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Riassunto Bertinetti – vol. I: l’età anglosassone – riferimenti storici

1. La Britannia anglosassone – riferimenti storici

A iniziare dal VI secolo a.C. l’intera regione delle isole britanniche era stata occupata dalle popolazioni celtiche: le stesse popolazioni che la conquista romana avrebbe poi finito per sottomettere nel corso del tempo.

Verso la metà del IV secolo, gruppi di Picti e Scoti (tribù celtiche non sottomesse stanziate rispettivamente nell’attuale Scozia e Irlanda) attaccavano la Britannia romana spingendosi momentaneamente fino a Londra, mentre scorrerie di pirati, detti “Sassoni”, da tempo infestavano le coste meridionali. L’Impero Romano era ormai minacciato da ogni lato dalle invasioni barbariche.

Nel 409, alle richieste di aiuto provenienti dalle civitates britanniche, l’imperatore Onorio rispondeva che si difendessero da sole dagli invasori interni e d’oltremare, certificando così di fatto la rinuncia di Roma a esercitare il proprio dominio sulla Britannia.

Nel corso di qualche decennio ebbe luogo una vera e propria invasione dell’isola da parte di quelle popolazioni germaniche che premevano verso occidente in cerca di terre sulle quali stabilirsi. Si trattava di tre gruppi principali:

  • Iuti.
  • Angli.
  • Sassoni.

Gli Iuti occuparono il Sud-Est, gli Angli le regioni centrali e settentrionali, i Sassoni occuparono l’Inghilterra Sud-Occidentale, dando così vita nel tempo a un frazionamento politico e territoriale che durerà fino al IX secolo. Il flusso di genti dal continente verso l’isola proseguì con fasi alterne fino al 590 circa, epoca in cui la germanizzazione della Britannia è completata.

È dunque giustificabile l’uso dell’aggettivo “anglosassone” dal nome delle popolazioni più diffuse sul territorio, per designare l’insieme della Britannia germanizzata e della sua civiltà e letteratura. Meno corretto è l’uso del termine anglosassone per quanto riguarda l’ambito linguistico: in questo campo si ricorrerà meglio a Old English, a indicare la fase più antica, seguita da Middle English che ha condotto all’attuale inglese moderno.

L’invasione normanna del 1066 comportò una sottomissione delle genti anglosassoni senza tuttavia eliminarle: la lingua dei vincitori si affiancò a quella dei vinti, che si era nel frattempo autonomamente evoluta, assorbendo anche l’elemento scandinavo introdotto dalle conquiste vichinghe. Quindi con Old English si intende la coesistenza di 4 dialetti principali appartenenti alla famiglia linguistica del germanico occidentale, fra i quali emergerà nel X secolo il sassone occidentale parlato nel Wessex.

Fino all’inizio del IX secolo, la produzione e la promozione della cultura in Inghilterra sono prerogativa esclusiva dei centri monastici: il fine è teologico e didattico e il latino è il veicolo linguistico incontrastato, anche se sono state trovate tracce assai precoci di una letteratura vernacolare (quindi il latino è la lingua ufficiale e l’affermazione del volgare in ambito letterario proviene dall’esterno).

Dopo una serie di attacchi sporadici dal mare, nell’865 i Vichinghi sbarcano in forze da oriente e conquistano i regni di: Northumbria, Mercia e East Anglia dando vita ad un vastissimo dominio (Danelaw) il cui centro principale è York. Soltanto la monarchia sassone del Wessex resiste e anzi afferma in breve la propria egemonia sotto Alfredo il Grande, riuscendo poi con i suoi successori a giungere alla riunificazione della frammentata Inghilterra anglosassone. Alla fine del primo millennio viene così portato a conclusione il processo di formazione dell’unità nazionale inglese.

2. Prosa storica e omiletica

Già Alfredo il Grande aveva inteso risollevare la cultura inglese dalla decadenza nella quale era precipitata, tramite un preciso programma educativo incentrato sullo studio del latino per i futuri ecclesiastici, dall’altro invece, sul mettere a disposizione dei giovani liberi i testi più significativi, traducendoli in volgare inglese.

La prosa anglosassone nasce così con le traduzioni della: “Historia” di Beda, della “Cura pastoralis” e dei “Dialogi miraculorum” di Gregorio Magno, di parti della Bibbia, e soprattutto del “De consolatione philosophiae” di Boezio.

