Parte terza: la logica nella scienza giuridica
Sezione A: nozioni generali
Capitolo 1: I compiti della logica
1. Scienza giuridica e logica
La logica è la teoria del ragionamento, e il ragionamento è un momento costitutivo della scienza giuridica, forse più che in altri ambiti disciplinari. Per almeno due motivi.
Anzitutto le fonti della scienza in generale sono due:
- Osservazione (spontanea o sperimentale)
- Ragionamento
Ma nella scienza giuridica, osservazione ed esperimento hanno una funzione secondaria, in quanto svolgono qualche ruolo nell'accertamento dei fatti nel processo, ma normalmente osservazioni dirette ed esperimenti non sono compiuti da giuristi ma da altri, come i testimoni o consulenti. I giuristi, come notava Guido Calogero, non si servono di laboratori, di provette o di apparecchi: il loro strumento di lavoro è essenzialmente il ragionamento. Questo è un primo motivo che induce a ritenere il ragionamento, e perciò la logica, essenziale alla giurisprudenza.
Ma c’è almeno un secondo motivo, perché per il giurista ragionare non è soltanto una necessità imposta dalla natura della sua attività, ma è anche un dovere imposto dalla legge. Nel nostro ordinamento è la stessa legge che esige il ragionamento e lo sottopone a controllo: per esempio, gli artt. 132 c.p.c. e 125 c.p.p. richiedono che la sentenza sia motivata, che vuol dire ragionata.
La conoscenza della logica appare indispensabile soprattutto nei casi intricati e quando, in base agli artt. 355 e 606 dei codici di rito, si deve sapere dire puntualmente in che cosa e perché un ragionamento è sbagliato. Ciò non risulta agevole basandosi solo sull’intuito, senza conoscere la struttura del ragionamento e le condizioni della sua correttezza, che della logica sono i principali compiti.
2. I compiti della logica
Vediamo quali sono in generale i compiti della logica. Dobbiamo prima chiarire tre concetti:
a) Il ragionamento, come strumento del pensiero giuridico, è probabilmente la forma più articolata ed alta del pensiero, perché non si limita ad affermare una tesi ma ne cerca e ne offre ragioni di credibilità. Si può dire che il ragionamento è il procedimento mentale con il quale si adducono ragioni a sostegno di una qualche tesi.
b) La struttura del ragionamento è l’insieme degli elementi essenziali che lo costituiscono, ossia:
- La tesi che il ragionamento vuole sostenere e che tecnicamente si chiama "conclusione" del ragionamento.
- Le ragioni, ossia proposizioni adottate a suo sostegno, che tecnicamente si dicono "premesse".
- La relazione, ossia il legame tra tesi e ragioni, chiamata "nesso di consequenzialità".
c) Un argomento è un ragionamento espresso linguisticamente, ed un argomento considerato esattamente nella forma in cui di fatto è formulato lo designiamo come argomento testuale. Quindi, argomento, in questo testo, verrà inteso come "ragionamento espresso in un linguaggio".
Premesso questo, la logica cerca di rispondere a due domande:
- Dato un ragionamento quale è la sua struttura?
- Data la struttura, è un buon ragionamento?
3. Analisi strutturale: argomento testuale e ricostruito
La prima domanda, che mira a scoprire la struttura di un ragionamento, è necessaria perché l’argomento è espresso in un argomento testuale, e spesso nasconde la reale struttura del ragionamento che sta sotto. La nasconde perché l'argomento testuale non dice sempre con ordine, tutto, solo ed univocamente quello che pure intende dire o dovrebbe dire. Il mero argomento testuale non fa cogliere la sostanza del ragionamento. Per svelare questa sostanza dobbiamo:
- Ordinare: occorre allora individuare la tesi finale alla quale mira l’intero apparato argomentativo e, in vista di essa, ricostruire l'ordine logico dei collegamenti fra tesi e le ragioni e fra i vari argomenti fra loro connessi.
- Completare: l’argomento testuale non ci dice tutto quello che nel ragionamento è implicito. Va quindi aggiunto ciò che è rimasto sottaciuto: premesse, passaggi logici, sottintesi per brevità di discorso. Nella terminologia gli argomenti a cui mancano premesse o conclusioni sono detti "entimemi".
