Introduzione – Nozioni preliminari
Fonetica: In quasi tutte le lingue i suoni vengono prodotti durante l’espirazione: l’aria che proviene dai polmoni risale attraverso la trachea, nella bocca e fuoriesce dalle labbra. Nel percorso incontra una serie di organi (laringe, epiglottide, velo palatino, volta palatina, lingua, denti, labbra) che fanno da ostacolo.
- Se le corde vocali restano inerti in fase di espirazione si parla di foni sordi
- Se le corde vocali sono tese e vibrano, si parla di foni sonori
Le vocali in italiano sono gli unici foni su cui può cadere l’accento tonico. Emerge per durata, intensità e altezza melodica. La fonologia studia i fonemi, cioè i foni che di per sé non hanno significato ma possono determinare differenze.
- Coppie minime: forme che differiscono per un fono, come pera/sera.
In trascrizione la lunghezza del fono si indica con due punti dopo il simbolo.
Morfologia
Studia la forma delle parole e le modificazioni che possono presentare. L’elemento minimo è il morfema, la più piccola unità linguistica dotata di significato. Nelle lingue flessive la parola è costituita da almeno due parti: la radice che dà significato lessicale e le desinenze.
- La lingua flessiva per eccellenza è il latino.
- L’italiano presenta molti aspetti flessivi ereditati dal latino.
Sintassi
Studia la funzione e la disposizione delle parole all’interno della frase. Studia la frase e le parole più piccole che la costituiscono (sintagmi). Praticamente è analisi logica.
Il lessico è il complesso delle parole che costituiscono un sistema linguistico. L’analisi lessicali si può condurre in varie direzioni, la più importante è la semantica.
Grammatica storica
La grammatica sincronica può essere normativa, cioè fornisce un modello di lingua ed è vere e proprie “Norme di comportamento”, segnalando forme corrette ed erronee. Descrive la scrittura della lingua. Lo studio sincronico invece esamina l’evoluzione della propria lingua, mettendola in rapporto con la storia sociale, politica, letteraria e culturale (la “storia esterna”).
Si definisce grammatica storia l’insieme di storia interna ed esterna, attraverso la ricostruzione delle fasi della lingua. In italiano si ha come oggetto specifico il passaggio dal latino all’italiano. Il passaggio dal latino alle lingue romanze comportò la frammentazione dell’unità latina, ma il sistema del latino classico aveva già subito trasformazioni, dissolvendosi nel latino volgare.
Latino volgare
È il latino parlato dal popolo e fa riferimento alla variabile diastratica. In età imperiale partì proprio dal popolo la spinta decisiva per il mutamento linguistico che portò alla nascita delle lingue romanze. Alcuni fenomeni del latino volgare hanno già precedenti nel latino arcaico, le stesse lettere di Cicerone sono scritte in una lingua diversa dalle sue orazioni e opere filosofiche.
Il latino classico è una lingua stilizzata, lontana dall’uso parlato contemporaneo. Sono comunque due registri di una stessa lingua, che variava sul piano diamesico e diafasico, non sono due sistemi radicalmente diversi come il latino classico e quello volgare.
- Presentano differenze sostanziali sul piano della fonetica, della morfologia, della sintassi e del lessico.
- Si parla piuttosto di latino tardo, che si colloca tra i due sistemi.
Il latino volgare, alla base delle nuove lingue, era comunque essenzialmente parlato. Ma ci sono forme di latino volgare effettivamente documentate in una serie di fonti:
- Le iscrizioni non ufficiali, come i graffiti conservatisi a Pompei, datati a prima del 79 d.C.
- Appendix Probi: una lista di forme sbagliate riportate a fianco di quelle corrette, trascritta probabilmente verso la fine del III secolo d.C.
- La documentazione letteraria di autori che volevano rappresentare il parlato, come Petronio nel Satyricon, rivolto ad un pubblico non di letterati per farsi capire dal popolo.
- Le carte tardolatine e altomedievali, che contengono molti volgarismi.
Dal punto di vista fonetico, il latino volgare presentava profonde innovazioni nel vocalismo (perdita della durata delle vocali) e nel consonantismo (caduta consonanti finali), che determinarono il collasso del sistema flessivo e lo sviluppo di tecniche di tipo analitiche ed isolanti.
