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Filosofia ed estetica della musica

Filosofia della musica

Filosofia - amore della sapienza - il filosofo è colui che è consapevole della propria ignoranza e ricerca il sapere (so di non sapere - Socrate). Il saggio è colui che non si stanca mai di conoscere, di apprendere - questo perché la conoscenza gli rende la vita migliore (ecco spiegato l’amore per la sapienza).

Nei dialoghi di Platone ci imbattiamo spesso nella sottolineatura della filosofia come bene a vantaggio della vita dell’uomo - la ricerca filosofica è infatti un dialogo continuo tra uomini. La filosofia nasce come dialettica e ha come scopo l'elevazione dell'uomo mediante il raggiungimento del sapere più alto.

La filosofia, sin dalla sua nascita, ha preteso di svolgere un ruolo dominante all’interno del sapere, superiore a tutte le scienze → la filosofia è la conoscenza di massimo livello, per questo Platone utilizza spesso l’immagine dell’elevazione e dell’ascesa.

Di conseguenza tutto ciò che riguardava il mondo della scienza veniva considerato come limitante, poiché la filosofia fornisce risposte a ciò che la scienza non sa rispondere - l’idea di scienza come limite rimane fino al 19 secolo quando ancora Hegel considerava le scienze come una conoscenza limitata.

È da fine Ottocento che, con il positivismo, si inizia a ridimensionare il ruolo della filosofia. La filosofia viene accusata di essere troppo generale, di non raggiungere fini pratici, di essere troppe cose allo stesso momento - essa, infatti, non può pretendere di primeggiare nelle materie scientifiche; tuttavia, a essa spetta la libertà di indagare ciò che è poco chiaro e ciò che la scienza non riesce a spiegare.

Per questo motivo nessun problema è estraneo alla filosofia, tantomeno la musica - la filosofia si occupa di tutto.

Avviciniamoci quindi al concetto di filosofia della musica:

  • Il musicologo non è un filosofo della musica, bensì studia tutti i fenomeni legati alla musica, la tecnica e la teoria (storia, analisi, partiture).
  • Il filosofo della musica invece si pone delle domande chiedendosi a cosa serve la musica, si pone delle domande a monte su cosa è la musica, come influenza la vita dell’uomo.

Infatti, la filosofia della musica è una branca della filosofia in cui lo studio è la musica intesa sia come scienza che come arte.

Storia della musica

La storia della musica contemporanea parte dal 1908 e arriva sino ai giorni nostri - in cosa si differenzia la storia della musica dalla storia generale? La storia in generale si occupa di studiare i grandi eventi, è una storia fatta di eventi; la storia della musica, così come la storia di qualsiasi arte, è una storia fatta di opere che andranno poi a costituire un canone o patrimonio di opere che è conosciuto per il suo valore.

Estetica della musica

Quando affrontiamo la storia della musica o delle arti in generale, ci imbattiamo spesso nel concetto di estetica. Diversamente che nella storia politica, nella storia della musica le principali fonti del passato (opere d’arte musicale per esempio) sono in primo luogo oggetti estetici e, come tali, rappresentano parte del nostro presente (es - oggi Mozart lo ascoltiamo con una prospettiva diversa).

L’estetica è la conoscenza sensibile delle cose - significa (dal greco) provare sensazioni - il primo ad utilizzarla fu Alexander Baumgarten nel 1750 per designare la dottrina della conoscenza sensibile che ha una sua autonomia rispetto a quella intellettuale (quella per cui, se ascolto un brano musicale, reagisco con il senso dell’udito e provo piacere ad ascoltare il brano senza avere indicazioni su storia, composizione del brano) - la conoscenza sensibile trova la sua massima espressione nelle rappresentazione estetiche o belle.

Abbiamo però bisogno del supporto della conoscenza intellettuale per poter arricchire, accompagnare e comprendere a fondo la conoscenza sensibile.

  • Conoscenza sensibile – agisce al di là dei concetti linguistici, si appoggia all’impressione sensibile, sulla sensazione di bello o di brutto.
  • Conoscenza intellettuale – è di tipo astratto e cerca di ricercare le ragioni del perché qualcosa piace o non piace – è necessaria per poter comprendere appieno la conoscenza sensibile.