- Essenzializzare: l’argomento testuale dice più di quanto sia essenziale, per questo occorre sfoltire il testo eliminando le ridondanze, tutto ciò che è solo emotivo, ripetitivo o incidentale.
- L’argomento testuale non è sempre univoco: vanno quindi sostituite le espressioni non univoche con espressioni univoche, dunque, disambiguare le espressioni polisemiche e restituire il senso reale alle espressioni retoriche.
Nella forma testuale l’argomento è considerato ad un livello superficiale, per quello che scopertamente e verbalmente dice. Nella forma in cui viene ricostruito, l’argomento è considerato al livello profondo. L'argomento esplicitato è detto argomento ricostruito: il lavoro di passaggio dall'argomento testuale all'argomento ricostruito è l'analisi strutturale degli argomenti, che è il primo compito della logica.
Questo lavoro di analisi e di ricostruzione si compie non soltanto con riguardo agli argomenti, ma anche con riguardo ad espressioni testuali più elementari, come gli enunciati legislativi.
Vanno peraltro precisati due punti:
- Non sempre è necessaria la ricostruzione strutturale, perché qualche volta la struttura argomentativa è già sufficientemente manifesta nell’argomento testuale.
- L'argomento ricostruito è spesso pesante, goffo e privo della qualità della buona comunicazione; perciò non è destinato a sostituire l’argomento testuale. Non dobbiamo parlare il linguaggio del ricostruito ma continuare a parlare il linguaggio abituale; l’argomento ricostruito non ci serve per parlare, ma ha altri fini, in particolare tre:
- Un fine ermeneutico, in quanto ci serve a comprendere più profondamente gli altri argomenti.
- Un fine strategico, in quanto ci serve per difendere meglio i nostri argomenti e per attaccare gli argomenti avversari nei punti deboli.
- Un fine critico perché serve alla valutazione degli argomenti.
4. La valutazione strutturale: retorica e logica
Un argomento può essere buono o cattivo, dotato di pregi o affetto da vizi, ma questa valutazione può essere fatta con criteri diversi a seconda del livello testuale o del livello strutturale. Si distinguono:
- Pregi o vizi di comunicazione riguardano il modo in cui è stato espresso l'argomento testuale.
- Pregi o vizi strutturali riguardano invece la struttura esplicitata dell'argomento ricostruito.
Un argomento ha pregi di comunicazione se è espresso in modo da soddisfare le esigenze della comunicazione: per esempio, se è conciso, efficace, elegante. Invece, ha vizi di comunicazione se è espresso in termini inadeguati rispetto ai criteri della buona comunicazione, quindi è prolisso, sciatto, noioso.
È importante che nella sua forma testuale (che è quella nella quale è destinata ad esprimersi di fatto) l’argomentazione possegga tutte le virtù di una buona comunicazione (vitutes elocutionis). Da questo punto di vista, è anche raccomandabile al giurista un sobrio uso della retorica.
Sul terreno della valutazione giuridica, i pregi e i vizi di comunicazione influenzano sì la disposizione a valutare, ma poi non sono essi oggetto da valutare. Nessun avvocato attacca l’argomentazione avversaria dichiarando che è prolissa: un’argomentazione giuridica si censura mettendo a fuoco i difetti della sua struttura, i vizi cioè delle proposizione e delle relazioni, che sono gli elementi costitutivi del ragionamento.
La valutazione essenziale dell’argomentazione giuridica è dunque la valutazione strutturale. E con questo siamo alla seconda domanda, che corrisponde al secondo compito della logica: data, ossia ricostruita, la struttura del ragionamento, esso è un buon ragionamento?
Trattandosi di una valutazione strutturale, la risposta dipende dal valore che si può riconoscere ai vari elementi della struttura: dal valore della tesi sostenuta, dal valore delle ragioni che pretendono di sostenerla, e dalla sussistenza della relazione logica che deve esserci tra quella e queste.
Dunque, due i compiti della logica:
- Analisi strutturale degli argomenti.
