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Macroeconomia

La macroeconomia è il ramo dell'economia politica che studia il funzionamento del sistema economico nel suo insieme. Consideriamo la seguente espressione: Q = P1,0Q1,0 + P2,0Q2,0 + P3,0Q3,0 + ... , dove Q e P sono quantità e prezzi degli n beni finali, che corrispondono ai beni di consumo e d'investimento (in un'economia chiusa). Il primo suffisso indica il tipo di bene ed il secondo suffisso il periodo di riferimento (periodo 0, ossia il periodo base).

Z0: Valore del prodotto aggregato, dal calcolo del prodotto aggregato vanno esclusi i beni intermedi che sono utilizzati per produrre i beni finali. Lo studioso di macroeconomia analizza la variazione del prodotto aggregato e se tale variazione sia dovuta al movimento delle quantità (che influisce sul benessere della popolazione) o a quello dei prezzi (variazione puramente nominale).

Prodotto reale e indice dei prezzi

Consideriamo il valore del prodotto aggregato nel periodo 1: Z1 = P1,1Q1,1 + P2,1Q2,1 + P3,1Q3,1 + ...

Moltiplicando le quantità per i prezzi del periodo 0 (anno base), otteniamo: Y1 = P1,0Q1,1 + P2,0Q2,1 + P3,0Q3,1 + ...

Z1: Prodotto a prezzi correnti (o prodotto nominale).

Y1: Prodotto a prezzi costanti (o prodotto reale).

Nell’anno base si ha Z0 = Y0, ossia il prodotto nominale e il prodotto reale coincidono. Possiamo scindere la variazione del prodotto nominale in due componenti:

  • ΔQ1 = Y1 - Y0: Dovuta alla variazione delle quantità.
  • ΔP1 = Z1 - Y1: Dovuta alla variazione dei prezzi.
  • ΔZ = Z1 - Z0 = ΔQ + ΔP

Il tasso di variazione percentuale del prodotto reale è dato da: ΔY/Y0.

L’indicatore dell’inflazione è dato da P1 - P0, dove P rappresenta l’indice implicito dei prezzi o deflatore del prodotto aggregato.

Sistema economico

Nelle convenzioni internazionali di contabilità nazionale, si utilizza il termine prodotto interno per indicare la produzione di beni finali effettuata entro i confini di un dato Paese. Si usa il termine prodotto nazionale per indicare la produzione effettuata in qualsiasi parte del mondo dalle imprese che hanno la residenza in un determinato paese. In un’economia chiusa, il prodotto interno coincide col prodotto nazionale. Il prodotto interno è maggiore (minore) del prodotto nazionale se il valore della produzione delle imprese estere operanti nel paese è superiore (inferiore) a quello delle imprese nazionali operanti all’estero.

Politica economica: Obiettivi e vincoli

In un’economia di mercato, la domanda e l’offerta dei beni sono lasciate all’iniziativa dei singoli operatori economici, ovvero famiglie ed imprese. Per il corretto funzionamento del mercato, è necessario l’intervento dello Stato a cui sono affidati due compiti fondamentali:

  • Creare un quadro di riferimento istituzionale (politico, giuridico, amministrativo).
  • Cercare con strumenti appropriati di sopperire alle lacune ed ai limiti del mercato.

Questo secondo compito è affidato alla politica economica, che persegue due obiettivi principali:

  • La piena occupazione dei fattori produttivi (in particolare della forza lavoro).
  • Lo sviluppo economico.

Lo sviluppo economico può essere definito in senso stretto come un processo di incremento costante della capacità produttiva del sistema con conseguente ampliamento sia della quantità sia della varietà dei beni prodotti (crescita economica); in senso lato, come miglioramento delle condizioni di vita della popolazione (durata media della vita, stato di salute, livello di istruzione, qualità dell’ambiente).

Il perseguimento di tali obiettivi è tuttavia sottoposto a tre vincoli principali:

  • La stabilità dei prezzi.
  • L’equilibrio del bilancio della Pubblica Amministrazione.
  • Il pareggio tendenziale della bilancia dei pagamenti, ossia del conto che in ciascun Paese registra i movimenti di merci, servizi, trasferimenti e capitali da e verso il resto del mondo.

Questi tre vincoli possono essere sintetizzati con l’espressione stabilità monetaria, interna ed esterna.

