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Sintesi esame di linguistica

Argomenti scelti di glottologia e linguistica

Il linguaggio è la capacità specifica degli esseri umani di imparare a comunicare usando una o più lingue. Sono lingue tutti i sistemi di comunicazione verbale che le diverse comunità umane, gruppi e sottogruppi di individui, usano per trasmettersi e scambiarsi informazioni. Le lingue possono essere studiate come codici, cioè sistemi organizzati di elementi di comunicazione, quindi unità di significato di elementi sonori (le parole) e le regole morfosintattiche. L'obiettivo è la creazione di messaggi strutturati.

Varietà linguistica

La differenza tra una lingua e un dialetto si chiama varietà linguistica. Le differenze tra le varietà possono essere di tipo fonetico, lessicale o grammaticale, ma possono anche definirsi in termini d'uso o di valutazione socio-culturale.

Bilinguismo e diglossia

Il bilinguismo è la capacità di una persona di comunicare in due lingue. Dal punto di vista della sociolinguistica si distingue tra:

  • Bilinguismo: indica la situazione in cui ciascuno dei membri della comunità può usare indifferentemente una delle lingue parlate all'interno della comunità.
  • Diglossia: situazioni in cui alle lingue diverse si attribuiscono diversi livelli di prestigio. Esse possono essere varietà Alte (arcoretti) o basse (Basiletti). Nei casi di diglossia, la lingua A è utilizzata negli ambiti formali mentre la B in quelli meno formali.
  • Dilalia: nel caso della dilalia, la lingua A è usata in ambiti formali e viene usata anche in ambiti informali e viceversa.

Repertorio linguistico

Il repertorio linguistico di un parlante è il continuum tra i diversi codici che un parlante stesso può utilizzare. In questo caso si fa riferimento anche al continuum che sussiste fra lingua e dialetto. Le quattro dimensioni e varietà della lingua sono: diastratica, distopica, diafasica, diamesica.

Famiglie linguistiche

A seconda dell'origine di ciascuna lingua, possiamo talvolta riconoscere un certo numero di elementi lessicali, morfologici e fonetici che ne rivelano la parentela con altre, permettendo di individuare il gruppo linguistico. Le famiglie linguistiche sono:

  • Indoeuropeo (lingue slave, germaniche, neolatine, armeno, lingue indiane e iraniane)
  • Lingue caucasiche e dravidiche (lingue non indoeuropee della penisola indiana)
  • Famiglia Uralo-altaica (dell'est asiatico che raggiunge la penisola anatolica e il turco, le lingue del gruppo ugrofinnico)
  • Lingue Afroasiatiche (che comprendono le lingue dell'Africa Orientale del gruppo camitico e congiunto al gruppo semitico)
  • Famiglia Nilo-sahariana (che comprende le lingue del Sahara e quelle del Nilo)
  • Famiglia Niger-kordofariana (Africa equatoriale e meridionale)
  • Khoisan (che comprende il Sudafrica e la Namibia)
  • Altre famiglie comprendono: Sud-amerindiana, Nordameridiana, Nadine, Eskimo-aleutina (Siberia e America del Nord), Paleo-siberiana (Siberia), Sino-tibetana (Cina, Tibet, Birmania), Austro-thai (Thailandia e Sud Est Asiatico), Austro-asiatica (Vietnam), Austronesiana (Indonesia e Isole dell’oceano indiano), Indo-pacifica (Papua-Nuova Guinea e Polinesia), Australiana (Australia).

Gerghi e pidgin

I gerghi sono lingue convenzionali ristrette a gruppi sociali ben definiti, create per essere usate in modo criptico. Il pidgin nasce dall'incontro di comunità di lingua diversa e da situazioni di prolungata convivenza fra due lingue. Ad esempio, la lingua colonizzata è una lingua dei colonizzatori; talvolta queste lingue diventano lingue della comunità e vengono così definite creolo.

Proprietà delle lingue

Di qualunque codice di comunicazione linguistica si parli, siamo in presenza di un sistema con le stesse caratteristiche di base: una fonologica, una morfologica, una sintattica e un lessico che sono in grado di assicurare al parlante la possibilità di mandare un messaggio che può essere decodificato. La possibilità di portare fuori tutto l'universo fisico e mentale del mittente e farsi capire dal destinatario è la plurifunzionalità delle lingue.

Universalità della lingua

  • L'universalità della lingua presuppone che non esista un gruppo umano che non usi un sistema di comunicazione verbale.
  • La priorità del parlato è stabilita dal fatto che non esista un gruppo umano che non usi un sistema di comunicazione verbale.
  • La trasponibilità di mezzo presuppone che tutte le lingue possono essere trasposte ricorrendo ad altri codici (es. lo scritto).
  • La produttività è la capacità di usare un sistema di segni linguistici arbitrari e intenzionali che consentono la produzione lineare di un messaggio dalla complessità crescente (ricorsività) in modo illimitato.
  • Equivocità è data dalla capacità della lingua di esprimersi con le stesse parole in contesti diversi.
  • La libertà da stimoli è quella proprietà che ci permette di parlare con i nostri simili di cose che non vediamo o che sono cronologicamente distanti da noi.
  • La trasmissibilità culturale è la capacità della lingua di trasmettersi ed essere trasmessa nelle generazioni.
  • Biplanarità del segno linguistico
  • Dualità di strutturazione del significante.

