La familia de Pascual Duarte
Camilo José Cela
Titolo originale: “La familia de Pascual Duarte”
Autore: Camilo José Cela
1 ed. originale: 1942
1 ed. italiana: 1960
Genere: Romanzo
Biografia
Camilo José Cela nasce a (Iria Flavia, nel comune di) Padrón * (nella provincia di La Coruña; Padrón è un comune della Spagna nordoccidentale, capoluogo della provincia omonima nella comunità autonoma della Galizia. Città più popolata della Galizia), in Galizia, l’11 Maggio 1916.
Scrive poemi e alcuni articoli, e il successo arriverà solo nel 1942 con “La familia de Pascual Duarte” (romanzo realista, appartenente alla tendenza letteraria del tremendismo spagnolo ??). La sua vasta produzione abbraccia vari generi: poesia, novela (romanzo), libri di viaggi e costumi/usanze, relatos (racconti) e memorias (ricordi/memorie).
Combatte nella Guerra Civile Spagnola dalla parte nazionalista dopo la guerra si dedica al giornalismo.
Nel 1989 vince il Premio Nobel per la Letteratura e nel 1995 il Premio Cervantes.
Muore a Madrid, il 17 Gennaio 2002.
Índice
- Introducción de Adolfo Sotelo
- Cauteloso tiento sobre la personalidad del joven Camilo José Cela
- El primer Camilo José Cela y el arte de novelar
- La novela La familia de Pascual Duarte (p.61)
- Bibliografía
- La familia de Pascual Duarte
- Apéndice. La recepción de la primera edición de La familia de Pascual Duarte
Índice
Introducción de Adolfo Sotelo
Cauteloso tiento sobre la personalidad del joven Camilo José Cela
Camilo José Cela Trulock è stato uno degli scrittori spagnoli più conosciuti e prolifici del XX secolo (afamado novelista: famoso romanziere). (La sua creazione letteraria non si è limitata solo ai romanzi, ma è stato anche poeta, giornalista, saggista, autore di libri di viaggio ed è stato anche docente all'Istituto Cervantes).
Camilo José Cela è nato a Iria Flavia nella provincia di La Coruña l'11 maggio 1916.
Ernesto Giménez Caballero ha chiesto a Cela di raccontargli la sua vita e Cela in poco gli raccontò la sua vita. Nato a Padrón (la vieja Iria Flavia). Sangue misto gallego, inglese e italiano. Dopo la guerra iniziò a utilizzare un taccuino dei conti per scrivere le imprese (hazañas de) di Pascual Duarte e la sua famiglia. Gli venne un libro breve. Un romanzo autobiografico che non volle mai pubblicare. Alla fine lo stampò a Burgos con poche copie che regalava agli amici. Fino ai 9 anni cambia sempre posti spagnoli.
1 Nell’uso moderno, componimento letterario in prosa, evoluzione della forma precedente, che si diffonde dalla metà circa del 16° sec. e si afferma nella letteratura europea a cominciare dal 17° sec., raggiungendo il suo maggiore sviluppo e le più varie articolazioni nel 19° sec.: narrazione di vicende familiari o di un singolo individuo, su uno sfondo storico o di fantasia. Per lo più di media estensione, può assumere talvolta le dimensioni e i caratteri di un racconto più o meno lungo (r. breve); o essere invece assai ampio e dare la narrazione continua delle vicende di un ambiente, di una famiglia, o addirittura di più generazioni (r. fiume; r. ciclico). I tipi di r. sono distinti e denominati in rapporto ai temi dominanti, allo stile, alla struttura ecc.
