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Testo e sintassi

La prospettiva testuale

Le stesse frasi che sono unità d'analisi autonomi e compiute dal punto di vista del significato, non esistono come entità astratte ma prendono vita nel momento in cui sono calati in un contesto. Una frase, collocata in un contesto comunicativo e dotata di significato prende il nome di enunciato. Il testo è un atto linguistico realizzato in forma orale, scritta o trasmessa. Dal punto di vista cognitivo, per interpretare un testo dobbiamo interagire attività di segno opposto: da un lato compiamo delle operazioni di decodifica, grazie alle quali compiamo le unità più piccole in unità via via maggiori, dall’altro compiamo delle operazioni di interferenza che ci aiutano a comprendere meglio il significato del testo. Anche le anafore associative contribuiscono a garantire la coesione. Con esse si stabilisce un rapporto tra punto di attacco e forme di ripresa di tipo un po’ diverso.

“Sono andato allo stadio a vedere la partita di calcio della mia squadra del cuore. Gli spalti erano pieni, anche le curve, i cori più divertenti del solito e alla fine del primo tempo il capitano ha salutato i tifosi.”

Ascoltando ciò, grazie alle nostre conoscenze del mondo, attiviamo una determinata cornice (o frame), in questo caso partita di calcio, grazie alla quale chi parla può dare per noti alcuni elementi tipicamente associabili a questa situazione (i tifosi, gli spalti, le curve, i cori, il capitano ecc.) e inserirli nel testo come elementi noti, senza doverli spiegare. Tra l'elemento che attiva la cornice e i singoli referenti cha associamo ad esso esiste una relazione semantica di inclusione: il termine generale è definito olonimo, i referenti particolari che ad esso abbiniamo sono definiti meronimi.

I rinvii possono rimandare anche al piano extratestuale. Immaginiamo che Carla, andando a casa di Maria e osservando le zucchine che spuntano dalla busta della spesa, dica:

“Dove le hai comprate?”

In questo caso il pronome “le” non è interpretabile rimanendo all'interno del testo, ma ha bisogno di un ancoraggio esterno. Si attiva cioè un rinvio deittico cioè dal testo a un elemento della realtà extralinguistica. Io, qui e ora sono i tre parametri fondamentali del riferimento deittico e costituiscono il campo indicale, cioè definiscono le coordinate spazio-temporali in cui si realizza la comunicazione. Il campo indicale si definisce ulteriormente attraverso l'orìgo cioè l'orizzonte visuale del parlante. Con l’orìgo si definisce il qui e l'ora, cosa è vicino e cosa è lontano nello spazio.

Le fondamenta del testo: coerenza e coesione

Un testo può svolgere la sua funzione comunicativa se gli si può attribuire continuità di senso (questa caratteristica prende il nome di coerenza) e se è ben formato dal punto di vista delle relazioni grammaticali (coesione). I connettivi contribuiscono alla coesione perché esplicitano il rapporto di senso tra due segmenti di testo.

Il ruolo del contesto

Per interpretarla ricorriamo a due livelli distinti di informazioni contestuali: il contesto situazionale, cioè il fatto che condividiamo con chi parla il luogo e il tempo dell’enunciazione. Il contesto linguistico (o cotesto) è costituito da ciò che è presente (prima o dopo) nel testo: siamo in grado di decodificare il pronome lo perché si riferisce a un elemento del cotesto precedentemente menzionato (il tavolo). L'interpretazione è poi resa possibile dal fatto che esistono altre conoscenze condivise, di tipo enciclopedico, cioè la nostra conoscenza del mondo.

Contenuti impliciti ed espliciti

Possiamo distinguere nell'ambito dei significati impliciti tra presupposizioni, implicazioni e inferenze. Le presupposizioni si hanno quando una certa informazione è ricavabile sulla base del significato di uno degli elementi della frase:

  • Un cugino di Marco lavora a Londra
  • Andrea ha smesso di fumare

Se riflettiamo sul significato delle frasi vediamo che in (a) il termine cugino obbliga a presupporre che (almeno) uno dei genitori di Marco abbia (almeno) un fratello o una sorella e che questo/a abbia (almeno) un figlio maschio; in (b) la presenza di smettere obbliga a presupporre che in precedenza Andrea abbia fumato. Le presupposizioni, a differenza di altri significati impliciti, sono integrazioni obbligatorie del significato del testo veicolate da precisi elementi lessicali come cugino e smettere, che prendono il nome di attivatori di presupposizione. Dico La bicicletta di Sergio è rossa si presuppone che Sergio possegga una bicicletta.

