Verso un nuovo mondo
Il XV secolo
Il XIV secolo in Castiglia fu segnato dalle lotte e dalla debolezza dei sovrani. La situazione non migliorò con la morte di Enrique III (1406) in quanto sia Juan II che Enrique IV dovettero scontrarsi con Fernando I di Aragona (1412-16) e Juan II di Aragona e Navarra (1458-79) che partecipavano alle guerre civili come nobili di questo regno. Il potere della nobiltà andava aumentando e decadeva il prestigio della monarchia: nel 1480 quasi più della metà delle rendite dello Stato appartenevano alla nobiltà. I Re Cattolici dovettero porre fine a questi abusi. Fernando, fratello di Enrique III e duca di Peñafiel, ottenne in breve tempo un enorme prestigio militare per la conquista di Antequera (1410). Ma l’elezione dei compromissori di Caspe (1412) trasformò in re d’Aragona colui che fino ad allora era stato reggente di Castiglia (Ferdinando di Antequera).
L’influenza di don Alvaro de Luna sul giovane re castigliano e gli sforzi fatti per farlo allontanare dall’alta nobiltà costituiscono una delle cause sfruttate dai nobili per mantenere una continua tensione con il re per quasi 20 anni. Nel 1453 Don Alvaro fu vittima dell’unione dell’alta nobiltà (guidata dal marchese di Santillana) con Isabella di Portogallo, seconda moglie di Juan II. Il potere raggiunto dagli aristocratici durante le guerre contro il re è più evidente sotto il regno di Enrique IV (1454-74) il quale diventa vittima delle manovre di corte fino al punto di vedersi obbligato a riconoscere come erede il fratello Alfonso di fronte al fatto che la figlia Juana viene allontanata da corte in quanto sospetta di non essere figlia del re.
La morte di Alfonso (1467) portò i nobili a nominare Erede Isabella, sorellastra di Enrique IV e il re ad accettare l’imposizione (1468). Sotto la corona di Castiglia le ribellioni contadine acquistano rilievo solo in Galizia (1467-69). Tali rivolte porteranno Enrique IV a combattere contro i nobili e vincerli nella battaglia di Olmedo (1445) ma i nobili mantennero il loro atteggiamento. Il matrimonio di Isabella con don Fernando, erede di Aragona (1469) spinse Enrique IV a nominare successore la figlia Juana provocando una nuova guerra civile (1470) che finirà con la morte del monarca (1474) e la proclamazione di Isabella I regina di Castiglia.
Il regno dei Cattolici
Il regno dei Cattolici (1479-1516) di Isabella I di Castiglia e Fernando II di Aragona mette fine alla crisi politica imponendo l’autorità reale sugli interessi nobiliari. Le corti di Toledo (1480) obbligarono i nobili a restituire alla Corona tutte le terre di cui si erano impadroniti dal 1464 mentre venne loro consentito di conservare le terre acquisite prima di tale data. L’unione di Castiglia e Aragona insieme all'unità del territorio fanno della Spagna uno stato moderno con monarchia forte.
Come conseguenza delle epidemie del XIV secolo la Castiglia era riuscita a imporsi economicamente sul resto del regno peninsulare. La lana di Castiglia era diventata una fonte di ricchezza tuttavia i proprietari di greggi usufruirono di tale ricchezza per l’acquisto di generi di lusso quali tessuti, quadri ed oreficeria. Il regno di Granada risenti della scarsità dell’oro proveniente dall’Africa in quanto i Portoghesi avevano aperto nuovi centri sulla costa africana accaparrandosi buona parte del commercio. La creazione di nuove strade per il trasporto delle mercanzie e la ricerca di centri produttori di spezie e altri beni di lusso spinsero portoghesi e castigliano-aragonesi sul mare, originando nuove scoperte tra le quali quella del continente americano (1492).
Nel 1410 ci fu la presa di Antequera da parte dell’infante don Fernando (futuro re di Aragona). Ma sotto il Re Cattolici questo processo avrà fine con la conquista di Ronda (1485), Málaga (1487), Almería (1489) e Granada (1492).
