Decadentismo e modernismo nel primo Novecento
In principio era il "decadentismo", la categoria critica e storico-letteraria che ha definito il primo Novecento. Questo termine, applicato inizialmente a Pascoli, D'Annunzio e poi esteso anche a Fogazzaro, Svevo, Pirandello, negli anni Ottanta divenne sinonimo di letteratura della crisi primonovecentesca ed espressione della produzione narrativa e poetica di inizio secolo.
Si registra una frattura scaturita dalle rinnovate categorie di spazio e di tempo che non si declinano più secondo unità di misura oggettive e universali (Einstein, Planck, Bergson) e da una concezione dell’uomo che non è più padrone di se stesso, ma agito da un inconscio che nemmeno lui può governare (Freud).
Il modernismo
Il termine "modernismo" sarebbe efficace per circoscrivere quell'età dello sperimentalismo primo-novecentesco: Montale, Sbarbaro, Rebora e in parte Ungaretti in poesia; Svevo, Pirandello, Tozzi in narrativa. Quell’arco di tempo va da Il fu Mattia Pascal (1904) fino alla metà degli anni Venti con la pubblicazione della Coscienza di Zeno (1923) e la morte di Svevo (1928). In poesia, dopo Ossi di seppia e come atto finale Le occasioni (1939).
Ciò che accomuna gli scrittori modernisti è la convinzione che nel nuovo mondo novecentesco la verità sia di fatto irraggiungibile. Qualsiasi interpretazione del reale è parziale, non solo perché l'oggetto-mondo è sfuggente e mai pienamente afferrabile, ma anche perché frutto di istanze soggettive e di un io che ormai investe e deforma il reale nell’atto di percepirlo. Tuttavia, ciò non porta a un vuoto nichilismo; anzi, la tensione verso il vero è sempre sostenuta pagina dopo pagina. Per i modernisti, la verità va detta o almeno illusa.
Il romanzo
Passaggio tra Otto e Novecento: ipotesi di continuità (innovazioni del Novecento già presenti nei movimenti dell’Ottocento) e ipotesi della rottura. Nulla accade di colpo: i grandi cambiamenti sono il prodotto di lunghe incubazioni, cause molteplici, e fattori causali. Ogni svolta epocale è accompagnata da un sistema complesso di resistenze e controspinte. La situazione si complica con il fattore geografico: una stessa spinta si sviluppa con dinamiche specifiche e velocità differenti a seconda dei contesti nazionali, ma anche regionali (divario nord/sud, città/campagna).
Tra il 1904 de Il Fu Mattia Pascal e il 1929 de Gli Indifferenti. Può essere considerato un ventaglio di risposte possibili ai problemi generati dalla modernità e dalla modernizzazione. Il passaggio tra Otto e Novecento lascia i segni di un forte terremoto epistemologico. La cultura della fine del secolo evolve in un diffuso senso della crisi che travolge certezze, coordinate, punti di riferimento; saltano gli schemi, i modelli di spiegazione del mondo, i sistemi della classificazione, tempo e spazio non sono più assoluti ma fluidi. L’uomo si sente gettato in un mondo sempre più complesso in continua metamorfosi.
Bisognosi non solo di nuove forme ma anche di nuovi stili e aggettivi, i romanzieri cominciano a erodere tutti i presupposti del romanzo ottocentesco: sgretolano la percezione di una realtà esterna, positiva e verificabile che si dissolve nei punti di vista, in quel emisfero d’ombra che diventerà l’habitat naturale del personaggio del Novecento. Si è spostato il baricentro, si è invertita la gerarchia dei fenomeni, la realtà è passata in secondo luogo rispetto alla realtà interiore. La frontiera del romanzo è la scoperta e l’esplorazione di una nuova materia psicologica.
Nel nuovo romanzo, l’attenzione tende a spostarsi su quegli elementi insignificanti che il romanzo classico avrebbe trascurato. Ciò che prima era inessenziale diventa il centro dell’azione; nel romanzo non accadono più grandi cose importanti, ma accadono tutte le piccole cose. Si ha fiducia che ogni fatto della vita scelto casualmente contenga in ogni momento e possa rappresentare la somma dei destini.
