Riassunto Romeo capitolo 1: logica ed informatica giuridica
1. Logica ed informatica
Nella storia della cultura, vi è un filo fortissimo che lega alcuni pensatori tra di loro, e l’anima di questo filo è costituita da un’idea: che il pensiero umano sia governato da leggi, così come il mondo della natura, e che queste leggi siano le più nascoste alla conoscenza ma anche le più vere.
A tal proposito, bisogna far riferimento alla separazione tra cose del mondo, appartenenti alla realtà, e cose dello spirito, appartenenti ad un iperuranio non localizzabile e non definibile: questo iperuranio sarebbe il luogo dello spirito umano, ineffabile e libero e, come tale, non categorizzabile scientificamente e non riproducibile tecnicamente. Questa dicotomia trova poi il suo eco in quella tra logica ed informatica giuridica. I due lemmi, logica ed informatica, sembrerebbero racchiudere scienze o settori del sapere separati, il cui campo di indagine è sì contiguo, e talvolta comune, ma utile allo studio di realtà ontologicamente diverse:
- La logica rivolta alla scoperta di forme valide o corrette di discorso e, in quanto scienza, rivolta a determinare leggi universali; all’invenzione di macchine calcolatrici di ausilio all’agire umano.
- La informatica diretta ed intenta ad inventare protesi tecnologiche all’agire ed al ragionare dell’uomo.
Il lemma “informatica” deriva dall’unione delle due parole “informazione” e “automatica”, significando l’elaborazione sistematica dell’informazione in forma pienamente computabile. L’informatica con esse entra a far parte delle discipline riconosciute in ambito scientifico nella seconda metà degli anni Settanta: è il punto di arrivo sul quale conversero le ricerche della prima metà del 900, provenienti dai più disparati campi di indagine. La seconda guerra mondiale chiese agli scienziati e agli ingegneri uno sforzo congiunto teso a raggiungere risultati applicativi: è stato così che le ricerche impostate nei primi quattro decenni del Novecento si diressero verso la costruzione di apparati in grado di automatizzare alcune operazioni mentali umane. Non, quindi, un lavoro in senso proprio eseguito dalle macchine al posto dei muscoli umani o animali, bensì un’attività mentale.
→ La guerra funse sì da freno alla comunicazione tra scienziati ed alla divulgazione delle ricerche, ma anche da stimolo al loro sviluppo. Durante la seconda guerra mondiale, tutto converse verso la realizzazione di superpotenti macchine di calcolo: i successi bellici accoppiati con i progressi tecnici oramai raggiunti non tardarono molto a sfociare in lucrose opportunità economiche.
Il dopo guerra fu il punto di partenza della nuova era informatica, con il rifiorire di attività speculative e teoriche. Negli anni Cinquanta e Sessanta: mentre la cibernetica fu il punto di incontro di filosofi, logici, matematici, ingegneri e via dicendo, riuscendo a coprire l’intero arco della cultura umana, l’informatica fu il luogo di incontro di ingegneri, economisti e matematici e la relativa attività scientifica era diretta essenzialmente alla produzione e all’istruzione per il mondo dell’impresa.
Possiamo citare alcune tappe principali di questo cammino teorico-pratico:
- 1936/1937: Alan Turing pubblica un articolo in cui descrive un modello matematico che sarà alla base di ogni futuro computer, “la macchina di Turing”.
- 1938, Konrad Zuse termina lo Z1, un calcolatore digitale programmabile ma meccanico, non elettronico e non pienamente funzionante.
- Zuse nel 1941 completa lo Z3, calcolatore binario e programmabile. Nel 1943, Zuse perfeziona lo Z4, sicuramente una macchina di Turing.
- Nel 1940, Alan Turing e Tommy Flowers progettano e realizzano il Colossus, il primo elaboratore elettronico programmabile.
- Nel 1943, McCulloch e Walter Pitts pubblicano un articolo in cui viene descritto un calcolo logico capace, parzialmente, di simulare l’attività neurale umana e di eseguire i calcoli logici di una macchina di Turing: questo è il punto di partenza per le ricerche che saranno legate alle reti neurali artificiali, un percorso alternativo rispetto all’informatica.