Trend e ciclo economico

Si definisce ciclo economico l’alternarsi di fasi di espansione (ripresa) e di contrazione (recessione) del prodotto reale rispetto alla sua tendenza di crescita (trend) di lungo periodo. In prossimità del punto massimo (o picco) di un ciclo la domanda di beni è particolarmente elevata rispetto all’offerta potenziale e di conseguenza stimola l’inflazione, mentre in prossimità del punto minimo (o punto di sella) la domanda è bassa e genera disoccupazione.

Si definisce gap di produzione (o output gap) la differenza tra la produzione corrispondente al pieno impiego delle risorse disponibili, detta anche produzione potenziale, e la produzione effettiva: gap di produzione ≡ produzione potenziale – produzione effettiva.

Il gap di produzione offre una misura dell’entità delle deviazioni cicliche del prodotto interno dal suo valore di trend o prodotto potenziale.

Inflazione e ciclo economico

L’inflazione, ovvero il tasso di variazione dei prezzi, è uno dei principali problemi macroeconomici. L’andamento dell’inflazione è inversamente proporzionale ai gap di produzione. L’indice dei prezzi al consumo (IPC) misura il costo dei beni acquistati dalla famiglia urbana tipo. I costi dell’inflazione sono meno evidenti di quelli della disoccupazione. Tuttavia, l’inflazione rende meno efficiente il sistema dei prezzi.

Macroeconomia in tre modelli

I tre principali oggetti di studio della macroeconomia sono:

  • Crescita economica
  • Inflazione
  • Disoccupazione

Consideriamo tre modelli, ciascuno dei quali è riferito ad un determinato orizzonte temporale e consente di affrontare in modo approfondito un tema alla volta.

Breve periodo: Capacità produttiva data e prezzi fissi

Nel breve periodo, la capacità produttiva del sistema economico e il livello dei prezzi sono ambedue dati. L’obiettivo del modello è di spiegare i fattori che determinano il livello del prodotto (PIL) effettivo, il grado di utilizzo della capacità produttiva, il livello dell’occupazione e quindi, data la forza lavoro, il tasso di disoccupazione. L’attenzione è quindi concentrata sulla domanda aggregata.

Il motivo per cui nel breve periodo consideriamo fisso il prodotto potenziale è che, per aumentare la capacità produttiva del capitale, è necessario prima progettare e poi realizzare gli investimenti, e ciò richiede tempo. Un ragionamento analogo si può fare anche per la forza lavoro. I prezzi sono rigidi, soprattutto verso il basso, perché sono strettamente legati ai costi e in particolar modo alle retribuzioni (oggetto di contratti a medio termine) e perché le imprese stabiliscono i prezzi in base a considerazioni strategiche di medio periodo che tengono conto non soltanto dei costi, ma anche di altre variabili, come l’elasticità della domanda dei loro prodotti al reddito e ai prezzi e la concorrenza delle altre imprese.

Medio periodo: Capacità produttiva data e prezzi fissi

Nel medio periodo, la capacità produttiva rimane fissa, ma prezzi e salari diventano flessibili. Se la domanda aggregata eccede il livello del prodotto potenziale, si avrà inflazione, mentre nel caso opposto prezzi e salari dovrebbero cadere. Negli ultimi decenni si sono tuttavia osservati casi di inflazione anche in presenza di un certo tasso di disoccupazione. Disoccupazione ed inflazione possono coesistere per due motivi principali:

  • Imperfezioni nel mercato del lavoro che rendono difficile un perfetto incontro della domanda ed offerta.
  • Esistenza di un conflitto distributivo che si traduce in richieste di aumenti salariali (e quindi dei prezzi) anche in presenza di disoccupazione.

Lungo periodo: Capacità produttiva variabile

Nel lungo periodo, la capacità produttiva è in grado di aumentare, i prezzi e i salari raggiungono il livello di equilibrio compatibile con il pieno impiego dei fattori produttivi. Il comportamento del sistema economico nel lungo periodo è oggetto di analisi da parte della teoria della crescita che si propone di spiegare i fattori che determinano il tasso di incremento del prodotto potenziale nel lungo periodo. In questo modello non si tiene conto delle fluttuazioni di breve periodo della domanda aggregata, si ritiene, infatti, che i periodi di espansione e di recessione si compensino. Il livello dei prezzi dipende dal rapporto tra domanda ed offerta.

