Manuale
Capitolo 1: Definizione della lingua
- Comunicazione
- Tipi di segni
- Proprietà della lingua
1. Biplanarità
2. Arbitrarietà
3. Doppia articolazione
4. Transponibilità di mezzo
5. Linearità e discretezza
6. Onnipotenza semantica e riflessività
7. Produttività e ricorsività
8. Distanziamento e libertà da stimoli
9. Complessità linguistica
10. Equivocità
Capitolo 2: Fonetica
Cos'è la fonetica, tipi di fonetica
- Apparato fonatorio umano
- Meccanismo della fonazione, meccanismo laringeo
- Criteri di classificazione dei suoni del linguaggio
Modo di articolazione
- Consonanti (occlusive, fricative, approssimanti, affricate, laterali, vibranti, nasali)
- Luogo di articolazione (bilabiali, labiodentali, dentale, alveolari, palatali, velari, uvulari, faringali, glottidali, retroflesse)
Posizione della lingua
- Vocali (anteriori, posteriori, centrali, alte, medie, basse, arrotondate, non arrotondate, nasali, approssimanti)
Sistema di scrittura, Alfabeto Fonetico Internazionale
Fonologia
- Definizione di fono, fonema, fonologia
- Prova di commutazione
- Allofoni
- Coppia minima
- Tratti distintivi dei fonemi (Jakobson)
- Inventari fonematici (differenze regionali in Italia di pronuncia e apertura)
- Sillaba, struttura della sillaba (attacco + coda)
- Tratti soprasegmentali
1. Accento
2. Tono
3. Intonazione
4. Lunghezza
Capitolo 3: Morfologia
Cos'è la morfologia
- Definizione di parola e criteri di definizione (ortografici, fonologici, morfologici, sintattico, semantico)
- Definizione di morfemi, morfo, allomorfo, suppletivismo
- Tipi di morfemi
1. Funzionali (lessicali e grammaticali, grammaticali in derivazionali e flessionali)
2. Posizionali (prefissi, suffissi, transfissi, infissi, circonfissi)
3. Altri tipi di morfemi = morfema zero, sostitutivo, soprasegmentale, cumulativi (amalgama)
Formazione delle parole
- Derivazione (morfemi derivazionali, famiglia di parole, prefissazione e suffissazione, prefissoidi, suffissoidi)
- Composizione (parole composte, subordinati, coordinati, attributivi o appositivi)
- Flessione (morfemi flessionali, marca grammaticale nominale o verbale, Whorf e le categorie grammaticali)
- Altri processi di formazione delle parole (invenzione, prestito, incrocio, abbreviazione, retroformazione, conversione o suffissazione zero, reduplicazione, parasintesi, acronimi)
Classi di forme, parti del discorso, (nome, verbo, agg. pronome, articolo, preposiz., congiunz., avverbio, interiezione).
Capitolo 4: Sintassi
Definizione di sintassi
- Cos'è la frase, frasi nominale, differenza da una proposizione
- Analisi di struttura delle frasi
1. Analisi in costituenti (alberi etichettati o parentetizzazione; SN, SV, SPrep, SAgg, SAvv, PRO teoria x-barra)
2. Analisi sintattica funzioni sintattiche (soggetto, oggetto, complemento, predicato); schemi valenziali
3. Analisi semantica ruoli semantici (agente, paziente, esperiente, sperimentatore, beneficiario, strumento, destinazione ecc.)
4. Pragmatico-informativa tema/rema; dato/nuovo; focus
- Produzione delle frasi
- Separazione delle funzioni di analisi (dislocazione a sinistra, destra, frase scissa, rematizzazione a sinistra, enunciati tetici)
- Tipi di frasi
- Grammatica generativa, componenti della grammatica (lessico e regole)
Capitolo 5: Semantica
Definizione di significato
- Denotativo – connotativo
- Linguistico – sociale
- Lessicale – grammaticale
Intensione, estensione, nomi propri.