- Nel 1946 ha luogo la prima delle dieci conferences di Macy’s sul tema “Meccanismi di retroazione e sistemi causali circolari in sistemi biologici e sociali”. Qui Wiener usa per la prima volta la parola “cibernetica”, per designare la scienza che studia la comunicazione d’informazioni al fine di regolare il comportamento o l’azione di individui o di macchine.
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Questa lista contiene solo parte dei continui miglioramenti che hanno condotto alla costruzione degli elaboratori. Dal punto di vista teorico, le chiavi di volta del mutamento furono: la macchina di Turing; il concetto di informazione e di quantità di informazione in Shannon; le reti di McChulloch-Pitts.
Il presupposto, largamente condiviso, da cui partivano gli scienziati dell’epoca è esplicitato da McCulloch: “il tentativo di quantificare l’informazione porta alla ricerca di un’unità di misura apposita che ci costringe a distinguere tra due tipi di apparecchi.
- Nei dispositivi cosiddetti logici, o digitali, un numero da rappresentare è sostituito da un numero di cose. L’abaco è un apparecchio di tal genere. Il sistema nervoso è, per eccellenza, una macchina logica.
- Nei dispositivi cosiddetti analogici, una quantità di qualcosa viene sostituita da un numero di cose qualsiasi. Gli organi di senso e le terminazioni nervose sono analogici. Ad esempio, l’occhio e l’orecchio trasmettono la variabile continua dell’intensità tramite impulsi discreti, il cui logaritmo della frequenza approssima l’intensità”.
Possiamo conteggiare il grano in un granaio gettando per ogni fascina un sassolino in una giara.
→ Il presupposto è che il cervello operi logicamente mentre gli organi di senso analogicamente: ciò permise di arrivare all’assunzione che le operazioni algebriche possano esaurire tutte le possibilità del cervello umano.
La tesi che informa questo libro è che la società può essere compresa soltanto attraverso lo studio dei messaggi e dei mezzi di comunicazione relativi ad essi, e che nello sviluppo futuro di questi messaggi e mezzi di comunicazione, i messaggi fra l’uomo e le macchine, fra le macchine e l’uomo, e fra macchine e macchine, sono destinati ad avere una parte sempre più importante.
Il messaggio è un modello trasmesso che acquista il suo significato per il fatto di essere stato prescelto tra un gran numero di possibili modelli. La quantità di significato può essere misurata. Può darsi che quanto meno un messaggio è probabile tanto più esso comunichi un significato perfettamente ragionevole dal punto di vista del nostro senso comune.
→ L’idea che generalmente abbiamo di un messaggio è quella di una comunicazione inviata da un essere umano all’altro. Ma questo caso non esaurisce tutti i possibili esempi di messaggi. Se sono pigro e la mattina, invece di alzarmi dal letto, schiaccio un bottone che apre i caloriferi, io invio un messaggio agli elementi di questi apparecchi. Se invece il bollitore elettrico fischia dopo un certo numero di minuti, esso invia a me un messaggio. Lo studio dei messaggi costituisce la scienza della cibernetica (“arte del pilota”).
Dagli anni Sessanta in poi, l’affermarsi dell’informatica corrispose al declino della cibernetica. Non è un caso che in lingua inglese l’informatica diventi “computer science”, ove il lemma “computer” deriva parte del suo significato dal computista, l’addetto umano esperto a far calcoli, oggi sostituito dall’elaboratore elettronico. L’attuale significato è legato al concetto di informazione e di processo, supponendo che ogni informazione sia processabile in altra informazione attraverso l’esecuzione di un numero finito di operazioni logiche elementari e che la composizione e ripetizione di questi processi elementari in schemi algoritmici possa portare un processore automatico all’esecuzione di qualsiasi attività mentale e cognitiva umana.
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Nel 900, per la prima volta, si tenta di riprodurre l’intera mente umana artificialmente.
→ La riproduzione artificiale della mente è legata, da un lato, alla teorizzazione logica delle operazioni mentali e dall’altro all’invenzione dello strumento capace di operare logicamente con detta base teorica.
Alcuni passi nella storia della cultura sono stati fondamentali per giungere a questa rivoluzione, e sono legati ai nomi di Aristotele, Leibniz e Boole.
Aristotele
Aristotele è il fondatore della scienza della logica, intesa come logica formale, volta all’indagine delle forme di discorso e della loro validità, del tutto separate dalla verità riferibile alla realtà oggetto del discorso e dunque valide indipendentemente dai contenuti specifici del discorso stesso. È uno studio della forma del discorso, non dei suoi contenuti.
