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SORVEGLIARE E PUNIRE

Nascita della prigione — Foucault, 1975

I. Il supplizio

1) Il corpo del condannato

Foucault parte dalla condanna di Damiens (1757): tortura pubblica e squartamento. Pochi decenni dopo, nei

regolamenti delle case di detenzione, il castigo è fatto soprattutto di impiego del tempo, regole e

sorveglianza. Cambia quindi il modo di punire.

Scompare lo spettacolo della punizione: la pena diventa la parte più nascosta del processo penale;

• conta la certezza di essere puniti.

Scompare la sofferenza fisica come elemento principale della pena, anche se resta un “supplemento” di

• dolore sul corpo: isolamento, privazioni, percosse.

Il bersaglio cambia: il castigo deve colpire l’anima, non il corpo. Il giudice valuta anche personalità,

• normalità, origine del delitto e possibilità di normalizzazione.

Nasce così un nuovo rapporto potere-sapere: psicologi, educatori e funzionari penitenziari partecipano al

giudizio. Il corpo è utile quando è insieme produttivo e assoggettato. Da qui la formula: “l’anima è la

prigione del corpo”.

Da ricordare: il passaggio fondamentale è dal corpo suppliziato all’anima da conoscere, correggere e

normalizzare.

2) Lo splendore dei supplizi

Il supplizio è una pena corporale, dolorosa e rituale. Deve produrre una sofferenza valutabile, graduare la

sofferenza fino alla morte e “trattenere la vita nella sofferenza”. Deve essere marchiante e clamoroso.

La procedura penale era in gran parte segreta. La confessione era essenziale e poteva essere ottenuta con

la quaestio: la tortura era insieme mezzo per cercare la verità e forma di pena.

L’esecuzione pubblica rende visibile la verità sul corpo del colpevole.

• Collega simbolicamente il delitto alla pena.

• È un rituale politico: l’infrazione ferisce il sovrano e il supplizio serve a restaurare la sovranità ferita.

• È una politica del terrore e un’economia dell’esempio.

Il popolo ha un ruolo ambiguo: è spettatore, ma può solidarizzare con il condannato e rovesciare il rituale

contro i giudici e il potere. Da qui il “discorso del patibolo” e l’eroicizzazione di alcuni condannati.

Risposta breve sul supplizio: non è solo crudeltà: è una tecnologia politica della sovranità, che usa il corpo

del condannato per manifestare verità e potere davanti al pubblico. 1

II. Punizione

1) La punizione generalizzata

Dalla seconda metà del XVIII secolo crescono le proteste contro i supplizi. La giustizia deve punire, non

vendicarsi e il castigo deve rispettare un principio di umanità. Ma per Foucault il punto centrale non è solo

una nuova sensibilità: nasce una nuova economia del potere di castigare.

La riforma vuole “non punire meno ma punire meglio”: rendere il potere punitivo meno arbitrario, meno

costoso, meglio distribuito e più efficace.

Con la società capitalistica si separano illegalismo dei beni e illegalismo dei diritti: il primo riguarda

soprattutto le classi popolari ed è represso più duramente; il secondo resta più accessibile alla borghesia e

viene trattato con accomodamenti e ammende.

Nel modello del contratto sociale chi commette un reato diventa nemico comune e il diritto di punire passa

dalla vendetta del sovrano alla difesa della società. La pena è misurata soprattutto sugli effetti futuri:

prevenzione della ripetizione e dell’imitazione.

Le 6 regole:

1. Quantità minimale: allo svantaggio del castigo deve corrispondere un vantaggio del crimine minore.

2. Idealizzazione sufficiente: conta soprattutto l’idea della pena, non la sofferenza corporale.

3. Effetti laterali: la pena deve impressionare soprattutto i possibili criminali.

4. Certezza perfetta: a ogni delitto deve associarsi la certezza del castigo; leggi chiare, procedure

pubbliche,

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

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