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Che cosa è un classico?

Un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire, ogni rilettura è una scoperta come la prima, è un qualcosa che conserva un’attualità al suo interno e che allo stesso tempo ci permette di estraniarci dalla stessa. Può essere sfida (Ariosto), complice (Tasso), enigma (Dante).

Un classico dice cose che ci riguardano, e conserva oltre il tempo il potere del linguaggio ormai soggetto a inflazione.

Dante Alighieri

È considerato il padre fondatore della nostra letteratura nella Firenze in vertiginosa espansione commerciale internazionale.

La sua poesia nasce da un intenso radicamento storico. Dante significa la vittoria del toscano e la decadenza a dialetto di ogni altra parlata italiana.

Accenni sulla vita privata

Nasce a Firenze nel 1265 da famiglia della piccola nobiltà guelfa; ventenne, si sposa con Gemma Donati.

Partecipa come combattente guelfo a cavallo, alla battaglia di Campaldino (Arezzo) e prende parte nella guerra contro Pisa. Si iscrisse alla corporazione dei medici e degli speziali (ai nobili era concesso di assumere incarichi militari, ma non di partecipare alla vita politica riservata invece, alla borghesia mercantile e artigiana) entra nel consiglio dei cento.

Divisione del partito guelfo

(1300) Il partito guelfo si divise nella fazione dei Bianchi con a capo la famiglia dei Cerchi, costituita dal popolo grasso e minuto, orientata all’amministrazione autonoma del Comune, e la fazione dei Neri con a capo la famiglia dei Donati costituita dalla parte più ricca del popolo grasso, orientata all’alleanza con il Papato.

Posizione di Dante: Dante si schiera con i Bianchi, ma tende a un equilibrio moderato che eviti l’acuirsi del conflitto.

1° novembre 1301: entrano in Firenze, per volere di Bonifacio 8, le truppe angioine di Carlo di Valois, fratello del re di Francia. Dante si assenterà da Firenze e verrà condannato al confine per due anni con l’ingiunzione di una multa di cinquemila fiorini.

Successivamente ha inizio il calvario dell’esilio e il poeta non metterà più piede nella sua città. Dapprima condivide il progetto di rivincita dei bianchi fuoriusciti ma se ne dissocerà presto, contrario a iniziative di forza, quindi si ritira a far «parte per sé stesso». E inizia il pellegrinaggio nell’esule, che chiederà ospitalità presso corti e signori d’Italia, soggiornerà a Treviso e Padova, offrirà servizi come funzionario, cancelliere, diplomatico.

Un’amnistia del Comune a favore degli esuli bianchi lo esclude espressamente, mentre un’altra gli consentirà di far ritorno in patria, ma gli impone di pagare un’ammenda e di fare pubblico atto di sottomissione. Il poeta rifiuta sdegnosamente.

Firenze per Dante

Girovago per diverse regioni d’Italia, resta uomo di passione politica legato con determinazione alla sua città, con un forte sentimento di appartenenza identitaria. È un esule non un apolide come Petrarca, non un senza patria.

Appoggia l’azione del giovane re di Germania Arrigo 7, il quale aveva l’intento di liberare Firenze dal governo dei Neri. Fiancheggia l’azione di Arrigo con tre infiammate epistole latine ma la morte improvvisa e intempestiva dell’imperatore trentottenne pone fine a ogni speranza. Il poeta si reca a Ravenna presso Guido Novello da Polenta. Di ritorno da una missione diplomatica a Venezia, muore a Ravenna, per un attacco di febbre maligna, all’età di 56 anni. Di lui non resta neppure una parola autografa.

Egli non segue un solo modello stilistico, ma adotta modi di scrittura diversificati: in una ricerca inquieta mira ad appropriarsi di tecniche differenti. Anche nei suoi passaggi più elaborati la parola poetica di Dante cerca sempre un contatto con situazioni concrete.

Vita nuova o Vita nova

Il poeta lavora con l’intento di costruire un libro organico sulla figura della donna amata e sulla cronistoria del suo amore per lei, dunque anche sullo sviluppo del proprio linguaggio lirico. La vicenda autobiografa diventa anche vicenda spirituale: la testimonianza più alta del registro stilnovistico della poesia dantesca.

La Vita nuova inizia dal primo incontro con Beatrice, quando Dante ha nove anni e prosegue con l’incontro successivo nove anni dopo. Il titolo rappresenta il rinnovamento spirituale, in senso cristiano.