Un altro presupposto è l’idea che il mondo si esaurisca nella sfera del visibile, in ciò che si può provare attraverso i sensi e sottoposto ad analisi e verifica da parte della ragione. Le tendenze eterogenee nella cultura dell’epoca: irrazionalismo, espressionismo, psicoanalisi, fisica subatomica, scoperte scientifiche (tipo raggi x) invitano a bucare la crosta del mondo per scoprire qualcosa al di là, dove forse si cela la chiave di fenomeni esteriori divenuti incomprensibili.
La scissione del soggetto
È come se con la scissione del soggetto decretata dalla psicoanalisi la vecchia rappresentazione romanzesca si moltiplicasse in altre numerose dimensioni spazio-temporali: i personaggi si muovono ancora nel mondo ma non capiscono più quel che fanno, perché le ragioni del loro essere e agire si trovano "oltre". Il comportamento esteriore è come la punta di un iceberg che affiora da abissi insondabili.
Caso italiano: il ritardo dell’unificazione politica, linguistica e culturale, la crescita economica e industriale molto frammentata, in un paese in gran parte contadino. Le enormi differenze tra varie geografiche, il trauma dell’urbanizzazione, le resistenze rispetto ad alcune scoperte scientifiche, le posture antimoderne soprattutto avvallate dal Vaticano, l’avvento del fascismo come sintesi. In questo tipo di cultura letteraria i romanzieri restano spesso isolati e mal compresi, o addirittura del tutto negletti (Svevo scoperto da Joyce). Il caso italiano quindi è molto peculiare rispetto agli altri: in Italia i frutti migliori maturano come frutti anomali ed estemporanei.
Innovazioni formali del modernismo italiano
Principali innovazioni formali con cui i modernisti italiani scompongono e ricompongono il romanzo, attraverso varie linee di frattura:
- Realtà e rappresentazione
- Narratore
- Tempo e trama
- Personaggio
Il rapporto tra parola e vita reale è tutt’altro che garantito: vero e falso si confondono, nel cielo apparentemente compatto sotto cui transitano le illusioni degli uomini, con le loro maschere pubbliche e le loro immagini riflesse, rischia di prodursi un buco, quello strappo nel cielo di carta del teatrino. Pirandello ci invita a guardare quel buco: lo strappo del cielo non si limita a denunciare l’inganno di ogni rappresentazione, sia quella allestita a teatro sia quella inscenata nella vita di ogni giorno, ma apre anche uno squarcio sull’oltre su una oscura e perturbante.
Tratti distintivi del romanzo modernista: tensione metafisica, autoriflessività, osmosi tra vero e falso, critica della verosimiglianza, ma più importante di tutti la metamorfosi del narratore.
Il narratore inattendibile
Zeno è un’incarnazione di una figura chiave della letteratura novecentesca: il narratore inattendibile. Si sgretola così la tradizione del narratore come figura di consiglio, custode della memoria e dell’esperienza. Questa entità semidivina e onnisciente è scesa nella mischia e non trova più la chiave. Nel caso di Zeno, la trappola è potenziata dalla scelta di una narrazione in prima persona, che esclude voci o punti di vista alternativi. Siamo di fronte a voci perplesse e depotenziate.
Il rifiuto della vecchia narrativa condiziona soprattutto la costruzione della trama e la gestione del tempo narrativo. L’ordine è perduto, il personaggio non trova più il suo rapporto con gli eventi. Zeno utilizza il "tempo misto".
La metamorfosi del personaggio
L’ultima fondamentale frattura, cioè la metamorfosi del personaggio "uomo", spicca con la figura dell’inetto, un personaggio affetto da una crisi di adattamento. È una crisi che corrode l’identità personale e consegna il personaggio a un destino di anonimato; i personaggi perdono consistenza, si annullano nella massa, addirittura si sfaldano fisicamente. Personaggi scissi, divisi, interiormente lacerati, alle prese con una superficie brulicante di sintomi, atti mancati e dubbi di cui non intendono le ragioni.
La novella
Il modernismo esiste e non esiste. Non esiste perché nessun autore si è mai definito tale (ricostruzione elaborata a posteriori), ma al tempo stesso esiste perché la definizione di modernismo è in grado di circoscrivere una certa area letteraria che si distingue dalle altre. In questo trentennio (1904-1929), prende vita una forma di scrittura sperimentale che si differenzia dalla precedente stagione ottocentesca. È una forzatura che racchiude la narrativa modernista e ha il vantaggio di illustrare un'epoca e un momento specifico della nostra narrativa, connettendola con il contesto europeo.
