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Elementi di politica

Elementi di Politica è un’antologia di scritti politici pubblicata nel 1998, che ha tra i suoi obiettivi quello di introdurre allo studio dei problemi della politica. Bobbio affronta temi come: la democrazia, la pace, i diritti dell’uomo, la pena di morte e la tolleranza.

Prima parte: Introduzione alla materia

Nella prima parte del libro notiamo un’introduzione alla materia e ciò che la differenzia da altre materie affini per stabilire che legame ci sia con altri ambiti. Anche il titolo stesso riporta a un metodo scientifico, piuttosto che filosofico: tutto ciò perché l’autore nel libro vuole dare ai lettori delle basi, delle chiavi di lettura.

Distinzione tra politica e potere

La prima definizione e distinzione che riporta Bobbio è quella tra politica e potere. Quando pensiamo alla politica quasi in automatico veniamo richiamati dal passato, alle polis (città-stato dell’antica Grecia). Quando si parla della politica non si può non parlare del potere; infatti, la definizione di politica di Bobbio è: IL TERMINE SI USA PER DESIGNARE LA SFERA DELLE AZIONI CHE HANNO RIFERIMENTO DIRETTO O INDIRETTO ALLA CONQUISTA E ALL’ESERCIZIO DEL POTERE IN UNA COMUNITÀ SU UN TERRITORIO.

È necessario però individuare i rapporti di potere all’interno della società. Per potere si intende la capacità di influenzare e condizionare il comportamento di altri individui. La classificazione del potere nella società è tramandata da secoli ed è considerata classica, in quanto si può interpretare nel corso del tempo, fino ai giorni nostri.

Questa classificazione proviene dall’opera di Aristotele “La POLITICA” in cui si distinguono tre forme di potere:

  • Il potere del padre verso i figli
  • Il potere dei padroni sugli schiavi
  • Il potere dei governanti sui governati (potere politico)

Questa trisposizione ha permesso di distinguere il malgoverno (paterno o dispotico) dal buongoverno.

Cenni biografici dell'autore (Petrucciani)

Stefano Petrucciani, autore del libro “Modelli di Filosofia Politica” è un docente universitario presso La Sapienza a Roma. È autore di altre 160 pubblicazioni e molti suoi articoli sono stati anche tradotti in inglese, francese, spagnolo e tedesco. Nel testo preso in esame, Petrucciani si concentra su autori, delineando i punti chiave del loro pensiero filosofico-politico.

Gli autori passati in rassegna sono cronologicamente lontani, per questo è necessario contestualizzare ogni autore al proprio periodo storico. Prima di analizzare i vari autori, Petrucciani delinea e spiega cos’è la filosofia politica, indicandola come la materia che si occupa delle interazioni e dei rapporti tra uomini che vivono in società. Come Bobbio, anche Petrucciani afferma che quando si parla di politica non si può tralasciare la problematica del potere.

L’autore fa poi una distinzione tra potere formale (politica) e le altre forme di potere informale (che strutturano i rapporti nelle relazioni sociali). La filosofia politica è la materia che si occupa prevalentemente delle forme di potere istituzionale ad esempio il potere statale. Weber nel 1919 ha dato la sia definizione di Stato, definendolo come un rapporto di dominio di uomini basato sul mezzo della forza legittima. Il simbolo della forza legittima dello stato sono le forze dell’ordine. La forza va utilizzata nel momento in cui si creano le condizioni e quindi in ultima istanza.

La legittimità del potere e della forza è una questione centrale della filosofia politica:

  • Da una parte abbiamo la filosofia politica che si occupa dell’agire politico (Machiavelli e la sua opera “Il Principe)
  • Dall'altra parte, invece, la filosofia si occupa di quale sia il modo giusto di riunirsi in società e quali siano le forme di potere legittimo.