Lessemi, lessico, tipi di legami
- Per significato e significante insieme (famiglie di parole; classi di derivati con stesso affisso)
- Per solo significante (polisemia; omonimia)
- Per solo significato (sinonimia, iponimia, antonimia, inversione, complementarità, solidarietà lessicale, campo semantico)
Significato vs. enciclopedia
Analisi
- Componenziale, definizione di tratto semantico o seme
- Co-composizione
- Forzatura o conversione
- Legamento selettivo
Teoria dei prototipi, nozione di prototipo, punto focale e gradualità
Pragmatica
- Atto locutivo
- Illocutivo
- Perlocutivo
Searle e Grice
Capitolo 6: Le lingue del mondo
Lingue censite 7000
Criteri di raggruppamento delle lingue
- Parentela genealogica 18 macro famiglie
- Tipologia morfologica (lingue isolanti, agglutinanti, flessive, polisintetiche)
- Tipologia sintattica (SVO, SOV, VSO, VOS, OVS, OSV)
Lingue ergative
Manuale di Saussure
Capitolo 1: Lingua come organismo biologico o prodotto sociale
- Schleicher e Schmidt
- Neogrammatici
- Bréal, de Courtneay, Whitney, Noreen
Capitolo 2: Vita di Saussure
Capitolo 3: Circuit de la parole
- Fase psichica, fisiologica, fisica
- Significato vs. significante
- Langue vs. parole
- Rapporti sintagmatici vs. paradigmatici
- Diacronia vs. sincronia (mutamento linguistico, fonetico)
Il linguaggio verbale
Capitolo 1: Linguistica, lingue, linguaggio, comunicazione
La linguistica è il ramo delle scienze umane che studia la lingua. Lo studio della lingua si può dividere in due sottocampi: la linguistica generale e la linguistica storica.
1. Linguistica generale si occupa di che cosa sono, come sono fatte, e come funzionano le lingue.
2. Linguistica storica si occupa dell’evoluzione delle lingue nel tempo e dei rapporti fra le lingue e fra lingua e cultura.
Nella tradizione italiana, spesso si contrappone alla linguistica generale la glottologia ovvero lo studio comparato delle lingue.
Oggetto della linguistica sono le lingue storico-naturali, le lingue nate naturalmente lungo il corso della civiltà umana e usate dagli esseri umani ora e nel passato. Tutte le lingue storico-naturali sono espressione di quello che viene chiamato linguaggio verbale umano che è una facoltà innata dell’homo sapiens ed è uno degli strumenti che questi abbia a disposizione.
Non c’è inoltre alcuna differenza tra le lingue e dialetti, tutti i sistemi linguistici sono manifestazione del linguaggio verbale umano.
La sociolinguistica studia l’interazione fra lingue e società, la variazione dei comportamenti linguistici e come le lingue si articolano in varietà secondo diverse dimensioni di variazione.
Per inquadrare il linguaggio verbale umano può essere utile partire dalla nozione di segno. Un segno è qualcosa che sta per qualcos’altro e serve per comunicare questo qualcos’altro. Secondo una concezione molto larga, tutto può comunicare qualcosa. È più utile intendere comunicazione in un senso più ristretto. Questo senso ha come fondamento l’intenzionalità che appunto spiega che si ha comunicazione quando c’è un comportamento prodotto da un emittente al fine di far passare dell’informazione e che viene percepito da un ricevente come tale; altrimenti, si ha il semplice passaggio di informazione (non c’è intenzionalità).
Si possono distinguere tre categorie della comunicazione:
1. Comunicazione in senso stretto:
- Emittente intenzionale
- Ricevente intenzionale (es. gesti, segnalazioni stradali)
2. Passaggio di informazione: (linguaggio non verbale/postura del corpo)
- Emittente non intenzionale
- Ricevente (interpretante) intenzionale
3. Formulazione di inferenze:
- Nessun emittente (ma solo presenza di un ‘oggetto culturale’ che viene interpretato come volto a fornire un’informazione)
- Interpretante (interpretare una frase complessa), esempio: case dai tetti spioventi = “qui nevica molto”
Dalla prima all’ultima modalità di comunicazione l’informazione trasmessa è sempre più debole e passibile di fraintendimenti.
Segni e codici
La singola entità che fa da supporto alla comunicazione è un segno. Esistono diversi tipi di segni ma per capire la loro natura possiamo rifarci ad una classificazione di tipi di segni:
- Indici: motivati naturalmente/non intenzionali (basati sul rapporto causa o condizione scatenante)
- Segnali: motivati naturalmente/usati intenzionalmente
- Icone: (immagine) motivati analogicamente/intenzionali (basati sulla forma o struttura es. mappe, segnali stradali)
- Simboli: motivati culturalmente/intenzionali (es. colore nero = lutto) appartengono alla categoria dei simboli.
