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Linguistica generale

Lezione 1 - Capitolo 1

Cosa fa il linguista?

Un linguista è interessato ai meccanismi che fanno funzionare le lingue. Un poliglotta è come un bravo pilota di aeroplani, sa guidare molti aeroplani, anche se però non conosce i meccanismi e i motori degli aeroplani. Il linguista è un po’ il meccanico degli aeroplani, perché anche le lingue hanno dei meccanismi che le fanno funzionare.

Ci sono 3 suoni minimi utili per distinguere le parole: [ i ]; [ a ]; [ u ]. Quando diciamo “a” manteniamo la lingua in una posizione di riposo. La “i” si trova in una posizione anteriore alta. La “u” la lingua si arretra e si alza andando in corrispondenza del velo. Essi si trovano nei punti più particolarmente distanti nell’apparato fonatorio. Più i suoni sono articolati in punti reciprocamente più distanti dall’altro, più è favorita la capacità di capirla. Esempio: pizzo e pazzo (facilmente distinguibile) / pizzo e pezzo (meno distinguibile).

S-O-V soggetto/oggetto/verbo. → S-V-O soggetto/verbo/oggetto. → Due tipi di frasi maggiormente rappresentate nelle lingue del mondo. Perché il soggetto è sempre messo in prima posizione rispetto agli altri componenti della frase? Il soggetto è ciò di cui si parla e quindi è particolarmente vantaggioso in termini di comprensione del linguaggio metterlo in prima posizione.

I segni linguistici

Significante forma esteriore fisicamente percepibile di ciò che chiamiamo segno. → Significato la parte non fisicamente percepibile, è un’immagine mentale, è il contenuto di un certo segno. → Biplanarità proprietà che afferma che ogni segno è formato da significato e significante che non sono scindibili, sono sempre presenti.

Triangolo semiotico: significante - significato - referente l’elemento della realtà esterne a cui significato e significante si riferiscono. In un sistema di segni linguistici (codici) queste entità sono collegate tra loro in maniera arbitraria.

Arbitrarietà non c’è nessun legame che sia motivato su base naturale, legato alla natura di quella certa entità per cui quell’immagine mentale sia associata al suono che abbiamo per quell’immagine, è totalmente arbitrario, per convenzione in una società è avvenuto questo legame. Così come è arbitrario fra il segno nel suo complesso e il referente.

Ci sono altri due livelli di arbitrarietà:

  • Sostanza del significato e forma del significato: come le due parole per dire carne in inglese “meat” e “flash” carattere arbitrario della lingua inglese.
  • Arbitrarietà nei suoni “pala” “palla” prolungamento del suono “l” che mi cambia il significato della parola, ma non con le vocali (elemento in italiano).

Nel caso delle onomatopee non c’è tutta questa arbitrarietà tra come si presenta il fenomeno nella realtà e come lo pronunciamo. Ci sono lingue che hanno nella loro formazione del plurale l’aggiunta della “s” come motivazione dell’aggiunta di qualcosa.

Doppia articolazione

  • Gattino gatt-in-o (gatto - piccolo - singolare maschile);
  • Lettino lett-in-o;
  • Piattino piatt-in-o.

Il significante di segni linguistici è articolato su due livelli:

  1. Unità minime di significante, suoni dotati di un proprio significato morfemi (gatt/lett/piatt);
  2. Unità di significante che non sono dotate di significato (semplici sequenze di suoni come “g” o “t”).

Noi usiamo un sistema basato sulla possibilità di combinare un numero limitato di elementi (suoni) per formare un numero illimitato di significati. L’italiano ha solo 30 suoni per formare le parole.

Produttività e ricorsività

Quest’ultima afferma che le lingue hanno regole ricorsive in cui si può andare avanti all’infinito: “Luca dice” (aggiungi una subordinata introdotta dal che: questa è la regola). “Luca dice che Maria scrive che Gianni sente che Paolo vede ...” “Luca dice che Mario scrive che Gianni che Paolo che vede che…” questa è una regola ricorsiva (pag25) ovvero uno stesso procedimento riapplicabile un numero teoricamente illimitato di volte, se sono date le condizioni in cui questo si applica. Le risorse sono illimitate ma le facoltà nostre per comprendere queste sono limitate, non riusciremmo più a capire il significato delle parole.

I suoni

La linguistica mette a fuoco il parlato, infatti le lingue nascono dal punto di vista parlato, anche dal punto di vista delle prime forme di comunicazioni umane. Il primo punto per la produzione dei suoni è la laringe, una sua zona, la glottide, in cui sono presenti le corde vocali e in particolare, i suoni si distinguono in base alla diversa vibrazione delle corde vocali. La faringe fa da cassa di risonanza che dà un suono ad un certo timbro.