Le implicazioni ci consentono di attivare significati impliciti del testo a partire dalla nostra conoscenza del mondo e da eventuali elementi linguistici.

  • Marco aveva fame e ha mangiato.
  • Marco aveva fame e non ha mangiato.

In entrambi i casi abbiamo due proposizioni collegate per mezzo della congiunzione coordinativa e, che non ci dice molto sul rapporto logico tra i due segmenti che unisce. Sulla base delle nostre conoscenze extralinguistiche per attribuire a (a) e (b) continuità di senso ipotizziamo nel primo caso una relazione di causa-effetto tra i due segmenti, nel secondo caso una relazione di causa-effetto disattesa. L'emittente può aiutare il ricevente a formulare la corretta implicazione inserendo degli aiuti linguistici. “poiché” è un connettivo che segnala un rapporto causale, “anche se” un rapporto concessivo. In assenza di contesto, per interpretare una frase come “Anche se aveva fame, Marco non ha mangiato le patatine” siamo costretti a fare delle ipotesi (Marco odia le patatine? è a dieta? è allergico a uno degli ingredienti?). Le implicazioni valide in assoluto, cioè indipendentemente dal contesto, sono chiamate implicazioni convenzionali. Le implicazioni valide entro determinate condizioni contestuali sono chiamate non convenzionali.

Le inferenze costituiscono dei ragionamenti probabilistici che sulla base della nostra conoscenza del mondo e a partire da una o più premesse ritenute vere, ci consentono di ricavare una conclusione statisticamente vera.

Anafora, catafora, deissi

Dal testo si diparte una fitta rete di rinvii sia verso altri luoghi del testo sia verso il contesto esterno. I rinvii interni sono solitamente realizzati per mezzo di pronomi e possono essere orientati verso sinistra (come in 8) o verso destra (come in 9), ossia verso ciò che precede o ciò che segue nel testo:

  • Prendete una grande zucchina rotonda e tagliatela a fettine.
  • Dopo averla sbollentata, adagiate la grande zucchina rotonda sul fondo di una teglia.

In (8) abbiamo un rinvio anaforico, cioè la forma di ripresa si riferisce a un elemento precedentemente menzionato; in (9) abbiamo un rinvio cataforico cioè la forma di ripresa si riferisce a un elemento non ancora menzionato. L'elemento a cui si riferisce il pronome si chiama punto d'attacco (o antecedente).

I rinvii anaforici assicurano la continuità (o la discontinuità) del riferimento, cioè consentono di capire se in un testo stiamo continuando a parlare dello stesso referente o no. Il rinvio anaforico può essere realizzato per ripetizione o sostituzione. La categoria morfologica più utilizzata per la sostituzione è quella dei pronomi. La sostituzione lessicale si afida invece a clementi dosi, di significato e può essere realizzata per mezzo di sinonimi, iperonimi (quesi animali) o perifrasi sinonimiche (del suo fratello selvaggio; del nostro amico): Distinguiamo quindi tra sostituzione pronominale e lessicale. La sostituzione pronominale e quella lessicale svolgono lo stesso compito, ma non sono del tutto equivalenti. La sostituzione pronominale instaura un rapporto puramente referenziale tra due elementi, cioè ci dice che il pronome x ha come punto d'attacco un certo elemento. La sostituzione lessicale instaura un rapporto sia referenziale sia semantico tra punto d'attacco ed elemento anaforico, cioè consente non solo di riprendere un referente testuale, ma anche di aggiungere a esso ulteriori informazioni. La sostituzione lessicale consente perciò una ridistribuzione del carico informativo fra punto d'attacco e anafora. Quando la forma di ripresa arricchisce l'antecedente sul piano connotativo si parla di anafora valutativa. Fra i sostituiti lessicali rientrano gli incapsulatori anaforici: si tratta di forme nominali che «inglobano, come se si trattasse di una capsula, porzioni del testo precedente».

Anche le anafore associative contribuiscono a garantire la coesione. Con esse si stabilisce un rapporto tra punto di attacco e forme di ripresa di tipo un po' diverso.