2 àPadrón *Padrón fu fondata dai Romani e le diedero il nome Iria Flavia allorché Flavio Vespasiano vi installò i suoi veterani, secondo la consuetudine di congedare i legionari dal servizio militare attribuendo a loro un appezzamento di terreno delle centuriazioni dei territori conquistati. Attualmente c'è una proposta per restituire questo nome alla città, che nel periodo romano era un importante centro situato sulla strada che univa Braga ad Astorga. Ai romani seguirono i Visigoti. Fu sede episcopale nel Medio Evo fino a quando Alfonso II la trasferì a Santiago dopo il rinvenimento della tomba di San Giacomo e l'inizio dei pellegrinaggi].
Nel 1925 la famiglia di Cela si stabilisce a Madrid. Entra al collegio de los escolapios de la calle del General Porlier (da questo collegio lo espulsero per mal comportamento/indotta (ribelle)(dorme sempre, ha pochi amici e disprezza professori e alunni).
Cela in “la Rosa” mostra la sua “pubertad siniestra” y su primera juventud, assolutamente pertinenti per la comprensione di Pascual Duarte, perchè con sicurezza, il gran maestro gallego sa che l’unica cosa che non esiste è la innocenza.
[P.14 à “Por la calle …. Per le strade scopre il vagabondaggio. Non ha emozioni per la specie umana ma una infinita compassione e una simpatia senza limite per i cani, i gatti e i ragni (arañas)].
Lo scoprimento dell’adolescente Camilo Cela si chiarirà, con il tempo, in La familia de P.D., negli appunti tappetovetoniche (Apuntes carpetovetónicos), i racconti e altri libri di viaggio. Un autore che inventa un mondo di finzione deve quindi esserci stato (Cervantes, Falubert o Unamuno lo hanno spiegato), anche se lo maschera, la maschera della finzione, all’ora di farlo vedere allora viene fuori alla luce.
Il primo momento decisivo come scrittore è il 1931.
È colpito da una tubercolosi polmonare tra il 1931 e 1933 passa ore e ore di Chaise longue e crea il suo profilo di lettore, legge molto. Cerca di curarsi e tornare quindi alla vita normale.
Lettura fondamentale nella vita di Cela è Ortega.
Cela dice che inviò una copia del suo primo manoscritto a Fernando Vela “amico di suo padre, che gli ha prestato, all’età di nove anni, i volumi di “El Espectador”, di Ortega. La lettura di Ortega moralizza e chiarisce il giovane confuso da Nietzsche e demoralizzato dagli scolopi e maristi (maristas?). Cela lesse i 70 tomi della collezione intera dei classici di Rivadeneyra, stabilendo un rosario di affizioni che in La Rosa ricorda: Lope, si. Calderón no. Cervantes si…..
Altre letture sono state decisive per la creazione di Pascual Duarte. Dostoievski, Dickens e Stendhal. Alla domanda del falangista Pedro Carballo, quale preferenze ha nei romanzi mondiali, Cela risponde, senza dubbio, Dostoievski. Pensa che sia il padre del romanzo contemporaneo. Menziona Balzac, Dickens, Stendhal, Baroja como inmenso, extraordinario, ingente novelista español.
Le sue letture giovanili: I poeti medievali, gli spagnoli dei secoli XVI-XVII, Dickens, il 98 e Ortega.
Poi si spostò sui classici di Rivadeneyra e Ortega e poi Galdós, Dostoievski, Dickens, Stevensono, los franceses… à Cela habla de Baroja (p.19) el maestro lo llena de tranquilidad de conciencia el recordar a mi viejo maestro.
Nel modelo ruso, specialmente in Dostoievski, anche li si vede el ademán brioso (il gesto vivace) e il discorso energico di Nada.
A Madrid Cela studiò Medicina, poi letteratura alla Facoltà di Filosofia e Lettere e infine giurisprudenza ma la sua esperienza fu breve perché il 18 Luglio del 1936 iniziò l’esperienza più decisiva della storia spagnola di questo secolo e della vita di Cela. Il postulato fondamentale di Cela è cioè che la memoria è la fonte di dolore, e questo è assolutamente imprescindibile per la buona comprensione di Pascual. L’esperienza della guerra civile occupa più di 20 capitoli delle sue Memorias e altre due opere. Cela qualifica il tempo della guerra come “Atropellado (investito) e passionale, avventurero e abyecto (abietto), descuilibrato, che a tutti ci ha marchiato, e il suo sguardo su questo tempo come un insieme di memorie, intendimenti e volontà e non una nomina di speranza, fede e carità. Lo sguardo di Cela sulla guerra civile è uno sguardo di madureza (scadenza) con 50 anni almeno sulle spalle.