- Valutazione di questi in base alla loro struttura fatta emergere dall’argomento ricostruito.
Capitolo 2: Strutture generali degli argomenti
1. La struttura di singoli argomenti
La struttura della forma più semplice di argomentazione è quella costituita da un singolo argomento. Un argomento è un ragionamento espresso linguisticamente, che nel suo tenore testuale può presentarsi nelle forme più varie, ma che può essere ricostruito, esplicitato e tradotto in una forma strutturata standard generale di questo tipo:
Dove:
- A, B, ecc., sono le ragioni che sostengono, che d’ora in poi diremo premesse.
- Z è la tesi finale ovvero la conclusione.
- La linea che separa le premesse dalla conclusione è il nesso di consequenzialità.
- Il "dunque" si potrebbe esprimere anche in altri modi (perciò, ne segue che).
- I puntini sospensivi stanno a significare che le premesse possono essere più o meno di due.
Quindi: premesse, conclusione e nesso di consequenzialità sono gli elementi costitutivi della struttura generale di ogni singolo argomento.
Il ragionamento ha due letture:
- Derivativa, ossia partendo dalle premesse ed arrivando alla conclusione (dunque): "Tutti gli uomini sono mortali. Socrate è un uomo, dunque Socrate è mortale".
- Giustificativa, ossia lettura a ritroso dalla conclusione alla premesse (perché, dato che, infatti, ecc.): "Socrate è mortale perché tutti gli uomini sono mortali".
2. La struttura di contesti argomentativi
Di solito gli argomenti non si presentano da soli ma sono collegati tra di loro, si possono distinguere in argomenti composti e argomenti contrapposti.
Argomenti composti
La loro funzione è quella di rafforzarsi fra loro. I principali tipi di argomenti composti sono:
- Gli argomenti a cascata
- Gli argomenti convergenti
Gli argomenti a cascata si possono definire così: due argomenti sono composti a cascata se la conclusione di uno costituisce una delle premesse dell'altro.
Dove:
- A è la conclusione dell’argomento più in alto e al tempo stesso premessa di quello più in basso.
- La funzione dell’argomento superiore è quella di giustificare o rafforzare una premessa dubbia o debole (A) dell’argomento inferiore.
Esempio: "La disoccupazione è aumentata perché le banche hanno ridotto i finanziamenti alle imprese e ciò è dovuto alla crisi globale, determinata a sua volta dal fallimento di alcune banche".
L’argomentazione a cascata è praticamente sempre presente nel processo, perché il fatto dedotto in giudizio, la cui verità insieme alla norma è premessa del dispositivo finale, deve sempre essere provata e cioè diventare conclusione di un argomento probatorio.
Gli argomenti convergenti hanno una struttura diversa:
Si può dire che due (o anche più) argomenti sono convergenti se hanno premesse indipendenti fra loro ma insistono sulla stessa conclusione. Anche la loro funzione è rafforzare la conclusione facendo convergere su di essa il peso di diversi argomenti, che dunque risulta più forte che se sostenuta da un solo argomento. Usiamo argomenti convergenti quando diciamo: "Le cose stanno così in primo luogo perché, in secondo luogo perché...".
Argomenti contrapposti
Sono argomenti che attaccano, cioè confutano, argomenti avversari. La confutazione è la negazione del valore di qualcuno degli elementi costitutivi dell’argomento avversario: l’attacco, perciò, si può portare alle premesse, al nesso di consequenzialità o alla conclusione stessa. Gli attacchi agli argomenti avversari possono essere di diverso tipo:
- Attacco ad una premessa di cui si nega la verità. Ad esempio, da una parte si argomenta che l’imputato era sul luogo del delitto quando questo è stato compiuto (Z), perché un certo testimone attendibile ha dichiarato di averlo visto lì (A); è possibile contrattaccare con un argomento diretto a mostrare l’inattendibilità del testimone (argomento di attacco ad A).