CH o k occlusiva velare (perché la lingua tocca il velo) sorda (non vibrano le corde vocali). → GH o g occlusiva velare sonora (vibrano le corde vocali). → Un altro modo di articolazione è quello delle fricative dentali o alveolari “s” e “z”: date da un avvicinamento degli organi articolatosi in cui si crea una fessura in cui fuoriesce l’aria.

La linguistica mette a fuoco soprattutto il parlato. Il flusso d’aria viene chiamato egressivo laringe primo punto importante per produrre suoni, in particolar modo nella glottide dove vi sono le corde vocali.

Orogramma che mostra non c’è passaggio di aria nella cavità nasale (l’ugola chiude il passaggio) e la lingua va a toccare (contatto) il velo (zona posteriore del palato), quindi abbiamo un’occlusiva velare, che può essere la sorda [ k ] o la sonora [ g ], dato che nella figura non viene rappresentata la glottide con la vibrazione relativa delle corde vocali. Sonori vibrazione corde vocali. → Sordi no vibrazione corde vocali.

Luoghi di articolazione delle consonanti

Passando dalla cavità nasale il flusso produce suoni come: m, gn, n l’importante è che il velo non chiuda la cavità nasale o orale. Il luogo è produttore di suoni quando la parte dorso-radicale della lingua si innalza, arretra e tocca il velo, così produce suoni come k e g che sono suoni velari. Anche la lingua è fondamentale, è l’organo principale nella produzione di suoni. Se i suoni sono prodotti dall’innalzamento della lingua prendono il nome di palatali (c e g), se invece sono prodotti l’innalzamento e l’avanzamento della lingua prendono il nome di alveolari o dentali. Le labbra invece possono produrre suoni bilabiali (come p, b) attraverso l’accostamento o il contatto di labbra e denti. Le corde vocali invece producono suoni sordi (se non avviene la vibrazione delle corde) o sonori (se avvengono vibrazioni).

Lezione 2 - Fonetica e fonologia

Modo di articolazione: fricativa, occlusive, affricate, nasali, laterali, vibranti.

Luogo di articolazione: bilabiali, labio-dentali, dentali e alveolari, palatali, velari.

Sonorità: vibrazione o meno delle corde.

IPA consonanti

  • Sciame [ ʃ ]. →
  • Pazzo [ ts ]. →
  • Mezzo [ dz ]. →
  • Cena [ tʃ ]. →
  • Giorno [ dʒ ]. →
  • Figlio [ ʎ ]. →
  • Cigno [ ɲ ]. →
  • Fango [ ŋ ]. →
  • Anfora [ ɱ ]. →

IPA: vocali e semivocali

Le vocali sono tutte sonore.

  • Pieno [ j ]. →
  • Uomo [ w ]. →

IMPORTANTE Libera = sillaba che finisce con vocale se la sillaba è tonica (accentata) e libera la sillaba si allunga. : indicano che il suono dura di più, ma sono anche usati per le doppie, come ad esempio “pazzo” che in trascrizione IPA viene [ ‘pat:so ].

Ricorda

L’accento è indicato soltanto sulle parole plurisillabiche, con un apice posto prima della sillaba su cui esso cade; es. cane [‘ka:ne], cantante [kan‘tante]. La lunghezza viene notata con due punti posti dopo il simbolo del fono. In italiano sono tendenzialmente lunghe le vocali toniche in sillaba aperta; es. [‘ka:ne]. Sono brevi tutte le vocali atone e le vocali toniche in sillaba chiusa, es. [kan‘tante], o nelle parole ossitone, es. cantò [kan‘to:].

Le consonanti “doppie” (o “geminate”) si possono rendere in due modi: o raddoppiando il simbolo corrispondente, es. bocca [‘bokka]; o con due punti posti dopo il simbolo, es. [‘bok:a]. Le consonanti affricate “doppie” si possono rendere in due modi: o ripetendo il solo simbolo della parte occlusiva, cioè il primo simbolo del diagramma, es. pazzo [‘pattso]; o con due punti posti dopo il simbolo della parte occlusiva, es. [‘pat:so].

Quando la vocale tonica è preceduta da consonanti “doppie”, l’accento si può rendere in due modi: o con un apice posto tra il primo e il secondo simbolo consonantico, nel caso di notazioni del tipo di [kk] o [tts], es. boccone [bok‘ko:ne], tazzina [tat‘tsi:na]; o con un apice posto prima del simbolo consonantico che è seguito da due punti, nel caso di notazioni del tipo di [k:] o [t:s], es. [bo‘k:o:ne], [ta‘t:si:na].

Trascrizione in IPA

Alfabeto IPA: nell’alfabeto IPA bisogna segnare l’accento prima della sillaba da accentare. In IPA le parole si scrivono sempre tra le parentesi quadre [ ]. I 2 puntini [ : ] servono per quando la pronuncia è più lunga, per le vocali i puntini si segnano quando è accentata. L’accento varia in base alle due scritture che decidiamo di usare.

