Macroeconomia
Introduzione
La produzione aggregata
Fu solo alla fine della seconda guerra mondiale che molti paesi iniziarono a sviluppare un sistema di contabilità nazionale.
Grandezza economica del paese → livello della produzione aggregata.
Tenore di vita del paese → livello del reddito pro-capite.
Per studiare la salute economica di un paese vi sono 3 variabili:
- Tasso di crescita della produzione = tasso a cui la produzione varia nel tempo.
- Tasso di disoccupazione = proporzione di lavoratori non occupati e in cerca di occupazione sul totale della forza lavoro.
- Tasso di inflazione = tasso di crescita del prezzo medio nell’economia.
PIL: produzione e reddito
La misura della produzione aggregata nella contabilità nazionale è chiamata Prodotto Interno Lordo o PIL.
A) Il PIL è il valore dei beni finali prodotti nell’economia in un dato periodo di tempo. La parola chiave è finali, consideriamo quindi solo i beni finali, non quelli intermedi.
B) Il PIL è la somma del valore aggiunto nell’economia in un dato periodo di tempo. Il valore aggiunto da un’impresa nel processo produttivo è definito come il valore della sua produzione meno il valore dei beni intermedi utilizzati nella produzione stessa.
C) Il PIL è la somma dei redditi dell’economia in un dato periodo di tempo. Il ricavo dell’impresa si differenzia in reddito da lavoro (utilizzato per pagare i lavoratori) e reddito da capitale o profitto (ciò che rimane all’impresa).
PIL nominale e PIL reale
Macroeconomia 1
Il PIL nominale è la somma delle quantità di beni e servizi finali valutati al loro prezzo corrente. Dunque il PIL nominale cresce nel tempo:
- Perché la produzione di beni e servizi cresce nel tempo.
- Perché il prezzo di beni e servizi cresce nel tempo.
Il PIL reale è la somma delle quantità di beni e servizi finali valutati a prezzi costanti per misurare la produzione e le sue variazioni, escludendo l’effetto dei prezzi crescenti.
PIL: livello o tasso di crescita?
Il PIL reale pro capite è il PIL reale diviso per la popolazione del paese. Esso misura il tenore di vita medio di quel paese. Per valutare l’andamento di un’economia da un anno all’altro, gli economisti considerano il tasso di crescita del PIL reale, chiamato crescita del PIL. I periodi di crescita positiva sono chiamati espansioni, i periodi di crescita negativa sono chiamati recessioni.
= (Y − )/Yx Y1 t−1 t−1
Il tasso di disoccupazione
In quanto misura della produzione aggregata, il PIL è la variabile macroeconomica più importante. Seguono l’occupazione e la disoccupazione. L’occupazione (N) è data dal numero di persone che hanno un lavoro. La disoccupazione (U) è data dal numero di persone che non hanno un lavoro ma lo stanno cercando. La forza lavoro (L) è la somma dei lavoratori occupati e disoccupati (L=N+U).
Il tasso di disoccupazione è il rapporto tra il numero dei disoccupati e la forza lavoro (u=U/L).
Per essere classificati come disoccupati bisogna soddisfare due condizioni:
- A) Non avere un impiego.
- B) Essere alla ricerca di un impiego.
Il tasso di disoccupazione si basa su indagini ad ampia scala sulle famiglie, in Europa è chiamata Labour Force Survey ed in Italia è condotta dall’ISTAT. Si noti che solo chi è in cerca di un lavoro è considerato disoccupato, coloro che non lavorano e non stanno cercando un impiego sono fuori dalla forza lavoro (lavoratori scoraggiati). Quindi quando l’economia rallenta si ha un aumento del tasso di disoccupazione e una riduzione del tasso di partecipazione, definito come rapporto tra forza lavoro e totale della popolazione in età lavorativa.
Perché gli economisti si preoccupano della disoccupazione?
Macroeconomia 2
Le ragioni sono due. La prima è legata ai suoi effetti diretti sul benessere delle persone disoccupate. In secondo luogo la disoccupazione segnala che l’economia non utilizza in modo efficiente alcune delle sue risorse.