“Sono andato allo stadio a vedere la partita di calcio della mia squadra del cuore. Gli spalti erano pieni, anche le curve, i cori più divertenti del solito e alla fine del primo tempo il capitano ha salutato i tifosi.”

Grazie alle nostre conoscenze del mondo, attiviamo una determinata cornice (o frame), in questo caso partita di calcio, grazie alla quale chi parla può dare per noti alcuni elementi tipicamente associabili a questa situazione e inserirli nel testo come elementi noti, senza doverli spiegare. Tra l'elemento che attiva la cornice e i singoli referenti cha associamo ad esso esiste una relazione semantica di inclusione: il termine generale è definito olonimo, i referenti particolari che ad esso abbiniamo sono definiti meronimi.

I rinvii possono rimandare anche al piano extratestuale. Immaginiamo che Carla andando a casa di Maria e osservando le zucchine che spuntano dalla busta della spesa dica: “Dove le hai comprate”

In questo caso il pronome “le” non è interpretabile rimanendo all’interno del testo, ma ha bisogno di un ancoraggio esterno. Si attiva cioè un rinvio deittico, cioè dal testo a un elemento della realtà extralinguistica. Io, qui e ora sono i tre parametri fondamentali del riferimento deittico e costituiscono il campo indicale, cioè definiscono le coordinate spazio-temporali in cui si realizza la comunicazione. Il campo indicale si definisce ulteriormente attraverso l'orìgo cioè l'orizzonte visuale del parlante. Con l’orìgo si definisce il qui e l'ora, cosa è vicino e cosa è lontano nello spazio e nel tempo.

La distribuzione dell’informazione

La porzione di enunciato che svolge il ruolo di punto di partenza per la comunicazione costituisce il tema, quella che aggiunge ulteriori informazioni, cioè assicura all'enunciato la funzione predicativa, svolge il ruolo di rema. Di solito il tema coincide con informazioni già note, il rema con informazioni nuove. “Il corriere ha consegnato un pacco in portineria.”

Si può sottoporre a tre tipi di analisi, che ne individuano rispettivamente la struttura tematica, cioè il tema e il rema dell'enunciato; la struttura delle conoscenze, cioè quali informazioni sono date e quali nuove; la struttura logico-sintattica, cioè la funzione degli elementi che la compongono (soggetto, predicato, complemento oggetto). La struttura logico-sintattica è invariabile; ciò significa che nell'enunciato in questione il corriere, un pacco e in portineria svolgono rispettivamente il ruolo di soggetto, complemento oggetto e complemento di luogo in qualsiasi contesto. La struttura tematica e la struttura delle conoscenze sono invece variabili. Favoriamo la contestualizzazione delle frasi immaginandole come risposta a domande: Nel primo caso l'enunciato si presenta, dal punto di vista di chi pone la domanda, come interamente nuovo; nel secondo si presuppone come noto il corriere; nel terzo si presuppongono come noti il corriere e il fatto che abbia consegnato un pacco.

Il sintagma

I sintagmi sono sequenze lineari diverse per estensione e per stratificazione interna tuttavia sono accomunati da alcune proprietà. Elenchiamo le principali:

  • Sono intercambiabili: Maria/ La ragazza/ La ragazza bionda/La ragazza bionda di Milano legge un libro/ un libro di storia\ un libro di storia medievale, ottenendo in ogni caso frasi ben formate e dotate di senso;
  • Costituiscono un'unità sintattica coesa: i sintagmi sono spostabili entro certi limiti all'interno della frase, ma se si spostano lo fanno tutti insieme: legge un libro, Maria, oppure legge un libro, la ragazza bionda di Milano;
  • Possono essere enunciati in isolamento, cioè in determinati contesti possono costituire frasi autonome, per esempio in risposta alle domande Chi legge un libro? Che cosa legge Maria?

Oltre ai sintagmi nominali e verbali, esistono sintagmi aggettivali (SA, per es. sono orgoglioso delle sue vittorie), sintagmi preposizionali (SP, Maria gode di ottima salute), sintagmi avverbiali (SAVV, Maria ha mangiato molto velocemente). L'elemento più importante è la testa, che dà il nome al sintagma e gli assegna le funzioni sintattiche: per es. la testa di un SN è un nome e il SN può svolgere il ruolo di soggetto o oggetto; la testa di un SV è un verbo e il SV svolge la funzione di predicato verbale. Gli elementi che accompagnano la testa sono chiamati modificatori, o complementi.