Fricative dentali “s” (sorde) e “z” (sonore). → “Spago” [ ‘spa:go ]. → “Svago” [ ‘zva:go ]. → Fricative alveolari [ ts ] e [ dz ]. → [ ts ] = sorde (chiudo tutto e per far passare la “s” apro leggermente. Le affricate in un primo momento hanno carattere occlusivo e in un secondo momento fricativo). “ts” indica la “z” di “pazzo”. [ dz ] = sonore, “dz” indica la “z” di “mezzo”.

Pazzo [ ts ]. → Mezzo [ dz ]. → Affricate palatali funzionano uguali ma c’è il palato: → [ tʃ ] “c” di “cena”. → [ dʒ ] “g” di “getto”, “gesso”.

Quando le parole finiscono per vocale sono libere, se la sillaba accentata finisce per vocale è più lunga la pronuncia. [ ‘spa:go ] sillaba che finisce con vocale in questo caso è più lungo “spa” perché è accentata e finisce con vocale, quindi per indicarlo metto i due puntini “:”.

Solo per le fricative i due puntini (:) li metto così t:s. → Ad esempio:

  • “pazzo” [ ‘pat:so ] 1º modo; →
  • “pazzo” [ ‘pattso ] 2ºmodo (invece di mettere i “:” raddoppio la “t” perché dura di più).
  • “Faccia” qui la “i” rientra nel suono, ma nella pronuncia la “i” non si sente. Anche qui l’elemento più lungo è la prima “c” [ fat:ʃa ] 1º modo; →
  • “faccia” [ fattʃa ] 2ºmodo. → Fricativa palatale: [ ʃ ].

Capo [ ‘Ka:po ]. → Ciao [ ‘tʃa:o ]. → Ghiro [ ‘gi:ro ] “g” di “spago”. → → Giro [ ‘dʒi:ro ] “dʒ” = “g” come “gemo”, “gesso” e in questo caso giro. → → Invece nv = [ ɱ ]. → Anfora nf = [ ɱ ] [ ‘aɱfora ], [ aɱ ] la sillaba finisce con consonante, quindi non metto i “:”. Se dopo una nasale c’è una “f” o una “v” ci va [ ɱ ].

Vocale anteriore alta “i”. → Esempio della parola “pino” [ ‘pi:no ]. → Vocale posteriore alta “u”. → Esempio della parola “uno” [ ‘u:no ]. → Anteriori medio alte [ e ]. → Anteriori medio basse [ ɛ ].

Posso scegliere io quale delle due scritture usare, quindi e/o sono più facili

Posteriore medio alta [ o ] → Posteriore medio bassa [ ɔ ]. →

  • “Pino” [ ‘pi:no ]. →
  • “Pieno” [ ‘pje:no ]. →
  • “Uno” [ ‘u:no ]. →
  • “Uomo” [ ‘wo:mo ] “w” suono diverso da quello di “uno”.

Definite “semivocali”.

Laterali: in base a come ruotiamo la lingua.

Palatale: quando l’aria esce fuori laterale dalla lingua: [ ʎ ] = “gli”. Come ad esempio la parola “figlio”, che in trascrizione IPA è [ ‘fi:ʎo ] (l’ordine può variare in base all’area del dialetto).

Vibrante dentale: “r”.

Nasale bilabiale: “m” di “mamma” (sonora). Nasale palatale sonora: “[ ɲ ]” ovvero “gn”, usata ad esempio per la parola “cigno” [ ‘tʃi:ɲo ].

Esempi e aiuti

  • Pane nasale, dentale, sonora [ n ]. →
  • Fango nasale, velare, sonora [ ŋ ]. La lingua va all’indietro. Suona diversa dalla “n” di “pane”. →
  • Anfora nasale labio-dentale: [ ɱ ]. C’è sempre quando abbiamo una nasale. →

Esercizio

  • “Caffè” [Kaf‘fe ] oppure [ Ka‘f:e ] perché essendoci la doppia “f” possono usare entrambi i modi. →
  • “Sciame” [ ‘ʃa:me ], [ ʃ ] di “sciocco” e “scienza”. →

Lezione 3 - Morfologia

Esercizi di trascrizione IPA

  • “Sbaglio” [ ‘zba:ʎo ] oppure [ ‘zbaʎʎo ] (qui si sente di più la “gl”). Apostrofo prima della sillaba accentata. I due puntini vanno messi dopo la vocale tonica. “a” è la vocale tonica libera = finisce per vocale e la vocale è più lunga. “sba” è più lungo di “glio”.
  • “Giochi” [ ‘dʒɔ:ki ]. La “g” di “getto”, “gesso” e “giro”. [ ɔ ] la “o” è medio-bassa. →
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giorgiacrescenzio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Cerruti Massimo.
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