Struttura dei messaggi linguistici

Biplanarità del segno linguistico: significato e significante. Ferdinand de Saussure (Cours de linguistique Générale De Saussure, 1916) distingue tra Langue e Parole. Mentre la Parole è l'insieme degli atti linguistici individuali e concreti attraverso i quali i parlanti di una lingua dispongono di questa per formulare un messaggio, per Langue si intende proprio il corpo complessivo di conoscenze linguistiche condivise dall'intera comunità linguistica e a disposizione dell'individuo: Langue = regole; Parole = prassi.

Definizione di segno linguistico

Nel segno linguistico si ritrovano associate due diverse facce: un lato più materiale (l'insieme delle parole fisiche, sonore, che i parlanti si trasmettono, detto significante) e un lato più sfuggente ma altrettanto concreto che rimanda agli aspetti concettuali dell'informazione che si vuole trasmettere, detto significato. (Significante è il suono o la forma scritta, significato è ciò che la parola significa per una comunità di parlanti). La suddivisione fra significante e significato dà origine alla biplanarità della lingua.

Arbitrarietà delle parole

La biplanarità di significante e significato dà origine all'arbitrarietà delle parole per cui si ha che una parola in lingue diverse può essere detta in modi diversi pur avendo lo stesso significato, ad es. la parola albero. Se aggiungiamo il referente, abbiamo un triangolo semiotico. Il triangolo semiotico dà valore anche al referente, ossia quella parte concreta di cui parla la lingua che è diversa dal significato dal significante e che prescinde dalla lingua.

Dualità di strutturazione del significante

Tutti i messaggi linguistici si costruiscono su due livelli principali di concatenazione di unità elementari. Questa proprietà si chiama doppia articolazione (André Martinet). Le unità elementari sono state fatte corrispondere ai morfemi che rappresentano la prima unità di strutturazione del significante e si materializzano in quei segmenti cui può essere associato un significato o una funzione grammaticale (es. Part- -ir- -ò-). Il secondo livello di strutturazione del significante è quello dei fonemi e corrisponde ai segmenti in cui è possibile suddividere i morfemi (p-a-r-t- -i-r- -ò).

Il primo livello di strutturazione è costituito dalle forme lessicali e grammaticali della lingua. Normalmente la radice dei verbi o dei sostantivi. Il secondo livello è il modo in cui i morfemi si concretizzano in unità ottenibili a partire dai piccoli inventari di elementi fonologici. Su entrambi questi livelli si instaurano due tipi di relazioni tra le unità di strutturazione: rapporti sintagmatici (in presenza) o rapporti paradigmatici (in assenza).

Coppie minime

Le relazioni che i fonemi intrattengono sull'asse paradigmatico permettono di operare una prova di commutazione utile per valutare la funzione che due unità sonore possono avere in una data posizione. La prova di commutazione ci permette di ottenere una coppia minima. Le coppie minime forniscono la prova delle distinzioni su cui poggia il sistema fonologico della lingua italiana. Si tratta di una coppia di parole di diverso significato in cui si alternano nella stessa posizione due fonemi diversi (es. can e con).

Nelle coppie minime l'opposizione ad alto rendimento funzionale è quella in cui si possono creare molte copie minime con una stessa opposizione. Es. /a/ /i/ (spiro-sparo, tira-tara, ecc.). L'opposizione a basso rendimento è ad esempio la distinzione tra z e tz ad esempio nella parola razza. La neutralizzazione dell'opposizione si ottiene quando nel parlato viene a mancare il rilievo accentuale.

Regole del linguista russo Nikolaj Tubeckoj

Per comprendere meglio questi aspetti e per disporre di un metodo procedurale per la classificazione dei suoni in base allo statuto che assumono, possiamo fare riferimento alle regole del linguista russo Nikolaj Tubeckoj:

  • Quando due suoni possono ricorrere alle medesime posizioni e non possono essere scambiati fra loro senza modificare il significato della parola, allora essi rappresentano due realizzazioni fonetiche naturali di due fonemi diversi.
  • Quando due suoni possono comparire nelle medesime posizioni e si possono scambiare fra loro senza variare il significato della parola, allora essi rappresentano due realizzazioni fonetiche (allofoni o varianti libere) di uno stesso fonema.
  • Quando due suoni di una lingua che mostrano affinità articolatorie non ricorrono mai nelle stesse posizioni, allora essi rappresentano due realizzazioni fonetiche (tassofoni o varianti combinatorie) di uno stesso fonema.

