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Italiano capitolo 1: Testo e sintassi

La prospettiva testuale

La comunicazione è basata sui testi. Le frasi non esistono come entità astratte, ma devono essere inserite in un contesto. La frase ha un nucleo, che ha un significato invariabile, una parte del suo significato può essere attribuito in base alle proprie conoscenze contestuali. Una frase inserita in un contesto si chiama enunciato. Il testo deve avere coordinate testuali e svolgere una funzione comunicativa. Le caratteristiche del testo sono:

  • Rapporto tra l’emittente e il ricevente
  • Le regole testuali sono meno facili da individuare, se un testo non le rispetta, diventa meno efficace
  • Il testo connette il sistema linguistico e la realtà extralinguistica.

La comprensione di un testo si basa sulla decodifica e sull’inferenza. La decodifica parte dalle unità più piccole per arrivare a quelle maggiori. L’inferenza parte dalle nostre conoscenze per comprendere il significato, quindi fa un’analisi dall’unità più grande a quella più piccola. L’attività di comprensione permette di dare all’insieme del testo un senso univoco. La comprensione è una combinazione globale e simultanea delle competenze interlinguistiche.

Coerenza e coesione

Il testo deve avere una continuità del senso, coerenza, e deve essere ben formata, coesione. Sono entrambe fondamentali, ma la coerenza è più importante per riuscire a comprendere, per far sì che il testo funzioni, mentre la coesione fa da supporto.

Il ruolo del contesto

Il contesto è importante perché permette all’emittente di prendere in considerazione delle conoscenze condivise. Ci sono due tipi di contesto:

  • Il contesto situazionale; condivisione del luogo e del tempo in cui si parla
  • Il cotesto (contesto linguistico); ciò che è presente (prima o dopo) nel testo

Una terza conoscenza è quella delle conoscenze condivise, le conoscenze del mondo.

Contenuti impliciti ed espliciti

Nei testi solo una parte del contenuto è esplicito, gli altri significati è il ricevente che deve comprenderli. Ci sono tre tipi di significati impliciti:

  • Presupposizioni: informazione ricavabile grazie ad altri significati degli elementi della frase, sono integrazioni obbligatorie dati dagli attivatori di presupposizione, ossia precisi elementi lessicali, sono sempre valide anche se vengono espresse con la negazione;
  • Implicazioni: ricaviamo i significati impliciti grazie alla nostra conoscenza del mondo e agli elementi linguistici. Le implicazioni vere in assoluto sono definite implicazioni convenzionali, le implicazioni determinate da condizioni contestuali sono chiamate implicazioni non convenzionali;
  • Inferenze: ragionamenti o presupposizioni basate sulla nostra conoscenza del mondo (si parte da premesse che noi riteniamo vere).

Anafora, catafora e deissi

Nel testo ci possono essere una serie di rinvii interni rivolti sia a qualcosa già espressa nel testo, sia a caratteristiche esterne. Il rinvio può essere anaforico, riferito a qualcosa detto anteriormente, o cataforico, riferito a qualcosa ancora non detto. L’elemento (meglio detto come “l’intero sintagma) a cui si riferisce il pronome viene definito punto d’attacco (o antecedente). I rinvii anaforici hanno la funzione di continuità (o discontinuità) del riferimento, ciò ci permette di capire se si sta parlando dello stesso referente o no. Abbiamo due tipi di sostituzioni:

  • Sostituzione pronominale: rapporto puramente referenziale
  • Sostituzione lessicale (tramite sinonimi, iperonimi, perifrasi sinonimiche): rapporto sia referenziale sia semantico, cioè in grado di aggiungere ulteriori informazioni sul piano denotativo o connotativo:
  • Denotativo: ridistribuzione del carico informativo
  • Connotativo: aggiunge valutazioni positive o negative

Si crea, quindi, un’anafora valutativa. Tra i sostituti lessicali abbiamo gli incapsulatori anaforici, ossia forme nominali che inglobano il testo precedente a cui fanno riferimento, permettendo all’emittente di esprimere la propria opinione. Esistono anche le anafore associative, nel quale si riescono a fare associazioni tramite le nostre conoscenze del mondo. Non si riferiscono ad un attacco, ma ad un elemento, chiamato cornice, che ingloba i singoli referenti {si crea anche una relazione semantica tra la cornice e i singoli referenti; il termine generale è definito olonimo, i referenti particolari sono definiti meronimi}. I rinvii possono essere sul piano extra testuale, rinvii deittici. Le coordinate spazio-temporali sono definite campo indicale.