Importante è l’avvio della compilazione annalistica in volgare della Anglo-Saxon Chronicle, nata come prosecuzione di un’originaria raccolta dei principali fatti storici inglesi, dai primi insediamenti anglosassoni al tempo di re Alfredo. Ce ne sono pervenute varie redazioni, ma che forniscono comunque una traccia continua fino addirittura al 1115, con la Peterborough Chronicle. Attraverso tali compilazioni è possibile seguire nel tempo lo sviluppo di una prosa letteraria in ambito storiografico, che raggiunge livelli notevoli di elaborazione narrativa nei primi decenni del nuovo millennio.

Ancor più importante è la produzione omiletica, frutto della riforma monastica del X secolo, campo nel quale spiccano i nomi di Wulfstan e Ælfric. Del primo si ricorda il Sermo Lupi ad Anglos (composto nel 1014) omelia infuocata mossa da zelo apocalittico, al secondo (maggior prosatore dell’epoca) dobbiamo centoventi sermoni in volgare, suddivisi in tre serie di pari dimensioni: le prime due a formare le Homiliae catholicae e la terza di Passiones sanctorum.

Attraverso le tre sequenze è dato scorgere, da un lato una crescente confidenza con gli strumenti retorici, in primo luogo l’allitterazione, dall’altro un interesse accentuato nei confronti della storia dalla quale prende vita il sermone, al punto da mettere in ombra l’originario intento moralistico a favore del gusto narrativo.

Il fervore culturale del X secolo coincide con la piena affermazione della coscienza nazionale inglese. A questo periodo infatti risale la compilazione dei 4 manoscritti che da soli contengono la quasi totalità del patrimonio poetico anglosassone a noi pervenuto:

  • Junius.
  • Vercelli.
  • Exeter: Exeter Book è uno dei quattro principali manoscritti poetici dell'epoca anglosassone e rappresenta una preziosa testimonianza della letteratura e della cultura dell'epoca. Il manoscritto contiene una varietà di poesie, tra cui elegie, inni religiosi, poemi epici, saggi morali e riddles (indovinelli). Le poesie affrontano temi come l'amore, la morte, la religione, la natura e l'esperienza umana. Molte di esse sono scritte in un linguaggio ricco e figurativo, caratteristico della tradizione poetica anglosassone. L'Exeter Book è una preziosa fonte di conoscenza sulla cultura, la lingua e la poesia dell'epoca anglosassone. Grazie a questo manoscritto, abbiamo la possibilità di immergerci nelle tradizioni poetiche di oltre mille anni fa e di apprezzare l'abilità e la creatività dei poeti anglosassoni.
  • Cotton Vitellius A XV, meglio noto come manoscritto di Beowulf.

All’interno, oltre ai testi di minore rilievo, tre filoni principali: quello religioso, quello epico e quello elegiaco.

Tre generi poetici principali della letteratura anglosassone

  • Epico.
  • Elegiaco.
  • Religioso.

3. Poesia religiosa antico-inglese

È la Historia ecclesiastica di Beda a tramandarci quanto sappiamo del primo poeta cristiano dell’Inghilterra anglosassone, Cædmon, del tardo VII secolo. Questi, umile servitore presso la comunità monastica di Whitby, avrebbe ricevuto direttamente da Dio (tramite un sogno profetico) il dono dell’ispirazione poetica e avrebbe composto un inno al Creatore, parte del quale Beda traduce.

Successivamente Cædmon avrebbe poi composto una serie di componimenti su temi tratti dall’Antico e Nuovo Testamento. Ciò ha fatto sì che a lui, o meglio a una presunta Scuola di Cædmon, venissero attribuiti i poemi di analogo argomento contenuti nel manoscritto Junius: gli sconosciuti autori non si limitano però a parafrasare il testo biblico, ma lo rimodellano, conferendovi un’impronta epicizzante che avvicina molto questi poemi alla contemporanea produzione eroica.

Fra la fine del VIII secolo e l’inizio del successivo si colloca invece Cynewulf, primo poeta religioso del quale si conosca il nome. Mentre, in mancanza di dati attendibili, a una sua scuola si attribuiscono vite di santi e altri poemi di diversa natura, a lui vanno attribuiti con sufficiente sicurezza quattro poemi divisi fra i codici di Vercelli ed Exeter:

  • The Fates of the Apostles.
  • The Ascension.
  • Juliana.
  • Elene riprende la leggenda della Croce, stesso tema che sta al centro dell’opera di maggior rilievo della poesia religiosa in antico inglese: i 156 versi di The Dream of the Rood, contenuto nel codice Vercelli e in passato attribuito a Cynewulf. Il Sogno della Croce è il primo poema-sogno della tradizione epica volgare inglese. Qui l’autore costruisce una duplice struttura narrativa, tutta condotta in prima persona, dove la voce del sognatore che riferisce il proprio sogno fa da cornice al racconto della Croce stessa, la quale narra le proprie vicende attraverso i secoli, da quando sostenne l’abbraccio di Cristo fino a quando fu ritrovata dalla santa imperatrice.

