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Manuale letteratura spagnola: il Siglo de las Luces o de la Ilustración – Illuminismo

Il Siglo de las Luces (Illuminismo o Secolo dei Lumi) fu in Spagna molto più ricco nelle proposte ideologiche che fantasiose. Di fatto, gli studiosi sottolineano la povertà creativa che aprì il secolo, gli stessi studiosi impegnati da qualche decennio nel riscattare testi perduti o dimenticati del Settecento:

Caratteristiche degli illuministi

  • Il razionalismo fu imposto in ogni ambito; si diffonde questa idea di utilità e vantaggio.
  • Riscoprono l'interesse per autori e generi dell'Antichità greco-latina che rivendicavano l'ordine e la coerenza di pensiero su qualsiasi altra qualità.
  • Apprezzano la letteratura basata sulla verosimiglianza e il "profitto" etico (vantaggio etico, per la società).
  • Quello che li caratterizza è il rigore scientifico basato sul metodo empirico: la fede assoluta nell'analisi di dati per stabilire leggi, l'esperienza domina sui sensi e l'immaginazione.
  • Una buona prova di tutto questo è il Robinson Crusoe di Defoe riflessione morale su un esperimento umano.

Con gli Umanisti del Rinascimento condividono la stessa fede nell'educazione e nei viaggi come componente di essa vogliono riformare le abitudini sociali. Gli ideali pedagogici iniziano ad occupare il primo piano letterario per riuscire ad ottenere una coscienza morale dal valore universale.

La Spagna del XVIII secolo

Verso la seconda metà del secolo appariranno El Pensador di Clavijo y Fajardo e le Cartas Marruecas di José Cadalso. La Spagna, che dalla fine del '700 era vista dagli occhi stranieri come un corpo senza energia, sperimenta nei suoi primi decenni del secolo una rinnovazione delle sue strutture:

  • Filippo V inaugura la monarchia dei Borboni e il suo regno si apre a diverse influenze europee.
  • Si avviano importanti riforme sociali che si completarono con la realizzazione di opere pubbliche durante il regno di Filippo VI, più caratterizzato dall'imitazione francese, che porteranno alla modernizzazione del Paese che già era avanzata nel resto dei paesi europei.

Importanti istituzioni

  • La Biblioteca Nacional, fondata dal Re nel 1712.
  • Real Academia Española (RAE) che ha il proposito di curare e fissare la purezza ed eleganza del castigliano come lingua ufficiale spagnola. Diccionario de autoridades, opera lessico-grafica più completa nell'Europa dell'epoca.
  • Il fenomeno della nascita delle Accademie, con l'obiettivo di imitare le istituzioni italiane e francesi. La Academia de las Buenas Letras de Barcelona e la Academia del Buen Gusto a Madrid.

Juan Pablo Forner e le contraddizioni culturali

Juan Pablo Forner scriverà delle Exequias de la lengua castellana, dove con nostalgia ricordava il potere che ebbe lo spagnolo come lingua di cultura del XVI secolo, incolpando i moderni di aver corrotto la lingua. Uguale come negli altri paesi europei, la Spagna registrò nella sua letteratura le grandi contraddizioni che riempivano il secolo. Le più visibili si produssero nei nuovi gusti culturali degli illuministi: unito all'elitismo di un certo interesse e un'artificialità di buone maniere che si considerano come un must di eleganza, si iniziò ad avere al contempo una certa attrazione per il gusto popolare. Principale esempio è il gusto per l'opera italiana, che sorge per il desiderio di imitare la raffinatezza della nobiltà. Nel polo opposto si manifesta il fenomeno del "majismo" e molti motivi della poesia satirica. Le contraddizioni più profonde si trovano nei discorsi degli eruditi e letterati.

Gli illuministi sostengono un'idea di educazione civica che è indissolubilmente legata alla forma del governo, si occupa di promuovere una nuova morale fondata su virtù nuove. La sociabilità promuove pratiche di beneficenza e umanitarismo, ma entra in conflitto con le idee di uguaglianza e libertà secondo come lo introdussero Rousseau e Kant nelle loro opere, di fatto, negli illuministi è presente un forte classismo, dovuto alla loro estrazione sociale.

Conflitti letterari e critiche

Nel 1782, il francese Masson de Morvilliers scrisse un articolo contro la Spagna intitolato "Qué se debe a España?" che rinforzava il criterio negativo che aveva manifestato sugli spagnoli Montesquieu nelle sue Lettres persanes nel 1721. Fu Juan Pablo Forner che rispose con il suo Oración apologética por la España y su mérito literario nel 1786, a ciò che considerava una grave offesa alla sua patria. Anche José Cadalso quasi vent'anni prima aveva espresso il suo giudizio con Defensa de la nación española contra la carta 78 di Montesquieu.