La situazione degli ebrei e dei musulmani
Gli ebrei e i mudejares vennero accusati da tutti responsabili dei problemi: nelle corti di Valladolid (1405) fu loro imposto un distintivo sugli abiti e nel 1412 fu emanato un ordinamento con il quale si inasprirono le leggi nei confronti di musulmani ed ebrei nel territorio castigliano. Tutto ciò sommato all’intransigenza mise in moto il tribunale dell’Inquisizione (1480) sotto il regno dei Re Cattolici con l’espulsione degli Ebrei (1492) e dei mudejares granadini (1502), la conversione forzata del resto dei mudejares (1510) e le repressioni contro i moriscos (1512). A ciò si aggiunse l’ossessione nei confronti dell’accertamento della limpieza de sangre mediante statuti che potessero verificare la discendenza e che furono lo strumento di una vera e propria discriminazione razziale: non si era cristiani, ebrei o musulmani per un atto di fede, ma in base al “sangue” e chiunque avesse avuto una discendenza “impura” veniva discriminato attraverso il divieto d’accesso alle più prestigiose università spagnole, alle cariche pubbliche, agli ordini religiosi di francescani, domenicani e gesuiti per poi infine essere espulso.
Nonostante le persecuzioni gli Ebrei mantennero un’attività culturale importante. Come testimonianza a ciò vi è la compilazione dei Dichos de sabios da parte di De Ucles che costituisce la prova dell’attività degli ebrei, infatti Mosheh Arragel ricevette l’incarico da don Luis Guzman di tradurre la Bibbia. Per tradurre il testo in castigliano affidò prima il lavoro a Juan de Zamora e poi ai maestri del convento di san Francisco di Toledo che esaminarono la correzione del suo lavoro per 8 mesi. Questa versione della Bibbia, conosciuta come Biblia de Alba, fu terminata nel 1430.
La figura di Mosheh serve anche per verificare come nell’ambiente dei Mendoza di Guadalajara vi fossero comunità ebraiche. Vincolato agli Ebrei di Zamora fu Abraham Zacut, uno dei più rappresentanti sostenitori della tradizione astronomica ebraica. Anche lui scrisse opere in ebraico che vennero tradotte in latino e nel caso della versione dell’Almanach, il Tratado de las influencias del cielo fu tradotta in castigliano.
Le lettere catalane del XV secolo
Le lettere catalane del XV secolo sono caratterizzate dalla poesia del valenciano Ausias March e dei suoi imitatori. Intanto, il regno di Valencia gode di grande prosperità e la stessa capitale si è trasformata nel centro economico del commercio marittimo dove fioriscono numerosi poeti che scrivono in catalano o in castigliano in quanto la regina Maria di Castiglia aveva stabilito la corte nella città levantina.
La narrativa catalana spicca di più per i libri di cavalleria come l’anonimo Curial y Guelfa ambientato in Italia e che mostra di essere stato influenzato da Boccaccio o come Tirant lo Blanc iniziata da Martorell nel 1460 è conclusa da De Galba che la stampò nel 1490. Essa costituisce un anello della catena che dai primi libri di cavalleria porta al Quijote.
Cultura e umanesimo
Già dagli inizi del XV secolo si apprezza lo sforzo di alcuni intellettuali castigliani di dominare il latino e l’insieme degli studia humanitatis (grammatica, retorica, poetica, storia e filosofia morale); si tratta di studiosi che si sono formati fuori dal regno castigliano, a Barcellona e che hanno frequentato le aule universitarie di Salamanca. Non si può definirli umanisti, essi stavano preparando il terreno per la generazione successiva e diventano un’abitudine le prolungate permanenze a Roma, Firenze e soprattutto Bologna, cosa che permette ai più giovani una formazione più profonda.
Bisognerà aspettare qualche anno prima che De Nebrija riformi definitivamente gli studi latini con il proposito di allontanare tutta la barbarie esistente nel regno. Il fatto culturale più significativo del XV castigliano è l’accesso dei laici alle lettere: già Alfonso Martinez di Toledo segnala nel Corbacho (1438) che le donne erano portate a leggere opere poco edificanti, anche i nobili cominciarono a dilettarsi con la lettura e a formare le prime biblioteche personali.
Uno degli esempi più antichi è don Pero Lopez de Ayala, gran cancelliere di Castiglia, che si fece tradurre dal francese testi latini come le Decadi di Tito Livio o il De casibus virorum illustrium di Boccaccio. Ayala fu uno dei molti nobili desiderosi di nuove letture ma se ne possono ricordare altri come Enrique de Villena, i conti di Haro e di Benavante, i Ribera sivigliani (governatori dell’Andalusia).
Nuño de Guzmán fu uno degli agenti del marchese di Santillana per il quale fece copiare, tradurre o comprare numerosi libri oltre ad aver formato una propria biblioteca. Erano i timidi passi dell’Umanesimo che arrivava in Castiglia.