4. La poesia eroica

Importante è il Beowulf, il più antico poema composto in una delle lingue volgari europee. Il Beowulf è un poema pagano che contiene degli elementi cristiani, contiene 3182 versi del Beowulf (ripartiti in un Prologo e 43 fitts (o sezioni) di lunghezza regolare. Si tratta sicuramente di una copia, di chissà quante copie precedenti, recante pertanto tracce di mani assai diverse e redatta in una lingua poetica tutta convenzionale.

Nessun accordo è stato finora possibile raggiungere nemmeno circa la datazione del poema, che viene collocata fra la metà del VII secolo e la metà del IX secolo o addirittura oltre: in epoca pienamente cristiana.

Analoga ambiguità e oscurità avvolge la figura dell’autore, ammesso che a un unico individuo si voglia pensare: come tipicamente accade per l’epica delle origini, anche in questo caso si presentano insomma problemi simili a quelli che hanno dato vita alla “questione omerica”.

Gli scenari dell’azione sono le regioni della Danimarca e della Scandinavia meridionale e la storia si addensa intorno a tre nuclei narrativi che ripropongono un identico schema di fondo, costituito dal combattimento fra l’eroe e il mostro.

Trama Beowulf

La reggia di Hrothgar, re di Danimarca, è infestata da un mostruoso orco, Grendel, che di notte lascia la sua dimora paludosa per divorarne gli uomini. Giunge in soccorso dalle terre dei Geati il giovane principe Beowulf che, dopo un combattimento corpo a corpo, mette in fuga il mostro ormai morente, e viene quindi festeggiato a corte.

Il sollievo è però solo momentaneo, poiché la madre di Grendel giunge dalla palude per vendicare il figlio. Nuovamente Hrothgar prega Beowulf di soccorrerlo, e ancora quest'ultimo, immergendosi nella caverna posta sotto la superficie lacustre, dimora dei mostri, riesce infine a uccidere la creatura con l'aiuto di una spada magica. Tornato in patria, racconta l'avventura al suo re Hygelac.

Nell'ultima sezione, Beowulf, divenuto a sua volta re dei Geati e ormai vecchio, deve affrontare un drago che, derubato di una preziosa coppa del tesoro di cui è a guardia, devasta quelle terre con il suo fiato infuocato. Per l'ultima volta Beowulf affronta il mostro; dopo una prima sconfitta, riesce a ucciderlo, ma solo grazie all'aiuto del giovane nipote Wiglaf, e non senza venirne prima ferito a morte.

Il poema si chiude sul rogo funerario delle sue spoglie, che preannuncia cupamente il dissolversi della sua nazione, priva ormai del difensore.

È palese, in un poema incorniciato da due riti funebri, il pessimismo tragico che sta al fondo della visione del cosmo, propria della cultura germanica. A confronto, sono evidentemente forze archetipiche, da una parte: male – oscurità – caos – morte e dall’altra: bene – luce – ordine – vita. Queste sono ogni volta minacciate e ogni volta restaurate dall’intervento dell’eroe, secondo un andamento di continua alternanza delle sorti.

La strumentazione metrica, stilistica e retorica della quale si serve il poeta di Beowulf è tradizionale. Classico è il “verso lungo” costituito da due emistichi legati tra di loro dall’allitterazione, la quale esercita una rilevante funzione di collegamento sul piano semantico, oltre che metrico. La dizione è contrassegnata dalla figura più caratteristica dell’epica anglosassone: il kenning = è una frase poetica che sostituisce il nome di una persona o di una cosa. (quindi uso di linguaggio formulaico) (Esempio: l’oceano diventa “la via della balena”).

5. La poesia elegiaca

Vengono in genere riuniti sotto la dizione di “elegie” un certo numero di componimenti in versi compresi nel manoscritto Exeter, nei quali trova espressione un diffuso senso di desolato sgomento e alienazione provocato dalla perdita di un passato che rappresentava stabilità e sicurezza.