Il peso della tradizione

La credenza nell'uguaglianza naturale del genere umano si radicò con forza nell'opera di Gaspar Melchor de Jovellanos, illuminista spagnolo che ebbe molta influenza nella costruzione della prima Costituzione spagnola nel 1812 e contribuì notevolmente alla riforma dell'educazione. Nel suo pensiero riconosciamo l'impronta del giansenismo ovvero richiedeva il controllo degli affari ecclesiastici. Tra le sue opere: Diarios (1791) prodotti dei suoi viaggi, documenti storici della vita quotidiana. Affronta anche la questione nazionale.

Il clero spagnolo aveva a suo carico la maggior parte dei collegi, dove si dedicano più alla trasmissione della tradizione e fomentavano vocazioni e non cultura. Diversi processi inquisitoriali contro gli illuministi, a volte per accuse di eresia, giustificavano i dissensi che si sono verificati all'interno della Chiesa. E a questi dissensi appartenevano vari prosatori più importanti della prima metà del secolo.

Benito Jerónimo Feijoo e la prosa saggistica

Tra i primi di loro abbiamo il frate benedettino Benito Jerónimo Feijoo che alternò per tutta la sua vita la didattica universitaria con le sue responsabilità conventuali ad Oviedo. Occupa nella prosa saggistica del XVIII secolo il luogo che occupavano il francescano frate Antonio de Guevara nel XVI secolo e il gesuita Baltasar Gracián nel XVII secolo. La sua prima opera, Teatro Critico Universal ha diversi tratti ortodossi, respingeva l'aristotelismo e affronta il tema del patriottismo. Ha rinnovato il genere della miscellanea con Cartas Eruditas y Curiosas morali e questioni sociologici.

L'interesse per la magia e le questioni occultiste si erano intensificate tra i frati di ogni ordine alla fine del XVII secolo, produssero libri disparati sul proposito di filosofare sull'esistenza di esseri sovrannaturali o diabolici. Quello che fa Feijoo è riprendere una vecchia discussione sui limiti della credulità/ingenuità che già come tema si trovava nel Jardín de flores curiosas di Torquemada. La cosa interessante è che Feijoo in tutto questo cerca di separare la scienza dalla religione, e che la sua proposta si dà in un momento in cui le università spagnole non si occupavano ancora delle materie sperimentali.

Diego de Torres Villarroel

L'autore che meglio di chiunque riuscì a trarre vantaggio letterario dalla superstizione nel Secolo dei Lumi e la Ragione fu Diego de Torres Villarroel, uno dei pochi che viveva della sua scrittura. Uno dei suoi primi titoli El viaje fantástico del Gran Piscator de Salamanca, un sogno dal gusto molto barocco in tono autoriflessivo. Voleva chiaramente passare alla storia come un secondo Quevedo. Lo dimostrano i suoi Sueños y discursos quevedianos tra cui abbiamo il più famoso dei suoi "sogni morali": Visiones y visitas de Torres con Quevedo por la corte (1727).

  • Riuscì ad imitare come nessun altro lo stile Quevediano, riuscendo con il suo ingegno nel creare immagini in cui abbondano l'animalizzazione e la disumanizzazione iperbolica.
  • Fu sempre Torres il primo a copiare il modello de El Mundo por de dentro di Quevedo, fino a che la sua scia arrivò all'ultimo quarto del secolo, con una curiosa allegoria satirica intitolata Optica del cortejo (1774) di Ramírez y Góngora.

Il romanzo picaresco continua ad avere abbastanza sostenitori e la miglior mostra di questo è che il modello che Torres Villarroel sceglie per scrivere la sua biografia romanzata sotto il titolo di Vida, ascendencia, nacimiento, crianza y aventuras del doctor don Diego de Torres Villarroel, che pubblicò tra il 1743 al 1758.

La Novela Pedagógica

Molto differente è l'utilizzo che si fece del romanzo picaresco e del Quijote in uno dei grandi romanzi del secolo: La Historia del famoso predicador fray Gerundio de Campazas, alias Zotes del gesuita José Francisca de Isla. Critica la vita sociale del momento, in primo luogo le forme di vita convenzionali contrarie agli insegnamenti evangelisti, e soprattutto censura gli atteggiamenti fanatici che si promuovevano dal pulpito, figlie dell'ignoranza, secondo l'autore, e colpevoli di estendere le credenze superstiziose.