Triangolo assiomatico di Philip Tagg

Con questo schema il musicologo Philip Tagg ha voluto riassumere i fenomeni musicali in 3 grandi categorie:

  • Cultura alta - si riferisce alla musica colta, sia classica che d’avanguardia. Debussy, Schoenberg e Stravinsky sono considerati i primi musicisti d’avanguardia.
  • Popular music - è importante utilizzare l’inglese per sottolineare il concetto di una musica di ampia diffusione e NON una musica popolare come potrebbe sembrare dal nome; vi rientra la musica pop, rock, mainstream, elettronica, la musica per i film, è un calderone ampio che contiene molto.
  • Folklore - questa è la vera musica popolare, è la musica di tradizione popolare, la tradizione della tarantella per esempio.

Alcuni termini principali

  • Altezze - termine tecnico per le note che possono essere acute (alte) o gravi (basse).
  • Melodia - la melodia è un elemento importante, che spicca, la voce principale; la melodia è una successione di altezze differenti.
  • Intervallo - distanza tra due altezze.
  • Ritmo - Il ritmo riguarda la differente durata delle note, alcune possono durare di più o di meno. Il rapporto fra loro è proporzionale: una nota, ad esempio la semibreve, vale il doppio della minima, che vale il doppio della semiminima. Le differenti durate di una melodia, il suo ritmo cioè, si inserisce in una sequenza temporale ordinata di accenti forti e deboli (il metro).
  • Battuta - spazio di musica diviso da stanghette.
  • Metro - è una struttura basata sulla ricorrenza di elementi accentuativi. In breve, si tratta di quanti accenti sono presenti in una battuta; esempio sono i 2/4 in cui in ogni battuta ci sono due accenti, il primo sempre forte e il secondo debole; nel 3/4 ci sono 3 accenti.
  • Tonalità - modo di organizzare la melodia che si basa su regole di tensione e distensione - guarda slide.
  • Distensione - punto da cui siamo partiti e a cui arriviamo (do maggiore per esempio).
  • Melodia tonale - è una melodia che si presta ad essere seguita, è prevedibile e facilmente memorizzabile.
  • Sonata - composizione del 700-800 per uno o pochi strumenti (sonata per violino o sonata per violino e pianoforte) - pochi strumenti, per questo è anche chiamata musica da camera.
  • Sinfonia - composizione per orchestra.

Concetto di melodia

La melodia è una successione lineare, nel tempo, di altezze (note) dotata di fisionomia ritmica.

  • Melodia vocale - quando viene eseguita dalla voce umana.
  • Melodia strumentale - quando è eseguita da uno o più strumenti musicali.

Solitamente ha senso compiuto, è piacevole, cantabile e facile da memorizzare. Ha un chiaro senso di inizio e di fine. Se ha queste caratteristiche di compiutezza, molto probabilmente la melodia è scritta secondo le regole della tonalità.

Concetto di ritmo

Il ritmo riguarda la differente durata delle note, alcune possono durare di più o di meno. Il rapporto fra loro è proporzionale: una nota, ad esempio la semibreve, vale il doppio della minima, che vale il doppio della semiminima. Le differenti durate di una melodia, il suo ritmo cioè, si inserisce in una sequenza temporale ordinata di accenti forti e deboli (il metro).

Tonalità e modalità

La tonalità è il modo di organizzare il discorso musicale, di mettere in relazione le note tra di loro attraverso regole di tensione e distensione, dissonanza e consonanza, avvicinamento e allontanamento. La tonalità si basa sulla scala maggiore e minore. La tonalità è stata utilizzata per un periodo che va dal ‘600 al ‘800 per la musica colta per poi essere ripresa anche oggi nella popular music. Nella storia della musica si chiama “tonale” il periodo compreso tra l’inizio del XVII e la fine del XIX secolo (es. Beethoven, Mozart).

La regola della modalità, invece, si basa su molte più scale rispetto alla tonalità e veniva utilizzata prima del ‘600. Si basa sui metodi antichi di greci e gregoriani; si parla di modalità per ogni sistema musicale estraneo alla tradizione occidentale colta (musica colta).

Testimonianze di musica

  • Il canto gregoriano, una monodia - Il canto gregoriano è una delle prime manifestazioni musicali (VIII-IX secolo) a noi giunta, grazie soprattutto a copisti che scrivevano la musica - anche solo guardando lo spartito del canto gregoriano notiamo molte differenze con la musica più recente (le note sono quadrate). Il canto gregoriano ascoltato a lezione è una monodia, una melodia libera, fluida, che rimane aperta, non finisce e non ricomincia non è una melodia compiuta che finisce e ricomincia - il canto gregoriano è legato molto alla tradizione religiose. Quando parliamo di questa monodia gregoriana è più corretto parlare di modalità piuttosto che di tonalità.
  • Il madrigale, una polifonia - Diverso è invece il madrigale, una composizione rinascimentale realizzata per più voci. Il madrigale Madonna, sua mercé a una sera di Luca Marenzio che abbiamo ascoltato, è un madrigale a 4 voci, ciò significa che sono presenti 4 linee melodiche e NON che sono presenti 4 voci umane. Per lo stesso motivo, in questo caso non possiamo parlare di monodia perché sono presenti più voci, bensì la definiamo una polifonia.