Il tasso di inflazione
L’inflazione è un aumento sostenuto del livello generale dei prezzi, o semplicemente del livello dei prezzi. Il tasso di inflazione è il tasso al quale il livello dei prezzi aumenta nel tempo. In modo simmetrico la deflazione è una riduzione del livello dei prezzi, corrisponde a un tasso di inflazione negativo.
Il deflatore del PIL (poggia sulla produzione) → calcola il prezzo dei beni finali prodotti in un’economia ed è definito come il rapporto tra PIL nominale e PIL reale. Prendiamo in considerazione la variazione del deflatore nel tempo.
(P − )/PPt t−1 t−1
L’indice dei prezzi al consumo (poggia sul consumo) → misura il prezzo medio dei beni consumati dal consumatore. Il deflatore del PIL contiene informazioni riguardo al prezzo medio della produzione, cioè dei beni finali prodotti nell’economia. Si prende il paniere di beni e i prezzi relativi dell’ISTAT e si guarda la variazione. Tuttavia i consumatori sono interessati al prezzo medio dei beni che consumano. Questi due prezzi medi possono differire per diverse ragioni:
- A) Alcuni dei beni che compongono il PIL non sono venduti ai consumatori, ma alle imprese o al governo o all’estero.
- B) Alcuni beni acquistati dai consumatori non sono prodotti all’interno dell’economia ma importati dall’estero.
Per misurare il costo della vita si utilizza quindi l’indice dei prezzi al consumo (IPC). In Europa si utilizza invece l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per comparare più paesi. La variazione dell’IPC rappresenta la variazione del tasso di inflazione.
Perché gli economisti si preoccupano dell’inflazione?
Se un’elevata inflazione significasse semplicemente un incremento proporzionale di tutti i prezzi e salari - un fenomeno noto come inflazione pura - sarebbe solo un piccolo inconveniente per i consumatori dal momento che i prezzi relativi non verrebbero influenzati. Purtroppo l’inflazione pura non è realizzabile.
Macroeconomia 3
Durante le fasi inflattive non tutti i prezzi e i salari aumentano proporzionalmente. L’inflazione influenza pertanto la distribuzione del reddito, abbiamo quindi una perdita del potere d’acquisto e redistribuzione a favore delle classi più abbienti. In questo caso aumentano i prezzi ma non i salari nominali, ciò causa la diminuzione del salario reale, ossia il potere d’acquisto.
= /W W P rezzor n
L’inflazione crea una serie di distorsioni. Le variazioni dei prezzi relativi generano un clima di maggior incertezza, rendendo più difficile per le imprese prendere decisioni sul futuro, come quelle per gli investimenti.
Anche la tassazione crea distorsioni, quando gli scaglioni d’imposta non tengono conto dell’inflazione, si passa da una fascia contributiva più bassa ad una più alta semplicemente per l’aumento di prezzi, a parità di reddito reale.
Ma se l’inflazione è un male significa che la deflazione è un bene? La risposta è no. Una deflazione elevata crea molti degli stessi problemi dell’inflazione e riduce la capacità di politica monetaria.
Legge di Okun e curva di Phillips
La legge di Okun afferma che esiste una relazione inversa tra produzione e disoccupazione. L’intuizione ci suggerisce che quando il tasso di crescita è elevato la disoccupazione diminuisce, perché sono necessari più lavoratori per produrre un numero maggiore di beni e servizi.
Macroeconomia 4
La retta è inclinata verso il basso, dunque è una retta di regressione. C’è una stretta relazione tra le due variabili: una maggiore crescita della produzione è associata alla diminuzione della disoccupazione. Questa è la ragione per cui la disoccupazione aumenta durante le recessioni e diminuisce durante le espansioni. Il miglior modo per ridurre la disoccupazione è mantenere un elevato tasso di crescita. Questo perché la popolazione, e quindi la forza lavoro, aumenta nel tempo e l’occupazione deve aumentare per mantenere il tasso di disoccupazione costante. Inoltre anche il prodotto per il lavoratore aumenta nel tempo, e ciò implica che la crescita della produzione deve essere maggiore della crescita dell’occupazione.