Il XV secolo è caratterizzato dal fiorire dei Cancioneros, dallo sviluppo dei libri di cavalleria e dalla nascita di altre forme narrative come le finzioni sentimentali: si tratta di tre espressioni di uno stesso fatto ovvero la risposta dell’aristocrazia alla crisi dei valori che l’avevano sostenuta nei secoli precedenti. I cavalieri non possono quasi più occuparsi di guerra, è nata la burocrazia in cui nemmeno i nobili hanno un gran peso e sul versante economico la borghesia e i commercianti sono riusciti a superare buona parte dei cavalieri. Ricordano con rimpianto l’età dell’oro della cavalleria e nasce l’imitazione della poesia feudale e l’ammirazione per i cavalieri erranti.
I nuovi modelli letterari confluirono nel profondo cambiamento che si produsse con la salita al trono dei Re Cattolici: la conquista di Granada, la scoperta dell’America, la lunga decadenza della poesia dei Cancioneros e la trasformazione dei libri di cavalleria e delle finzioni sentimentali. Ma alcuni nobili disprezzavano lo studio anche delle materie più utili e consideravano tutta la Spagna (in particolare Castiglia) un paese di barbari. L’inimicizia di parte della nobiltà porta i difensori dei libri e dello studio a giustificare il proprio atteggiamento: l’argomento topico “le armi e le lettere” sarà difeso da Enrique de Villena, Juan de Lucena, Fernán Pérez de Guzmán e da altri nobili delle corti di Juan II e dei Re Cattolici e acquisterà una chiara rappresentazione scultorea nel Doncel della cattedrale di Sigenza.
L'umanesimo o pre rinascimento
È un'epoca di transizione e svolta antropologica. La ragione è vista come pilastro nell’educazione umana (valore assimilato dal Rinascimento italiano: Poliziano, Marsilio Ficino; in Nord Europa da Erasmo). I valori dell’humanitas sono: ragione, memoria, curiosità, prudenza, culto per il bello e il sapere. Vi è una visione egocentrica con usi e costumi del passato, le cosiddette “idee ricevute”; emerge la scolastica (uso di un latino deturpato, senza stile, né eleganza, logica ferrea e come pietrificata – “logomaquia” – ammirazione acritica per l’autorità (Aristotele).
1492: invenzione della stampa, aumenta il peso della cultura nella vita politica. Si diffonde il Mecenatismo (del papato, delle repubbliche marinare, dei re, dei potenti di turno dai Duchi d’Alba al cardinal Cisnero). Sviluppo delle traduzioni:
- 1420: Villena traduce la Rhetorica ad Herennium e Alfonso de Cartagena il De inventione di Cicerone.
- Il Marqués de Santillana (1398-1458) si fa promotore di traduzioni al castigliano di Virgilio, Ovidio, Seneca ecc.
- Juan de Mena fu un latinista illustre.
La prosa
Agli inizi del XIV secolo appare una prima opera di finzione, il Libro del cavallero Zifar, scritto in prosa che ostentava una credibilità presa in prestito dalla storiografia. La prosa veniva utilizzata per raccontare fatti realmente accaduti. Così durante il XIV secolo e ancor più nel XV la prosa verrà coltivata da storiografi e romanzieri che si vogliono assicurare la credibilità meritata dalla storiografia. Continueranno a scrivere in prosa anche gli autori di testi scientifici, i creatori o ricreatori di racconti, i traduttori e spesso anche i poeti nei prologhi o nei commenti che accompagnano le loro opere. La prosa guadagna terreno grazie all’accettazione di un nuovo genere, il romanzo.
Il racconto
El conde Lucanor di don Juan Manuel grazie all’esistenza di una struttura ben definita basata sul dialogo tra Lucanor e Patronio e il fine pratico contenuto in ogni racconto del libro rendono evidente la concezione unitaria dell’opera. Una delle maggiori differenze tra don Juan Manuel e il suo contemporaneo Boccaccio è la seguente: don Juan Manuel continua una tradizione mentre Boccaccio apre nuove prospettive. Di conseguenza, in Castiglia il racconto sarà vincolato alla predicazione: le narrazioni si raggruppano seguendo un ordine (tematico, alfabetico) per facilitare l’uso dei sermoni. In questa tradizione si inserisce l’anonimo libro Libro de los gatos e con un titolo enigmatico il termine gatos peraltro un’opera di scarsa originalità che segue da vicino le Narrationes di Oddone di Cheriton. Anche il Libro de los exemplos por a.b.c. di Clemente Sánchez de Vercial ha lo stesso filone. Il testo riunisce 547 racconti in ordine alfabetico. È possibile che l’intenzione del compilatore fosse quella di riunire in un solo libro tutte le raccolte di racconti di sua conoscenza.