La profondità della satira del Fray Gerundio appare molto più chiara nella prospettiva del tempo. La critica di Isla, non lontana da quella di Erasmo due secoli prima, attaccava apertamente i valori ipocriti che disciplinano l'educazione con una tesi nuova. Attribuisce la massima responsabilità agli eccessi della predicazione barocca.

Il romanzo più autentico "imbevuto dello spirito dell'Illuminismo" è l'opera intitolata Eusebio (1786-88), di Pedro Montengón y Paret.

  • Spirito illuminista: esempio di novela pedagógica, la cui finalità è istruttiva, educativa.
  • Tratta dell'educazione di un giovane, dove non interviene la Chiesa, anzi riceve un'educazione stoica completata da un viaggio per diversi paesi europei.
  • Fu denunciata all'Inquisizione e proibita nel 1798.

Un altro romanzo interessante di Montengón è Eudoxia, hija de Belisario (1793) ambientazione storica, è un altro romanzo pedagogico in cui tratta l'educazione delle donne.

Il romanzo epistolare europeo

Il romanzo europeo adotta la forma epistolare: El cariño perfecto o los amores de Alfonso y Serafina di José Mor de Fuenteso (1790): 100 lettere, racconta il processo di una seduzione che ha dovuto vincere ostacoli realisti. Sono racconti di sogni e vita quotidiana. La cosa più interessante è il fatto che in forma epistolare sarà anche trattato il tema dell'educazione femminile. La filósofa por amor o Cartas de dos amantes apasionados y virtuosos di Francisco de Tójar dove ha il merito per la scoperta dell'anima femminile.

La prensa y el auge de la epístola

Con il Regno di Carlo III si collocarono al potere intellettuali con una formazione universitaria e ministri dall'atteggiamento cosmopolita, che copiarono modelli europei per diffondere il loro desiderio riformista. La scrittura breve che permetteva la stampa, con testi sia in prosa che poesia e la possibilità dell'anonimato, si convertiva soprattutto in un modo idoneo di revisionare o criticare la cultura ereditata dal secolo scorso, che si considerava la responsabile della decadenza attuale. Era più semplice la diffusione delle idee.

Periodici e quotidiani

  • Il Diario di Madrid (1758).
  • Il Diario de los literatos de España (1735-42) Editore Mariano José de Nifo, ad imitazione francese.
  • Dall'Inghilterra arriva il modello per il primo periodico spagnolo in stile europeo: El Pensador di Clavijo e Fajardo (1762-67):
    • Si attacca la tradizione, Interesse la censura di abitudini sociali.
    • Argomenti come l'arretratezza dovuta al disprezzo del lavoro manuale e la pigrizia dell'aristocrazia, formule di cortesia, la oziosità femminile.
    • Si serve per la prima volta di lettere che fingeva fossero state mandate alla redazione da personaggi fittizi.
  • El Censor (1781-87):
    • Pubblicato settimanalmente, fondato da Cañuelo e Pereira.
    • Uso delle lettere per censurare vizi e abusi derivati dall'Ancien Régime.
    • Contro i proprietari terrieri: classe parassitaria.
    • Il ricorso alla satira: lo sguardo stupito dello straniero viaggiatore.

Libri di viaggio

La grande novità di questo periodo è il genere dei Libros de Viaje, libri di viaggio. Scritti come lettere ad amici o corrispondenti. Si afferma il concetto di "Viajar con utilidad" per aprire la mente o per servire la propria nazione. Progetto riformista (razionalità) del governo. Utilizzo del dialogo e formule aneddotiche. Viaje de España di Antonio Ponz composto da 18 volumi. Viaje de Asturias sottotitolato Cartas a Ponz, che Jovellanos iniziò a scrivere nel 1782.

José Cadalso (Cadice 1741-1782)

José Cadalso, cosmopolita con una personalità molto forte. Possessore di un eccezionale ingegno per la satira sociale. Incontra i suoi primi problemi con la censura nel 1768 per la scrittura del Calendario manual y guía de forasteros en Chipre, nella quale affilava il suo sarcasmo verso i divertimenti galanti e gli amori della nobiltà madrilena che gli costò un esilio ad Aragona. Nel 1771 pubblica Los eruditos a la violeta, breve opera satirica che gli darà molta fama da subito, è tra l'altro pioniera di una saga di testi che si burlano della vanità dei critici letterari e dell'ostentazione della cultura.