Leibniz
Leibniz (1646-1716), giurista, matematico e filosofo, fondatore della logica matematica, unifica la logica nel calcolo algebrico: questo passo suppone possibile la rappresentazione e spiegazione dell’intero universo del discorso (quantificabile e non quantificabile) attraverso la matematica. Lo studioso, dunque, ricomprende la logica e la matematica nel lemma “calcolo” e propone alla comunità scientifica la ricerca di un “calcolo universale”: un calcolo del tutto nuovo che ha luogo in tutti i nostri ragionamenti e che procede con la medesima accuratezza dell’algebra.
“Calculemus!” è la parola d’ordine leibniziana, divenuta motto di sfida in molte situazioni. Dunque, lo scopo di tutta l’opera leibniziana è proprio la ricerca del calcolo universale: indispensabile a tal fine, è la scoperta delle leggi del pensiero umano, che permettano un “pensiero meccanico” sui dati propri dell’individuo che lo pone in essere. Le differenze di risultato nel ragionamento tra individui diversi deriverebbero quindi o da differenze nelle conoscenze dei dati di cui si ragiona, o da errori di calcolo.
→ La ricerca del calcolo universale porta Leibniz anche alla riformulazione del principio aristotelico di “identità logica” nel principio di identità degli indiscernibili, non più meramente formale, ma legato al soggetto senziente ed alla sua cognizione della realtà.
→ Sempre sulle tracce del calcolo universale, Leibniz sviluppa il sistema numerico binario, sul quale si basano l’algebra logica o booleana, e l’informatica tutta.
Leibniz cerca di sgomberare il campo delle ambiguità proprie dei diversi linguaggi naturali e di scoprire ciò che sta dietro e prima delle diverse lingue, ciò che informa il pensiero dell’uomo. La ricerca si volge quindi alla scoperta e classificazione dei “pensieri primitivi”, principi semplici ed evidenti, sui quali costruire una “Enciclopedia dimostrativa” e dai quali derivare, poi, tutti gli altri pensieri e discorsi umani. La rappresentazione tramite caratteri univoci di questi pensieri primitivi e la costruzione, linguistica e di pensiero, sono per Leibniz, il compito della scienza che cerca la “caratteristica universale” della ragione.
→ Per Leibniz sono “caratteri” tutti i segni scritti o qualsiasi rappresentazione simbolica o diretta della realtà. Si dividono in caratteri primari, che sono la rappresentazione delle idee o delle cose, ed in caratteri secondari, che mettono le cose e le idee in relazione tra loro e servono al ragionamento su di esse, come i segni algebrici ed i numeri.
Il progetto leibniziano del Linguaggio universale e della Caratteristica universale si propone l’analisi di tutti i concetti umani e la loro riduzione a caratteri primari, dimostrando tutte le verità conosciute in base a principi semplici. Leibniz si proponeva di inventare un linguaggio capace di rappresentare questi concetti in modo semplice ed al riparo dall’equivocità del linguaggio naturale. Il progetto è senza dubbio anticipatore delle ricerche dell’intelligenza artificiale, che, negli anni 50 del secolo scorso, cercarono di simulare su elaboratore il pensiero intelligente umano. Lo studioso non riuscì ad elaborare il simbolismo formale necessario per coronare il suo sogno. Toccherà a Peano. Occorre più di un secolo perché le sue proposte venissero comprese, riprese e portate a compimento ad opera di Boole.
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Da ultimo, il genio intellettuale di Leibniz produsse dei prototipi di macchina calcolatrice in grado di compiere anche moltiplicazioni e divisioni, ma si era ancora lontani dagli attuali elaboratori digitali.
Boole
George Boole legò definitivamente la logica all’individuo ed al ragionamento, slegandola dal linguaggio o dal discorso ai quali l’avevano legata Aristotele e Tommaso D’Aquino: con Boole, la logica diventa apertamente indagine e scoperta della mente dell’uomo. La logica algebrica di Boole si pone come rappresentazione teorica formalizzata delle regole del pensiero.