Il significato religioso, mistico, artistico dell’opera è palese, ma ad essa spetta anche il merito d’avere trasformato una semplice creatura terrena, come Beatrice, in agente attivo d’un’assoluta e inedita forma di conoscenza.

L’attività lirica

Si protrae per circa vent’anni e non è mai per iniziativa di Dante confluita in un libro unitario. Le rime circolano manoscritte e la prima (incompleta) edizione a stampa si trova nella fondamentale raccolta ‘Sonetti e canzoni di diversi antichi autori toscani in dieci libri raccolte’.

A tutt’oggi possediamo 96 liriche e si aggiungono 16 d’incerta attribuzione. Quelle coeve alla Vita nuova comprovano il rigore del modello stilnovistico, mentre le successive danno conferma di un alacre sperimentalismo stilnovistico e tematico. La cosiddetta «tenzone» con Forese Donati, un parente della moglie, comprende tre sonetti di Dante e tre di Forese: un brillante esercizio ‘comico’, che esibisce un linguaggio realistico.

Convivio

Il titolo equivale a ‘convito’, banchetto (da cum e bibere: bere in compagnia), al quale è invitato il lettore desideroso d’essere istruito nella scienza per raggiungere la sapienza. Tratta diversi concetti.

Introduzione

Comprende quattro trattati.

  • Spiega il motivo dell'opera e il concetto di "convivio" come banchetto di conoscenza.
  • Canzone e commento sulla nobiltà dell'intelletto – Tratta dell'importanza del sapere e della filosofia.
  • Canzone e commento sull'esilio e la virtù – Analizza il valore della sapienza per chi è lontano dalla patria.
  • Definizione di nobiltà – Discute la nobiltà non come eredità di sangue, ma come perfezione morale e intellettuale.

La scelta del volgare si spiega con il proposito d’alta divulgazione d’una materia severa attraverso una forma comunicativa più aderente alla concretezza della vita reale. Il Convivio rimane interrotto quando Dante, con la Commedia, sceglie per giungere alla verità non la strada della filosofia, ma la strada della poesia.

De vulgari eloquenti

L’opera in latino, sull’eloquenza volgare, ha per oggetto l’eloquenza, ovvero l’arte del dire in lingua volgare. Impiega lo strumento comunicativo canonico della dissertazione intellettuale, ovvero un documento scritto che esamina un argomento in modo approfondito.

La situazione storica attuale segnalava una mancanza di centro culturale capace di creare una lingua comune. Il volgare, dunque, ha valore solo in base agli autori che lo usano. La letteratura può colmare il vuoto della politica. Lasciato incompiuto, come il Convivio, per il progetto rivoluzionario della Commedia, il testo comprende due libri: il primo funge da introduzione mentre il secondo tratta del volgare “illustre” e dello stile elevato.

Monarchia

Con questo trattato in latino diviso in tre libri, di tema politico e d’incerta datazione, Dante interviene sulla questione dei rapporti tra papato e impero. Il titolo rinvia a un principato, cioè l’impero, considerato struttura istituzionale necessaria al benessere civile, perché garante di pace e di giustizia.

Tra i due poteri, quello spirituale del pontefice e quello terreno dell’imperatore, entrambi discesi direttamente da Dio, deve stabilirsi un rapporto d’autonomia: il primo è inteso «ad vitam terrenam», il secondo «ad temporalem felicitatem».

A Dante si devono varie missive in latino:

  • Epistole, scritte a titolo personale o per conto dei signori che lo hanno ospitato nel periodo dell’esilio.
  • Egloghe, sono due componimenti in esametri latini, su modello delle bucoliche di Virgilio.

Dalla Vita nuova

Raccolta di poesie in volgare che comprende 42 capitoli, per lo più brevi, con 31 componimenti in versi (25 sonetti), una ballata e 5 canzoni). È un prosimetro (parte in prosa, parte in versi) e in essa è tracciata una storia, che è quella dell’amore di Dante per Beatrice, prima e dopo la morte di questa, e parallelamente quella dello sviluppo dello stile poetico di Dante, dalle sue prime prove, alla scoperta di un suo stile personale.

«Tanto gentile e tanto onesta pare»

Metro: sonetto, a schema: ABBA, ABBA, CDE, EDC.

