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Diritto oggettivo

Diritto oggettivo: regole prodotte da atti o fatti che l’ordinamento giuridico reputa idonei a produrre diritto, vale a dire regole di condotta sociale.

Nasce e ha un senso all’interno delle società, in quanto serve a regolare i rapporti tra gli esseri umani: ubi societas, ibi ius (dove c’è una società, lì vi è diritto).

Diritti soggettivi o situazioni giuridiche soggettive

Diritti soggettivi o situazioni giuridiche soggettive: si tratta di situazioni che riguardano l’individuo e possono essere classificate come:

  • Situazioni di vantaggio o diritti: es. diritto di credito = mi dà una posizione di vantaggio nei confronti del mio debitore, in quanto se gli presto 10£ ho il diritto di riaverli indietro.
  • Posizioni di svantaggio o obblighi: il debitore che mi deve 10£ (il patrimonio del debitore si deve privare di 10£).

Dei diritti soggettivi sono titolari sia gli individui, sia le persone giuridiche (associazioni, enti, etc.): figure create dall’elaborazione giuridica per soddisfare e regolare le esigenze proprie della vita sociale, le quali possono essere:

  • Commerciali = le società.
  • Di natura pubblicistica = lo Stato: si tratta di un’invenzione dell’uomo; pur essendo rappresentato dal Presidente della Repubblica, non esiste in quanto essere umano; si tratta di un’entità giuridica formale, creata per assolvere determinate funzioni.

Diritto pubblico

Attualmente, il diritto pubblico ha come oggetto di studio il rapporto tra lo Stato e i cittadini; fino allo scoppio della Rivoluzione francese (1789), aveva come oggetto di studio il rapporto tra governanti (persone che dirigono la società) e governati (persone che sottostanno al volere dei governanti).

Forma di Stato

Forma di Stato: formula concettuale che esprime i rapporti tra gli elementi costitutivi dello Stato-comunità (cittadini, Stato-apparato e territorio); a seconda di come la suddetta relazione viene modulata, abbiamo assistito nel tempo al succedersi di diverse forme di Stato:

  • Assoluto: è la prima forma di Stato moderno.
  • Liberale (‘700-WW2).
  • Sociale (post WW2).

Dato che sin dall’alba dei tempi vi è sempre stata un’organizzazione della società umana che prevedeva l’interazione tra governanti e governati, lo Stato inteso come strumento per esercitare la sovranità è un qualche cosa che nel corso della storia è emerso con diverse forme; tuttavia, lo Stato moderno come da noi concepito, vale a dire come persona giuridica titolare della sovranità, è un concetto risalente al 1600.

Lo Stato classicamente inteso, Stato comunità, è composto da tre elementi costitutivi (se ne manca solo uno, non è più possibile parlare di Stato):

  • Territorio.
  • Popolo (inteso come comunità di persone che vive in un determinato territorio).
  • Stato apparato.

Lo Stato moderno si caratterizza per la presenza di uno Stato apparato, inteso come struttura organizzativa esercitante la sovranità; è a partire dal 1600 che agli Stati, divenuti sempre più grandi, vengono affidati compiti sempre più sofisticati e importanti: la cura degli interessi pubblici viene affidata allo Stato apparato, inteso come macchina organizzativa gestita da personale burocratico professionalizzato.

Durante il Medioevo, i cavalieri latifondisti erano soliti recarsi a palazzo per svolgere mansioni di ausilio della corona, ad oggi definibili burocratiche.

A partire dal 1600, alla nobiltà di spada si affianca quella di toga: il burocrate diventa una figura professionale specializzata, caratterizzante il funzionamento della macchina amministrativa; nella Francia prerivoluzionaria vi era il Consiglio del re, composto da banali ma potentissimi burocrati che gestivano la cosa pubblica per nome e per conto del re.

La forma di Stato regola perciò i rapporti tra popolo e Stato apparato.

Il re, esercitante la propria sovranità su un determinato territorio e su una determinata popolazione, era sciolto dalle leggi (legibus solutus): in quanto non vi erano atti in grado di limitarne il potere, era libero di decidere della vita e della morte dei propri sudditi.

Al fine di limitare il potere del sovrano e mediarne le decisioni, a partire dal basso medioevo iniziano a emergere organi rappresentativi intermedi, ad oggi aventi il nome di Parlamenti, volti a delineare il rapporto tra governanti e governati: prima di prendere decisioni importanti, è bene che il re si rapporti e confronti con le classi dominanti del Paese.