Tra i grandi risultati di Boole vi fu l’unificazione del pensiero qualitativo e di quello quantitativo in un solo tipo di calcolo, fondato sull’algebra: in questo egli fu il realizzatore dell’intuizione leibniziana. Il sistema binario permetterà a Boole di elaborare questo calcolo e tutto il sistema logico-algebrico su di esso fondato è noto come algebra booleana.
Si compie con Boole, ma in genere con il pensiero dell’800, il distacco della logica dall’etica e dalla metafisica, oltre che dal discorso, e si rafforza il legame con il corpo inteso come dato naturale, sul quale è possibile indagare scientificamente come per qualsiasi altra realtà.
2. La mente e l’informatica
Facendo un passo indietro, troviamo in Cartesio i presupposti per l’indagine scientifica sul “pensare umano”. In particolare, Cartesio distingue tra spirito e corpo: due entità differenti, legate tra loro mediante la ghiandola pineale, sede della res cogitans, priva di spazio. Attraverso questa ghiandola viene comunicato alla res extensa, dunque al resto del corpo, la volontà che lo fa agire. Sulla base di questa impostazione dualista, Cartesio riuscì a separare ciò che era di pertinenza dell’indagine scientifica, da ciò che non poteva essere indagato scientificamente, per la sua relazione con la trascendenza: in sostanza, si permise all’indagine scientifica di rivendicare la legittimità della ricerca nei segreti del corpo umano, fino a giungere ai più nascosti meandri del cervello, con l’esclusione sola della ghiandola pineale. Tali ricerche erano, fino a quel momento, ritenute proibite perché contrarie ai principi etici: la medicina moderna deve a questa divisione la sua indipendenza dai giudizi etici di derivazione religiosa. Sullo spirito, invece, è vietata qualsiasi indagine se non teologicamente orientata.
Per le scienze che volevano occuparsi del cervello e della mente, l’impostazione cartesiana creava non pochi problemi: la neurofisiologia non riusciva a spiegare come si formassero i pensieri ed i ragionamenti umani, sicché Cartesio sembrava aver ragione nel ritenere che il cervello fosse la sede della ricezione ed elaborazione delle sensazioni e della loro comunicazione alla ghiandola pineale, sede dell’anima e quindi del ragionamento e della volontà. La rappresentazione cartesiana era quella di un corpo umano meccanico come qualsiasi macchina, all’interno del quale uno spiritello situato nella ghiandola pineale, con la sua volontà libera ed imperscrutabile, ne comandava le leve per farlo agire.
In questo percorso di avvicinamento al cervello e di conoscenza di come si formano il ragionamento e la volontà umana, un ulteriore passo fondamentale fu costituito dall’invenzione dell’elaboratore, perché fornì ai ricercatori un laboratorio su cui provare verità o falsità di ciò che si asseriva in merito. Infatti, si possedeva finalmente una macchina in grado di effettuare alcune operazioni mentali e cognitive umane, sulla quale poteva venir simulata e verificata l’ipotesi in ordine al pensare dell’uomo. L’elaboratore ha alle spalle un progetto di ricerca che vede migliaia di ricercatori impiegati nella riproduzione artificiale della mente.
→ Se l’ipotesi o l’insieme di ipotesi erano corrette, allora l’elaboratore avrebbe dovuto produrre esattamente il risultato previsto, in analogia con il pensiero umano. Così, se si afferma che il ragionamento, ad esempio, di un giudice, per giungere alla sentenza, è basato esclusivamente su dati di fatto, enunciati di legge e procedimenti logico-razionali, allora un elaboratore contenete tutti questi dati dovrebbe essere in grado di arrivare alla medesima sentenza a cui è arrivato il giudice. Se così non è, allora, qualcosa deve essere errato o mancante.
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La percezione che si ebbe negli anni ’80, quando in Italia fu introdotto il personal computer, fu quella di un modello avanzato di una macchina da scrivere. L’ipotesi scientifica, dalla quale il PC discende, era sconosciuta ai più, oppure conosciuta quale frutto della “presuntuosa ignoranza” delle dottrine dello spirito. L’ipotesi informatica era invece complessa, impostata scientificamente, ed affondava le sue fondamenta in millenni di studio delle forme del pensiero umano da parte della logica. Essa ancorava i suoi orizzonti ad ipotesi scientificamente possibili.
Tutte le ipotesi che si contendevano il campo, discutevano su alcuni punti comun
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