Le 4 voci che incontriamo nel brano sono:

  1. Canto
  2. Alto
  3. Tenore
  4. Basso

Queste 4 voci cantano melodie differenti che si sovrappongono tra di loro rendendo difficile l’ascolto; questo viene eseguito per permettere di riconoscere le singole voci. Talvolta le voci vanno ritmicamente insieme, altre volte le voci seguono ritmi più vari - in questo caso parliamo di contrappunto (più melodie in contemporanea che si sovrappongono).

  • L’opera lirica, una melodia - a lezione abbiamo anche ascoltato un’opera lirica del ‘700 di Pergolesi, La serva padrona, in particolare l’estratto Stizzoso mio stizzoso. Si tratta di un’opera a carattere buffo, tratto che emerge dalla messinscena e dal carattere della musica. Qui abbiamo una melodia che spicca, quella della voce della cantante (che è una sola, quindi, non è una polifonia), con un accompagnamento musicale - per questo motivo parliamo più precisamente melodia accompagnata. Questa melodia è inoltre tonale e non modale perché si tratta di un discorso musicale organizzato e direzionato.
  • Musica d’avanguardia - con questo termine ci riferiamo ad alcuni compositori che, all'inizio del ‘900, radicalizzarono il modo di scrivere musica, tra questi troviamo Schoenberg.

Le radici dell’avanguardia si ritrovano nella musica romantica della seconda metà dell’Ottocento e in particolare in alcuni musicisti che misero in discussione i capisaldi del linguaggio musicale armonico-tonico tradizionale (Mozart è il massimo esponente della musica tonale):

  • Prima avanguardia - primo Novecento
  • Seconda avanguardia - secondo dopoguerra

La musica di Schoenberg non è musica tonale (perché manca un senso armonioso, una linearità, il discorso di tensione e distensione) ma è musica dodecafonica, una dissonanza continua - Schoenberg, essendo un musicista d’avanguardia, credeva che la dissonanza si dovesse emancipare.

Riassumendo

  • Monodia - linea melodica singola.
  • Contrappunto - la sovrapposizione di melodie differenti.
  • Polifonia - più voci che si uniscono insieme - nei secoli 400 e 500 la polifonia è molto utilizzata, sono presenti numerosi componimenti polifonici.
  • Melodia accompagnata - insieme simultaneo di più voci, umane o strumentali, situate ad altezze e gerarchie diverse.
  • Musica tonale - musica caratterizzata da un senso armonioso, da una linearità, da un armonia.

Musica vocale vs musica strumentale

Uno dei più grandi studiosi di musica è stato sicuramente il filosofo francese Jean Jacques Rousseau. Egli sosteneva che la musica doveva essere esclusivamente vocale, la melodia andava cantata dalla voce perché la melodia rappresentava l’emotività dell’essere umano.

In questo modo, ragione ed emozione, caratteristiche primitive dell'uomo che si erano perse con la civilizzazione, potevano riunirsi insieme:

  • Le parole rappresentavano i concetti, la ragione.
  • La melodia rappresentava l’emotività e arricchiva il significato delle parole.

Per questo motivo la musica solamente strumentale non era considerata valida da Rousseau.

Tuttavia, nel ‘700, quando si scrive la musica strumentale, si cominciò a scrivere una musica che avesse un forte potere descrittivo. Un esempio sono le 4 stagioni di Vivaldi, musiche strumentali che però si rifanno a testi scritti; per l’appunto Vivaldi inserisce dei versi nella partitura.

Nell’800 la musica strumentale comincia ad assumere un’importanza fondamentale, processo favorito dal fatto che, attraverso la tonalità che si rinforza e di un discorso musicale organizzato, direzionato, la musica assume un senso talmente forte che non è necessario l’utilizzo della parola - l'inverno di Vivaldi si struttura come una specie di dialogo tra tutti gli strumenti e il violino che diventa la voce principale - si sviluppa sempre di più un’idea di musica che parla.