Il rapporto di potere politico

Il rapporto di potere politico può essere analizzato seguendo tre diversi criteri:

  • La funzione svolta: per capire la funzione ci rifacciamo a una metafora risalente all’antichità che pensa alla polis come un organismo al pari del corpo umano. Al governo viene solitamente assegnato il ruolo della mente (per delineare la superiorità) che ha il compito di guidare, comandare e intervenire nei conflitti per il bene comune svolgendo la funzione legislativa, il potere politico indirizza i comportamenti dei membri della comunità verso i fini prestabiliti. Con la funzione giudiziaria risolve i conflitti che possono nascere all’interno della società.
  • Il fine perseguito: già dall’antichità si pensa che il fine ultimo del potere politico sia il bene comune distinto dal bene dei singoli individui. Proprio questa distinzione permise di distinguere le forme di governo buone da quelle corrette. Nonostante ciò, definire il “bene comune” è tutt’altro che semplice; in quanto si va incontro a due difficoltà: la varietà di significati storicamente accertabili e la difficoltà di trovare le procedure adatte per accettarlo di volta in volta.
  • I mezzi utilizzati: Il criterio più adeguato a distinguere il potere politico degli altri è quello che si fonda sui mezzi dei quali le diverse forme di potere si servono per ottenere gli effetti desiderati. Come abbiamo già detto in precedenza, il mezzo di cui si serve il potere politico è la razza (in ultima istanza). Anche nei rapporti che vanno oltre la società la forza è il mezzo utilizzato e in quei casi parliamo di guerra cioè la massima esplicazione della forza come mezzo per la soluzione dei conflitti.

Distinzione tra potere politico, economico e ideologico

La distinzione tra potere politico, economico e ideologico corrisponde a quella tra la sfera dei rapporti corrispettivi. La delimitazione della sfera politica rispetto a quella ideologica passa dalla distinzione tra sfera sociale e individuale (greci) a quella religiosa e politica (avvento del cristianesimo + la riforma protestante). L'avvento del cristianesimo ha portato ad una divisione della sfera politica e religiosa, a differenza dell’Antica Grecia in cui vi era solo ed unicamente la POLIS.

La delimitazione del potere politico rispetto a quello economico è un fenomeno tipico del passaggio della società feudale a quella moderna. Infatti, nella società feudale i due poteri sono indissolubili: colui che detiene il potere politico è anche il proprietario dei beni su cui si fonda il suo potere. La delimitazione del potere politico da quello economico ha come conseguenza l’affermazione della subordinazione del potere politico a quello economico. Questo pensiero è strettamente legato alle teorie marxiste, secondo cui le istituzioni politiche e giuridiche sono una sovrastruttura rispetto alla base dei rapporti economici.

Politica e morale

Con la formazione dello stato moderno si pone il problema del rapporto tra politica e morale. Machiavelli fu il primo ad analizzare questo problema. Infatti, nel XVIII capitolo del “Principe” egli afferma che per giudicare la bontà o cattiveria di un’azione politica occorre guardare al fine (interesse dello stato). A racchiudere il suo pensiero vi è la citazione (non sua): IL FINE GIUSTIFICA IL MEZZO, cioè il nucleo della ragion di stato nasce così uno dei temi cardine della filosofia politica, la spiegazione e la giustificazione di questo contrasto.

Spiegazioni al tema politica e morale

Bobbio presenta due spiegazioni a questo tema:

  • Teoria della deroga: spiega e giustifica il contrasto sulla base della differenza tra regole ed eccezione: le regole morali sono UNIVERSALI, ma non ASSOLUTE, cioè non valgono in tutti i casi, ammettono quindi delle ECCEZIONI. Le azioni dei politici sarebbero da giustificarsi come “DEROGHE” dovute a situazioni eccezionali o stato di necessità. Questa è una giustificazione a un’azione altrimenti punibile.
  • Teoria delle due etiche: il divario tra morale e politica non dipende dal rapporto REGOLA-ECCEZIONE, ma dall’esistenza di 2 vere e proprie morali:
    • Etica della convinzione: chi agisce in base a questa ritiene di dover rispettare alcuni principi di condotta indipendentemente delle conseguenze.
    • Etica delle responsabilità: chi agisce in base a questa ritiene di aver fatto il proprio dovere se riesce ad ottenere il risultato si pone.

Siccome i due criteri sono diversi, un’azione buona secondo il primo criterio può essere cattiva in base al secondo.