La curva di Phillips esprime una relazione inversa tra inflazione e disoccupazione. La legge di Okun dice che, spingendo molto in alto la crescita economica, è possibile ridurre il tasso di disoccupazione fino a livelli molto bassi. L’intuizione ci suggerisce che, quando la disoccupazione è molto bassa, l’economia probabilmente si trova in una fase di “surriscaldamento” e che questo spingerà in su l’inflazione. Gli economisti dicono che un’economia si sta “surriscaldando” quando cresce ad una velocità superiore a quella cui crescerebbe se le risorse fossero utilizzate efficientemente. Simmetricamente, dicono che un’economia si sta “raffreddando” quando cresce ad una velocità inferiore rispetto a quanto sarebbe ottimale.
Macroeconomia 5
La retta di regressione è inclinata verso il basso: un’elevata disoccupazione è associata in media a una minore inflazione, una minore disoccupazione è associata a una maggiore inflazione. Una riduzione del tasso di disoccupazione porta un maggior salario nominale che determina un aumento del livello dei prezzi e quindi inflazione, diventa difficile sostituire un lavoratore in quanto la maggioranza è occupata, aumenta quindi il potere contrattuale dei lavoratori, aumentano i salari nominali e quindi le persone possono consumare di più e aumenta il livello dei prezzi.
Senza dubbio un’economia che funziona bene è un’economia in cui la crescita della produzione è elevata, la disoccupazione bassa e l’inflazione bassa.
Breve, medio e lungo periodo
Il livello di produzione dipende dalla domanda dei beni, in particolare dal lato dell’offerta, cioè quanto l’economia può effettivamente produrre. Ciò dipende da:
- A) Capacità dei lavoratori (sistema scolastico).
- B) Capitale (quanto le persone hanno risparmiato).
- C) Livello tecnologico (capacità di un paese di innovare e produrre nuove tecnologie).
Inoltre affinché un’impresa operi in modo efficiente, si ha necessità di un sistema di leggi chiare e di un governo onesto che le faccia rispettare.
Nel breve periodo, cioè nell’arco di qualche anno, le variazioni annuali della produzione sono dovute soprattutto a variazioni della domanda e possono derivare da cambiamenti nella fiducia dei consumatori o da altre fonti e possono portare a una riduzione della produzione.
Nel medio periodo, cioè nell’arco di un decennio, l’economia tende a livello determinato da fattori relativi all’offerta: lo stock di capitale, il livello della tecnologia, la dimensione delle forze di lavoro.
Nel lungo periodo, cioè nell’arco di qualche decennio o più, i fattori determinanti sono il sistema di istruzione, il tasso di risparmio e il ruolo del governo.
Il mercato dei beni
La composizione del PIL
Per capire cosa determina la domanda dei beni dobbiamo scomporre la produzione aggregata (misurata attraverso il PIL) dal punto di vista dei vari beni prodotti e dal punto di vista dei diversi gruppi di acquirenti dei vari beni.
Macroeconomia 6
Equilibrio = domanda aggregata uguale a produzione aggregata.
Cerchiamo di analizzare ogni componente nel dettaglio:
- 1. La prima componente del PIL è il consumo (C). Si tratta di beni e servizi acquistati dai consumatori. Il consumo è la componente più importante del PIL, in Italia rappresenta il 60.3%.
- 2. La seconda componente è l’investimento (I), talvolta chiamato investimento fisso per distinguerlo dalle scorte di magazzino. L’investimento è la somma dell’investimento non residenziale, cioè l’acquisto di nuovi impianti o macchinari, da parte delle imprese, e dell’investimento residenziale, cioè l’acquisto di nuove case o appartamenti da parte degli individui.
- 3. La terza componente è la spesa pubblica in beni e servizi (G). Si tratta di beni e servizi acquistati dallo Stato e dagli enti pubblici.
- 4. La somma delle prime tre voci rappresenta la spesa in beni e servizi da parte dei residenti. Per ottenere la spesa totale in beni nazionali, dobbiamo considerare ancora due voci. Le esportazioni (X), cioè gli acquisti di beni e servizi nazionali da parte del resto del mondo, e le importazioni (IM), cioè gli acquisti di beni e servizi dall’estero effettuati dai residenti.