Tre autori si impongono sugli altri nel campo di questa narrativa: Pirandello, Tozzi e Svevo. Per spiegare le fratture del primo Novecento con il passato, ci sono alcune rivoluzioni epistemologiche: la prima riguarda la funzione di Freud e la pubblicazione dell'Interpretazione dei sogni, che cambia profondamente l'immaginario collettivo. L'intersezione tra io e mondo cessa di essere quella classica tra soggetto e oggetto per consumarsi prevalentemente nel primo dei due poli; ciò che è più prezioso che l'individuo ha, la propria interiorità, si rivela ingestibile e inconoscibile. L'inconscio, infatti, non è quel serbatoio di emozioni e ricordi che il soggetto può regolare, ma un dispositivo incontrollato più vero delle nostre verità che si agita per forza autonoma e provoca azioni e decisioni.
La rappresentazione della vita psichica diviene il campo di indagine di romanzi e novelle; gli autori si sforzano di elaborare un tessuto narrativo capace di ripercorrere emozioni e pensieri di un personaggio e di definirne in maniera sintetica la coscienza (per esempio la coscienza di Zeno).
Svevo diceva che ciò che conta di più nella vita di un individuo non sono le cosiddette giornate "campali", cioè quei grandi eventi memorabili, ma i giorni vuoti, pigri e distratti, quelli in cui il soggetto non presta attenzione. È lì, nella vita quotidiana, che l'individuo prende forma e attraverso piccoli insignificanti gesti mette in scena davvero se stesso. È infatti nella routine di tutti i giorni che si verificano lapsus, atti mancati, motti di spirito capaci di tradire qualcosa che il soggetto stesso vuole celare e non è disposto ad ammettere, o di cui semplicemente non è consapevole. Nei giorni qualunque, insomma, viene svelato il trauma nascosto che è alla base di ogni individualità.
Le novelle moderniste quindi rappresentano pezzi di biografia, con l'obiettivo di offrire un ritratto fedele del personaggio, dei suoi pensieri, emozioni e desideri. Per esempio, nel Vino generoso di Svevo, quello che dovrebbe essere un evento normale, una cena con i parenti, diventa man mano che il testo prosegue l'occasione per un confuso e caotico scandaglio interiore. Il trauma, cioè la crisi, si colloca all'interno della vita di tutti i giorni. Cambia anche la raffigurazione dell'io con l'irruzione del nuovo paradigma freudiano: c'è un io scisso.
Un altro elemento importante è il sogno, che finisce per spiegare due elementi: la vera intensità del protagonista non è quella che appare e nemmeno al soggetto è concesso di conoscersi pienamente. Lì è dunque costretto a un corpo a corpo con se stesso in cui la verità e la conoscenza non sono garantite ma continuamente riformulate.
Il narratore è interno e quindi condannato ad avere uno sguardo limitato del mondo che racconta, senza mai poter realmente aspirare a una visione superiore o totalizzante. Quindi, non è onnisciente poiché ci sarà sempre una parte dell'universo che non può scorgere o comprendere e non è portatore di verità assoluta.
Il narratore può essere inattendibile come nella coscienza di Zeno (per esempio, quando il dottore scopre che lui ha mentito sull'associazione commerciale, e se Zeno ha mentito su questo punto, potrebbe aver mentito su qualsiasi altro passo). In tutti i casi, l'obiettivo è quello di impedire una visione totale: il lettore deve capire nell'atto stesso della lettura il senso del limite, la difficoltà di giungere a una verità ultima e definitiva.
Tipologie di trama
È possibile individuare tre tipologie di trama:
- Quella di tipo "analitico": il narratore si impegna a seguire il protagonista in tutti i suoi pensieri e le sue riflessioni, dilatando la trama in scene emotive che si susseguono e si accostano le une con le altre.
- Quella che trova la sua esemplificazione soprattutto in Tozzi: questi testi hanno una forma scorciata, rapida e con finali bruschi, ingiustificati, a volte slegati dalle descrizioni che li hanno preceduti.
- Quella apparentemente classica costruita su eventi che ricalcano le modalità tipiche della novella ottocentesca, ma si tratta per lo più di parodie (tipo Quaderni di Serafino Gubbio Operatore o La patente); in questi testi l’assurdità delle vicende è evidente e costituisce un attacco ad ogni forma di realismo.
In questo periodo si scopre che l'universo non è un flusso continuo ma è costruito per mattoncini, e allo stesso modo si costruiscono le raccolte delle novelle.
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