I
L MASSIMO NECESSARIO
INTRODUZIONE ALL’ETICA
Atti/azioni ≠ Fatti/eventi:
● Atti/azioni: dipendono dal soggetto. Si distinguono due tipi di soggetto:
● Il soggetto è LIBERO di farlo (ha il potere di agire; non si può chiedere al soggetto di giustificare
le proprie azioni).
● Il soggetto non è libero, ma RESPONSABILE (ha il dovere di rispondere delle proprie azioni;
comporta il fatto che qualcuno risponda delle proprie azioni).
● Fatti/eventi: NON dipendono dal soggetto.
E
ssere liberi significa anche essere responsabile, e che qualcuno ci chieda il perché delle nostre scelte o ci
chieda di rispondere delle nostre azioni.
Teniamo molto alla nostra libertà, ma cerchiamo anche di fuggire da essa: a volte cerchiamo di non scegliere.
Tuttavia, non possiamo non scegliere, siamo condannati a farlo, in quanto anche non scegliere è una scelta
(scelgo di non scegliere, e ne pago le conseguenze). (→ “Inevitabile destino morale dell’essere umano”: tutti
dobbiamo scegliere, non possiamo fuggire dalla libertà e dall’esercizio della stessa).
Non è neanche possibile fuggire dall’azione: non fare è un’azione.
Siamo esseri morali perché abbiamo il potere di agire ma abbiamo anche il dovere di rispondere delle nostre
azioni. L’etica studia proprio questo.
L
a riflessione morale cerca una risposta alla domanda “che cosa devo fare? Cosa è bene/giusto fare?”.
Nel tentativo di dare risposte universali a queste domande, si sono sviluppate nel tempo 2 tipi di etica:
1. EticheFILOSOFICHE
: cerca di capire cosa dobbiamofare tramite prospettive razionali che possano
essere accettate da tutti.
2. EticheTEOLOGICHE
: nascono domandandosi cosa Dio vuolee dice che io devo fare, e ciò che Dio
dice è giusto e buono.
1
. ETICA FILOSOFICA (o filosofia morale):
presuppone una coscienza morale prefilosofica personale e collettiva (oethos= insieme di convenzioni e
valori di ogni cultura / luogo).
L’etica parte quindi dall’ethos e la interroga criticamente, con lo scopo di capire se è giusto o meno.
Casi in cui l’etica interviene: in tempi di crisi (dilemmi, come non saper scegliere tra due opzioni che
comportano entrambe del bene; mancanza di consenso, ovvero non siamo d'accordo su cosa fare davanti alle
novità, quindi il consenso va costruito; cerchiamo una giustificazione ad un’azione che apparentemente non
sembrano giuste, …). L’etica filosofica ha3 approcci(prospettive):
● ETICA NORMATIVA
: riguarda il “dover essere”. Si occupadi produrre le grandi teorie morali; ricerca
un criterio di orientamento generale che indichi cosa sia giusto / sbagliato e che giustifichi l’azione.
● ETICA APPLICATA
: si occupa di applicare le teorieetiche normative a questioni concrete (es: bioetica,
che applica l’etica alla vita).
● METAETICA
: è il “discorso sull’etica”. Ha un approcciodescrittivo, quindi descrive il fenomeno della
morale (per cui l’oggetto di studio della metaetica è l’etica stessa).
L’etica filosofica nasce dadue grandi emancipazioni:
1. emancipazionedalla religione: all’inizio dell’etàmoderna (1517, in cui Lutero affigge le tesi contro le
indulgenze). Fino a quel momento l’etica è stata teologica, ma da qui in poi la fede diventa motivo di
dissenso, per cui non si può più argomentare partendo dalla fede religiosa per stabilire cosa sia giusto.
Per questo, la filosofia rivendica la sua autonomia (filosofia "etsi deus norma retrus” - ovvero come se
dio non ci fosse).