Distribuzione dell'informazione

Il testo si basa su informazioni nuove o già date, se prevalgono quelle nuove è detto informativo, se prevalgono quelle già date sarà poco informativo ma più comprensibile. La porzione dell’enunciato che svolge il ruolo di partenza e di solito rappresenta le informazioni nuove costituiscono il tema, mentre quella che aggiunge ulteriori informazioni e che costituisce informazioni già date è il rema. L’analisi di una frase si basa su tre criteri:

  • La struttura tematica: il tema e il rema dell’enunciato, variabile;
  • La struttura delle conoscenze: quali informazioni sono date e quali nuove, variabile;
  • La struttura logico-sintattica: la funzione degli elementi che la compongono, invariabile;

Capitolo 2: Lessico

Nozioni generali e unità di analisi

Lo studio del lessico si divide in:

  • Lessicologia: studio delle proprietà, delle caratteristiche delle parole;
  • Lessicografia: studia le tecniche per definire e raccogliere le parole che compongono il lessico di una lingua.

Il lessico è l’insieme di parole che formano le lingue, raccolte nei dizionari. Il lessema è l’unità fondamentale e costituisce il denominatore comune a cui si possono ricondurre tutte le forme. Il lemma rappresenta il lessema quando entra a far parte del dizionario (la forma al maschile, singolare oppure l’infinito). I lessemi possono essere singole parole oppure lessemi complessi, ossia unità polirematiche (parole sintattiche), cioè formate da due o più parole divise graficamente, ma dal significato unitario. Sono formate da parole autonome, utilizzate singolarmente anche in altri contesti, ma quando usate insieme non possono essere divise. Esiste il lessico dell’individuo e quello potenziale, ossia collettivo.

Le lingue sono sempre mutabili, ma soprattutto ciò che è più propenso a variare è il lessico, che è in costante movimento, questo perché è una categoria aperta ed è lo strato più esterno. È una categoria aperta, perché può esserci l’introduzione di nuove parole, tramite prestiti di altre lingue, oppure tramite meccanismi di formazione. È lo strato più esterno di una lingua, perché è ciò che entra più in contatto con la realtà extralinguistica. A differenza dei mutamenti grammaticali, quelli lessicali sono più rapidi e facilmente percepibili.

Quante parole ci sono in italiano?

La risposta varia se a seconda se ci riferiamo ai lessemi o alle parole. I primi sono di meno, possiamo vederli nei dizionari, i numeri variano tra i 100.000 e i 150.000 lessemi. Per quanto riguarda le parole, i numeri ammontano a 2 milioni e mezzo, questo perché ogni nome ha due forme (genere e numero?), ogni aggettivo ne ha quattro, gli articoli determinativi sei e ogni verbo decine.

Vocabolario di base, vocabolario comune, vocabolario esteso

Nessun italiano riesce a dominare tutti i vocaboli del dizionario. In questi sono presenti delle marche d’uso, abbreviazioni che permettono di capire che tipo di lessema si tratta. Il nostro lessico si basa sul vocabolario di base, esso è compreso tra il vocabolario comune e il vocabolario esteso. Riuscire a capire le parole del vocabolario di base non è stata un’impresa semplice, prima degli anni Settanta si basava sull’esperienza soggettiva del lessicografico. Con lo sviluppo informatico si riuscirono a realizzare delle statistiche, si crearono, quindi, i vocabolari di frequenza; il LIF (lessico di frequenza dell’italiano contemporaneo; testi scritti) e successivamente il LIP (lessico di frequenza dell’italiano parlato; testi orali). Fu negli anni Ottanta che si stilò il primo vocabolario di base. Nel vocabolario di base troviamo tre sezioni; il vocabolario fondamentale, il vocabolario di alto uso e il vocabolario di alta disponibilità, il quale serviva per colmare i buchi dei due vocabolari, andando a introdurre tutti i lessemi di atti e oggetti di grande rilevanza quotidiana. Con il tempo il VDB è stato aggiornato, tramite più di 18 milioni occorrenze, vennero introdotte nuovi lessemi. Il vocabolario comune e il vocabolario di base formano il vocabolario corrente, ossia termini che possono essere usati, indipendentemente dalla professione, basta avere un livello medio superiore di istruzione. Questo è il 20% del vocabolario esteso.