Filosofia e filosofia politica

Prima di capire cosa sia la filosofia politica, è necessario comprendere il significato di filosofia. La FILOSOFIA, secondo Strauss, è una forma di sapere che deve sempre dimostrare la sua (eventuale) legittimità. Egli parla della filosofia come una pratica discorsiva che si avvale di un’unica risorsa: l’argomentazione pubblica; questo per quanto concerne il metodo, mentre per quanto riguarda l’oggetto, affronta la questione del nostro orientamento nel mondo.

Le caratteristiche della filosofia stanno nel fatto che:

  • Cerca di affrontare quei problemi a cui le scienze positive non possono dare risposte.
  • Si pone problemi che non possono essere risolti restando sul terreno di un accertamento di fatti: questioni normative e questioni strutturali.

La filosofia politica, poiché non è scienza, si confronta proprio con problemi di questo genere, e per questo si configura come una filosofia ultima. Anche per questo, la materia non è autosufficiente, anzi entra necessariamente in contatto con molte altre discipline.

Le domande della filosofia politica

Bobbio delineò i diversi significati che si potevano dare al termine filosofia politica che identificavano quattro questioni:

  • L’ottima costituzione politica
  • Il fondamento dell’obbligo politico
  • La natura dell’agire politico
  • Il metodo e le condizioni di validità della scienza politica

Le prime due domande sollevate da Bobbio sono interconnesse e di esse si occupa l’approccio normativo della filosofia politica:

  • Quali caratteristiche deve avere l’ordine politico per essere considerato legittimo?
  • In prospettiva, come dovrebbe essere l’ordine politico affinché venga riconosciuto come buono, giusto e legittimo?

Ovviamente la risposta a quest’ultima domanda varia dal periodo storico vissuto, ad esempio:

  • In Aristotele la norma non veniva intesa come qualcosa di separato dalla realtà, ma come ciò che corrisponde alla sua più intrinseca natura e al suo fine vero. In più, per gli antichi l’ordine politico giusto era quello che si rifaceva ai valori di giustizia e bene comune.
  • Con Hume si è diviso l’essere dal dover essere e quindi il momento descrittivo da quello normativo, pensandoli quindi separatamente.

Le teorie normative possono differenziarsi secondo tre linee:

  • La modalità ontologica del rapporto essere/dover essere;
  • La determinazione del dover essere con un valore supremo (bene, giustizia)
  • Il grado di distanza tra modello normativo dalla realtà fattuale.

L'approccio realistico: da Machiavelli a Weber

Il Principe di Machiavelli è il testo classico del realismo politico e pone una riflessione sull’agire politico nella sua aspra realtà. L'agire politico viene concettualizzato come lotta per il potere, però non fine a sé stesso (come dice Weber).

Ciò che maggiormente caratterizza il realismo politico è la messa a fuoco della conflittualità attraverso l’uso della forza di cui gli attori dispongono. Secondo Weber, infatti, la forza è il mezzo decisivo di cui l’agire politico non può fare a meno. Si può quindi pensare che il realismo politico nutra un senso pessimo nei confronti dell’uomo. Tuttavia, il binomio realismo politico-pessimismo antropologico non è scontato: il primo può prescindere dal secondo, come vediamo in politica e visione di Wolin, il quale sostiene che la politica è un’attività:

  • Incentrata sulla ricerca di un vantaggio competitivo tra gruppi
  • Condizionata dall’ambiente naturale
  • È tale che la ricerca di un vantaggio determina conseguenze

Etica e politica

Il problema del rapporto con la morale viene posto anche nell’attività politica. Ma a differenza degli altri rapporti, quelli della morale con la politica si differenzia. Quello che ci si chiede è: la politica mantiene un rapporto con la morale? Obbedisce ad un codice diverso da quello della morale? La maggior parte degli autori hanno capito del divario tra morale comune e condotta politica e hanno cercato di capire e giustificare questo divario.