Contabilità nazionale

PIL

Il PIL è il valore di tutti i beni e servizi finali prodotti nel Paese in un certo periodo di tempo. Nel calcolo del PIL rientrano sia il valore dei beni materiali (es: le case o i computer), sia il valore dei servizi (es: i viaggi aerei). Il PIL pro capite è il PIL a persona. Il prodotto nazionale lordo (PNL) è una misura del valore di tutti i beni e servizi prodotti dai fattori di produzione di proprietà nazionale.

Produzione e remunerazione dei fattori produttivi

In un sistema economico, gli input (quali lavoro e capitale) vengono trasformati in prodotti, ovvero in componenti del PIL. Il lavoro ed il capitale sono definiti fattori produttivi ed i redditi percepiti da tali fattori vengono definiti remunerazione dei fattori produttivi. In un'economia chiusa e senza Stato, gli operatori sono famiglie ed imprese. Le famiglie posseggono i fattori produttivi (lavoro e beni capitali) e la produzione di beni e servizi serve a soddisfare i loro bisogni, presenti (beni di consumo) e futuri (beni di investimento che cederanno in uso alle imprese in cambio di una remunerazione). I beni di consumo e d'investimento sono chiamati beni finali, mentre i beni intermedi, sono le materie prime e i semilavorati che saranno poi incorporati nei beni finali.

La produzione è realizzata dalle imprese che acquistano all’esterno soltanto i servizi dei fattori produttivi dalle famiglie e pagano in cambio salari, profitti, interessi e rendite, che vanno a costituire i redditi delle famiglie. Le famiglie acquistano i prodotti con i redditi che hanno percepito. Questo processo prende il nome di flusso circolare del reddito.

In una moderna economia aperta, aggiungiamo alle famiglie ed imprese il "resto del mondo" (RdM) e lo Stato (politica fiscale). Le entrate del bilancio dello Stato sono costituite da tre voci:

  • Imposte dirette che colpiscono il reddito ed il patrimonio dei soggetti.
  • Imposte indirette che comprendono i contributi a carico delle unità produttive sulle produzione e sulle importazioni di beni e servizi.
  • Contributi sociali che corrispondono ai versamenti effettuati dai datori di lavoro e dai lavoratori agli enti di previdenza.

Dal lato delle uscite, lo Stato interviene nel flusso circolare del reddito in due modi:

  • Acquistando beni e servizi finali da imprese private per metterli a disposizione dei cittadini (es: acquisto di vaccini da case farmaceutiche) o producendoli direttamente (es: servizi ospedalieri).
  • Erogando trasferimenti a famiglie ed imprese sulla base di requisiti prestabiliti (es: pensioni e sussidi di disoccupazione). Queste somme prendono il nome di trasferimenti e vanno ad aggiungersi ai redditi che le famiglie hanno guadagnato prestando i servizi dei fattori produttivi.

In un’economia aperta, le unità di produzione possono domandare i servizi dei fattori produttivi anche a famiglie estere. La spesa per consumi delle famiglie è in parte diretta all'acquisto di beni di consumo prodotti dal resto del mondo. Con la parte del reddito risparmiata, le famiglie acquistano strumenti finanziari (es: azioni, obbligazioni) emessi dalle imprese (per finanziare gli investimenti) o dallo Stato (per finanziare il deficit di bilancio).

Conti economici del paese

I conti economici sono costituiti da due sezioni:

  • Uscite
  • Entrate

La registrazione dei flussi segue le regole della partita doppia, secondo cui ciascun flusso viene registrato una volta in uscita in un conto ed un’altra volta in entrata in un altro conto. Il conto delle risorse e degli impieghi rappresenta il mercato dei beni e servizi finali e ne mette in evidenza l’offerta aggregata (risorse) e la domanda aggregata (impieghi). L’offerta aggregata corrisponde ai beni e servizi finali prodotti all’interno del Paese, ovvero il PIL valutato ai prezzi di mercato (PILpdm) più le importazioni.

La sezione delle entrate specifica come sono state utilizzate le risorse:

  • La parte preponderante è stata impiegata per consumi delle famiglie e dalle Pubbliche Amministrazioni.
  • Gli investimenti lordi che si compongono di investimenti fissi lordi (es: macchinari, attrezzature, fabbricati) e la variazione delle scorte (es: materie prime, semilavorati, prodotti finiti).
  • Esportazioni, ovvero beni e servizi venduti al resto del mondo.