Il rapporto tra sermoni e racconti è evidente in opere come il Viridario di de Benavente o nel Corbacho di Di Toledo strutturato come un sermone contro la lussuria che si divide in quattro parti: problemi causati dall’amore carnale, vizi delle donne, atteggiamenti delle persone in generale rispetto all’amore e rapporto esistente tra gli astri e la disponibilità amorosa.
L’abbondanza di proverbi e racconti rende l’opera più interessante.
La storiografia
Alfonso X aveva segnato l’inizio della storiografia in castigliano. Il modello alfonsino sarà seguito, imitato o rielaborato da numerosi autori nel corso dei secoli XIV e XV. Tuttavia, la principale differenza rispetto ad Alfonso X dipende dal fatto che il re Saggio aveva voluto dare una chiara struttura e interpretazione all’insieme degli avvenimenti. Adesso gli storiografi e i cronisti vanno poco più in là della semplice narrazione dei fatti più rilevanti senza altre preoccupazioni.
In questa raccolta emerge l’anonima Gran Cronica di Alfonso XI con l’intenzione di giustificare i fatti del sovrano. Succede qualcosa di simile con le cronache di don Pero Lopez de Ayala con la differenza che l’autore è protagonista dei fatti che narra, elaborati in funzione dei propri interessi e di quelli dell’alta nobiltà partigiana dei Trastamara. È probabile che con il passare del tempo riducesse il proprio protagonismo trasformandosi in un testimone muto e anche invisibile.
Continuatore dell’opera di Ayala fu Alvar Garcia de Santa Maria. Il cronista cerca di narrare tutto ciò di cui è stato testimone per incarico del reggente don Fernando de Antequera. Tuttavia, lo stesso Juan II scrisse una cronaca sul suo signore dopo la morte di costui. Il Regno di Enrique IV è stato caratterizzato dai continui tentennamenti del monarca e dall’imposizione finale di Isabella come erede della corona rispetto a Juana (la Beltraneja). Saranno pochi gli autori che resteranno fedeli a Enrique IV. Più numerosi furono coloro che si schierarono dalla parte di doña Isabella come Alfonso Valencia, incaricato prima come segretario di lettere latine di Enrique IV e infine cronista della regina Isabella. Imitatore di Alfonso di Valencia fu Diego de Valera che diventò consigliere dei Re Cattolici durante gli ultimi anni della sua vita.
Tutta l’opera di Diego de Valera è indirizzata a un pubblico ben definito, i membri della corte capaci di apprezzare l’abilità versificatoria o gli insegnamenti militari. Ma risalta specialmente come storiografo: il suo Memorial de diversas hazañas si preoccupa più di raccogliere gli avvenimenti rilevanti dal suo punto di vista. Introduce varie materie come la presenza di elementi fantastici e meravigliosi. Con la salita al trono dei Re Cattolici la storiografia assume un aspetto da panegirico permettendo all’autore di dare spazio alle sue opinioni completando così un processo di filiazione umaniste iniziato da Alfonso de Valencia. Il più genuino rappresentante dei nuovi tempi sarà Hernando del Pulgar, persona di fiducia dei Re Cattolici; la sua Cronica mostra il trionfo dei modelli umanistici con l’inclusione di abbondanti riflessioni.
L’importanza acquisita dalla storiografia portò all’apparizione di sottogeneri di carattere pseudo storico o di carattere storico come le biografie di personaggi celebri in relazione con lo spirito umanistico. Inoltre, l’influenza degli umanisti fu decisiva. Il cancelliere Ayala è da considerare come un intermediario essenziale per la presenza di nuove forme. Non molto distanti dalle biografie troviamo le cronache individuali in cui la figura centrale non è il re ma qualche personaggio importante. Fra tutti risalta El Victorial, opera in cui De Games racconta imprese “de armas y de amores” realizzate dal suo signore Pero Niño, conte di Buelna, tra il 1404 e il 1410. Questa passione per le cronache spiega l’auge dei cronisti che nascono in relazione alla scoperta dell’America e che presto cominceranno a scrivere del Nuovo Mondo. Bisognerà aggiungere la presenza di testi in versi in cui risalta l’entusiasmo per i successi della Reconquista e l’orgoglio di sentirsi membri di una società eroica. Ruy Paez de Ribera sarà il primo rappresentante di questa tendenza con il suo decir sulla conquista di Antequera e sulla battaglia della Torre de la Matanza.
Libri di viaggi
Un altro dei generi teoricamente ispirati alla realtà e vincolati alla storiografia è quello delle narrazioni di viaggi quasi sempre più fantastiche che autentiche. Presto si tradussero in aragonese e più tardi in castigliano i due principali...
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