Economia politica
Teoria economica dominante
Teoria marginalista o neoclassica.
Legge di Say
La produzione stabilisce la domanda occorrente ad assorbirla, è l'offerta che crea la sua propria domanda. Secondo questa teoria il reddito/potere di acquisto della collettività è uguale alla produzione corrente e viene interamente speso, direttamente o indirettamente, nell'acquisto di merci.
Ricardo e Smith
Adesero al principio in base al quale non ci possono essere limiti di domanda alla produzione e questo principio deriva dal fatto che tendevano a identificare le decisioni di risparmio e di investimento. L'assenza di limiti di domanda a ciò che il sistema è in grado di produrre è una conseguenza della struttura analitica della teoria, essendo il risultato principale delle forze di domanda e di offerta che questa ritiene siano in azione nel mercato del lavoro e dei beni.
Massimizzazione dell'utilità e funzione di offerta
Le forze neoclassiche di domanda e offerta in azione nel mercato di lavoro e nel mercato dei beni sono esprimibili tramite le funzioni di domanda e offerta che riflettono un comportamento di massimizzazione da parte dei soggetti economici: ogni individuo e ogni impresa cerca di conseguire sul mercato una posizione di profitto. Esempio economia in cui si produce un solo bene come il grano: in questo caso il grano può essere sia prodotto sia mezzo di produzione (Capitale); e ogni lavoratore-consumatore, dati i suoi gusti e la quantità di costituisce il salario reale orario, stabilito dal mercato e sul quale egli non può influire, decide quante ore lavorare in vista della massimizzazione della soddisfazione o utilità totale, che può ricavare dalla disponibilità di una certa quantità di grano e di tempo libero.
L'utilità totale è quella che il lavoratore ricava dal consumo di grano o di tempo libero, aumenta all'aumentare della quantità consumata, ma per incrementi via via minori. Il lavoratore massimizza la sua utilità totale se lavora un numero di ore totale da rendere il rapporto tra utilità marginale del tempo libero e utilità marginale del grano uguale alla quantità di grano che costituisce il salario W. L'utilità marginale è la variazione che subisce l'utilità totale a fronte di una piccola variazione della quantità consumata del bene e che dipende dai gusti del singolo individuo.
Se il rapporto tra le due utilità marginali è maggiore del salario, al lavoratore conviene lavorare di meno, se il rapporto tra le due utilità marginali è minore del salario derivante dal grano, il lavoratore che vuole massimizzare la sua utilità totale, ha convenienza ad espandere la sua offerta di lavoro fino a quando l'aumento di utilità marginale del tempo libero e la riduzione dell'utilità marginale del grano non ha reso il loro rapporto uguale al salario. All'aumentare del salario il lavoratore è indotto a sostituire il suo tempo libero con il bene (effetto di sostituzione di un aumento del salario), se il salario diminuisce l'effetto sostituzione fa aumentare il rapporto tra quantità disponibile di tempo libero e quantità disponibile di grano. Ogni variazione del salario genera anche un effetto reddito, positivo o negativo, a seconda che si consideri un aumento o una diminuzione del salario.
All'aumentare di wg aumenta la quantità di grano che il lavoratore può acquistare con un'ora di lavoro, la funzione di offerta di lavoro è la somma orizzontale delle funzioni di domanda individuale e si ottiene sommando per ogni livello di wg le quantità di lavoro offerte a quel livello del salario reale dai diversi lavoratori presenti nell'economia.
Massimizzazione del profitto e funzione di domanda lavoro
Alla base della funzione di domanda di lavoro c'è la nozione di prodotto marginale di lavoro: l'incremento o il decremento che subisce la quantità prodotta di un bene se si impiega una unità addizionale di lavoro o se la quantità di lavoro viene ridotta ad una unità. L'andamento del prodotto marginale del valore al variare della sua quantità impiegata dipende:
- Dalla quantità impiegata di capitale che resta costante
- Riflette la legge dei rendimenti decrescenti
La legge dei rendimenti decrescenti stabilisce che all'aumentare della quantità impiegata di un fattore e ferma restando la quantità impiegata dell'altro o degli altri, il prodotto cresce ma da un certo punto in poi la produttività marginale del lavoro diventa decrescente.