Il conto della distribuzione del PIL mette in evidenza come il valore dei beni e servizi finali si trasformi in redditi dei fattori produttivi e abbozza un tentativo di distribuzione funzionale del reddito. Il conto della distribuzione del PIL parte dal PILpdm, aggiunge a esso i contributi alla produzione versati dalle amministrazioni nazionali e dall’Unione Europea e sottrae (mettendole nella sezione opposta) le imposte indirette pagate rispettivamente alle Pubbliche Amministrazioni italiane e a quelle comunitarie, ottenendo il PIL al costo dei fattori (PILcdf). A questo punto il conto opera una parziale distribuzione funzionale del reddito distinguendo tra redditi interni da lavoro dipendente e risultato lordo di gestione (che aggregato racchiude gli interessi, i profitti, le rendite, i redditi da lavoro autonomo).

Il conto del reddito si propone di determinare il reddito nazionale, ovvero la somma dei redditi delle famiglie residenti e delle entrate delle PA. Il punto di partenza è costituito dai redditi interni da lavoro dipendente a cui vanno sottratti i redditi da lavoro dipendente verso l’estero (di immigrati stagionali, frontalieri,...) ed i redditi da capitale verso l’estero ed a cui vanno sommati i redditi da lavoro dipendente e da capitale dal resto del mondo. Le imposte indirette vanno aggiunte alle componenti positive del reddito nazionale in quanto erano state scorporate nel conto della distribuzione del PIL. I contributi alla produzione pagati dalle PA devono essere sottratti perché sono stati considerati come una componente positiva nel conto della distribuzione del PIL.

I trasferimenti correnti da e verso il resto del mondo sono versamenti in denaro o in natura tra Stati o da parte di privati (aiuti internazionali, rimesse degli emigrati,...). I trasferimenti dall’estero si aggiungono alle componenti positive del reddito, mentre i trasferimenti verso l’estero sono una componente negativa.

Il conto dell’utilizzazione del reddito mette in evidenza come il Paese utilizza il reddito disponibile. La prima e fondamentale decisione che le famiglie e lo Stato devono prendere è quanta parte del reddito destinare al consumo e quanta parte al risparmio.

Il conto della formazione di capitale mette in evidenza come vengono finanziati gli investimenti. La prima e principale fonte di finanziamento degli investimenti è costituita dal risparmio nazionale lordo, che è stato determinato a saldo nel conto precedente, a cui vanno aggiunti i trasferimenti dall’estero per gli investimenti. Nella sezione opposta vengono dettagliati gli impieghi del risparmio, che sono composti da:

  • Investimenti fissi lordi che si compongono di ammortamenti (beni capitali che vanno a rimpiazzare il valore stimato dello stock di capitale consumato) e di investimenti fissi (l’aggiunta netta allo stock di capitale).
  • Variazione delle scorte
  • Trasferimenti verso il resto del mondo con specifica destinazione agli investimenti.

Il conto delle transazioni internazionali è il conto di chiusura e riepiloga le transazioni tra l’economia nazionale e il resto del mondo. Il conto è costruito dal punto di vista del resto del mondo: per esempio le esportazioni (un impiego per la nostra economia) sono una risorsa per il resto del mondo e determinano un flusso monetario in uscita. Il pagamento delle nostre importazioni determina un flusso monetario in entrata per il resto del mondo (e ovviamente un’uscita per l’economia nazionale).

Misurazione del PIL e degli altri aggregati dei conti nazionali

Nel calcolo del PIL si considerano solamente i beni e servizi finali, i beni intermedi vengono esclusi dal calcolo del PIL. In ogni fase della produzione di un bene, ai fini del calcolo del PIL, si considera solo il valore aggiunto al bene in quella fase. Il valore aggiunto è la differenza tra il valore della produzione ed il costo beni intermedi. Il PIL è dato dalla somma dei valori aggiunti di tutte le unità produttive.

ESEMPIO: Supponiamo che la produzione di pane (unico bene finale) avvenga con il concorso di tre imprese, una agricola (A), una industriale (I) ed una commerciale (C). Il PIL di questa economia è dato da:

  • I ricavi dell’impresa C: 1000
  • La somma dei redditi guadagnati dai fattori produttivi: 200+500+300 = 1000
  • La differenza tra i ricavi delle imprese ed il valore dei beni intermedi (valore aggiunto): (200 + 700 + 1000) - (200 + 700) = 1000

Consumi

La principale componente della domanda è la spesa delle famiglie residenti che comprende l'acquisto da parte delle famiglie di qualunque bene o servizio. La seconda componente della domanda è...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Beaa.. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Fiocco Raffaele.
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