Contrariamente a Rousseau, questo aspetto è particolarmente apprezzato da Schopenhauer, grande amante della musica; egli la definisce come una delle esperienze più pure in quanto in grado di diventare uno strumento di accesso a dimensioni metafisiche. La musica è capace di superare l’ineffabile, qualcosa che non si può esprimere a parole, ma che invece la musica può fare.

La musica strumentale

Durante il Romanticismo la musica strumentale balza al primo posto della gerarchia delle arti, proprio per la sua asemanticità, per la sua mancanza di referenzialità (non è come un quadro che mi raffigura un albero e io faccio riferimento ad un albero vero).

La musica strumentale può caratterizzarsi in:

  • Sonata - per un solo strumento.
  • Sinfonia - per più strumenti.
  • Quartetto - 4 strumenti = 2 violini, viola, violoncello.

Presenta una forte logica interna, si configura come un discorso, il cui contenuto misterioso è in grado, più di qualsiasi linguaggio artistico, di alludere all’infinito, dell'inconoscibile - da qui il suo carattere di ineffabilità.

La forma-sonata

Fra i maggiori esempi di costruzione autonoma del linguaggio musicale strumentale vi è lo schema costruttivo della forma-sonata. Il termine forma-sonata si diffonde a partire dalla prima metà del Settecento e rimanda a una determinata organizzazione del materiale musicale all’interno di un singolo movimento - IN BREVE è il modo in cui è costruito IL PRIMO movimento(o tempo) di un brano.

I movimenti successivi (che non riguardano la forma sonata) si costruiscono per contrasto, prima veloce, poi lento, poi allegro per esempio (i titoli che si utilizzano sono allegro, vivace, allegretto, lento, grave ecc…).

Con forma-sonata intendiamo uno schema costruttivo che riguarda il primo movimento di una sonata, di una sinfonia, di un concerto o di un quartetto - i vari tipi di forma-sonata esistenti sono stati sintetizzati in un unico modello da Antonin Reicha nel 1826.

La forma-sonata è:

  • Bitematica: si fonda su due temi (il tema è una frase ritmico-melodica di senso compiuto). Essendo la forma-sonata bitematica abbiamo due frasi ritmico-melodiche principali che possono essere molto simili come in Mozart o completamente diverse come in Beethoven.
  • Tripartita: si divide in 3 parti
  1. Esposizione - vengono esposti i due temi principali del discorso, ovviamente intervallati da passaggi (definiti ponti).
  2. Sviluppo - si sviluppano i temi dell’esposizione con variazioni, modifiche ecc…
  3. Ripresa - alla fine vengono ripresi i temi dell’esposizione (perché la tonalità si basa proprio sul riprendere gli elementi iniziali).

Come esempio abbiamo sentito la sonata numero 16 di Mozart, uno dei più grandi maestri della forma-sonata.

La forma-sonata in Beethoven

Ludwig Van Beethoven (1770 - 1827) è stato uno dei più importanti compositori dell’età romantica. Abbiamo studiato il concetto di forma-sonata nelle sue opere: i due temi che si presentano durante l’esposizione, si caratterizzano solitamente per contrasto: la forte ritmicità del primo tema si oppone all’aspetto cantabile del secondo tema.

Nella sinfonia (ricordiamo: composizione per orchestra) Beethoven inserisce una coda nella parte finale della forma-sonata per ribadire il concetto.

Beethoven ha composto solo 9 sinfonie complesse, lunghe e molto curate nei singoli dettagli. Esse, infatti, si differenziano da quelle di Haydn, un compositore precedente che ha composto ben 100 di sinfonie perché scriveva su commissione. Beethoven, essendo sostenuto da mecenati, aveva maggiore libertà e la possibilità di dedicarsi maggiormente alle singole sinfonie nei più piccoli dettagli.

La 5 sinfonia di Beethoven - composizione dei primi dell’800

Nella 5 sinfonia si intende molto la differenza tra i due temi principali:

  1. Il primo è caratterizzato da proporzionalità ritmica, formato da piccoli gruppi tematici.
  2. Il secondo è più dolce, cantabile.

Per creare ancora più contrasto tra i due temi, Beethoven decide di utilizzare un corno per segnalare il passaggio di tema. Il corno lascia spazio ad archi e fiati, più dolci e soavi per il secondo tema.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Aleoli2004 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia ed Estetica Musicale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Scalfaro Anna.
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