- Segni: non motivati/intenzionali (es. suono al telefono di linea occupata)
La motivazione che lega queste categorie, ovvero il qualcosa al qualcos’altro diventa sempre più convenzionale quindi aumenta in maniera decisiva la specificità culturale dei segni in senso lato; mentre invece gli indici sono di valore universale ovvero uguali per tutte le culture di ogni tempo. I segni linguistici sono segni in senso stretto, prodotti intenzionalmente per comunicare. Nella comunicazione in senso stretto quindi c’è un emittente che emette. Il ricevente, invece, è in grado di interpretare il segno poiché si riconduce a un codice di cui fa parte, cioè ad un insieme di conoscenze che permette di attribuire un significato a ciò che succede. Per codice si intende l’insieme di corrispondenze fra qualcosa e qualcos’altro che fornisce le regole di interpretazione dei segni. Tutti i sistemi di comunicazione sono dei codici. I segni linguistici costituiscono il codice lingua.
Le proprietà della lingua
Ci sono molte proprietà rilevanti presenti nel codice lingua:
Biplanarità: il fatto che ci siano nel segno ben due facce di significante e significato. Il significante (espressione) è la parte percepibile del segno, quello che cade sotto i nostri sensi (es. parola gatto pronunciata o scritta). Esso quindi è ogni modificazione fisica a cui sia associabile un significato. Il significato (contenuto) è la parte non materialmente percepibile, l’informazione è veicolata dalla faccia percettibile (es. il concetto o idea di gatto) (significante = ogni modificazione fisica a cui sia associabile un significato).
Arbitrarietà: consiste nel fatto che non c’è alcun legame naturalmente motivato fra il significante e il significato di un segno. Tra questi due i legami non sono dati naturalmente, ma posti per convenzione quindi, arbitrari, le parole delle diverse lingue dovrebbero essere tutte molto simili; le cose dovrebbero chiamarsi più o meno allo stesso modo in tutte le lingue. Se i segni linguistici non fossero arbitrari, parole simili nelle diverse lingue dovrebbero designare cose o concetti simili. La questione dell’arbitrarietà dei segni linguistici è complessa, uno studioso ha distinto quattro tipi di livelli diversi di arbitrarietà. Per introdurre il problema è necessario introdurre il triangolo semantico dove ai vertici abbiamo le tre entità: un significante, attraverso la mediazione di un significato con cui è associato e che esso veicola, si riferisce ad un elemento della realtà esterna ovvero un referente.
Primo livello: È arbitrario (non motivato né naturalmente né logicamente) il rapporto tra segno nel suo complesso e referente. Non c’è alcun legame naturale e concreto, fra un elemento della realtà esterna e il segno a cui questo è associato.
Secondo livello: È arbitrario il rapporto fra significante e significato: il significante sedia (come sequenza di lettere o suoni) non ha nulla a che vedere con il significato "oggetto d’arredamento che serve per sedersi".
Terzo livello: È arbitrario il rapporto fra forma (struttura) e sostanza (materia) del significato: ogni lingua ritaglia in un modo che le è proprio un certo spazio e di significato distinguendo una o più entità.
Quarto livello: È arbitrario il rapporto fra forma e sostanza del significante: ogni lingua organizza secondo propri criteri la scelta dei suoi pertinenti (associazioni); Il significante dei segni linguistici è di carattere fonico-acustico, ossia composto da onde sonore che viaggiano nell’aria, le quali rappresentano la sostanza su cui ogni lingua effettua le sue pertinentizzazioni (es. in base alla durata delle vocali, in una lingua come il latino, le parole cambiano).
Al principio dell’arbitrarietà esistono delle eccezioni. Ci sono dei segni linguistici che appaiono parzialmente motivati come ad esempio le onomatopee, esse imitano nella loro sostanza di significante il suono o rumore che designano, e presentano un aspetto iconico. Anche le onomatopee e le voci imitative possiedono un certo grado di integrazione nella convenzionalità arbitraria del singolo sistema linguistico, e una loro specificità le rende almeno in parte diverse da lingua a lingua nonostante il referente rimanga identico. Più iconici sono gli ideofoni, ovvero le espressioni imitative che designano fenomeni naturali o azioni (usate nei fumetti come per esempio il boom/boom).