Tipologia del prestito linguistico

Le parole o espressioni del lessico di un’altra lingua vengono introdotti tramite il prestito o il calco. Il prestito consiste nell’accogliere un’espressione straniera. Esistono i prestiti di ritorno, parole date in prestito ad altre lingue, poi ritornate a casa con un significato diverso. Per la forma li dividiamo in: prestito non adattato e prestito adattato. Il primo si riferisce a un termine che mantiene la struttura morfosintattica e fonetica originale, il secondo si riferisce a un termine che integra totalmente o parzialmente nella lingua ospitante {i vocabolari scrivono la trascrizione fonetica della lingua originale}.

I calchi possono essere di due tipi: calco strutturale e calco semantico. Il primo avviene quando abbiamo dei composti o espressioni polirematiche che vengono tradotti singolarmente. I calchi semantici consistono nell’aggiunta di un nuovo significato a una parola italiana già esistente per l’influenza di un’altra lingua.

La stratificazione storica

In tutte le lingue il lessico si divide in tre categorie: le parole ereditarie (della lingua madre), i prestiti da altre lingue e le formazioni endogene, ossia parole formatesi da elementi della lingua stessa. In italiano abbiamo una quarta categoria, infatti il rapporto con la lingua madre (>il latino) si divide in due livelli:

  • I lessemi ereditari, che accomunano tutte le lingue romanze, e comprendono la presenza di parole provenienti dal latino e arrivate a noi tramite una tradizione ininterrotta, sono principalmente termini della vita quotidiana;
  • I latinismi, dovuto al rapporto intenso e prolungato con la cultura latina per coloro di una praticavano una professione intellettuale. Ci fu, quindi, un passaggio per osmosi di molte parole latine nel lessico intellettuale italiano.

I lessemi ereditari e i latinismi sono definiti rispettivamente parole popolari e parole dotte. Queste definizioni non hanno alcun tipo di riferimento al concetto che le parole popolari siano del lessico comune e le parole dotte siano del lessico intellettuale.

Lessemi ereditari

Sono circa 4’500 e caratterizzano il nostro lessico; molto fanno parte del vocabolario di base, di cui fanno parte le parte con la più alta frequenza come; parole grammaticali, verbi, aggettivi, nomi, numeri). Queste possono essere cambiate in confronto all’originale per quanto riguarda il significato (si può essere ampliato o ristretto). Non abbiamo molti testi scritti in volgare, ma siamo riusciti a capire la derivazione di alcune parole, grazie a delle leggi fonetiche. Fu grazie al latino, che nell’italiano ritroviamo diverse parole di origine greca o di altre lingue che coesistevano in Italia, dette lingue di sostrato.

Latinismi

I latinismi sono più di 30’000 e sono definiti dal punto di vista strutturale, prestiti veri e propri. L’introduzione nell’italiano dei latinismi ci fu intorno il Duecento e il Trecento, in cui si sviluppava la nostra tradizione scritta, con le convezioni formali e lessicali. I primi latinismi sono parole astratte oppure tecnicismi di diversi ambiti. Dante contribuì alla latinizzazione del lessico. Ci troviamo anche parole della quotidianità come quelli degli alimenti, delle professioni e dell’ambito architettonico e edile. Al contrario di ciò che si crede, molte di queste parole vennero introdotte recentemente, tra l’Ottocento e il Novecento. Con il corso del tempo si crearono delle correnti, alcuni a favore del latino altre antilatine. Nel Cinquecento si crearono i teatri comici riferiti alla parodia del dotto, colui che accentuava la sua cultura latina parlando in lettere (in latino). Nello stesso periodo si creò la poesia macaronica, che latinizzava i termini del volgare e del dialettale. La presenza di latinismi porta delle conseguenze a livello di sistema:

  • Di alcuni latinismi si creava il lessema ereditario e il latinismo, creando dei doppioni, allotropi. I latinismi non avevano una evoluzione fonetica, perché erano tramandati in forma scritta. Il doppione era solo dal punto di vista etimologico, infatti dal punto di vista di significato si sviluppano significati distinti.
  • Si hanno variazioni nelle regole fonetiche dell’italiano, (cons+ l> cons+ j…)
  • I latinismi e le parole di origine greca hanno incrementato la presenza di parole sdrucciole, mancanti a causa della presenza di parole piane del volgare fiorentino.