Definizione di sillaba

La definizione di sillaba come aggregazione di segmenti con minore sonorità vocalica e maggiore forza consonantica attorno a un nucleo di maggiore sonorità porta a distinguere una posizione nucleare (N) dalle due posizioni periferiche di attacco (A) che precede il nucleo e di coda (C) che segue il nucleo, aggregandosi a esso per formare la cosiddetta rima (R). Non sarebbe quindi una coppia minima fata (CVCV) fatta (CVCCV).

SA. R.N. C.

Rappresentazione fonetica e fonologica degli elementi sonori di una lingua

Il modello della comunicazione audio verbale. Sottoporre un enunciato a un'analisi linguistica vuol dire osservare le sue modalità di costruzione e la sua codifica in vari livelli, e comprendere le condizioni che ci danno la possibilità di accedere a queste informazioni. Il modello di Roman Jakobson.

Modello di comunicazione di Roman Jakobson

La comunicazione linguistica consiste in uno scambio di informazioni tra due individui appartenenti a uno stesso universo reale o concettuale. Jakobson definisce referenti (R) gli elementi presenti nell'universo contesto in cui si svolge la comunicazione. Il passaggio di informazioni avviene con la produzione di un messaggio linguistico che transita su un canale di comunicazione (C). I soggetti coinvolti sono un individuo emittente (sorgente - S-) e un individuo ricevente (destinatario - D). Perché la comunicazione riesca, è necessario che l'informazione contenuta nel messaggio sia codificata e quindi decodificata in base a un codice C1. L'aspetto materiale del messaggio (significante) è fatto di unità elementari associate a proprietà semantiche ma suddivisibili in unità elementari sonore aperte (doppia articolazione). Non sappiamo come il parlante concettualizzi il referente, possiamo immaginare che il risultato di questa operazione sia la generazione di un significato (RS) nell'associazione tra significato e significante avviene l'operazione simbolica che porta i significanti a strutturarsi in successione lineare di unità discrete. Ciò avviene in base alle regole e i simboli propri della lingua a cui esse si riferiscono. Il risultato è una stringa di fonemi che definiscono il morfema individuato dalla prima articolazione del significante determinati anche da proprietà accentuative e intonologiche. Nell'output finale si possono riconoscere delle caratteristiche segmentali (foni) e sovrasegmentali (prominenze e intonazioni) assoggettate però a una serie di condizionamenti fonetici.

La fonetica

La fonetica è la disciplina che studia la trasmissione sonora del messaggio e il fondamento generale delle condizioni in cui avvengono la sua codifica, la sua trasmissione e la sua decodifica. Essa può essere:

  • Articolatoria (mettersi da parte dal punto di vista del parlante)
  • Acustica (indaga il passaggio sul canale e lo analizza dal punto di vista della struttura fisica)
  • Uditiva o percettiva (studia la ricezione da parte dell'ascoltatore e la prima decodifica generale del messaggio)

Nel momento in cui ci si occupa invece proprio della categorizzazione delle unità sonore da parte del ricevente e del loro uso funzionale da parte dei parlanti di una lingua, l'aumentare del grado di astrattezza delle riflessioni che si fanno e delle semplificazioni sul piano della precisazione di rappresentazione, si passa dalla fonetica funzionale alla fonetica alla fonologia.

Descrizione del sistema sonoro di una lingua

Il sistema fonologico di una lingua può essere visto come un insieme di suoni funzionali (fonemi) la cui importanza è legata a un loro distinto statuto e a un loro valore caratteristico. Tuttavia, nella descrizione di un sistema sonoro, soprattutto per scopi glottodidattici, non si possono trascurare le varianti combinatorie (tassofoni) che altrimenti il discente applicherebbe alla lingua d'arrivo, né la segnalazione delle direzioni in cui è possibile riscontrare rilevanti forme di variazione allofonica. Concludono il panorama gli xenofoni, quei suoni che non appartengono al sistema sonoro patrimoniale di una lingua, ma che vi compaiono più o meno saltuariamente nella pronuncia di parole straniere introdotte nell'uso comune da parlanti più o meno colti.

Inventario sonoro dell'italiano

Un inventario sonoro schematico dell'italiano è caratterizzato da suoni consonantici (contoidi) e vocalici (vocoidi) organizzati in sottosistemi. I contoidi sono 23, organizzati in coppie sordo-sonoro (p-b) oppure in serie (p-t-c) oppure in ordine (p-b-m). La germinazione distintiva (raddoppiamento consonantico) interessa quindici consonanti delle 23 fonologiche. L'italiano si caratterizza per la presenza di 28-30 fonemi di base di cui 21-23 consonantici e sette vocalici. Il sistema vocale è soggetto a:

  • Una riduzione di timbri distintivi in assenza di accento
  • Alla formazione di dittonghi ascendenti e discendenti con configurazione distribuzione particolari
  • Una marginale diffusione di contrasti tra dittongo e iato rispetto alle caratteristiche
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher M.Gar10 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Romano Antonio.
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