Lo Stato liberale

Lo scoppio della Rivoluzione francese, la quale porta all’affermarsi di una forma di Stato liberale, non coincide con il raggiungimento della democrazia, intesa come allargamento della base della legittimazione delle istituzioni; si tratta di una forma di Stato monoclasse:

  • Dato che era possibile partecipare alle elezioni solo in quanto possessori di proprietà (elettorato attivo per censo), a occupare i seggi parlamentari erano soltanto i borghesi, in quanto gli unici aventi diritto di voto; visto che il Parlamento nasce come struttura della borghesia, i borghesi, i quali avevano facilitato la Rivoluzione finanziandola, erano i soli a essere rappresentati in Parlamento in quanto governati: producendo, la borghesia era soggetta a tassazione da parte della Corona, la quale necessitava però del permesso della legge, cioè del Parlamento (ergo della borghesia stessa), per poterlo effettivamente fare.
  • Lo Stato escludeva totalmente le classi meno abbienti dalla vita pubblica.

La forma di Stato liberale prende piede negli Stati dell’Europa continentale e dell’Inghilterra tra la fine del ‘700 e il secondo dopoguerra; pur essendosi evolute e avendo cambiato pelle, tutt’oggi esistono forme di Stato di impronta liberale: negli USA, dove è ancora in vigore la Costituzione del 1787, lo Stato è percepito agli occhi dei cittadini come un soggetto da tenere a bada e non come ipoteticamente funzionale al raggiungimento dei propri percorsi di vita.

Art. 16, dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789): una società che non prevede al suo interno la separazione dei poteri e la garanzia dei diritti dell’uomo, non ha Costituzione; è con la Rivoluzione francese che nascono le prime Costituzioni moderne: si tratta di documenti giuridici volti a regolare il funzionamento della forma di Stato attraverso la separazione dei poteri e la garanzia dei diritti fondamentali.

Seguitamente alla separazione dei poteri, il potere non è più affidato esclusivamente al sovrano, bensì a una serie di soggetti; vi è uno spacchettamento della sovranità, cioè dell’esercizio legittimo della forza, tra tre diversi centri di potere:

  • Legislativo: è il potere di cui, in quanto facente le leggi, è titolare il Parlamento.
  • Esecutivo: è il potere di cui, in quanto dà esecuzione alle leggi, è titolare il Governo.
  • Giudiziario: è il potere, di cui è titolare la magistratura, chiamato a dare applicazione alla legge al fine di risolvere una controversia.

Per quanto riguarda la garanzia dei diritti fondamentali, le Costituzioni sono documenti che sanciscono una serie di diritti soggettivi i quali, per la prima volta resistenti al potere esecutivo (Corona), sono attribuiti ai cittadini; i sopracitati diritti possono essere compressi o limitati soltanto se previsto dalla legge, la quale è prodotta dal Parlamento, costituito unicamente dalla borghesia.

Nello Stato liberale, i diritti che le Costituzioni dovevano impegnarsi a sancire e proteggere erano quelli voluti dai borghesi, i quali pretendevano che il re li tassasse il giusto e sulla base di norme da loro approvate; non si tratta di salute e istruzione, bensì:

  • Proprietà.
  • Sicurezza (della proprietà privata): fortemente tutelata dai pubblici poteri in quanto costitutiva del capitale, ossia del mezzo attraverso il quale si produce la ricchezza.
  • Garanzia della libertà religiosa e di iniziativa economica.

Un esempio di Costituzione liberale, fatta eccezione per la libertà religiosa, è lo Statuto Albertino (1848):

  • Si tratta di una Costituzione non rivoluzionaria, in quanto concessa dal sovrano.
  • Garantisce tutta una serie di libertà dette negative, in quanto si realizzano nella misura in cui lo Stato si astiene dall’intervenire: lo Stato si deve astenere dal compiere qualsiasi atto che vada a compromettere la proprietà privata del cittadino, a meno che non sia autorizzato dalla legge, cioè da un atto adottato dal Parlamento.

Durante il periodo fascista, la Costituzione italiana si accartoccia su sé stessa: pur restando vigente, viene messa in pausa; le Costituzioni liberali dell’800 sono flessibili, cioè modificabili implicitamente, senza dirlo apertamente, attraverso la semplice legge: dato che la Costituzione ha lo stesso ruolo della legge, il fascismo ha veicolato valori autoritari attraverso norme di legge che formalmente potevano modificare la Costituzione.