- Attacco al nesso di consequenzialità consiste nel dimostrare che esso non sussiste o che è debole, è negare che le premesse sostengano sufficientemente la conclusione. Se, per esempio, una parte argomentasse che l’imputato è stato già condannato per un reato di un certo tipo e che perciò è credibile che abbia commesso il reato di diverso genere ascrittogli nel processo di cui si tratta, sarebbe naturale addurre l’insussistenza di un sufficiente nesso di consequenzialità fra la premessa e la conclusione.
- Attacco diretto alla conclusione avversaria si costruisce un argomento la cui conclusione è la negazione della conclusione avversaria. Ad esempio, l’accusa sulla base di certi indizi conclude per la colpevolezza dell’imputato, la difesa contrappone un argomento basato su un forte alibi che esclude la conclusione di colpevolezza. L’argomento che attacca la conclusione avversaria deve essere più plausibile dell’argomento avversario.
Soffermiamoci sulla distinzione tra i vari attacchi per quanto riguarda la loro efficacia dialettica. Se attacchiamo direttamente la conclusione avversaria abbiamo dimostrato che la conclusione avversaria è falsa e crolla l’intero suo argomento di sostegno. Se invece attacchiamo le premesse avversarie o il nesso, non abbiamo con ciò che la conclusione è falsa: abbiamo soltanto distrutto o indebolito i suoi attuali elementi di sostegno; possiamo solo dire che, allo stato della discussione, essa non è provata.
Capitolo 3: Il valore degli argomenti
1. I fattori della forza di un argomento: valore della premesse e del nesso di consequenzialità
Abbiamo esaminato il primo compito della logica, che è costituito dall’analisi delle strutture generali degli argomenti. Consideriamo adesso il secondo: la valutazione strutturale degli argomenti. Vediamo da che dipende la loro forza. La forza di un argomento dipende dal valore degli elementi costitutivi della sua struttura, cioè dalla verità delle premesse e la sussistenza del nesso di consequenzialità.
Per stabilire la forza di un argomento dobbiamo farci due domande: "Sono vere le premesse?" e "Sussiste un nesso di consequenzialità?". Queste domande sono indipendenti tra loro: quando si è risposto alla prima non si sa sulla seconda e viceversa. Il nesso, espresso dal dunque, corrisponde ad un condizionale del tipo se allora: se le premesse sono vere, allora è vera la conclusione. Ora, quando si dice che un condizionale è vero non si dice né che è vero l’antecedente né che è vero il conseguente, ma solo che è vero il se allora, la loro connessione. Perciò quando si è stabilita la sussistenza del nesso non si è ancora stabilita la verità della conclusione. Infatti, può accadere che in un argomento:
- Le premesse siano vere e non sussista il nesso: "Tutti gli uomini sono mortali, Socrate è un uomo; dunque, Socrate è un filosofo".
- Le premesse siano false con un nesso realistico: "Tutti i re hanno la barba di rame, io sono un re; dunque, io ho la barba di rame".
Com’è possibile notare, la sussistenza del nesso di consequenzialità non è condizione sufficiente per un buon argomento, ma è condizione necessaria per non dire cose stolte quando si argomenta. È dunque necessario distinguere il problema della verità delle premesse, dal problema della sussistenza del nesso di consequenzialità.
- L’accertamento della verità della conclusione e delle premesse di un’argomentazione spetta nel complesso a questo o a quell’altro ambito particolare di conoscenza, a seconda della natura delle proposizioni in campo. La disciplina competente a conoscere se e in che misura sussistono i nessi di consequenzialità è la logica in senso stretto.
Vi sono poi ragioni più pratiche che consigliano di distinguere il problema della verità delle premesse e della conclusione, dal problema della sussistenza del nesso:
- Ragioni di strategia argomentativa: il fatto che non si sia consapevoli in linea di principio della distinzione fra i due generi di problemi ha come conseguenza pratica che, nel costruire un proprio argomento o nel confutare un argomento avversario, non si tenga presente che sono necessari e possibili due diversi tipi di controllo, nessuno dei quali è assorbito dall’altro. Spesso è il problema della sussistenza del nesso che viene ignorato, e si è portati ad affrontare esclusivamente il problema della verità delle premesse e conclusione. In genere, diventiamo consapevoli del problema del nesso quando in un argomento, lo stesso nesso è.
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