(Prof à tutto quello che lui ti descrive è la brutalità.
La cosa che ci interessa è che quando pubblica questo libro bisogna sapere che Cela era censore (era del bando nazionale, quindi aveva fatto parte della parte di Franco), lui censura i libri degli altri. E con la vittoria di Franco si trova dalla parte degli intellettuali che hanno appoggiato il regime, viene inserito a fare il censore, a cancellare le parole degli altri e i discorsi vietati, e lui stesso viene censurato e quest libro stesso viene censurato. È un condannato a morte che ti scrive.
È tutto un lavoro di recupero della memoria, il manoscritto ritrovato. Ma in realtà è lui che dà il lato finale della vicenda, à ma alla fine si vede che non c’è speranza e non c’è salvezza). Non è la memoria di Cela ma la memoria di Pascual Duarte. Non c’è pietà per nessuno la madre che picchia i figli e si ubriaca, … è proprio brutale.
Ecco una teoria di Don Habacuc, amico del padre di Cela: Classificava l’umanità in due grandi gruppi, amici e figli di puttana.
La guerra civile à una derrota (sconfitta) dei più, una sconfitta dell’uomo.
Due paesaggi narrativi svelano il pensiero di Cela:
- Il primo è un fragmento del discorso finale di zio Jerónimo diretto al giovane nipote, Cela.
- E l’altro è uno degli ultimi riverberi di uno dei motivi dominanti di Mazurca para dos muertos: la pioggia mite e monotona, però subito dopo il 1 di Aprile del 1939.
Torremejía à lugar extremeño, dove Cela ha fatto nascere il suo povero fantoccio (títere) Pascual Duarte. Li stette dall’8 Febbraio al 3 Marzo del 1939.
Cela e Modesto Quinteiro in casa di due signore di 40 anni.
1940-41-42 à Possono essere gli anni più amari (amargos) della vita di Cela.
Nell’officina del sindacato nacque la “famiglia di Pascual Duarte”. Il suo ufficio era la cucina del piano dove si stava, il dattilografo siccome non gli davo niente da lavorare usciva col fidanzato e così lui stava solo con la luce e la pace che gli servivano per scrivere.
Mette fine al lavoro poco prima del giorno de Reyes de 1942. La familia de Pascual Duarte esce il 7 Dicembre del 1942 [prima opera importante della dittatura di Franco]. Il 24 Dicembre e nel Juventud appare la prima rassegna critica e il primo articolo su Cela.
Anche con le difficoltà della censura il libro ebbe successo.
El primer Camilo José Cela y el arte de novelar
I suoi universi preferiti sono nella tradizione spagnola Galdós, La Regenta o qualsiasi romanzo di Baroja e nell’ambito europeo Balzac, Dickens, Stendhal e Dostoievski.
Cela crede che l’importante è capire le leggi storiche del funzionamento dei generi e non ammettere, con una fede cieca, un immediato ordine dei generi.
Per Cela il romanzo è come un genere proteico, che permette numerose voci e echi, diversi tempi e modelli.
- Pascual Duarte, è un romanzo lineare, scritto in prima persona, che circonda una vita intensa.
- Pabellón de reposo un romanzo assemblato come i pezzi di un parquet, scritta in prima persona, dai diversi angoli di ognuno dei suoi personaggi.
- Lazarillo, un romanzo calendario, in prima persona.
- La Colmena, terza persona, un romanzo (orologio) fatto di molte ruote.