La maggior parte di questi lessemi sono latinismi adattati, ci sono anche latinismi non adattati, ormai rari nel vocabolario di tutti i giorni. L’influenza del latino comporta anche alla presenza di latinismi semantici, ossia dei calchi semantici, che consiste in parole italiane con un significato a cui viene affiancato l’originario significato latino. Questo avviene spesso nella tradizione, sia in verso che in prosa.

La componente greca, germanica e araba

I grecismi sono più di 8’000, stesso numero delle parole inglesi nel lessico italiano. I grecismi sono passati nell’italiano dal latino, che ha avuto diversi contatti con la cultura greca.

  • Nomi di piante, di animali (marini), di oggetti quotidiani, delle principali scienze dell’antichità, del lessico religioso cristiano

I contatti tra i latini e i greci rimasero anche durante la dominazione bizantina, il periodo umanistico e l’epoca moderna.

  • Settori delle terminologie specialistiche (medicina, scienze naturali, matematiche).

I germanismi sono pochi, ma ben insediati, questo perché le popolazioni germaniche e i romani iniziarono le relazioni intorno l’età imperiale, la maggior parte delle parole entrarono prima nel latino e poi nell’italiano. Furono grazie ai Goti, i Longobardi e i Franchi, i quali abitarono alcune regioni dell’Italia a influenzare la nostra lingua. Non essendoci delle documentazioni scritte, tutto si basa sulle congetture.

  • Goti: termini della vita quotidiana, termini militari;
  • Longobardi: parti del corpo umano, oggetti della casa e dell’arredamento > alcune parole hanno avuto una degradazione semantica;
  • Franchi (influenzati già dal latino linguisticamente, non si sa se sono entrate direttamente nell’italiano oppure sono passati sotto l’adattamento del latino medievale); principalmente legate alla cura del cavallo.

Gli arabismi vennero introdotti con una prima influenza nel VII-VIII secolo, dopodiché nel IX secolo quando la Sicilia venne conquista dagli Arabi e rimase sotto il loro dominio per due secoli. Le influenze ci furono per le opere arabe di filosofia, geometria, matematica, astronomia e scienze naturali.

  • Prodotti alimentari o agricoli importati, termini legati al commercio e alla marineria, lessico scientifico, termini matematici (zero & cifra).

Ancora, durante il XX secolo sono entrate in italiano circa 200 parole di ambito alimentare, della cultura e religione islamica e della legge islamica.

Regionalismi e dialettismi

Le differenze tra i regionalismi e dialettismi sono molto sfumate tra di loro. I primi sono quei termini che sono utilizzati nella regione d’origine, i secondi sono quei termini che sono usciti dalla propria regione e che sono utilizzate anche in altre aree. La loro diffusione è dovuta alla mancanza in italiano di un termine adeguato oppure perché dotate di un valore espressivo o connotativo. Aree semantiche dei regionalismi e dei dialettismi:

  • Lessico alimentare
  • Mestieri tradizionali
  • Nomi di utensili in cucina
  • Nomi di abitazioni
  • Nomi di elementi del paesaggio naturale e del territorio
  • Nomi della sfera della criminalità

Sono presenti più di 7’000 regionalismi e dialettismi nel vocabolario dell’italiano contemporaneo. La maggior parte sono prestiti adattati, perché sono integrati nella morfologia e fonetica, ma esistono anche le forma non adattate. Le due forme riescono a convivere perfettamente. I dialettismi devono la loro diffusione a testi letterari, al cinema, alla televisione o ad altri mezzi di comunicazione.

Esistono i geosinonimi, ossia termini distinti che rappresentano lo stesso referente in diverse aree dell’Italia. Essendo sinonimi, anche per loro vale il concetto che non c’è sempre un’equivalenza di significato perfetta. I geoomonimi sono parole uguali che a seconda dell’area geografica assumono un significato diverso.

Tecnicismi

I tecnicismi, dal punto di vista del significato, sono caratterizzati dalla monosemia, ossia un significato unico e condiviso, mentre le parole comuni sono polisemiche, ossia possono avere più significati. I tecnicismi devono essere comprensibili a livello internazionale, con i dovuti adattamenti per rispettare le regole foniche della lingua. Sono circa la metà del vocabolario esteso e si possono creare in 3 modi:

  • Prendendo il termine in prestito da altre lingue;
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elena.pandi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Internazionali di Roma – UNINT o del prof Pizzoli Lucilla.
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