Struttura del sintagma e ordine dei costituenti

(23) Il convegno internazionale di oftalmologia si terrà la settimana prossima. I modificatori si collocano dopo le rispettive teste: i modificatori precedono le teste.

(24) The international ophtalmology meeting will take place next week. Le lingue come l'italiano e le altre lingue romanze, in cui la testa precede i modificatori, sono chiamate a costruzione progressiva. Le lingue come l'inglese e il tedesco, che presentano l'ordine modificatore + testa sono chiamate a costruzione regressiva.

La tipologia basata sull'ordine dei costituenti si manifesta primariamente a livello di struttura del sintagma e degli elementi nucleari della frase semplice, ma può interessare anche altri livelli d’analisi. L'italiano rappresenta abbastanza bene il tipo a costruzione progressiva: 1. nella collocazione degli elementi nei composti: i modificatori sono collocati generalmente dopo la testa (capotreno) 2. nella collocazione dei modificatori del nome nel SN (l’amica genovese di Marco) 3. nella collocazione dell'oggetto e degli altri argomenti del verbo interni al SV (ho mangiato una mela) 4. nella collocazione delle frasi nel periodo.

La frase semplice

Dal punto di vista logico la frase assolve a una funzione predicativa, cioè serve a dire qualcosa a proposito di qualcos’altro: è un complesso intreccio di rapporti. Nella frase sono individuabili tre livelli distinti:

  • La struttura tematica,
  • La struttura delle conoscenze,
  • La struttura logico-sintattica.

Un sintagma può contenerne altri: per es. nella frase La ragazza di Milano legge un libro di storia il SN la ragazza di Milano contiene un SP (di Milano), il SV legge un libro di storia contiene un SN (un libro), che a sua volta contiene un SP (di storia). I sintagmi che ne contengono altri sono definiti complessi. I sintagmi contenuti in sintagmi complessi sono chiamati incassati. Un diverso modello di analisi della frase è basato sulla struttura argomentale del verbo. Questa prospettiva di analisi considera il verbo l'elemento centrale della frase, in grado di legare a sé gli altri elementi. Per spiegarla si può ricorrere a una metafora presa a prestito dalla chimica: come i singoli elementi chimici sono caratterizzati da una valenza, cioè dal numero di elettroni necessari per saturare gli orbitali intorno al nucleo e renderlo «stabile», così nella frase c'è bisogno di un certo numero di argomenti per saturare il significato del verbo, cioè per dar luogo a un'espressione di senso compiuto. In italiano il numero degli argomenti può variare da zero a tre. Esistono verbi zerovalenti, che formano da soli frasi autonome (per es. i verbi meteorologici) verbi monovalenti, che necessitano di un soggetto (Marco corre), verbi bivalenti, che hanno bisogno di un soggetto e di un oggetto (Marco legge un libro) o di un soggetto e un complemento indiretto (Marco abita a Milano), verbi trivalenti che necessitano di un soggetto, un oggetto e un oggetto indiretto (Marco dà un consiglio a Paolo). Il verbo e i suoi argomenti costituiscono il nucleo della frase, la sua configurazione minima obbligatoria. Attorno a questo nucleo si possono aggiungere ulteriori elementi. Gli elementi esterni del nucleo sono definiti circostanziali e possono essere distinti sulla base della loro portata cioè del fatto che modificano e integrano il significato di un sintagma (in 27) o dell'intera frase (in 28):

  • Marco ha tagliato le verdure col coltello di ceramica.
  • Alle sette di sera Marco ha tagliato le verdure col coltello di ceramica.

Gli elementi nucleari tendono a occupare posizioni fisse: il soggetto precede il verbo, l'oggetto segue il verbo. Analogamente i complementi di tempo, che di solito sono circostanziali, possono avere funzione di argomento con verbi che esprimono durata: Il concerto è durato due ore (argomento) / Marco ha corso nel parco (per) due ore (circostanziale). Sintassi e testo cooperano all'assegnazione del senso.

Il soggetto

Il soggetto è l'elemento della frase che si accorda col predicato e lo precede. L'italiano è infatti una lingua a costruzione progressiva: l'ordine non-marcato è S(oggetto) V(erbo) O(ggetto). Non è una regola assoluta, appena visto il caso di A Giulia piace la pizza. In fine è possibile, per ragioni prag.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

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