Tratti caratterizzanti lo Stato liberale:

  • Adozione di una Costituzione.
  • Parlamentarismo.
  • Ruolo centrale della legge, frutto della deliberazione di un’assemblea elettiva: limita il potere del re ed è lo strumento attraverso il quale vengono sancite e garantite alcune situazioni giuridiche soggettive di vantaggio o svantaggio (è la legge, frutto della deliberazione di un’assemblea elettiva, a decidere diritti e obblighi dei cittadini, non più il re).

Lo Stato sociale

Dopo la forma di Stato liberale si passa alla forma di Stato sociale, tipica del secondo dopoguerra.

La democrazia, intesa come processo sociale e politico, si realizza attraverso una serie di fattori: ciò che fa una democrazia sono tanti elementi, non soltanto il fatto che votino le donne o ci siano più partiti volti a rappresentare le diverse classi sociali; la democrazia, intesa come capacità delle masse e dei singoli di partecipare al processo decisionale, è un obiettivo che necessita di tante altre cose oltre al suffragio universale: stampa libera, libertà d’informazione, istruzione, etc.

Le classi sociali proletarie arrivano in città, in qualità di forza lavoro per la borghesia, seguitamente alla desertificazione delle campagne e, in quanto prive di tutela, istruzione e totalmente tagliate fuori dall’organizzazione dello Stato, danno vita alle prime organizzazioni sindacali e partitiche di stampo socialista con l’obiettivo di essere prese in considerazione da uno Stato che né ne riconosceva l’esistenza, né ne soddisfaceva le istanze: si tratta di istanze sociali, istruzione e assistenza sanitaria, che non implicano un’astensione da parte dello Stato, bensì un ruolo attivo e un dispendio di risorse economiche; al fine di veder approvate le sopracitate istanze, nascono i cosiddetti partiti di massa: quest’ultimi non rappresentano più soltanto l’élite del Paese (borghesia, latifondisti, industriali), bensì migliaia di operai; l’obiettivo principale dei partiti di massa era quello di poter votare (suffragio universale maschile non per censo) in modo che in Parlamento non si sedesse, e venisse rappresentata, soltanto la borghesia con le relative istanze: prima che l’evoluzione si interrompa a causa della parentesi autoritaria, la rappresentanza di partiti socialisti e comunisti in Parlamento si concretizza soltanto durante il primo ventennio del ‘900.

2 giugno 1946, referendum volto a decidere:

  • La forma istituzionale dello Stato (monarchia vs Repubblica).
  • I rappresentanti dell’Assemblea costituente.

Il testo costituzionale, deliberato nel dicembre del ’47 ed entrato in vigore nel gennaio del ’48, delinea una forma di Stato sociale; si tratta di una Costituzione innovativa: le istanze provenienti dalla classe operaia e dal partito socialista vengono recepite come diritti fondamentali. Anche le vecchie libertà negative di stampo liberale fanno un ulteriore passo avanti: libertà di espressione e libertà religiosa vengono potenziate, mentre lo Statuto Albertino prevedeva la religione cattolica come religione di Stato, lo Stato italiano sancisce il principio di laicità.

La forma di Stato sociale presuppone una società pluriclasse: trattandosi di uno Stato in cui sono presenti varie classi sociali, il Parlamento diviene il luogo dell’accordo politico tra istanze sociali diverse: democrazia consociativa.

Anche i rapporti tra Stato apparato e territorio possono essere modulati diversamente: possiamo avere diverse forme di Stato anche in relazione a come il potere viene esercitato sul territorio:

Forme di Stato regionaliste

Forme di Stato regionaliste (Italia):

  • Stato apparato: unico e che decide per tutto il territorio.
  • Regioni: articolazioni territoriali rappresentanti porzioni di territorio alle quali vengono affidati determinati compiti che altrimenti sarebbero di competenza dello Stato.

Forme di Stato federali

Forme di Stato federali (USA):

  • Derivano dall’unione di Stati un tempo indipendenti.
  • A livello internazionale, hanno una soggettività unica: a livello internazionale non riconosciamo lo Stato della California, bensì gli USA.
  • Governo centrale: titolare di compiti specifici ma molto limitati.
  • Stati federali: titolari di tutte le restanti competenze attinenti alla sovranità (sovrani circa l’esercizio delle funzioni giudiziarie al proprio interno, titolari di propri organismi legislativi, dotati di Costituzioni proprie, etc.).

