i prezzi e i salari aumentano proporzionalmente. Inoltre, l’inflazione influenza la distribuzione del reddito e crea altre distorsioni economiche

L’indice dei prezzi al consumo e il deflatore del PIL mostrano andamenti simili nel tempo.

ECCEZIONI:

I due prezzi medi possono differire perché i beni prodotti in un’economia non coincidono necessariamente con i beni acquistati dai consumatori:

  1. Alcuni beni che compongono il PIL non sono venduti ai consumatori, ma alle imprese, oppure al governo o all’estero.
  2. Alcuni beni acquistati dai consumatori non sono prodotti all’interno dell’economia, ma importati dall’estero.

Le tre variabili descritte finora (produzione, disoccupazione e inflazione) sono collegate tra loro. Gli economisti considerano due relazioni:

  • La legge di OKUN: mette in relazione (negativa) la crescita della produzione e le variazioni del tasso di disoccupazione
  • La curva di PHILLIPS: mette in relazione (negativa) il tasso di disoccupazione e l’inflazione

Capitolo 3 - Il mercato dei beni

Composizione del PIL

  • Consumo (C): valore dei beni e servizi acquistati dai consumatori. Esempi: elettrodomestici, automobili; cibo, vestiti, servizi domestici per l’igiene e la casa, trasporti, ristoranti etc.
  • Investimento (I): talvolta chiamato investimento fisso per distinguerlo dall’investimen
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Scienze economiche e statistiche SECS-S/06 Metodi matematici dell'economia e delle scienze attuariali e finanziarie

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisanicolin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Bassetti Thomas.
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