Karen Blixen
La vita (1885-1962)
Karen Christentze Dinesen nacque nel 1885 in una piccola città al nord di Copenaghen, in Danimarca, dove ricevette una formazione luterana. Fin da piccola viaggiò molto con il padre; proprio grazie a questa esperienza conobbe più da vicino la relazione degli occupati del Nord America e gli indigeni. Infatti, in molte opere, la scrittrice mette in luce gli errori commessi dagli Occidentali, identificandosi con l'Altro. Gli anni della formazione influenzarono molto gli aspetti caratteriali e la sua visione del mondo. Furono infatti anni segnati dall'imprinting culturale e dalla precisa gerarchia sociale e culturale, poiché grazie alla sua formazione si poté collocare nell'alta aristocrazia, seppure decadente, dove le fu permesso di guardare con occhi diversi tutta l'altra parte della società che non rientrava nel segmento aristocratico. Il suo è uno sguardo consapevole, sempre rivolto all'altro. Forse è anche per questo motivo che la scrittrice usò, lungo tutta la vita, pseudonimi, di cui il primo, Osceola, e il più famoso, Karen Blixen. Utilizzò anche Isak Dinesen, nome ebraico che la scrittrice sfruttò come ossimoro: Isak infatti corrisponde a Isacco, l'agnello sacrificale, mentre Dinesen è il cognome familiare ereditato di appartenenza aristocratica, che la scrittrice sfrutterà mettendola sempre al servizio dei più deboli.
L'esperienza in Africa, durata dal 1913 al 1931, e più precisamente in Kenya, allora ancora sotto l'impero britannico, oscurò il primo periodo di formazione danese. La scrittrice vi si recò per un progetto di auto-realizzazione in una visione antagonistica di quello che era stata la sua esperienza aristocratica in Europa. Qui, insieme al cugino, che poi sposò, acquistò una piantagione di caffè. Questa esperienza la mise ancora una volta al servizio dei più deboli. Tuttavia, nel 1925, dopo aver divorziato dal marito, il quale la tradì e fuggì, la scrittrice rimase sola a dirigere la piantagione. A seguito di una grave crisi del mercato del caffè, ritornò nel 1931 in patria, dove rimase fino al 1962, quando morì a causa della sifilide, malattia che le aveva trasmesso il marito. Nonostante nel corso della sua vita compì molti viaggi in America e visse una vita sociale intensa come ospite di salotti letterali e interviste televisive, non tornò mai più in Africa, anche se il suo amore per il paese non la abbandonò mai, tanto che su di esso scrisse la sua opera più famosa, La mia Africa (1937).
Il pranzo di Babette (1950)
Il racconto fu pubblicato per la prima volta nel 1950 in Ladies Home Journal e poi nella raccolta Capricci del destino del 1958. Come la quasi totalità delle sue opere, questo racconto fu scritto prima in inglese e poi tradotto dalla scrittrice stessa in danese.
Titolo
Il titolo in italiano non corrisponde perfettamente a quello originale inglese, Babette’s Feast, né a quello successivo danese, Babettes gæstebud. Nell'originale, infatti, “feast” fa riferimento piuttosto a un pasto speciale, preparato con ottime pietanze e dedicato a molti ospiti, quasi fosse una festa celebrativa, come nel caso del racconto. Oltre al fatto che in italiano tutto ciò viene “semplificato”, nel racconto si parla di una cena, non di un pranzo con il quale si intende un pasto che avviene prima del pomeriggio.
Sinossi
In un piccolo villaggio norvegese, chiamato Berlevaag, ha luogo la vita quotidiana della piccola congregazione luterana locale, attraverso le vite puritane delle sorelle Martina e Filippa, figlie di un decano protestante che ha insegnato loro a vivere una vita dedicata al prossimo. Un giorno, alla porta di casa delle sorelle, cerca rifugio una giovane donna francese, Babette Hersant, fuggita da Parigi perché considerata rivoluzionaria. Qui Babette vi si trasferisce, dedicandosi alla cura della casa e del prossimo. Un giorno però, Babette riceve a sorpresa una cospicua vincita di 10.000 franchi. Invece che usare i soldi per tornare in Francia, come tutti si aspettano, Babette decide di organizzare una cena per le sorelle e gli abitanti del villaggio in onore del centesimo anniversario dalla nascita del padre delle due. Babette, che si scoprirà essere una cuoca eccellente, userà tutte le sue abilità di artista, e i suoi soldi, per preparare piatti inebrianti, che sedurranno e faranno risvegliare i sensi dei partecipanti, abituati a vivere una vita priva di piaceri.
Nomi
La protagonista è Babette, soprannome di Elisabe...
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