  • Widsith “Colui che ha molto viaggiato”. È un poema antico inglese, datato intorno al VII secolo e considerato la trasposizione di una più antica tradizione orale anglosassone. Widsith, dal nome-appellativo del poeta immaginario che ne è il protagonista e che parla in prima persona, è lo “scop”, la cui esistenza è quella del perpetuo errante. È il cantore di leggende eroiche, depositario di una sapienza tradizionale, ma conservata e trasmessa anche grazie all’esperienza e all’abilità artistica personale.
  • Deor: anche questo è un antico poema anglosassone, presumibilmente risalente all’VIII secolo. Anche qui vediamo che lamenta a sua volta l’esilio cui è costretto, forse per essere stato soppiantato presso il suo signore da un altro scop, confrontando la propria attuale miseria con lo stato precedente.
  • The Wanderer (l’errante): il cui protagonista lamenta la vanitas di ogni possesso terreno nella prospettiva della morte che su tutti incombe, ma che è anche sicuro approdo di pace.
  • The Seafarer (il navigante): il tema dell’erranza trova potente espressione nelle immagini di un oceano ostile e deserto, sullo sfondo di una stagione invernale di ghiacci e desolazione senza fine.
  • Wyrd: corrispondente del “Fato” per la germanità pagana, è quanto ha provocato la distruzione della città termale di cui parla il frammento di The Ruin, forse la più intensa e suggestiva delle elegie anglosassoni. Qui l’io poetante contempla le rovine della gloria e della potenza di un tempo, dimostrando un senso di orgogliosa appartenenza nei confronti di una civiltà che era stata capace di creare monumenti di simile splendore.

Ancora in prima persona, sono infine altri brevi componimenti e frammenti nei quali l’abbandono, la perdita, la solitudine e la nostalgia pertengono alla sfera dei rapporti amorosi. In The Wife’s Lament la voce è quella di una donna innocente ma ripudiata e allontanata.

La letteratura medioinglese dalla conquista normanna al XV secolo

Quando nel 1066, Guglielmo di Normandia sconfigge a Hastings i resti dell’esercito di Harold, ultimo re anglosassone, l’Inghilterra già celtica e romana, e ora germanico-scandinava e cristiana, subisce l’ultima e decisiva svolta, che ne avrebbe determinato le sorti nei secoli a venire attirandola definitivamente nell’orbita franco-continentale.

L’Inghilterra normanna è contrassegnata da un trilinguismo di fatto:

  • La gente comune parla il volgare (quello che poi per semplicità si chiamerà inglese).
  • La gente comune è sottomessa ad un potere politico che si esprime ora in normanno, cioè in una varietà locale di francese settentrionale: lingua parlata alla corte inglese fino alla metà del XIII secolo.
  • La lingua della Chiesa e della cultura rimane il latino.

È naturale che l’elaborazione e la trasmissione della cultura dovessero ancora aver luogo in prevalenza presso comunità religiose: in ambiente monastico in un primo momento, e più tardi nelle scuole che fioriscono intorno alle principali sedi cattedrali dell’Inghilterra medievale.

Dunque la produzione letteraria in inglese è inizialmente di natura prevalentemente devozionale, prodotta da ecclesiastici che miravano all’edificazione spirituale di strati popolari non educati, accomunati dall’impossibilità di accedere a codici linguistici diversi da quel volgare che, lentamente, andava assumendo i contorni del Middle English.

1. Letteratura omiletica e mistica

I primi esempi di testi omiletici in versi li troviamo verso la fine del XII secolo; ma è comprensibile come sia piuttosto la prosa a costituire lo strumento meglio adeguato alle specifiche finalità didascaliche e dottrinali che la Chiesa inglese del tempo si prefiggeva: è in questo ambito che la prosa inglese fra il 1066 e la metà del 200 offre i risultati più pregevoli.

Di tutta la produzione devozionale del primo periodo medioinglese, il capolavoro resta la Ancrene Riwle. La prima e l’ultima delle otto sezioni del trattato offrono consigli sulle pratiche devote e sugli aspetti pratici della vita, aprendoci così squarci vivaci e interessanti sulla vita quotidiana della piccola nobiltà provinciale inglese fra XII e XIII secolo.

Le restanti affrontano la vita spirituale delle recluse, che vengono guidate al controllo dei sensi e dell’animo e condotte verso l’esperienza suprema dell’amore di Cristo. Il momento

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher E.g.23 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura inglese II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Ferrari Roberta.
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