La differenza tra esportazioni e importazioni (X - IM), è chiamata esportazioni nette (NX) o saldo commerciale.
La differenza tra beni prodotti e beni venduti in un dato anno (differenza tra produzione e vendite), prende il nome di investimento in scorte. Se la produzione eccede le vendite, le scorte di magazzino aumentano: l’investimento in scorte è positivo. Viceversa quando la produzione è inferiore alle vendite le scorte si riducono: l’investimento in scorte è negativo. Solitamente la variazione dello stock di magazzino è abbastanza piccola (in Italia 0.5% del PIL).
La domanda di beni aggregata
Indichiamo la domanda totale del beni con Z: Z = C + I + G + X - IM
Macroeconomia 7
Questa equazione è un’identità, essa definisce Z come la somma di consumo, investimento, spesa pubblica ed esportazioni al netto delle importazioni.
Per comprendere al meglio questa formula, assumiamo che le imprese producano tutte uno stesso bene ad un prezzo P, e che l’economia sia chiusa, cioè che non commerci con il resto del mondo: sia le importazioni che le esportazioni sono uguali a zero. La semplificazione diventa: Z = C + I + G
Analizziamo queste tre componenti:
Consumo
Le decisioni di consumo dipendono da molti fattori, primo fra tutti il reddito, di una famiglia o di un individuo, o meglio il reddito disponibile (Yd), ossia ciò che rimane del reddito percepito dopo aver ricevuto i trasferimenti dal governo e pagato le imposte. Quando il reddito disponibile aumenta, le persone comprano di più, quando il reddito diminuisce, esse riducono i loro consumi. C = C(Yd+)
Si tratta di un modo formale per affermare che il consumo C è una funzione del reddito disponibile Yd. La funzione C(Yd+) è chiamata funzione del consumo. Il segno positivo sotto Yd riflette il fatto che quando il reddito disponibile aumenta, anche il consumo aumenta. Il consumo non è necessariamente uguale al reddito disponibile: questo perché gli individui potrebbero risparmiare parte del reddito percepito (equazioni di comportamento).
Relazione tra consumo e reddito disponibile: C = c0 + c1Yd
Il parametro c1 è chiamato propensione al consumo (o propensione marginale al consumo), esprime l’effetto sul consumo di un euro aggiuntivo di reddito disponibile.
Macroeconomia 8
c1 è positivo: un aumento del reddito disponibile fa aumentare il consumo, inoltre c1 è minore di 1: è probabile che gli individui vogliano consumare solo una parte del loro incremento di reddito e risparmiare il resto.
c0 è sempre positivo: ossia parte del consumo è sostenuto anche quando non si ha reddito attingendo a risparmi o indebitandosi. Un aumento di c0 riflette il desiderio di più dato un certo livello di reddito, mentre una diminuzione in c0 riflette il desiderio di consumare meno.
Dobbiamo ora definire il concetto di reddito disponibile: Yd = Y - T
Y è il reddito e T rappresenta le imposte pagate meno i trasferimenti provenienti dal governo e ricevuti dagli individui. Sostituendo Yd nell’equazione del consumo otteniamo: C = c0 + c1(Y - T)
Un reddito più alto fa aumentare il consumo, ma non nella stessa proporzione. Imposte più elevate fanno diminuire il consumo, ma anche in questo caso non nella stessa proporzione.
Investimento
Nei modelli economici troviamo due tipi di variabili. Alcune dipendono da altre variabili del modello e sono pertanto spiegate all’interno del modello stesso: queste sono chiamate variabili endogene. È il caso del consumo nell’equazione sopra. Altre variabili invece non sono spiegate
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Economia aziendale , Prof. Gennaro Alessandro, libro consigliato Economia aziendale. Modelli, misur…
-
Riassunto esame Economia aziendale, Prof. Baldissera Annalisa, libro consigliato Corso di economia aziendale, Airol…
-
Riassunto esame Economia aziendale, prof. Sentuti, libro consigliato Introduzione e orientamento allo studio delle …
-
Riassunto esame Economia aziendale, prof. Tarquinio, libro consigliato Lezioni e letture di economia aziendale; Sch…