Forma di governo

Forma di governo:

  • Formula che esprime la configurazione dei rapporti tra gli organi costituzionali dello Stato.
  • È ricavabile in Costituzione, in quanto documento giuridico che spacchetta il potere.

Esistono diverse forme di governo:

Forme di governo presidenziali

Forme di governo presidenziali (Stati Uniti d’America):

  • Il capo del governo è anche capo dello Stato = trae la propria legittimazione, ossia è eletto, direttamente dal popolo.
  • Anche l’organo legislativo trae la propria legittimazione dal popolo (lo stesso vale anche per il potere giudiziario).

Forme di governo parlamentari

Forme di governo parlamentari (Italia):

  • Al centro vi è il Parlamento che, in quanto unico organo elettivo, esercita la rappresentanza ed è titolare della funzione legislativa.
  • Il governo è retto dal Parlamento attraverso un rapporto di fiducia: al fine di poter esercitare la funzione esecutiva di cui è titolare, il governo necessita della fiducia del Parlamento (il governo esiste solo se lo vuole il Parlamento = organo sovraordinato).
  • Se il rapporto di fiducia cade, il governo si dimette.

Forme di governo semipresidenziali

Forme di governo semipresidenziali (Francia):

  • Il Parlamento, titolare della funzione legislativa, è eletto dal popolo.
  • Il Presidente della Repubblica è eletto dal popolo.
  • Il governo, avente un suo primo ministro, necessita sia della fiducia del Presidente della Repubblica, da cui è nominato, sia della fiducia del Parlamento.

Ordinamento giuridico

Il concetto di ordinamento giuridico è strettamente connesso all’idea di diritto oggettivo.

L’ordinamento giuridico spiega in cosa consiste il diritto.

L’ordinamento giuridico può essere generalmente inteso come il complesso delle organizzazioni chiamate ad applicare determinate norme e dei soggetti che sono tenuti a rispettarle.

L’ordinamento giuridico è composto da tre elementi (se manca un solo elemento, non si ha ordinamento giuridico):

  • Normazione: complesso di norme o sistema di regole.
  • Organizzazione: gruppo di persone chiamato a dare applicazione alle norme e garantirne la vigenza.
  • Plurisoggettività: gruppo di persone soggetto a regole nello svolgimento della propria esistenza.

Lo Stato comunità (territorio, popolo e organizzazione) è l’ordinamento giuridico per eccellenza:

  • Normazione = complesso delle regole statali.
  • Organizzazione = Stato apparato, il quale si preoccupa di dare esecuzione alle regole statali e di farle rispettare.
  • Plurisoggettività = popolo.

Vi è una pluralità di ordinamenti giuridici, i quali possono essere collocati:

  • A livello superiore rispetto a quello statale: ordinamento giuridico internazionale.
    • Normazione = complesso delle regole del diritto internazionale.
    • Organizzazione = l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) tenta di far rispettare le norme di diritto internazionale con strumenti non coercitivi.
    • Plurisoggettività = Stati.
  • All’interno di quello statale:
    • Ordinamento parlamentare: ciascuna camera, Camera dei deputati e Senato, sono due ordinamenti giuridici distinti, separati dall’ordinamento giuridico statale e autonomi rispetto a esso.
    • Ordinamento giuridico sportivo: lo sport è retto da proprie regole, rivolte a soggetti tesserati e facenti parte di specifiche federazioni (il provvedimento di squalifica di un calciatore vale soltanto all’interno delle attività previste e disciplinate dall’ordinamento giuridico sportivo, a livello statale non ha valenza).

Normazione

La norma, definibile come regola di condotta sociale rivolta a tutti i soggetti di diritto, è la cellula base della normazione.

Vi è una distinzione tra:

  • Norma: frutto dell’interpretazione dell’enunciato letterale.
  • Disposizione: enunciato letterale del comando giuridico.

Tra la disposizione, che è lettera inanimata, e la norma, che è la vera regola di condotta giuridica che deve essere eseguita, vi è uno spazio vuoto riempito dall’interprete, cioè dall’operatore giuridico (avvocato, notaio, dipendente pubblico, giudice, privato, etc.).

L’interpretazione, ricostruzione del significato delle parole contenute nell’enunciato letterale, avviene attraverso la precomprensione, meccanismo del cervello tramite il quale associamo a una determinata parola una serie di significati probabili derivanti dalla nostra esperienza.

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Scienze giuridiche IUS/09 Istituzioni di diritto pubblico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher angesara1999 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Ceccherini Eleonora.
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