Sulla presenza tutt’altro che marginale di caratteri iconici hanno comunque posto l’accento recenti concezioni che tendono a ridurre l’importanza cruciale dell’arbitrarietà come carattere totale dei segni linguistici, notando come nella grammatica delle lingue esistano meccanismi chiaramente iconici. Molte lingue tendono, per formare il plurale, ad aggiungere il materiale fonico e questo fattore potrebbe rimandare ad un principio di iconismo: l’idea di pluralità che implica più cose nella realtà (ma questo viene smentito dal fatto che in alcune lingue non c’è nessuna aggiunta, addirittura a volte vi è la diminuzione di materiale).
Un’altra prospettiva che tende a vedere nei segni linguistici più motivazione di quanto solitamente si creda è quella che sostiene l’importanza del fonosimbolismo, affermando che certi suoni avrebbero per la loro stessa natura associati a sé certi significati. Ad esempio il suono della vocale 'i' ovvero una vocale chiusa, è un suono che richiama le cose piccole come ad esempio la parola 'little' o 'piccino'. Il rapporto fra arbitrarietà e motivazione ha assunto una dimensione diversa nello sviluppo della linguistica. L’approccio cognitivista nega l’autonomia strutturale intera fondata su principi di organizzazione peculiari e specifici dei sistemi linguistici; e vede la loro strutturazione come dipendente dalle proprietà della mente umana, dai limiti dell’utente talché le stesse categorie della lingua, ovvero le distinzioni che essa attua, rappresenterebbero la manifestazione per gli scopi della comunicazione di proprietà e attitudini già presenti nell’homo sapiens.
Doppia articolazione: una proprietà molto importante del linguaggio verbale umano è quella che viene chiamata doppia articolazione, essa consiste nel fatto che il significante di un segno linguistico è organizzato e scomponibile in unità che sono ancora portatrici di significato e che vengono riutilizzate per formare altri segni (prima articolazione) (es. la parola 'gatto' è scomponibile in gatt-o che recano ciascuna un proprio significato es. gatt-ino gatt-e etc. esse però non sono scomponibili ulteriormente). Le unità minime di prima articolazione che chiameremo morfemi, poiché sono associazioni di un significante e un significato, sono ancora segni. A un secondo livello (seconda articolazione) esse sono a loro volta scomponibili in unità più piccole che non sono più portatrici di significato autonomo e che combinandosi insieme in successione danno luogo alle entità di prime articolazioni. Tali elementi, che chiameremo fonemi (che non sono più segni, quindi non hanno significato), costituiscono le unità minime di seconda articolazione. Ogni segno linguistico è analizzabile, scomponibile in unità minime di seconda articolazione. La doppia articolazione dei segni linguistici costituisce un vero cardine del linguaggio verbale umano secondo cui si sviluppa la struttura generale del sistema linguistico. Essa consente alla lingua un’economicità di funzionamento: con un numero limitato di unità di seconda articolazione. È di conseguenza anche molto importante il principio della combinatorietà: la lingua funziona combinando unità minori prive di significato proprio. È tale principio, il cui fondamento sta proprio nella proprietà della doppia articolazione che permette alla lingua la produttività illimitata.
Transponibilità di mezzo: il significante dei segni linguistici possiede un’altra proprietà molto importante: esso può essere trasmesso sia attraverso il mezzo fonico-acustico (sotto forma di suoni e rumori), sia sotto forma il canale visivo-grafico (attraverso disegni). Il canale fonico-acustico appare il canale primario, tanto che si dice che una delle proprietà del linguaggio verbale è la fonicità. Il parlato inoltre è prioritario rispetto allo scritto. Tutte le lingue che hanno una forma e un uso scritti sono anche parlate, mentre alcune lingue parlate non hanno una forma e un uso scritti (problemi storico-sociali). A tale proprietà si dà il nome di transponibilità di mezzo. Anche se i segni linguistici possono essere trasmessi oralmente o graficamente, ogni messaggio parlato è traducibile dato che il carattere orale è prioritario rispetto a...
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