- Si determina così una riduzione nella libertà dell’ordine delle parole nella frase.
- Il fatto che il latino volgare fosse parlato spiega l’abbandono delle strutture sintattiche proprie del latino classico e la riduzione del patrimonio lessicale.
Le lingue romanze
L’azione di conquista dei romani fu accompagnata dalla diffusione del latino. Alcune terre però resistettero all’abbandono delle lingue originarie e comunque in ogni zona presentava differenze nel lessico, nelle abitudini di pronuncia e nell’intervento del sottostrato. Verso la fine dell’impero in molte zone il latino fu spazzato via dagli invasori; invece, nei territori in cui permase nacquero nuove lingue romanze, ovvero una serie di dialetti tra loro più o meno simili che avrebbero fatto da base alle nuove lingue.
Il mutamento non fu immediato perché molti non sapevano leggere e scrivere. Solo all’epoca di Carlo Magno, con la riforma carolina, si impose all’uso scritto un maggiore rispetto per le regole grammaticali e così si prese coscienza dell’avvenuta trasformazione linguistica.
- Dal secolo VIII (ottavo) in poi comincia la documentazione scritta in volgare, più tardi anche in Romania.
Ciascuna delle lingue romanze presenta più varietà locali. Il caso dell’italiano è più particolare:
- Il dialetto fiorentino del Trecento fu il fondamento della lingua nazionale grazie al prestigio della sua letteratura.
Fattori della diversità linguistica
Per chiarire come mai dal latino si originano tante lingue diverse ci sono tre fattori.
- Sostrato: le lingue a cui si era sovrapposto il latino esercitarono una decisa pressione, che ha portato a fenomeni sul piano fonetico. Dopo la caduta dell’impero i fenomeni locali trovarono nuovo vigore e determinarono la differenziazione tra i gruppi linguistici diversi.
- Superstrato: si parla dell’influsso delle lingue dei conquistatori germanici e slavi, che accettarono il latino parlato dalle popolazioni sottomesse, arricchendolo però con elementi delle loro lingue.
- Adstrato: il contatto con lingue di altre popolazioni (greci, arabi, etc). C’erano fenomeni di bilinguismo e l’arricchimento degli elementi lessicali fu accolto grazie al peso politico e al prestigio che i popoli di contatto avevano.
Capitolo 1 – La lingua italiana
La diffusione della lingua nazionale prima dell’Unità avvenne prevalentemente nello scritto, mentre nel parlato hanno dominato per secoli i dialetti.
1.1.1 La varietà dei dialetti
Che abbiamo è una conseguenza della frammentazione romanza succeduta all’unità linguistica latina. La frammentazione fu anche etnica e caratterizzava l’Italia anche prima dell’unificazione, grazie alle particolari condizioni geografiche (l’approdo al mare, l’invalicabilità delle Alpi).
- La Sicilia e la Sardegna erano sedi di popoli diversi: alcuni mediterranei e autoctoni come Etruschi, Liguri, Piceni, Sardi etc, altri indoeuropei come i Latini, i Veneti, i Celti, Messapi e Siculi.
- Molte zone dell’Italia meridionale erano colonie greche.
Con la conquista romana questi popoli adottarono il latino, che accolse molte parole di origine etrusca, umbra o greca (l’influenza greca fu la più ampia e duratura). Ma le popolazioni romanizzate trasferirono alcune parole e abitudini di pronuncia del sottostrato che successivamente portarono all’evoluzione dei dialetti. Dopo il crollo dell’Impero Romano...
-
Riassunto esame Istituzioni linguistica italiana, docente D'Achille, libro consigliato Breve grammatica storica del…
-
Riassunto esame Istituzioni di storia della lingua italiana, Prof. Cannata Nadia, libro consigliato La lingua itali…
-
Riassunto esame Istituzioni di storia della lingua italiana, Prof. Cannata Nadia, libro consigliato Storia linguist…
-
Riassunto esame Storia della lingua italiana, prof. Cannata, libro consigliato Origini e primi documenti dell'itali…