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia, quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua devèn, tremando, muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare, 1
benignamente e d’umiltà vestuta,
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira
che dà per li occhi una dolcezza al core, che ’ntender no la può chi no la prova;
e par che de la sua labbia si mova un spirito soave pien d’amore, che va dicendo al’anima: Sospira.

Metrica

Il sonetto è composto da:

  • 2 quartine in rima incrociata.
  • 2 terzine in rima simmetrica.

Il contenuto è trasmesso attraverso un sonetto di versi endecasillabi, che è il verso più solenne, lungo ed elegante. Il verbo lo troviamo generalmente in fondo e forma la maggior parte delle rime. I versi sono fluidi, senza pause brusche, il ritmo è lento. Si usa la rima per creare musicalità e per unire logicamente le parole.

Parafrasi

Beatrice, la donna del mio cuore, quando saluta le persone si rivela tanto nobile d’animo e tanto dignitosa nei modi che ogni persona che la incontra ammutolisce per l’emozione che provoca e gli occhi non osano guardarla. Lei se ne va, umile, pur sapendo di essere ammirata, e si mostra come una creatura scesa in Terra dal cielo, a manifestazione del miracolo della sua creazione divina. È così bella che a chi la contempla infonde una tale dolcezza nel cuore impossibile da spiegare a chi non prova questo sentimento; sembra che dal suo volto emani uno spirito soave pieno d’amore e, chi la guarda, sospira di ammirazione per la volontà di migliorarsi e avvicinarsi così a Dio.

Commento

Il sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare, scritta da Dante Alighieri è presente all’interno della Vita Nova, è una lode alla donna amata dal poeta che viene raccontata come un modello di bellezza interiore ed esteriore.

Nel testo del poema troviamo una costante figura retorica del suono: l’allitterazione (ripetizione spontanea o ricercata di lettere o sillabe, o semplicemente di suoni uguali o affini) in una serie di due o più vocaboli; con queste, per formare un campo semantico che crea l’aspettativa e la concezione di qualcosa di magnifico, c’è la ripetizione di parole appartenenti ad una stessa sfera sensoriale: la vista, ovvero il senso attraverso il quale si percepisce la bellezza e la purezza d’animo di Beatrice.

La poetica stilnovistica di Dante si allontana dall’idea di amore come angoscia. In questo sonetto, infatti, si assiste a un entusiastico tripudio per la lode di Beatrice, presentata come creatura celeste. Gli attributi fisici non sono nominati. Si osservi che le qualità salvifiche della donna sono celebrate in una sorta di dialogo non privato, tra lei e il poeta, bensì corale, tra lei e tutti gli astanti, tra lei e l’umanità.

La divina bellezza è gratificazione rivolta all’intero genere umano. Dagli occhi della donna si libera un senso di beatitudine. Il sospiro non indica smarrimento di chi è colpito dalla freccia d’amore, ma la celeste pacificazione di chi non sa tradurre in parole uno stato di estasi.

Temi trattati

Dante osserva gli effetti positivi, quasi soprannaturali, che il saluto di Beatrice provoca nelle persone che incontra. I temi che ritroviamo in questo sonetto sono:

  • Amore spirituale.
  • Avvicinamento a Dio.
  • Assenza di gelosia.
  • Il saluto.
  • Le virtù della donna angelo.
  • Decoro esteriore.
  • La bellezza interiore data dalla gentilezza e nobiltà d’animo.

Se all’amore si estrapola la parte sensuale rimane l’elemento spirituale che porta l’uomo a migliorarsi dal punto di vista psicologico, morale, religioso e sociale. La sua caratteristica è la materializzazione del reale: lo spirito è visto come la parte più importante e l’unica funzione del corpo è quella di esprimere e portarne lo spirito.

Personaggi

I personaggi non sono molti - il sonetto è breve, sono appena 14 versi - ma ciascuno, con la sua presenza, svolge un importante ruolo.

  • Beatrice: è la donna angelo e del suo aspetto fisico vengono descritti solo gli occhi, le labbra e il portamento, cioè gli elementi attraverso i quali la donna trasmette la sua perfezione: nelle persone che la incontrano provoca il desiderio delle persone che la osservano, la voglia di migliorarsi per essere degni di lei, Beatrice, e per il desiderio di avvicinarsi a Dio. L’immagine che si dà della donna è eterea, senza corpo, quasi uno spirito.
  • Dante: la sua presenza è implicita, è lui che sta lì vicino a descrivere l’accaduto. Il Poeta non è geloso degli altri perché il suo amore è puramente spirituale.
  • Le altre persone: sono passive allo spirito benefico di Beatrice e ne subiscono l’influenza e la soggezione che un essere così perfetto e angelico provoca negli altri, infatti, le sensazioni ed emozioni che provoca il personaggio di Beatrice sono meraviglia, ammirazione, stupore.