2. Emancipazionedalla politica: (1989, quando caddeil muro di Berlino). In quest’anno finiscono le grandi
ideologie del 900, secolo in cui la politica aveva avuto un ruolo prioritario rispetto alla morale. Da qui in
poi, il ruolo della morale diviene sempre più prioritario nella discussione pubblica per cercare
consenso.
S
i verifica quindi un’esplosione dell’etica, perché si ottiene la consapevolezza della necessità di avere delle
nozioni etiche e morali che ci guidino nella vita odierna (soprattutto per via del contesto di crisi in cui si verifica
la perdita di punti di riferimento).
Tuttavia. Questo contesto di crisi influenza l’etica stessa, per cui si ha l’impressione che anche la morale
stessa viva una crisi. Questo perché la morale vive una duplice minaccia (una interna e una esterna)
rischiando di deformarsi.2 tipi di deformazioni:
● moralismo
: ergersi della morale a giudice di ogniaspetto della vita, ma che allo stesso tempo diventa
una critica inefficace (perché è una mera condanna, facendo prevalere l’indignazione che esclude la
comprensione). Per cui si rischia di criticare senza dare alcun contributo alla società.
● riduzione di ethos condiviso
: comporta la crisi divalori condivisi (lo vediamo nell’uso costante del
linguaggio dell’odio, che vede solo ai propri bisogni). Comporta anche la rinuncia al compito etico
stesso (ovvero si smette di cercare di migliorare la condizione della vita umana).
1. ETICANORMATIVA: interpretata secondo due modelli:
1. Etica Intesa comemodello di regolazione sociale
:focussullagiustiziae sullacollettività(cercadi
rispondere alla domanda “come creare una società giusta?”). Si sviluppa in particolare con la filosofia
moderna, in seguito all’emancipazione con la religione. Quindi sono attente alle singole azioni.
2. Etica Intesa comearte della vita
: la sua necessitàsubentra a fine 900, dovuta all’insorgere di
un’insoddisfazione provata rispetto alla sola esistenza (iniziale) del primo modello (in quanto non
pensava al singolo individuo e al suo bene). Ritiene quindi che il ruolo principale sia il dovervivere
bene con sé stessi, per realizzare sé stessi. Il suofocusè dunque il bene, inteso come “piena
realizzazione dell’esistenza umana”. ATTENZIONE: nonè un modello individualistico, in quanto per
vivere bene con noi stessi abbiamo bisogno di vivere bene con l’altro! Quindi sono attente al soggetto
che compie l’azione.
Inoltre, l’etica normativautilizza 3 METODI(e strumentiintellettuali correlati utilizzati per prendere decisioni su
base razionale), checorrispondono ai 2 modelli sopra:
● utilitarismo
:focussulleconseguenze dell’azione.Corrente filosofica definita "consequenzialista", in
quanto richiede di considerare le conseguenze delle azioni per valutare se le azioni siano eticamente
giuste o meno. Quindi, per capire se un’azione è giusta, dovremmo considerare le conseguenze delle
diverse azioni che vorremmo compiere, e scegliere quella che porterebbe ad una maggiore felicità del
maggior numero di persone (per cui alla domanda “cosa è giusto fare?” Risponde: ciò che produce il
massimo bene per il maggior numero). (Riferito a MODELLODI ETICA COME REGOLAZIONE
SOCIALE).
● Kantismo
:focussuregoleedoveri dell’azione(approcciodeontologico). Ricerca quindi la
corrispondenza dell’azione alla legge morale (intesa come legge che tutti noi dobbiamo seguire, uguale
per tutti in quanto tutti gli esseri umani sono dotati di ragione). Quindi l’eticaè intesa come uninsieme
di princìpi che tutti dobbiamo seguireperché sonoradicati nella nostra ragione (per cui alla domanda
“cosa è giusto fare?” Risponde:ciò che dice la leggemorale). (Riferito a MODELLO DI ETICA COME
REGOLAZIONE SOCIALE).
● Etica delle virtù
:focussulbenee sulcarattere(in particolare su cosa significa essere buono).