Funzione del prodotto medio del lavoro (PME)
La funzione del prodotto medio del lavoro si ricava da quella del prodotto marginale. Il prodotto medio è paro alla quantità del bene (q) / lavoro (l) ma dato che q è a sua volta pari alla somma dei prodotti marginali, il prodotto medio del lavoro è la media dei prodotti marginali e in un primo tratto cresce al crescere del prodotto marginale mantenendosene al di sotto perché risente dei precedenti valori più bassi dato che il prodotto medio marginale (pmgl) continua a crescere fino a quando resta inferiore al prodotto marginale; quest'ultimo ha iniziato a diminuire a causa della legge dei rendimenti decrescenti.
In condizioni di concorrenza perfetta la quantità di bene che il capitalista-imprenditore deve pagare come salario per ogni unità di lavoro è data e stabilita dal mercato. Al salario di un bene (w) la quantità di lavoro che gli conviene impiegare è lE cioè la quantità in corrispondenza della quale il prodotto marginale del lavoro è uguale al salario. La funzione di domanda del lavoro del capitalista-imprenditore ci mostra la relazione tra il salario e la quantità di lavoro che gli conviene impiegare. Dalla funzione di domanda di lavoro vanno esclusi:
- Il tratto crescente della funzione del prodotto marginale
- Il tratto decrescente della funzione del prodotto marginale del lavoro
La funzione di domanda di lavoro dell'impresa considerata coincide con il tratto decrescente della funzione del prodotto marginale del lavoro; e per ogni impresa esiste un livello massimo del salario in corrispondenza del quale tutto il bene prodotto andrebbe al lavoro e i profitti sarebbero nulli.
Principio neoclassico di sostituzione
Al cambiare dei prezzi dei fattori, le proporzioni in cui essi vengono impiegati nella produzione cambiano a favore di quello divenuto più a buon mercato. L'equilibrio di mercato del lavoro si ha quando la quantità di lavoro domandata dall'insieme delle imprese è uguale alla quantità di offerta dei lavoratori. Il salario di equilibrio è un salario di piena occupazione ed è pari al prodotto marginale del lavoro che si ha in corrispondenza di LD=LO, riflette la scarsità del lavoro. Ogni circostanza che riduce o aumenta la scarsità del lavoro, cioè che aumenta o riduca l'offerta rispetto alla domanda, si traduce in una riduzione/aumento dei salari di equilibrio. Lo spostamento sarà verso sinistra se i gusti cambiano a favore di beni a minore intensità di lavoro o verso destra se cambiano a favore di beni a maggiore intensità di lavoro. La scarsità del lavoro e il salario di equilibrio varia al variare delle circostanze da cui dipende la posizione delle funzioni di domanda e offerta. Il prodotto di equilibrio di economia è quello che sia ha quando la quantità di lavoro impegnata dall'insieme delle imprese è uguale alla quantità offerta da tutti i lavoratori. Produzione e occupazione diminuiscono nella misura necessaria per assicurare l'equilibrio tra costi e ricavi complessivi. Per stabilire il saggio del salario e il prodotto o il reddito reale di equilibrio, la teoria neoclassica deve considerare sia il mercato del lavoro sia quello del prodotto.
Determinazione del saggio di interesse d'equilibrio e interazione tra il mercato del lavoro e il mercato del prodotto
Le forze di domanda e offerta del prodotto assicurerebbero l'adeguamento automatico della domanda aggregata (Consumi + investimenti) a ciò che il sistema è in grado di produrre, così da generare una coincidenza tra il prodotto potenziale dell'economia e il suo prodotto effettivo e tra l'offerta di lavoro e l'occupazione complessiva. Il saggio di interesse è il prezzo che variando assicurerebbe che siano portate in equilibrio la domanda aggregata e il prodotto potenziale dell'economia.
Teoria dell'interesse
Il saggio di interesse=saggio di remu
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