  • Los literatos en Cuaresma (1773) di Tomás de Iriarte.
  • La derrota de los pedantes (1789) di Leandro Fernández de Moratín.

Le ostentazioni del falso "uomo del mondo" che usa per prendere il ruolo di "colto" nella società, fu un motivo ricorrente in tutta la prosa satirica europea del momento, ma Cadalso lo particolarizza dirigendolo contro un'attitudine che si era generata nella penisola tra i giovani petulanti, che senza conoscenze o giudizio, disprezzavano tutto ciò che era nazionale, ammirando il sistema straniero. Cadalso afferma che prima di viaggiare e analizzare un paese straniero, è ridicolo e assurdo che tu non conosca per primo la tua stessa terra, perciò, è necessario conoscere la storia della Spagna.

Le Cartas Marruecas

Nel contrasto di entrambe le idee si incontra già insinuata parte della filosofia che vive nella sua opera magistrale, le Cartas Marruecas. Offrono il ritratto di un perfetto viaggiatore, che - diversamente dal viaggiatore 'a la violeta' - trova il modo di "viaggiare con beneficio (provecho)".

Inizia a comporle tra il 1768 e il 1771, anni cruciali per la sua vita nei quali sperimenta una prima crisi personale con un primo esilio e altre amarezze che lo fanno distanziare dalla corte. In questi anni scrive anche Defensa de la nación española contra la carta LXXVIII de Montesquieu, in relazione con il suo pensiero sulla critica di un paese solo dopo aver visitato, vissuto e conosciuto per davvero (anche la sua storia). Il giudizio di Montesquieu si deve al suo errore nel dare credito alle false notizie diffuse dai viaggiatori "sbagliati". Anticipava l'interesse di oggettività che presiede nelle sue Cartas Marruecas, in buona parte motivate dalle Cartas Persas (1721) da Montesquieu.

Cadalso si differenziava da Montesquieu non solo per ampliare considerevolmente i suoi temi, dato che l'autore francese si concentrava soprattutto sulle ingiustizie politiche e il governo sociale in generale, ma arriva a dare una dimensione insolita a un genere che era già ben consolidato: la lettera critica pseudo-orientale. Cadalso opta per la verosimiglianza al momento di mettere in contrasto le culture, denominatore comune di molti testi dell'epoca. L'epistola inventata dallo scrittore si presenta come autentica, si serve del solito ma credibile ricorso al manoscritto trovato e ceduto da un amico, che era stato trascritto parzialmente e che lui completa.

È integrato di ben 90 lettere che iniziano con due corrispondenze che si rivolgono a sé stessi come "moreschi" (arabi), un giovane marocchino chiamato Gazel che viaggia per la Spagna vestito come un cristiano che vuole comprenderne la cultura, e un suo vecchio maestro, Ben-Beley, che vive in Africa e gli sollecita notizie di ciò che sta scoprendo. L'ispirazione di questo avviamento può avere molti referenti, data la ampia cultura letteraria di Cadalso: quella delle Lettres d'une turque à Paris di de Saint-Foix o Las Cartas Chinescas de Jean Baptiste d'Argens, e Citoyen of the World di Goldsmith, che contiene lettere con temi critici simili a quelli di Cadalso.

Esistono inoltre altre lettere marocchine anteriori alle sue, inglesi: Letters from a Moor at London to his friend at Tunis, la cui osservazione delle abitudini londinesi è fatta da un arabo. Bisogna tenere in mente che i modelli britannici furono importanti per tutta l'opera dello scrittore gaditano. Spiega come The Spectator fu il primo ad utilizzare la tecnica epistolare, che fu a sua volta imitato nel El Pensador, che permise ai lettori spagnoli di familiarizzare dal 1762 con il ricorso della corrispondenza orientale che viaggia per il paese.

Cadalso maneggia con destrezza le possibilità satiriche dello straniero che non capisce ciò che vede, si appoggia alla sua costante sorpresa, compiendo così anche la funzione di "straniamento". Qui il "disinganno" tenderà a rompere tutti i manicheismi e a compensare alle scoperte negative con altre molto positive. Con questo "sguardo vergine" dello straniero, mette in pratica la satira obliqua: quello di estraneo al sistema che si critica. Non è inusuale che Cadalso apra la sua opera con il nome di Cervantes.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/05 Letteratura spagnola

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher federicasilaco di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura spagnola II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Trecca Simone.
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