Aristotele identifica il buono della vita con il termine “
eudaimonia
” (ovvero avere un buon demone, una
felice sorte). Il senso della nostra vita, e quindi il nostro bene, si può raggiungereaffrontando benela
vita e raggiungendo il mio scopo(che per l’uomo èvivere in maniera razionale). (Riferito a MODELLO
DI ETICA COME ARTE DELLA VITA).
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I
L SUPEREROGATORIO - CAP 1
Il terminesupererogatorioha origini nel Vangelosecondo Luca, in particolare nella parabola del buon
samaritano. (Parla di un uomo che viene preso a botte in strada. Passano due uomini (sacerdote e levita) che
sembravano per bene, ma non lo aiutano. successivamente passa il samaritano, che invece lo aiuta dandogli
dei soldi per curarsi e dicendogli che quello che spenderà in più glielo darà lui in seguito. per descrivere
questo comportamento, Girolamo descrive il suo comportamento come superogaveris (ovvero super erogare,
quindi fare più di quanto richiesto).
Il verbo latinosupererogaverisviene tradotto initaliano con “spenderai di più”, inteso come un’eccedenza.
I primi ad usare questo termine nel linguaggio teologico sono i padri della Chiesa. In particolare, Tommaso
divide le azioni umane in:azioni buone(comandatedalla legge);azioni cattive(vietate dalla legge);eazioni né
buone né cattive(che sono permesse). Successivamente,ritrova nelle azioni buone due caratteristiche:
possono essere comandate (da "
praecepta
", che riguardanoil bene, i comandamenti che tutti devono
osservare) oppure consigliate (da “
consilia
”, cheriguardano un bene migliore, in cui rientrano le azioni
supererogatorie). Aggiunge poi che ipraeceptasononecessari al raggiungimento del fine ultimo dell’esistenza
umana (ovvero la beatitudine eterna), mentre iconsiliapossono semplicemente facilitarne e accelerarne il
raggiungimento.
Tuttavia, nel corso dei secoli, la teoria della supererogazione era stata posta alla base della pratica delle
indulgenze, pratica che veniva legittimata dalla Chiesa. Essa infatti riteneva che ci fosse un tesoro costituito
dall’eccedenza di azioni buone conseguite dai santi attraverso azioni supererogatorie, e che solo la Chiesa
stessa poteva redistribuire (attraverso le indulgenze) per la remissione dei peccati.
Lutero (così come gli altri Riformatori successivi) ha una visione molto negativa di questa pratica, in quanto
ritiene che siaimpossibile compiere più di quantosia dovuto nei confronti di Dio. In particolare,dice che:
- l’essere umano è insuperabilmente peccatore e non può uscire da questa condizione, in quanto non fa
quel che dovrebbe (o comunque non fa abbastanza). Per questo motivo, visto che non fa già
abbastanza, non è possibile che faccia atti supererogatori (quindi è impossibile che faccia anche più di
quel che dovrebbe e non riesce a fare).
- chi si ostina a fare atti supererogatori è solo per una questione di orgoglio, perché pretende di salvarsi
così (inteso come troppa sicurezza di essere salvato solo per aver fatto più del necessario). si perde
così l’umiltà. La salvezza può infatti essere ottenuta solo tramite la fede e la grazia.
- condanna le indulgenze, in quanto chi vende la remissione dei peccati crede di fare più del necessario
ed avere la salvezza garantita e di essere addirittura migliori dei santi.
Urmson, nel 1958, riprende il concetto di supererogatorio in un saggio, nel quale riprende 3 classi di azioni
morali finora considerate (quelle di Tommaso):
- azioni moralmente buone: quelle quindi obbligatorie in quanto buone.
- azioni moralmente cattive: quelle dunque vietate in quanto cattive.
- azioni moralmente neutre: ovvero quelle permesse, opzionali, in quanto non comportano né bene né
male.
→A queste, Urmson aggiunge due classi apparentemente dimenticate da tutti (entrambe riconducibili al
concetto di supererogatorio secondo prospettive differenti):
- azioni sante
: compimento del proprio dovere in condizionicontrarie al proprio interesse.