- Mrs.Caldwell, in seconda persona.
La memoria è la fonte del dolore. La Famiglia di P.D. è utile per la comprensione della sua arte narrativa. Con la memoria si può illuminare un momento storico determinato con più trasparenza che per mezzo della ricostruzione storica.
La memoria di Pascual e le sue aggiunte testuali (parti del romanzo) rivelano la intrastoria latente di una collettività che condannata alla guerra civile, ne fece una dimora vitale per 3 anni. Di questa fauna spagnola e della esperienza, della guerra civile nasce Pascual.
Dice Giménez Caballero di Cela: il suo occhio crudo ha scoperto non solo la Extremadura rossa, iberica, atroce, ma anche quella che è stata parte dei conquistatori americani, con viscere rapaci e insaziabili. In Pascual Duarte rivive un desiderio inappagato di bottino e di sangue, di crudeltà, morte e possessione.
Il romanzo, nessuno deve dimenticarlo, ha come ultimo e più importante fine la distrazione del lettore, il suo conforto, mai la dimostrazione di questo.
Curiosa mescolanza di Ortega e Baroja che commentano il primo Cela così: Ortega è l’artefice di alcune impostazioni e di alcune strategie estetiche, mentre Baroja è il rio dove guardare lo scorrere della vita nel romanzo.
Il romanziere vasco ha riassunto in 3 proposizioni la dottrina di Ortega:
- Il romanzo deve stare attaccato in 3 unità classiche, essere isolata, come in un quadro ben definito e chiuso.
- Il romanzo deve vivere in un ambiente limitato, deve essere un genere lento, di bassa/scarsa azione; deve presentare poche figure.
- Il romanziere non può aspirare, secondo il nostro dogmatizzatore, a inventare una fabula nuova e la sua unica difesa sarà la maniera, la perfezione e la tecnica.
Due frammenti estratti dal “Notas para un prólogo”. Nel primo allude al romanzo come un fiume (rio) que non finisce, ..? idea che nasce dal secondo postulato esposto da Baroja.
Nel secondo insiste sul mestiere senza metro del romanziere, mestiere il cui scopo principale è catturare ciò che è radicalmente vitale, senza sezionarlo o sminuirlo, e captare il rumore e la furia della vita.
La passione di Pascual per Dostoievski, a cui oltre che per i suoi meriti come creatore del romanzo, si appassiona di lui per la materia della vita e dal gesto personale del suo lavoro torrenziale patologico.
Il primo Cela, appassionato di Stendhal e Dostoievski, apprezza specialmente il lavoro del romanziere che sa afferrare la vita e spremerla contro il suo proprio accento. Per questo si parla di Los Karamazov, il rosso e il nero….
Le psicologie spirituali erano impossibili nel 1940, perché nei 4 stomachi del romanziere c’era un dolore che era necessario rappresentare. Il primo Cela non solo è cosciente del suo proprio accento che viene, Baroja dice, dal fono della naturalezza del romanziere, anzi sapeva come plasmarla in un nuovo romanzo. Il romanzo preciso di una verità infallibile, di una verità vera, di una verità diretta dal suo autore. Il romanziere doveva avere 4 stomachi, come i buoi: panza, bonete, libro y cuajar.
Un romanzo è la fede di vita di un popolo e di un momento, interpretati entrambi letteralmente. Il personaggio è il notaio, mai dello stesso documento.
Il mestiere del romanziere consiste nell’aprire la finestra del suo cuore su qualsiasi paesaggio vitale, su qualsiasi cammino anche se pieno di rovi che lacerno la carne: lo scrittore è una bestia di insospettabile resistenza, un animale di resistenza senza fine, capace di rinunciare alla vita. Dotato della memoria e della vista, basandosi sulla rinuncia e la lealtà, il romanziere vuole esprimere la sua verità.
Il linguaggio della realtà. Questa mancanza di fede è la stessa che avevano Baudelaire e Zola,
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