Caratteristiche

Le terminazioni dei versi “are”, “ore” e “ire” non fanno rima, ma hanno la R in comune: questa si chiama consonanza e serve a formare un legame tra versi diversi e anche lontani tra di loro.

La Commedia

Definita Divina da Boccaccio, iniziata nel 1306 e conclusa nel 1320, un viaggio nell’aldilà, fino alla visione di Dio. La Commedia è un poema in terzine di endecasillabi allegorico-didattico che narra in prima persona un viaggio nei tre regni. Le tre cantiche sono diffuse separatamente. Il più antico manoscritto della Commedia si colloca a pochi anni dalla morte di Dante.

Poeta-giudice, tra terra e cielo rappresenta il mondo dell’aldilà, distinguendo tra le schiere dei dannati (inferno), dei penitenti (purgatorio) e dei beati (paradiso), significa sottoporre al lettore l’intera realtà umana passata al vaglio del giudizio di Dio, che distingue tra bene o male e assegna premi o pene.

Significa che il poeta ha assunto su di sé, in prima persona, la prospettiva giudicante di Dio. La sua poesia diventa espressione d’un giudizio.

La vicenda dell’esilio, il concetto quotidiano con la corruzione sociale e politica fanno sì che lo scrittore affidi alla propria poesia una sorta d’ideale ristabilimento dell’ordine, il riscatto simbolico d’una realtà degradata. Cielo e terra si saldano in un nesso unitario.

Dalla Divina Commedia (Inferno, V, 73-142). Mescola così due generi medievali, quello del viaggio allegorico-didattico con quello della visione dell’aldilà.

Il viaggio

Si volge in sette giorni: il cammino vero e proprio inizia all’imbrunire del venerdì, dopo lo smarrimento nella selva in cui Dante soggiorna dal giorno prima; dopo aver impiegato il sabato per percorrere l’inferno, approda la domenica, giorno di Pasqua, al purgatorio, per percorrere il quale impiega ben quattro giorni perché la regola del luogo impone di camminare solo con la luce del sole.

L’ascensione al paradiso occupa 19 ore fino al raggiungimento dell’ultimo cielo: l’Empireo, la cui natura puramente intellettuale fa sì che sia fuori del tempo. Il viaggio si compie sotto la guida di Virgilio, la ragione umana, fino al culmine del purgatorio, e di Beatrice, la fede, la grazia, la scienza divina, fino all’Empireo, cui succede San Bernardo per assistere il pellegrino alla visione di Dio.

Le tre parti sono definite dall’autore «cantiche», ognuna divise in 33 canti, fa eccezione la prima che ne conta 34, perché uno funziona da proemio medievale. Ogni cantica inizia con un proemio, nell’inferno si trova nel canto II, e termina sempre con la medesima parola «stelle».

«La bocca mi baciò tutto tremante»

Canto V, sull’entrata del secondo cerchio Dante incontra Minosse, giudice infernale, oltrepassato è colpito dalle grida dei lussuriosi trasportati da una bufera (legge del contrappasso, per analogia coloro che nella vita si sono fatti travolgere dalle passioni e della furia dei sensi ora sono schiavi di una bufera infernale).

Dante è attratto da Paolo e Francesca, due anime che sono trasportate unite l’uno all’altra.

Commento: Dante ci dice altro, va oltre, inserisce in questa storia – una storia forse anche banale in fin dei conti – un tipo di amore tratto dalla letteratura. Al tempo di Dante le riflessioni sulla natura e gli effetti dell’amore sono numerose e approfondite e Dante conosce bene le idee e i temi di queste riflessioni che non si limitano alla letteratura ma che coinvolgono anche dei trattati.

Attraverso il racconto di Francesca, da Ravenna, Dante critica tutta la cultura cortese che celebra l’amore in tutte le sue forme. Abbiamo un superamento dello stilnovo con passaggio dall’amore come virtù all’amore passione, carnale, sensuale. Francesca è un personaggio elegante e gentile.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher zveqbqu-.4 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Calabria o del prof De Marco Anna.
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