- azioni eroiche
: compimento del proprio dovere in condizionia rischio di sé.
D
are una definizione di supererogatorio è dunque una questione controversa. Si tratta infatti di azioni
moralmente positive ma opzionali, cioè il cui adempimento o omissione sono egualmente permesse (in quanto
si tratta di azioni considerate al di là di quanto richiesto ed esigibile). Si dibatte anche dell’appartenenza
eventuale di altre caratteristiche al concetto di supererogatorio, quali: altruismo, sacrificio, sforzo morale,
essere meritevole di lode, etc.
Heyd, per esempio, ha proposto unatassonomia(=categorizzazione)degli atti supererogatori in sei classi di
azioni: azioni sante ed eroiche, atti di beneficenza, favori e cortesie, atti di volontariato rinunce a ciò che
spetta, perdono.
A
d oggi, per molti, le azioni morali sarebbero quindi articolate in sei grandi classi:obbligatorie(che è bene
compiere e male omettere);vietate(che è male compiere e bene omettere);permesse(che non è male
compiere);indifferenti(né buone né cattive);supererogatorie(buone da compiere ma non obbligatorie); e
offensive(non buone da compiere ma non vietate).
H
eyd crede che il supererogatorio abbia una stretta relazione con il concetto di dovere. Secondo lui, questo
rapporto riguarda due aspetti:continuitànel bene(per cui gli atti supererogatori devono avere morale positiva,
così come gli atti dovuti); ecorrelatività(perché,in quanto eccedono di dovere, è giusto relazionare gli atti
supererogatori al dovere stesso).
Tuttavia, nel concetto di azioni supererogatorie, si celano due paradossi:
1. Principio del good-ought Tie-up
: se le azioni moralmentebuone sono obbligatorie, come è possibile
che quelle supererogatorie non lo siano?
2. Dalla prospettiva esterna le azioni supererogatorie sono un’eccedenza di dovere, mentre dalla
prospettiva del soggetto che le compie queste azioni vengono corrisposte ad unanecessità(e quindi
ad un dovere).
Anche la vicenda della libertà è paradigmatica. Infatti, questa può essere intesa sotto 3 livelli:
1. Livello giuridico-politico(odovere esigibile
): riconoscela libertà come un diritto originario, ma da
anche importanza all’esperienza della libertà. Riguarda quindi ciò che una legge comanda (che sia una
legge del diritto positivo, e quindi dettata dallo Stato, o una legge morale). Accanto a questo livello
troviamo gli altri due:
2. Livello etico(odovere come responsabilità
): la libertàviene intesa non solo come diritto, ma anche
come una responsabilità. Si avverte infatti la necessità di prendere posizione ad un appello che ci
viene fatto, al quale bisogna rispondere nel modo più adeguato possibile. Infatti, in ogni ambito emerge
una forma di responsabilità, sia che essa riguardi le proprie azioni, sia che riguardi la propria vita e
quella degli altri.
3. Livello antropologico(odovere come ciò che è necessario
):la libertà non è immediata. Si nasce
capaci di libertà, ma si diventa concretamente liberi nel tempo, per cui essa è intesa come un dono. In
questo livello, il dovere non è solo inteso come una cosa che qualcuno esige, ma è anche qualcosa
che ci è necessario per stare bene.
I
l riconoscimento di una pluralità di livelli (appena citati) aiuta a distinguere tra atti dovuti, atti vietati, atti
permessi e atti supererogatori. Infatti, dato che la supererogazione è caratterizzata da una qualità morale
positiva, le caratteristiche comeamore,fiducia,speranza, egenerositàsi configurano come sue virtù(infatti
vengono tradizionalmente considerate come eccedenti la sfera del dovere.
R
iguardo la questione dell’
amore
, questo costituisceun caso emblematico di eccedenza rispetto a
un’obbligazione esigibile. Infatti, essendo di qualità morale positiva, esso non può essere preteso né
tantomeno imposto (non è un diritto esigibile essere amati). Tuttavia, l’
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