L'esigenza della giustificazione nasce quando l’atto viola o sembra violare le regole sociali. Data la volontà del tema, Bobbio presenta una mappa dei rapporti tra etica e politica. Egli distingue tra teorie prescrittive (non danno la spiegazione del contrasto, ma una soluzione pratica) e teorie descrittive (tendono a spiegare qual è la ragione del contrasto). In più le varie teorie possono essere suddivise:

  • Teorie monistiche:
    • Monismo rigido: racchiude tutti gli autori per cui non esiste contrasto tra morale e politica perché vi è un solo sistema normativo: Erasmo con "Il primato della morale sulla politica" Kant e Hobbes con "Il primato della politica sulla morale".
    • Monismo flessibile: esiste un codice normativo (morale) il quale consente delle eccezioni. Bobbio presenta una nuova teoria (etica speciale) in cui l'eccezione è giustificata rispetto allo status del soggetto e al carattere speciale dell'attività da lui svolta.
  • Teorie dualistiche:
    • Dualismo apparente: politica e morale non possono considerarsi completamente indipendenti: Croce fa prevalere la morale sulla politica; al contrario Hegel presenta la superiorità della politica sulla morale.
    • Dualismo reale: i due codici normativi sono antitetici e si fondano sulla destinazione tra azioni finali e strumentali. Bobbio propone due esempi: soluzione machiavellica (fine giustifica i mezzi) e teoria delle due etiche di Weber (etica della convinzione ed etica della responsabilità)

Esiste una relazione tra le due teorie? Dal confronto tra le varie teorie emerge una considerazione della politica come la sfera degli imperativi ipotetici e una considerazione della morale come la sfera degli imperativi categorici. Secondo Bobbio le varie giustificazioni non valgono a giustificare l'eliminazione del giudizio morale, quanto piuttosto a delimitare i confini della politica rispetto alla morale. Egli crede, infatti, che la politica può essere giudicata dal punto di vista dell'efficienza, ma anche dal punto di vista della bontà del fine.

Approfondendo ulteriormente l'argomento, possiamo dire che fu Benedetto Croce che vide nella questione tra morale e politica il vero fondamento della filosofia politica. Abbiamo già detto che Machiavelli ritiene la politica sia superiore alla morale, perché il suo fine prevale su tutti gli altri. Quindi le considerazioni tra giusto e ingiusto passano in secondo piano. Abbiamo poi introdotto la teoria delle due etiche di Weber: Etica della convinzione e Etica della responsabilità. Per Weber, però, il vero politico è colui che segue l'etica della responsabilità.

Essa, infatti, fa venir meno il dissidio tra morale e politica, ma come? Il politico responsabile deve sapere che, entrando in una dimensione in cui vigono potere e razza, non può fare a meno di entrare in contatto con il "male"; ma al tempo stesso sa che non è un semplice cedimento al male, ma è proprio ciò che gli impone la sua etica della responsabilità. Etica della convinzione ed etica della responsabilità sono COMPLEMENTARI.

La dimensione essenziale della politica: Hanna Arendt

Oltre alla dimensione politica come competizione per la ricerca del potere, vi è quella dimensione chiamata la ricerca del senso. Secondo Hanna Arendt la comprensione del senso della politica necessita di un raggio di veduta più ampio, che parte da una riflessione sulla condizione umana. L'obiettivo è quello di mettere in luce come alle diverse dimensioni dell’attività umana corrispondano diversi aspetti della condizione dell'uomo:

  • Attività lavorativa: per riprodurre le condizioni materiali della sua vita
  • Operare: l'uomo ha bisogno di creare un "mondo artificiale"
  • Azione: in questa dimensione si radica la politica e ha a che fare con i rapporti diretti tra uomini e va compresa secondo due aspetti:
    • Pluralità: vivere significa non solo essere tra gli uomini ma essere tra uguali e diversi: siamo uguali perché umani, ma viviamo l'unicità della personalità che ci caratterizza. In questa unicità trova radice l'azione politica.
    • Natalità: proprio perché ogni individuo è unico, ha la capacità di apportare alla realtà qualcosa di inedito. Secondo Arendt è nell'azione politica che la categoria della natalità trova la sua corrispondenza più diretta. Nell'azione che fonda un organismo nuovo o rinnova uno esistente si esprime la natalità e il suo contro-polo, cioè il ricordare.

Infatti, secondo la Arendt, il nostro concetto di politica si fonda nella polis greca, in cui l'azione che è degna di essere ricordata è capace di superare la mortalità del singolo uomo.

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Scienze politiche e sociali SPS/01 Filosofia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LuigiDePascali di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Vergari Ughetta.
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